sabato 15 gennaio 2022

Fine mandato al Croas Piemonte - pensieri di...questa "cosa strana"

 Il 13 aprile 2014 scrivevo questo post "un mese da Consigliere del Croas Piemonte", siamo al 15 gennaio 2022 e mi trovo a scrivere il post che state leggendo (con una piccola raccolta fotografica alla fine).

Quanto tempo è passato? No, non lo voglio contare. Sono anni, mesi, giorni e ore, ma non mi interessa conoscere il dato preciso, perchè quello che conta è quello che è stato costruito.

Sono entrata in Via Piffetti, a Torino, che non avevo neanche 30 anni, lascio via Fabro completamente trasformata, cresciuta e arricchita.
All'inizio non ero pienamente conscia di quello che voleva dire essere Consigliere di un Ordine Professionale ma, ben presto l'ho compreso!

E' sacrificio, è rendersi disponibile, è studiare, è mettersi in gioco, è restare in ascolto, è osservare, è comprendere, è crescere, è costruire significato, è migliorare l'immagine della Profesisone, è esercitare quel ruolo con responsabilità e senso critico. E' condivisione, è saper vivere un'Istituzione e trarne il meglio. E' fatica, è stanchezza, è fare i conti con i propri limiti e aprire la mente all'ascolto, è prendere decisioni e portarle avanti con sicurezza.

 Tutto questo perchè?

Perchè sono, siamo parte di una Comunità Professionale vivace e dinamica che merita attenzione e cura per crescere sempre più sicura, stabile e autorevole.

Come ho scritto in riposta a un post su Facebook alla nostra past President, oggi (data di fine mandato, di restituzione delle chiavi e di passaggio di consegne) è vero che si conclude un'esperienza, ma forse no! Forse, quell'esperienza, prende una nuova forma. "Nulla si distrugge, tutto si trasforma"e così vedo questa "cosa strana".
Questa cosa che mi ha insegnato tanto, mi ha fatto capire e conoscere davvero il senso profondo, a 360° dell'essere Assistente Sociale

Conservo ricordi belli, di risate, di merende per sopravvivere alle Commissioni presso la sede dell'Ordine, di sabati al Servizio della nostra Comunità e di giornate al pc, negli ultimi anni; porto con me anche momenti meno belli, di scontri anche molto aspri e di lacrime.

Ho incrociato la strada di professionisti e di persone che sicuramente porterò nel cuore, ma non mi metto a osservare, resto partecipe, resto attiva e consapevole che la "casa" degli Assistenti Sociali è sempre aperta.

Non finisce qui l'avventura, prende solo una nuova forma e la posso affrontare con un bagaglio ricco e sostanzioso.

Chiara

 

Mandato 2014 - 2018

Con Paola Vaio

WSWD 2015_1000 persone in teatro

Salotto Deontologico con Simona Passanante e Claudio Pedrelli

Con Barbara Rosina

Con Sara Fabris e AnnaMaria Cane

Mandato 2018 - 2022

A Torino con i Care Leavers















 

mercoledì 5 gennaio 2022

La "mia" Assistente Sociale tutta tatuata

Eh sì!
Qui e là, anche io, qualche tatuaggio ce l'ho.

Alcuni hanno un significato, altri sono proprio un "ornamento" che avevo piacere di avere sulla mia pelle.
Durante le stagioni fredde non si vedono, ne ho in totale 7, e forse solo 1 è visibile durante l'inverno.
In estate, invece, vedono la luce e chi ha tempo da perdere può dilettarsi nell'immaginare il motivo di quel disegno o di quell'altro.

Oggi vi racconto la storia di questo "tatuaggio"

Estate.
Decreto del Tribunale per i Minorenni: inserimento in comunità.
La mia collega Educatrice e io iniziamo la ricerca, viaggi per conoscere, pensieri e lughe giornate, seppur poche, per organizzare l'inserimento cercando di ridurre al minimo il trauma, è doveroso impengarsi in questo.

Del giorno dell'inserimento ricordo un viaggio in macchina tranquillo, qualche domanda più o meno difficile dell'ultimo minuto, ma come spesso accade i bambini ci stupiscono sempre e affrontano le situazioni, anche le più difficili, come risorse che noi "grandi" non abbiamo più.

Giunti a destinazione, salutiamo tutti, disfiamo i bagagli, qualche foglio da compilare e poi la merenda; noi operatrici in una stanza, mentre i bambini erano in cucina con l'educatrice.
Poco prima di lasciare la comunità e darsi appuntamento dopo circa un mesetto, quel bambino mi chiama in cucina, dove aveva lasciato il suo zaino.
Armeggia un pò e poco dopo mi mostra il foglio con i suoi trasferelli. Decide che io non posso andare via senza avere un nuovo tatuaggio! Fatto da lui in persona.

Un poco di acqua, una lieve pressione ed eccolo lì il mio nuovo tatuaggio.

Che significa? Che cosa ha significato per lui? Quello sì che è indelebile e nel mio cuore e ancora oggi, se ci penso, un pò senza fiato mi ci lascia...

"abbiamo camminato insieme"

8 anni.
Solo 8 anni e mi ha completamente disarmata.

Stiamo ancora camminando insieme, a volte facciamo passi avanti, altri un pò più sfocati (come quello in foto), altri indietro e soffriamo.


Oggi, però, abbiamo un cartellone con tutti i passi fatti insieme, con le persone che abbiamo incontrato nei luoghi in cui ha abitato. 

Abbiamo ancora un pò di strada da percorrere, con la consapevolezza che il cammino sarà duro e difficile, ma che aiuterà, entrambi a crescere.

#diamoglifuturo



giovedì 19 agosto 2021

"Anche una piccola esperienza di altruismo procura immediatamente un po' di pace mentale" — Dalai Lama

Chi mi conosce, anche solo quel poco,  sa che una delle mie più grandi paure è quella della "morte".
Non entro nel merito del motivo (non ora), sicuramente è una cosa su cui dovrò lavorare ancora per un del po' di tempo.

Con il lavoro che faccio, più volte, mi sono scontrata con la morte, più o meno indirettamente. 
Un incontro / scontro.
Da qualche tempo, però, capitava sempre più di rado.

"Pronto"
"Sono la signora XX come posso fare, ho bisogno di una badante, mio marito è ricoverato, non mi bastano i soldi"

- Agitazione - paura - smarrimento - 

"Signora, una cosa per volta..."

E' iniziato, da lì, un "legame telefonico" che ha unito due sconosciute,  che ha portato all'una e all'altra un luccichio, un conforto astratto, fatto di voce, sospiri e qualche silenzio.

"Signora XX la prossima settimana, forse, non mi troverà, lascio scritto quanto ci siamo dette e a che punto siamo arrivate, troverà i miei colleghi"
"Perchè non la trovo, Chiara?"
"Operano la mia mamma, ma non si preoccupi, è tutto sul quaderno e i colleghi sapranno proseguire, al mio rientro mi aggiorneranno e andremo avanti"
"Va bene, Chiara farò così. Un in bocca al lupo alla mamma!"
"Viva il lupo e mi raccomando, si ricordi: un passo alla volta e ci aggiorni!"

- Stanchezza - tristezza - abbandono e solitudine -

"Pronto"
"Signora sono Chiara, la chiamo per farle le mie condoglianze"
"Chiara, oh grazie. Grazie, Chiara. Sto male, sto proprio male. E' andato. Avvisi però tutti che io non voglio prendere i soldi che non mi spettano, avvisi tutti!"
"Non si preoccupi, ho avvisato chi dovevo, ma ora lei si prenda il tempo che serve e qualsiasi cosa, ci chiami!"
"Chiara, ma quindi se passano quindici giorni l'INPS non mi fa nulla, sentirò il CAF con calma, adesso non ce la faccio!"
"Con calma, esatto. Si prenda il tempo che serve e si ricordi che al CAF possiamo andare insieme"
"Senta Chiara, ma la sua mamma come sta?"

Ecco il luccichio, ecco quel conforto astratto.
Ho sentito un respiro profondo e la voce meno rotta dal dolore profondo.

"Mamma sta bene, grazie di questo gentile pensiero!"
"Chiara, cosa vuol fare?"
"Signora XX, qualsiasi cosa siamo qui, ci chiami. Si prenda il tempo che le serve. Respiri e suo marito sarà nel cuore"
"Chiara grazie"
"Signora XX, grazie a lei"

Ora: la signora XX non ha neanche idea che faccia io abbia, perché ha sfruttato solo il canale dello sportello telefonico, ha trovato, però, in questa estranea, un luogo dove lasciar andare paura e fatiche, preoccupazioni e pensieri pesanti.
Ha trovato continuità, ha trovato una certezza, la sicurezza di risposta e di ascolto.

Per me è questo il significato di accoglienza, questo per me significa esserci nonostante la distanza. Il Covid-19 mi ha fatto fare tanto esercizio per comprendere cosa vuol dire essere un Servizio "aperto, ma chiuso"; essere una presenza "solo" verbale.

....

In ospedale, mentre attendevo di capire cosa sarebbe accaduto a mia mamma, un signore mi ha guardato da sotto gli occhiali e mi ha detto: "qui hanno tutti paura di morire, ma è la nostra cultura sà! Si vive per andare incontro alla morte, è l'unica certezza, bisogna andare incontro alla morte serenamente".
Incontro fortuito, ma che non mi ha lasciata indifferente.

- Serenamente - spero sia così.

Chiara




domenica 31 gennaio 2021

"Una cima raggiunta è il bordo di confine tra il finito e l’immenso" E.D.L.

 E' vero, lo ammetto!

Io su un cornicione non sono mai salita. Perché? Perché ho paura. 
Chi di noi non l'avrebbe?

Ha fatto scalpore quella scena di "Mina Settembre", fiction tratta dai racconti di Maurizio De Giovanni

Quello che voglio fare è, però, andare oltre la risatina e l'ironia che aleggia da qualche settimana a questa parte intorno sia alla fiction sia ad alcune "rappresentazioni".

E' vero, io non salgo sui cornicioni, ma un giorno una collega OSS, vedendomi scappare a gambe levate davanti a un'innocente ape mi disse: "Ogni giorno affronti sfide e situazioni che fanno molta più paura e corri via da un'ape?"

Già! 

Io sono quella che corre via, salta sui tavoli e si barrica in una stanza se c'è un insetto, ma sono anche quella che, ferma sulle proprie gambe, con mente e cuore aperti, affronta quello che accade ogni giorno nel mio lavoro.

Forse, è vero anche questo, mi trovate anche dietro a una scrivania a scrivere un progetto o una relazione, ma faccio (facciamo) anche altro. Tanto altro.

Non ho mai preso in prestito un'ambulanza, ma sono salita sull'auto dei Carabinieri per aiutare un'anziana del paese in forte difficoltà;

Non ho mai rubato bambini ma, quando un  ragazzino in comunità rientra a casa propria perché i suoi genitori sono riusciti, insieme ai professionisti, a fare un percorso di consapevolezza e crescita, credo che sì anche io, ho "restituito" bambini.

Non sono salita su cornicioni o altri luoghi pericolosi, ma ho stretto mani ossute e consumate che chiedevano aiuto. Ho incrociato occhi che si vergognavano e in quell'incontro, con un filo sottile, ma di evidente emozione, sono scesa da quella sporgenza pericolosa insieme a donne e uomini che: "non è vita questa, non è vita!"

Non ho molti amici amici avvocati ai quali chiedere favori, ma sono consapevole che costruendo relazioni positive, qualora avessi bisogno di un confronto, un sostegno o una spiegazione, ho professionisti che hanno il piacere di aiutarmi a dipanare la matassa.

Non sono entrata a casa di qualcuno fingendomi altro. Ho sempre spiegato chi sono, cosa faccio e il motivo della mia richiesta di ingresso in un luogo così intimo...e, certo, non tutti hanno detto di "sì".
Da un anno a questa parte - però - tante, tantissime persone sono entrate a casa mia, senza un formale permesso ma, con un click e non sempre sono stata così consapevole di questo.

Una cosa, invece, mi richiama molto la realtà: gli aperitivi a fine giornata. 
"Esco alle 17 ci troviamo sotto i portici?" 
"Che giornata infernale...Spritz al bar?"

Siamo umane, entrambe! 
Siamo Assistenti Sociali, lei "per finta", mentre io per davvero. 

Non sono (Gelso)Mina, sono Chiara.
Entrambe non ci sottraiamo alle richieste di aiuto, in modi diversi, vicine alle nostre realtà.

Per approfondire:

Troppo freddo per settembre - intervista 

Intervista De Giovanni CNOAS

Un giorno di Settembre a Natale




giovedì 31 dicembre 2020

"L'anno che verrà" (L.D.) e un suggerimento

 "Caro amico, ti scrivo, così mi distraggo un po'

E siccome sei molto lontano, più forte ti scriverò

Da quando sei partito c'è una grande novità

L'anno vecchio è finito, ormai

Ma qualcosa ancora qui non va"


Nell'anno che verrà, un suggerimento: leggere "L'ora di lezione" di M. Recalcati 

Nell'anno che verrà, un suggerimento: ascoltare "Anche fragile" di Elisa

Nell'anno che verrà, un suggerimento: guardare "Tempi moderni" con Charlie Chaplin

Nell'anno che verrà, un suggerimento: guardare le 11 stagioni di "Shameless

Nell'anno che verrà, un suggerimento: contare fino a 10 prima di parlare

Nell'anno che verrà, un suggerimento: imparare a dire "no

Nell'anno che verrà, un suggerimento: pensa che "il meglio deve ancora venire" e  non smettere di sognare

Nell'anno che verrà, un suggerimento: chiudi gli occhi e respira

Nell'anno che verrà, un suggerimento: mettiti nella posa del supereroe e sorridi 

Nell'anno che verrà, un suggerimento: concediti di avere paura, ma traine forza 

Nell'anno che verrà, un suggerimento: cambia strada per raggiungere una destinazione e scopri

Nell'anno che verrà, un suggerimento: prova a restare solo con te stesso e godi della tua compagnia

Nell'anno che verrà, un suggerimento: coltiva speranza 

Nell'anno che verrà, un suggerimento: esplora e cerca "cose nuove"

Nell'anno che verrà, un suggerimento: prendi quel caffè con quella persona 

Nell'anno che verrà, un suggerimento: ascoltati di più

Nell'anno che verrà, un suggerimento: guardati intorno, fermati e rifletti

Nell'anno che verrà, un suggerimento: non abbatterti, cerca la chiave che apre quella porta

Sono suggerimenti che lascio a voi e che consegno a me. 

Il 2020 mi ha messa, più volte, in ginocchio...è il caso che mi ripigli per affrontare il nuovo anno!
Chiara



domenica 13 dicembre 2020

Riflessioni (in ritardo) sulla Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità

Riflessioni sulla Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità (in ritardo) e non solo...
le giornate internazionali servono a ricordare e puntare i riflettori sul tema,  è quanto si costruisce giorno dopo giorno, anno dopo anno, a rendere la celebrazione di quella giornata importante.
Pensieri, condivisi, a distanza, con chi ha esperienza diretta.

----

 Il 3 dicembre, dal 1981, si celebra la Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità e dal 1993 è anche la Giornata Europea delle Persone con Disabilità, così come voluto dalla Commissione Europea. 

Questa giornata è pensata per promuovere e sostenere la piena inclusione delle persone con disabilità e per porre l’accento sui diritti che comprendono ogni ambito della vita e della quotidianità e, quindi, contrastare discriminazione e disparità.

La convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, adottata nel 2006 e ratificata dall’Italia nel 2009, ha rinforzato l’importanza del rispetto dei principi di uguaglianza e di garanzia della piena partecipazione di queste persone alla vita attiva del paese, garantendo così i diritti civili e politici, come ricorda l’articolo 1.  

Al fine di dare concretezza a quanto la Convenzione ONU richiama, è necessario andare oltre il concetto di disabilità vista come limitazione o deficit fisico - intellettivo a cui la diagnosi medica fa pensare, ma leggerla secondo il Modello Sociale della Disabilità, secondo il quale tale condizione è la somma di diversi fattori sociali in interazione con il livello di deficit mentale o fisico. 

Per questo motivo l’importanza del contesto sociale assume un ruolo fondamentale: più è inclusivo e accessibile, più la disabilità diventa una delle variabili presenti nelle dinamiche della vita quotidiana. La dimensione sociale accogliente consolida l’appartenenza e la dignità delle persone ostacolate dalle diverse barriere architettoniche, digitali e culturali che, di fatto, ancora oggi impediscono la piena partecipazione nella società.

Il rapporto Istat “Conoscere il mondo della disabilità: persone, relazioni e istituzioni” del 2019 indica che, in Italia, sono 3,1 milioni le persone con disabilità, ovvero il 5,2% della popolazione e rileva che gli alunni con disabilità nella scuola italiana sono gradualmente aumentati fino ad arrivare a oltre 272 mila nell’anno scolastico 2017/2018.

La pandemia da Covid-19 ha colpito tutti, nessuno escluso e ha fatto emergere chiaramente l’importanza che ha un sistema integrato di interventi e servizi, all’interno del quale deve essere possibile per tutti gli attori sociali e i servizi preposti pensare, progettare predisporre e pianificare interventi mirati a garantire il più possibile azioni inclusive, personalizzate e innovative.

La situazione emergenziale ha messo in luce il valore attuale degli interventi a domicilio e della co-progettazione e integrazione sanitaria, educativa e sociale nella didattica a distanza: la relazione complessa di interventi a favore di minori e disabili anche a distanza, è diventata la sfida di questi mesi in cui l'esperienza digitale, ma anche l'accesso al digitale stesso, sono diventati i banchi di prova di bambini, famiglie e operatori.

Lo sforzo dei Servizi e degli Assistenti Sociali è stato e deve essere quello di connettere le risorse possibili e potenziali ai bisogni, anche non dichiarati, delle persone, ognuna delle quali ha delle caratteristiche specifiche. Il lavoro, tuttavia, non si esaurisce con l’incontro risorsa-bisogno, ma deve proseguire con l’implementazione e il consolidamento di una rete di sostegno proattiva.

La co-progettazione diventa, quindi, fondamentale soprattutto per attuare interventi innovativi e sperimentali, che diventino in futuro “buone prassi”.  Le condizioni sociali alterate dalle misure restrittive legate al contenimento del contagio devono essere uno stimolo per comprendere su quali fattori agire, per non lasciare nessuno indietro, ed evitare alle persone con disabilità di sentirsi doppiamente “mancanti”. 

La legge 328/00, che quest’anno celebra il suo ventennale, ricorda come definire Livelli Essenziali di Assistenza e delle Prestazioni e come l’adeguato finanziamento dei Fondi per le politiche sociali e per la non autosufficienza potrà garantire alle persone con disabilità la reale possibilità di ridurre i rischi di emarginazione sociale.


Chiara


lunedì 12 ottobre 2020

“Un tempo era grande il rispetto per una testa ricoperta di capelli bianchi.” Ovidio

Ciascuno di noi, credo, debba ammettere di avere un punto debole. Quello che, se sollecitato, ci fa tremare e smettere di essere così sicuri, così spavaldi.

Io, oramai, da anni ho chiaro quali siano i miei punti deboli, ma uno fra tutti è quello che mi spinge contro il muro e preme, preme forte, quasi da immobilizzarmi. 
E' il tempo che passa.

Non ho mai fatto mistero del fatto che i segni del tempo, le difficoltà che - per forza di cose - sopraggiungono mi creino un senso di inquietudine
Con questo, da anni, sto facendo i conti. Cerco di accettare quanto non posso cambiare e cerco di capire come fare per affrontare, al meglio, quello strano sentimento.

Il mio lavoro, però, talvolta mi mette di fronte all'inevitabile trascorrere del tempo e, sapendo di avere questo tallone d'Achille, ecco che mi attrezzo quando devo recarmi a casa di persone anziane, perché non voglio assolutamente che prenda il sopravvento la parte meno "razionale".

Di recente ho avuto la fortuna, sì la fortuna, di fare due visite domiciliari a tre persone anziane che conosco da qualche anno e che, in passato, hanno richiesto aiuto al Servizio presso il quale lavoro.
Mi son seduta a tavoli così ordinati, in case così calde e piene di amore, che mi son sentita quasi sciocca nel ripensare a quel mio punto debole.

Ho osservato le rughe di quelle donne, la malattia di quell'uomo, la forza di quella figlia ed ecco che mi son sentita privilegiata nel poter offrire un servizio di sostegno e supporto a quelle persone che hanno vissuto una vita piena, densa e ricca.

E' bastato allungare una mano (anche se non ci siamo toccati), è bastato un sorriso da sotto la mascherina, è bastato fare una telefonata per far tirare il fiato e alleggerire le fatiche che quell'età avanzata fa pesare. Il virus limita, ma la forza delle intenzioni e di una relazione di fiducia, no!

Ho ripensato anche a quel signore così elegante e così posato, così educato e così "di altri tempi" e che non ho potuto salutare...ho ripensato a quella signora occhi cielo con quelle mani così ossute e che, di nuovo, non ho potuto salutare...per capire che sì "quant'è bella giovinezza, che si fugge tuttavia! chi vuol esser lieto, sia: di doman non c'è certezza", perché tutte queste persone, in un tempo passato son state liete e di certo non si son fatte travolgere da sentimenti immaturi, ma anzi...hanno insegnato tanto e donato tanto e, inconsapevolmente, lo hanno fatto ancora. 
Con me e per me.

Questo è il mio lavoro, avere degli strumenti fra le mani e saperli usare, ma allo stesso tempo cogliere quanto di umano e prezioso c'è in una relazione.


“La mancanza di salute e la disabilità non sono mai una buona ragione per escludere o, peggio, per eliminare una persona; e la più grave privazione che le persone anziane subiscono non è l’indebolimento dell’organismo e la disabilità che ne può conseguire, ma l’abbandono, l’esclusione, la privazione di amore.”

Papa Francesco

martedì 21 aprile 2020

Tu chiamale se vuoi....emozioni (mentre lavoro da casa)






In questi giorni mi sento, esattamente, così.

Un pallina da flipper

Sbatto contro la rabbia, mi ritrovo contro una risata isterica, poi mi scontro contro l'impotenza, finisco contro la gioia di vedere un paio di colleghi via Skype; terminata la chiamata ho a che fare con il magone da gestire e il telefono che suona. Ancora!

Mi trovo con il filo degli auricolari del cellulare, che si ingarbuglia con quello delle cuffie collegate al pc, le varie notifiche audio e video che si sovrappongono e, proprio come quei fili, mi ritrovo aggrovigliata.
Tante cose da fare.
Risposte da dare.
Persone da richiamare.
Una riunione alla quale partecipare.

Una donna che piange, un uomo che cerca di spiegarsi e non riesce, una ragazza che prova a star dietro alla nuova dimensione famigliare. Un adolescente che cresce e che cerca di dare un senso a quanto sta accadendo.
Una collega che chiama, ma "aspetta che suona il fisso e ti richiamo" e quel ti richiamo diventa una lunga sfilza di messaggi WhatsApp perchè "non riesco a richiamare, scriviamo".

Il pensiero che corre e lo sguardo che cade sul foglio con "cose da fare" che non diminuisce, ma aumenta e le ore che ti sfuggono dalle mani; il tempo corre, vero?

E io che cosa sto facendo?

Lavoro? Corro? Annaspo? Tengo botta? 

Quello che è certo che ho scoperto la meraviglia del silenzio, io. Proprio io che detestavo il silenzio perché mi metteva faccia a faccia con i miei pensieri.
Adesso no, mi restituisce una sorta di normalità che, talvolta, manca da far quasi male!

In quel silenzio, però, prendono anche posto, forma e significato ogni singola emozione provata durante la giornata. 
Sento i muscoli che si distendono e le mascelle meno serrate. 
La rabbia che ho provato, lascia spazio alla leggerezza.
Posso chiudere gli occhi che bruciano e correre con l'immaginazione.
La fatica della giornata e la tristezza di alcuni momenti condivisi con chi ha intercettato la mia voce, si sposta. Non svanisce, si allontana un pò per far passare la "stupidera" con una collega lontana km, ma vicina con l'anima.

Questo è.

Ligabue canta: "Giorno per giorno, sempre ballando, non prendere mai questa vita né poco né troppo sul serio"  e Ligabue resta pur sempre il mio cantante preferito

Chiara













giovedì 9 aprile 2020

Buoni spesa - questione di etica, buon senso, onestà o...

E' da quando il Presidente del Consiglio, Conte, il 28 marzo scorso ha annunciato i "buoni spesa" che sono entrata in un tunnel cupo e insidioso, non facile né da reggere né da gestire.

I "buoni spesa" non devono essere intesi solo come un mero voucher che "mi prendo per far la spesa", dietro c'è altro, tanto altro. Mi riferisco al lavoro, alla riflessione e al pensiero. Non solo sull' "oggi", però.

In questi giorni i telefoni sono "roventi", chi chiede aiuto per compilare le domande, chi chiede se potrà essere beneficiario, chi inizia a raccontare una serie di lunghe disgrazie che, poi, col buono non avevano nulla a che fare.

I Servizi Sociali giocano, insieme ai Comuni, un ruolo centrale, ma come tutti i ruoli, va preso con la dovuta serietà; la partita che stiamo affrontando non è il derby di paese di Serie C, ma la finale di Champions League. 

Abbiamo il dovere di facilitare l'accesso alle domande, di spiegare cosa sono questi buoni e il motivo per cui sono stati pensati e le relative modalità di erogazione, di fare da filtro. Ebbene sì, non tutti hanno diritto ai "buoni spesa", non per cattiveria, ma perché vi sono dei requisiti, come è giusto che sia, perché non tutti siamo stati colpiti in egual maniera dal "Covid-19". C'è chi è più "fortunato" e ha ancora un lavoro che può portare avanti con tutte le misure di sicurezza del caso e che, con quel lavoro, può pagare le spese.
C'è chi, invece, ha visto chiudersi le porte in faccia, chi è stato "lasciato a casa", chi è in seria difficoltà e le conseguenze dell'emergenza iniziano a farsi sentire. 

In questi giorni sto accompagnando diverse persone nel fare la richiesta e, come sento dire spesso, "senta io ci provo", ma perché provarci? Ragioniamo insieme se si è o meno destinatari. E' corretto comprendere fino a che punto spingersi, perché poi, onestamente parlando un rifiuto non fa mai piacere, è bene comprendere prima, che rimanerci male dopo e magari prendersela con le persone sbagliate.


Anche i "decisori" devono mettersi in quest'ottica, soprattutto perché "l'oggi" terminerà e come ha spiegato, di recente, un docente di "storia della medicina", Grignolio, il cervello dell'Homo Sapiens è dipendente dalla contingenza e quindi: quando c'è il rischio percepito il cervello ricorre, mentre quando il rischio non c'è più, ci dimentichiamo.
Ed ecco che: no, non ci dobbiamo dimenticare!
Il domani, ad oggi sconosciuto, risentirà fortemente di quello che stiamo vivendo e non possiamo pensare di affrontarlo quando arriverà. Le conseguenze socio economiche di questo virus sono già immaginabili e tangibili adesso, e quindi è fondamentale ricordarsi che i "buoni spesa" sono un tassello, ma che le manovre che andranno pensate, che i servizi che dovranno essere erogati non dovranno essere "solo" economici; che le politiche non dovranno essere di tagli, ma generative. 


Sono crollate le certezze, sono crollate le illusioni, sono crollate le (false) sicurezze. 
Quando qualcosa crolla va ricostruito, dal basso e possibilmente più solido di prima e in grado di ammortizzare gli scossoni futuri.


Non dobbiamo perdere questa finale di Champions, ma dobbiamo ricordarci anche che ci sarà, metaforicamente parlando, tutto il prossimo campionato da giocare.

Chiara

"Bambina filosofica - Vanna Vinci, 2007"

giovedì 26 marzo 2020

"Fa' che non sia una follia credere ancora nelle persone" L.B.

Mi ero ripromessa di non scrivere, avevo deciso che avrai lasciato sedimentare un pò.
Avevo deciso che la sera non avrei pensato al Covid-19, alle lacrime, ai sospiri, all'impotenza, alla fatica e alla rabbia.

Invece no, eccomi! Incazzata. Atterrita.

Non ce l'ho con il Governo, né con tale forza politica o con il vicino di casa.

Sono arrabbiata perché oggi siamo in una situazione tale per cui cerchi di "inventare" di tutto pur di aiutare qualcuno, lo sconosciuto...ma riflettiamo bene, quello sconosciuto potremmo essere noi!

Mia mamma.

Tuo padre.

Tuo nonno

Mio zio.


Oggi mi hanno fatto notare che "siamo in guerra" e che, se siamo in guerra, "tutto è concesso".

Ah sì? Siamo in guerra?
La guerra è quello che ho visto in Siria.
La guerra è quella che ho visto in Nigeria.
La guerra è quella che ho visto in Libia. E così in altri luoghi.

Noi siamo in emergenza sanitaria.

Abbiamo bisogno di umanità, di vicinanza, di capire quando è fondamentale derogare, quando allungare una mano e quando dare tutto il braccio.

Non abbiamo bisogno di sole regole, abbiamo bisogno di cuore e anche di coraggio.

Condividere. Che, voglio ricordare, è cum-dividere: il cum che predispone al rapporto, al dividere con.

E' qui che si gioca la partita il dividere con, è qui che ci dobbiamo soffermare e ricordarci che da soli non si va da nessuna parte, insieme sì, soprattutto in situazioni così spaventose, così nuove, così disarmanti.

La canzone, cantata dalla Mannoia e scritta da Barbarossa, "parla" per me