mercoledì 6 novembre 2013

Altri pensieri...fra i pensieri

...è una di quelle giornate infinite. Dove il tempo sì passa, ma non si capisce bene se passa troppo in fretta o scorre troppo piano. Guardi l'orologio e ti stupisci dell'ora che stai leggendo, perchè hai già fatto così tante cose che non ti sei accorto del tempo che è passato, ma ne resta ancora così tanto e, forse, vorresti che sia già ora di andare a dormire.

Chiudere il mondo e riprendere se stessi fra le braccia.

Accade, però, l'imprevisto o gli imprevisti.
Esci dalla macchina ed inizia a piovere e sei senza ombrello. Trovi quasi tutte le vie della città chiuse per i lavori in corso per arrivare a destinazione, quella destinazione. Non c'è un colpevole, forse il destino? Sarebbe troppo semplice.

Si affronta ogni tassello, ma uno alla volta.

In circolo adrenalina, stanchezza e fame. 
Non hai tempo di dedicarti alle tue necessità, perchè prima vengono quelle di altri, quelle dei «poveri disgraziati, Chiara, inutile da dire siamo dei poveri disgraziati. Se ci troviamo qui è perchè siamo quello!»
Devi essere testa, cuore, corpo e mente. Al 100% non sono "ammessi" errori.

Quando stai prendendo il ritmo senti un rumore, una botta decisa, come se qualcuno avesse sbattuto. Eh sì, ha davvero sbattuto. 
Barcollando, una persona, ha preso in pieno una porta. 
Mi affaccio per sincerarmi che tutto sia a posto, nessuna ferita o altro. Niente di grave, ha ammortizzato lo zaino.
Quest'uomo mi vede, a passi pesanti mi si avvicina ed in una frazione di secondo mi si butta addosso, stanco, distrutto, ubriaco ed arrabbiato col mondo. 110 kg addosso.
L'istinto che ho avuto è stato quello di parere il colpo, con la forza delle braccia ed i palmi delle mani ben aperti, sollevarlo e cercare un appoggio al muro. Non stava in piedi.
Sul momento, in preda all'istinto di sopravvivenza, non ho pensato a cosa poteva significare quel gesto.
Dopo ho riflettuto e, sebbene non potessi fare altro, mi sono domandata che rimando o che immagine ho dato.

"Togliti", "spostati", "non mi toccare".
Non era quello, solo che i miei 65 kg scarsi non erano in grado di sostenere un peso "morto" e non era comunque corretto, ma avrei potuto o dovuto fare diversamente?

...ancora. «Signorina, ma io per una questione legale internazionale non posso accettare abiti che non sono miei!"»
Attorno a me ed a questa signora altre persone che, come noi, sentivano l'odore di questa donna. Un luogo chiuso, dove la convivenza è forzata e come regola c'è: farsi la doccia e che fare se non spiegare quanto sia importante fare una doccia (col bagno schiuma ed acqua calda) e dopo mettersi abiti puliti e stirati?

Non potevo insistere sul prendere o meno gli abiti, ognuno ha la propria libertà di scelta. 
Gli occhi persi nel vuoto, un sorriso triste ed il viso (come le mani) martoriato. I capelli grigi, un ombrello rotto e vestiti che, per usare un'espressione comune, "stavano in piedi da soli".
Mi parla, mi segue, mi cerca. Le parlo, le sorriso, la incoraggio.
Talvolta il discorso è lucido, in altri momenti è ai limiti del ridicolo.

Tutto ha un suo perchè.

«Chiara vieni qui accanto a me che ho davvero male!»
Mi avvicino, noto i segni di un incidente passato. Gli involontari movimenti del viso e delle labbra. La sigaretta stretta fra le dita, «sono preoccupata. Non so dove andare e fra poco mi scade la permanenza! Dove vado? Io non ho mai dato problemi, aiuto e pulisco!».

La promessa, perchè questa potevo farla, di riportare la sua preoccupazione nel luogo opportuno. Non ho promesso il falso, nè ho promesso una soluzione immediata.
Diamo sempre un dato di realtà.

Quella sera il mondo mi ha voluto mostrare qualcosa, insegnarmi qualcosa e farmi dare qualcosa.
Ho fatto del mio meglio e nelle orecchie le parole di un signore di 50 anni appena uscito dalla Casa Circondariale: «Siamo ottimisti, non abbiamo più nulla da perdere!».
Gli ho risposto: «Vero, S., e chi ci ammazza??»

Chiara






mercoledì 16 ottobre 2013

«La performance ha bisogno di ispirazione» [Cit. Patrick Perissinotto]

Niente!
Non ce la faccio, non riesco a non trattenere le lacrime. Ho cambiato da poco la suoneria del cellulare mettendo "Il sale della terra", ed oggi - quando ha squillato - ho avuto un sussulto.

Non voglio raccontare chi è (odio scrivere era) Patrick Perissinotto, i giornali hanno fatto la loro parte.
Voglio scrivere i miei ricordi, di quello che sei per me.

Sicuramente un "incoraggiamento" nello scrivere. Ti sei letto tutto quello che c'era da leggere di mio e mentre noi parlavamo, ho scritto "due righe" in diretta. Dedicate a quel momento.
Di tutta risposta arriva una canzone di Bruce, che tengo per me, ma che ho ascoltato più e più volte (insieme alle tue demo!!ovvio!!)

Un "rimprovero" per quando non venivo ad un concerto: «Non ti ho visto sotto al palco!!» ed io tergiversavo, ma a volte mi dimenticavo proprio, ma sappiamo che io sono fatta così. Oppure quando mi scrivevi su whatsapp e...rispondevo dopo due ore.
Così come su facebook, il nostro ultimo messaggio è di venerdì 11 ottobre:
«Ciao carissima, come stai?»
«Ciao carissimo, tutto bene, tu?»
«Bene, bene».

Un'eco strana mi lascia quel "bene".

Sei "grandi risate". Vuoi davanti ad un caffè (non mi perdono di aver posticipato quello in programma), vuoi davanti ad una birra. E quelle risate miste alle tue provocazioni, con la mia conseguente alzata di ciglio per la mia "fede" politica.

Nessuno è perfetto, lo sappiamo, eccome se lo sappiamo!
Nessuno è perfetto, ma ciascuno è unico e così sei tu.

Unico nella voce, unico nell'essere amico ed unico nell'essere semplice, umano e delicato.

Mi trema un labbro e gli occhi si stanno nuovamente appannando.
Mi hai scritto «La performance ha bisogno di ispirazione», per questo post sei tu sia la performance che l'ispirazione.

Un colpo all'anima - Schegge Sparse

Chiara




giovedì 26 settembre 2013

Lo SLOTMOB parte da Biella

Biella avrà numerosi difetti, domani, però, colmerà - in parte - queste sue mancanze.

E' da Biella che prende il via lo Slot Mob, iniziativa che vuole sensibilizzare ulteriormente l'opinione pubblica e la classe politica su quanto sia deleterio e dilagante il fenomeno del gioco d'azzardo.
Non voglio soffermarmi sul gioco d'azzardo in sè, in quanto sia sulla pagina facebook che in un altro articolo di questo blog la riflessione ha avuto modo di essere sviluppata, ma voglio concentrarmi sul significato di questa lodevole iniziativa.

E' oramai evidente di quanto le "macchinette", le sale slot ed i siti internet che invitano a giocare si siano diffusi e con quale rapidità.
Qualcuno si è allarmato come il programma "Le Iene" che coinvolgendo alcuni sindaci d'Italia ha realizzato un video affinchè con il loro messaggio dissuadessero i cittadini sia a giocare, sia ad avere nel proprio locale una slot.
Per vedere il video clicca qui
Non bastano, però, i video dei Sindaci, non bastano le campagne pubblicitarie. Serve la mobilitazione cittadina, serve capire a fondo il problema, comprendere le conseguenze di questo fenomeno ed evitare che si ripetano. Storie che hanno come denominatore comune: la perdita.

Possono essere un giorno 5€, poi 10€ e si passa a 50€, poi si raccontano bugie, a volte ci si indebita, vengono meno gli equilibri, i litigi aumentano, si giocano cifre sempre più alte con la speranza di vincere e così la dipendenza nasce, cresce e si insidia. 

Perchè arrivare a quel punto?
Per uscire da quel circolo vizioso è necessario attivare percorsi di riabilitazione, ripartire da zero perchè i soldi rimasti (se sono rimasti) sono pochi, ricostruire legami e ritrovare se stessi.

Non sarebbe meglio sensibilizzare, informare, prevenire o ancor meglio evitare?
Sono davvero necessarie le slot nei bar?
Le sale bingo o di scommesse non potrebbero lasciare spazio ad altri esercizi commerciali in città?
Non sarebbe più utile offrire alternative più salutari e costruttive a coloro i quali credono che "tentare la fortuna" posso davvero risolvere i problemi?

Domani 27 settembre parte lo Slot Mob e per vedere il calendario eventi e le città nelle quali viene realizzato basta cliccare qui e, perchè no, partecipare.

"Un bar senza slot ha più spazio per le persone" recita lo slogan ed io aggiungo, anche per quattro chiacchiere in compagnia.

Chiara

mercoledì 18 settembre 2013

Un pensiero fra i pensieri....

...che poi io rifletto, penso, mi danno l'anima, mi cruccio, rido e sorrido, a volte mi do per sconfitta ed altre, invece, mi sento sulla rotta precisa con vento a favore.

Spesso mi interrogo sul perchè di determinate scelte, mi rispondo perchè è giusto che io mi dia una risposta e non fugga da me stessa.
Quando invece non mi faccio domande le risposte mi cadono fra le mani e trovano un giaciglio sicuro.

Le risposte sono tante:
"Se salgo sulla sedia posso raggiungere la tua altitezza!" (un bambino durante una meravigliosa estate)

"Chiara, ti prego non mi dire che sei rimasta senza lavoro, hai fatto così tanto per noi, adesso noi che cosa facciamo per te?" (pochi giorni fa, fuori da un supermercato due ragazzi del CPPA di Biella)

"Potresti lasciarmi il tuo numero di telefono perchè anche solo sentire una voce mi tranquillizza" (la signora anziana che seguo da qualche tempo)

"Chiara, ma secondo te, io sarò mai normale??" (domanda che mi fece un ragazzo con disabilità a seguito di un piccolo incidente durante la preparazione di un panino)

"Perchè qui dentro si vive di merda, ma siamo qui e non dobbiamo mangiare solo la torta, ma guardare anche la ciliegina e ci dobbiamo impegnare!" (Un ragazzo tossicodipendente durante una riunione ospiti-operatori)

"Chiara di giorno e Chiara di notte!" ("Non fa una piega!" un ragazzo in comunità psichiatrica).

"Leggo il tuo blog, ed anche se sono solo a metà tirocinio e vorrei mollare, punto alla meta!" (una studente universitaria durante il suo tirocinio)

E tante altre risposte, che, quasi ogni giorno mi ricordano il "perchè" della mia scelta e del mio credere in quella scelta.
Mi sono illusa, ho idealizzato, sono caduta ed ho elaborato l'illusione e la delusione, ma sempre qui, sempre sul pezzo, perchè perdere di vista i nostri obiettivi e non credere più nelle nostre scelte....è come fare autogoal!

martedì 10 settembre 2013

A passo...d'anziano

Alcune delle frasi che spesso si sentono dire: "Non ho tempo", "il tempo corre!" e "sono di fretta!!".

Che talvolta sia vero nessuno lo mette in dubbio, si è in macchina e non è ancora scattato il semaforo verde che già il coro di clacson inizia a rompere i timpani. In coda alla cassa tutti sbuffano e guardano l'orologio e per strada quanti, invece, ricevono una spallata perchè non si pensa ad altro che al tempo?

Il tempo, che è una risorsa che non riavremo mai indietro, è certo che corre, che non fa sconti e che non aspetta noi, ma credo che sia possibile tenergli testa.
Oltre però all'organizzazione della propria vita, quante cose perdiamo, a quanti particolari non facciamo caso essendo sempre di corsa e con la testa immersa negli impegni?

Provare per credere, essere più tranquilli e poter fare le cose con meno pressione permette di vivere più serenamente, ma per poter capire meglio quanto per alcuni "andare piano" sia l'unica soluzione è avere a che fare con un anziano.
Per ragioni lavorative devo accompagnare una signora di 82 anni a fare alcune visite e, per ragioni mediche, lei deve andare a piedi. Il tragitto non è lungo, ma per lei di certo è difficoltoso, sopratutto avendo problemi notevoli di salute. Per muoversi ha bisogno del bastone e di una persone che le offra il braccio al quale lei si aggrappa con la forza che ha.

Le offro il mio braccio, saldamente impugna il bastone e ci incamminiamo.
Per compiere quel tragitto io, da sola, impiego 10 minuti, con lei ho impiegato mezz'ora.
Ogni passo è uno sforzo, controllare gli ostacoli, le buche, i marciapiedi, i gradini e sostenerla.

Lei che si scusava con me, ed io che la incoraggiavo e la tranquillizzavo.
Tante persone hanno sfrecciato accanto a noi e mi sono resa conto che, anche io, spesso corro anche se non ho la necessità di farlo perchè, oramai, sono programmata così.

Mettersi accanto a chi non può fare diversamente, permette di comprendere molte cose e conoscere un nuovo mondo....e, forse, prendersi cinque minuti per guardarsi attorno ci gioverebbe 

Concludo con una frase di una canzone di un gruppo che amo ascoltare: «Chi arriva prima, aspetta!».

Chiara

martedì 6 agosto 2013

Il paradosso italiano - di Gabriel Lena

In un paese considerato normale e moderno, una volta letta la sentenza in Cassazione si assorbe il colpo, si può anche reagire come è giusto che sia per la ratio umana, ne consegue però una esecuzione della pena. D’altronde, la “Legge è uguale per tutti”, no? Ma noi non viviamo in un paese normale, noi viviamo in un paese paranoico nel quale il sistema giudiziario è costantemente strumentalizzato e messo sotto accusa dalla classe politica. Le nostre radici ci insegnano che viviamo in un paese profondamente martoriato in passato dal regime totalitario. I Padri Costituenti avevano ben chiaro che, per evitare di ripiombare in periodi bui e di terrore, era doveroso separare nettamente i tre poteri dello Stato. Cosa resta quindi di tutte quelle bellissime frasi scritte sulla nostra Carta Suprema? Il silenzio.
In questi giorni si è raggiunto, credo e spero, il picco più elevato dell’assurdo e dell’insensato per il genere umano. Viviamo in un paese nel quale, parte della classe politica, si mobilita come non mai per difendere il proprio leader condannato. Accanto a questo, viviamo in un paese nel quale centinaia di persone arrivano a fine mese con molta fatica, e non potendo più sopportare sulle proprie coscienze il peso del fallimento causato dalla crisi globale, si tolgono la vita, annientando per sempre la felicità di intere famiglie. Viviamo in un paese nel quale disabili e anziani non sono tutelati, e i loro diritti, considerati essenziali, vengono messi all’asta in base alle decisioni della classe dirigente. Ma vi pare possibile che nel 2013, un politico, possa decidere se finanziare oppure tagliare oppure azzerare un fondo da destinarsi alla coesione sociale? Strumento teso a tutelare dei diritti primari e sacrosanti, garantiti dalla nostra Legge Madre? Il silenzio.
Vi pare possibile che in un paese come il nostro, mentre ci sono persone che scendono in piazza ad inveire contro una giustizia considerata ingiusta, ci siano altre migliaia di persone che si vedono la loro dignità calpestata, senza uno straccio di lavoro, senza garanzie? Il silenzio.
Vi pare possibile che, mentre i media e i politici discutono su arresti domiciliari o affidamento in prova ai servizi sociali, ci sia una donna che muoia di parto perché l’elisoccorso è guasto? Il silenzio.
Perché la classe politica non mobilita le proprie risorse intellettive, purché ci siano realmente, per risolvere i veri problemi di una Italia che da decenni sta affondando? Perché? Il silenzio.
Mi vergogno nel vedere quelli che si dovrebbero chiamare “onorevoli”, disonorare senza ritegno il rispetto ed il valore di ogni singolo cittadino.

Mi sto profondamente vergognando di essere considerato un Cittadino italiano.

Gabriel Lena 

giovedì 1 agosto 2013

Una giornata diversa: invertiamo i ruoli

Educatore, insegnante, genitori, dottore, nonni, quante figure ruotano attorno ad un bambino e tutte con un ruolo ben preciso, solitamente indiscusso.

Ed il ruolo del bambino qual è?
Sicuramente essere bambino, con tutti i diritti che l'essere bambino comporta, senza - però - dimenticare i doveri.
Però, se un giorno, per qualche ora si invertissero i ruoli? 
Cosa accadrebbe?
Io, l'ho scoperto.

Innegabile dire che si aprono dei mondi, tutti da scoprire e che non aspettano altro!
Facce di una stessa medaglia, forse, coperte da quello che è appunto "il ruolo".
Per qualche ora, un giorno, ho svestito i panni dell'educatrice e ho voluto indossare quelli della bambina, imprestando i miei ad alcuni bambini.
Erano larghi, erano scomodi, erano belli, erano spigolosi, erano complicati...ma erano i panni "della Chiara".

E dunque mi sono trovata a chiedere "posso fare...andare...?";
ho dovuto aspettare che mi il cibo mi fosse servito nel piatto e, fino al termine del pranzo, non ho potuto lasciare la sedia (quando ho provato a farlo, sono stata messa a sedere immediatamente: «No, Chiara, non tocca a te!!»;
ho detto «grazie», quando normalmente avrei detto «prego»;
ho osservato come alcuni di questi bimbi si confrontavano con chi invece aveva tenuto i suoi "abiti";
ho visto come le regole che, di solito, faccio osservare e ripeto io, venissero fatte rispettare da chi ha l'abitudine di non farlo;
ho notato la fiducia che i bambini hanno fra di loro e di quanta attenzione prestino l'uno all'altro.

Sono state ore meravigliose, ho capito tante cose di quelle creature che ogni giorno passano, buona parte della giornata in mia compagnia. Ho avuto modo di avere un'altra prospettiva e di godere di quella posizione, loro sono stati splendidi e mi hanno insegnato tanto, ed io, grazie a questo "gioco", ho capito il valore degli sforzi quotidiani e del conseguente successo.
Non appena ho indossato nuovamente i miei panni, nonostante qualche strappo ed una ritrovata sicurezza è arrivata una frase:
«Chiara, io il tuo lavoro non lo farei mai, mi sono arrabbiato troppo. Perchè non si ascolta subito?? E poi tutta quella storia delle ore, no, il tuo lavoro non lo farò mai!».
Ho risposto che il "mio" lavoro è splendido grazie a loro, grazie all'entusiasmo che mi muove ogni giorno e che, capire determinate cose è importante in ogni situazione.

....e nonostante quel "non lo farò mai" il giorno successivo (ed anche quelli dopo) qualche vestito della Chiara è stato indossato da qualche bambino, in maniera così naturale e semplice che le soddisfazioni, a fine giornata a casa le porti, e tutto finisce nel cassetto dei ricordi.

Chiara

martedì 16 luglio 2013

La Bambulanza - l'ambulanza pediatrica

Non la conoscevo, così tante mamme e gli stessi bimbi.
Di che cosa sto scrivendo??
Della Bimbo - Ambulanza.
Non sapevo esistesse anche l'ambulanza per i più piccoli, credevo che venisse utilizzata il solito mezzo, ed invece, eccola qui la meravigliosa Bambulanza.

Di che cosa si tratta?
E' un'ambulanza pediatrica dove al suo interno tutto è a misura di bambino, dai colori, a quello che il bambino ha a disposizione.
Definita anche come una ludoteca per quei bambini che devono sposarsi per fare le terapie (è possibile trovare a bordo, in queste occasioni, anche un clown, che alleggerisce il viaggio al bambino).
Viene anche utilizzata quando si rendono necessari viaggi lunghi (per quanto riguarda la mia zona Biella - Novara, Biella - Torino).
I colori invitano il bambino a salire, quello che è contenuto al suo interno ricorda l'ambiente della propria cameretta ed ovviamente, per non farsi mancare nulla, la Bimbo - Ambulanza è dotata anche di play station 3 e di lettore dvd, con queste tecnologie si allietano i viaggi dei bambini e la tensione viene stemperata.

A Biella, la città dove risiedo, questo mezzo di trasporto è stato donato alla Croce Rossa dal Fondo Edo Tempia, fondo che da sempre è impiegato nella ricerca e prevenzione contro i tumori.
I volontari che oggi mi ha spiegato come funziona, le loro esperienze mi hanno anche detto che non è un mezzo conosciuto, infatti, come ho scritto in precedenza neanche i genitori erano a conoscenza, ed ecco il motivo del mio post.

I bimbi che oggi hanno potuto conoscere la Bambulanza erano increduli, hanno fatto mille domande ed i volontari della Croce Rossa sono stati meravigliosi, spiegando anche come si deve fare per allertare il 118, le domande alle quali potrebbero rispondere e cosa fare in caso di pericolo, oppure di incidente.

Il mio grazie personale va sia al "Fondo Edo Tempia" per aver regalato alla città questo meraviglioso mezzo di trasporto ed a tutti i volontari della Croce Rossa che, ogni giorno, lavorano con impegno, passione e tanto cuore.

Guarda le foto della Bambulanza

Chiara




lunedì 8 luglio 2013

[Lilin Nicolai] C'è chi si gode la vita, c'è chi la soffre, invece noi la combattiamo!

Sarebbe molto facile prendere aforismi di grandi scrittori, lanciarli come bengala per fare una bella figura e far passare quel pensiero come il proprio.
Assai più  difficile è analizzare quello  che accade con parole proprie ammettendo, quando è il caso, anche gli errori.
Si sono concluse giovedì le elezioni Croas Piemonte, elezioni colme di passione, voglia di fare, mettersi in gioco e soprattutto cercare di intraprendere una strada nuova, che avesse profumo di cambiamento.
Domenica, però, le speranze ed i desideri di alcuni si sono realizzati, mentre quelli di altri si sono spenti piano piano, ma non del tutto. Fra una lacrima ed uno scuotimento di testa, quel brillio non ha cessato di vibrare, perchè la passione non la può spegnere una "sconfitta", che poi tanto sconfitta non è.

Siamo due giovani assistenti sociali - Chiara e Luca - che, per la prima volta, hanno deciso di candidarsi alle Elezioni per il rinnovo del Consiglio Regionale dell'Ordine e che, fino all'ultimo, hanno sperato di vedersi realizzare un sogno, forse per dimostrare a se stessi che la strada compiuta fino ad ora ha un senso.
Leggendo i vari forum di Servizio Sociale, in questo periodo di elezioni, non è difficile trovare dei posts che invitano i giovani a candidarsi perchè è necessario svecchiare gli Ordini, perchè possono portare energia e vitalità, in soldoni il motto era: "largo ai giovani".

Giovani quanto? Giovani in che senso? Largo ai giovani sì, ma non troppo? Non era ben chiaro questo particolare, sebbene siamo consapevoli che un Consiglio di soli giovani non fosse immaginabile, lo strumento "social" ha sortito effetto ed ecco che in diverse regioni si sono candidati giovani che hanno trovato, al termine del percorso, una "sconfitta".
Sarebbe falso dire che quei pochi voti di differenza non bruciano, non fanno male e che non abbiano dato dispiacere e non solo a noi, anzi il contrario, ma se siamo maturi abbastanza sappiamo anche quanto valgono i voti che abbiamo ricevuto. 
Sono un passo importante nel nostro percorso, sono un traguardo raggiunto e sono certamente la nostra vittoria. Inoltre, quest'avventura, è stata un'esperienza arricchente sia dal punto di vista professionale che personale, sono stati costruiti legami che, senza questa occasione, forse non sarebbero nati e questo è sicuramente il valore aggiunto.

Ogni giorno insegno ai bambini l'importanza del gioco e della condivisione, spiegando loro - credendoci io per prima- che l'importante non è vincere, ma partecipare perchè anche se la medaglia sarà al collo di un altro, o la coppa nelle mani dell'avversario o la caramella sotto la lingua dei componenti dell'altra squadra, l'aver giocato, l'averci messo del proprio per arrivare a quel risultato è merito di tutti, nessuno escluso.
Noi abbiamo partecipato, ci abbiamo creduto, abbiamo corso fino alla fine senza stancarci è quindi quel risultato è nostro. 

Concludo, rubando le parole agli 883, una degna colonna sonora per questo post male non fa:
"E' la dura legge del gol 
gli altri segneranno però 
che spettacolo quando giochiamo noi 
non molliamo mai 
cosa importa chi vincerà 
perché in fondo lo squadrone siamo noi 
lo squadrone siamo noi"

Chiara

La débacle under 30

Giovedì 4 Luglio 2013 si è chiuso il seggio per il rinnovo del consiglio dell’Ordine degli Assistenti Sociali della Regione Piemonte e Domenica 7 luglio è terminato il lungo spoglio delle numerosissime schede elettorali arrivate da ogni dove della Regione, o meglio, ci fa piacere pensarla cosi. Il successo della grossa partecipazione  lo avevamo già annunciato noi 43 Assistenti Sociali in lizza, contribuendo a  determinare un’affluenza al voto mai registrata prima nella nostra Regione. Si sa, noi Assistenti Sociali siamo bravi a curare la rete e questo ha favorito l’espressione di una dialettica professionale vivace, in alcuni casi troppo vivace, forse.

Qualcuno ce l’ha fatta, quindici consiglieri sono stati eletti . Qualcuno no, come me e la collega Chiara, per un voto o due. Già, brucia la sconfitta, se così può definirsi, per nemmeno un pugno di voti. Nell’aria c’era tanta voglia di cambiamento,  c’era voglia di fare, di portare nuovi contributi, di lanciare nuovi giovani entusiasti  e motivati nell’esperienza ordinistica della professione .  Ma una tegola sulla testa è arrivata: la grave scorrettezza di qualcuno nell’esercizio di voto e il conseguente e comprensibile caos sopraggiunto. Troppi cambiamenti? Troppi giovani “impegnati”? Paura del nuovo? Voglia, in fondo, di mantenere le cose così come sono?  Probabilmente non lo sapremo mai.  Solo tanta amarezza e penalizzazione di chi ci ha creduto e ci crede ancora in una professione che è in continua evoluzione e che richiede costante impegno e passione per chi si presta a rappresentarla.
Ma in fondo, grande soddisfazione è giunta per i tanti voti ricevuti e il riconoscimento dimostratoci da gran parte della comunità professionale. Ci piace pensarla che questa sia solo una tappa e non un traguardo mal riuscito. Alla fine , chi bara, perde sempre; chi crede, chi lotta, chi si impegna con trasparenza vince sempre!

Luca Matturro