martedì 23 dicembre 2014

I miei auguri di Buon Natale




Scriverò, forse, una banalità, ma anche quest'anno Natale arriverà puntuale.
Per le strade, nei negozi ed in qualche ufficio si "respira" aria natalizia.
In un video ho sentito dire che, nonostante le difficoltà in cui versa il nostro paese, dobbiamo festeggiare questi giorni com'è giusto che sia.
In prima battuta ero perplessa, poi, però, ho riguardato il video e ho cercato di capire, in fin dei conti, quale fosse il messaggio.

Ed ecco che l'ho trovato:

Quest'anno per mia mamma non è stato un anno facile, ed ancora adesso non è "uscita" totalmente da una serie di situazioni che, a cascata, si sono presentate alla nostra porta.
Per questo aveva deciso di non fare nè albero nè presepe e non mettere decorazioni sulla porta d'ingresso.
Questa mattina, a sorpresa, mi alzo e trovo le luci del presepe accese, un festone dorato a fare da contorno delicato e sulla porta, uscendo, ho visto il nostro auguri in stoffa con un delicato campanello all'estremità.

Se ho annoiato con questo personale aneddoto mi scuso, ma questo è il senso, cercare di fare un passo, magari difficile e pesante, ma trovare la forza di farlo.
Ho apprezzato questo "piccolo" gesto di mia mamma e cercherò di trarne insegnamento.

Credo che, mia mamma, sia passata da un "proposito" ad un "obiettivo" o ad "azione". 

Questo mi sento di augurare a tutti di avere la forza e di compiere azioni.
Se costerà fatica? Allora, quelle azioni, avranno un valore aggiunto.


Chiara




sabato 20 dicembre 2014

20 Dicembre - Giornata Internazionale della Solidarietà Umana



Ogni anno, il 20 dicembre, si celebra la giornata della "solidarietà umana".
E' stata istituita nel 2005 dalle Nazioni Unite con la Risoluzione 60/209, che identifica la solidarietà come uno dei valori fondamentali e universali che dovrebbero essere alla base delle relazioni tra i popoli del 21° secolo.

Qualche anno prima, nel 2002, l'Assemblea generale ha stabilito il Fondo Mondiale della Solidarietà con la Risoluzione 57/265 l’Assemblea Generale, che è stato poi istituito nel Febbraio 2003 come fondo fiduciario del Programma di Sviluppo delle Nazioni Unite. 
Lo scopo di questa giornata e di questo Fondo sono quello di ricordare a tutti la necessita' di cancellare la povertà e promuovere lo sviluppo umano e sociale, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo, in particolare tra le fasce più povere della popolazione.

Gli scopi di questa giornata sono, come ricorda il sito di Onu Italia:
  • celebrare la nostra unità nella diversità
  • ricordare ai governi di rispettare i loro impegni presi negli accordi internazionali
  • accrescere la consapevolezza pubblica dell’importanza della solidarietà
  • incoraggiare il dibattito su come promuovere la solidarietà per il raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio (MDGs) tra cui l’eliminazione della povertà.
  • incoraggiare nuove iniziative per l’eliminazione della povertà
Possono sembrare obiettivi ampi, lontani da noi oppure solamente da delegare ai decisori politici di alti livelli, ma sono convinta che, consultati anche i dati che ha diffuso Caritas nel suo rapporto, possiamo fare qualcosa nel nostro piccolo, quotidianamente.

Facendo un passo indietro, voglio riflettere su significato della parola "solidarietà": deriva dall'espressione latina "in solidum" che significava "pagare integralmente il debito", così anche l'aggettivo "solidum" significava "compatto, robusto e intero".  La storia di questa parola, però, con la Rivoluzione Francese, assume un altro significato "solidarité". Se prima il concetto era strettamente economico - giuridico, dal 1789 assume il significato di "fratellanza" e "fraternità" che è quel sentimento che i cittadini di una Nazione libera devo provare gli uni con gli altri.
Da allora la parola si usa per riferirsi, appunto, ad un sostegno reciproco, fino ad abbracciare un significato più ampio richiamato nei principi generali che invitano alla non discriminazione di razza e/o religiosa, culturale e/o politica.

Da questo piccolo viaggio nella storia e nel significato della parola voglio, però, concludere questo articolo ricordando a tutti noi l'importanza di questa giornata partendo da un livello macro, quello citato in precedenza, che è strettamente legato agli impegni assunti dai governi, a quello più micro, quello che è vicino a tutti noi.
Nella parola "vicino" si trova la soluzione: prestiamo attenzione al nostro vicino, non nascondiamoci dietro ad un "mancano i soldi" per voltare lo sguardo e non preoccuparci.

Diventiamo noi stessi promotori ed attivatori di risorse, di reti e di "Solidarité"

Ban Ki-moon oggi così ha dichiarato: «The world shapes a new sustainable development agenda to succeed the Millennium Development Goals, the largest anti-poverty campaign in history, by 2015. […]Only through collective action can we address such far reaching issues as poverty and growing inequality, climate change, chronic poverty and major health challenges, such as the Ebola outbreak in West Africa


Chiara

giovedì 18 dicembre 2014

18 dicembre - Giornata internazionale del migrante



Inizierò questo articolo, come inizio ogni post in merito ad una giornata internazionale, con un pò di storia.

Le radici di questa giornata vanno ricercate nell'anno 1990, quando le Nazioni Unite hanno adottato, il 18 dicembre appunto, la Convenzione Internazionale per la tutela dei diritti di tutti i lavoratori migranti e per i membri delle loro famiglie.
Questa convenzione è entrata in vigore il 1 luglio del 2003 ed ha lo scopo di riconoscere i diritti umani, promuovere l'accesso alla giustizia, condizioni legali di vita e di lavoro.
La giornata internazionale che oggi celebriamo, invece, è stata istituita nel 2000.

Questo piccolo accenno di storia per proseguire con alcuni dati forniti dall'OIM (Organizzazione internazionale per le migrazioni):
- circa il 3% della popolazione mondiale è migrante;
- 232 milioni di persone sono migranti internazionali;
- 4868 persone hanno persone hanno perso la vita nelle rotte migratorie, in mare, sulle montagne e nei deserti.
L'anno che sta per concludersi è l'anno che detiene il primato del maggior numero di morti, rispetto al 2013 i decessi sono, circa, il doppio; nel solo Mediterraneo sono morte 3000 persone, imbarcate su un qualsiasi mezzo che gli permettesse la traversata delle acque.

Dopo un inquadramento storico ed un veloce accenno ai numeri, credo sia, come sempre, doveroso, pensare e riflettere sulle persone.

Non usare etichette che "definiscono" lo status di quella persona;
Non pensare a cosa devo fare io, come singolo, per potermi "difendere" o proteggere, ma pensare in ottica comunitaria e ricordare che, dietro a quelle storie che sentiamo nei telegiornali e ci vengono raccontate in radio, ci sono vite umane, che un'etichetta non rende giustizia ad un essere umano, che per le ragioni più disparate, dalle più frivole come un viaggio, a quelle più serie e gravi come una guerra, ha dovuto lasciare il suo paese, dov'è nato e cresciuto.

Andare oltre la logica di protezione di quello che è "nostro", ma capire come potrebbe essere possibile creare condivisione, comprensione e diventare un paese accogliente, in grado di capire che, la vita di un essere umano, qualsiasi sia il colore della sua pelle, qualsiasi sia la sua nazionalità ha un valore e non devono essere i soli confini di uno Stato a renderlo "degno" o "clandestino".

Partire da una base comune per arrivare ad essere una società inclusiva, che dalle reciproche differenze cerca una soluzione alle difficoltà di convivenza dettate da mancate politiche migratorie e da leggi che non sono in grado di garantire i diritti esigibili ed umani delle persone.

E' innegabile il periodo di crisi che il nostro Paese sta attraversando e che, in queste condizioni, può essere difficile riuscire a pensare ad un concetto molto ampio e complesso come l' "inclusione", ma per poterlo rendere applicabile, fattibile e vivibile gli operatori sociali sono formati e proprio per questo, auspico che, i decisori politici, a tutti i livelli abbiano voglia confrontarsi con assistenti sociali, educatori, infermieri, psicologi, mediatori ed operatori interculturali e, che questi professionisti del sociale, siano in grado di interloquire.

Concludo l'articolo con le parole dell' Ambasciatore Swing “La migrazione non solo è inevitabile, ma è anche necessaria e desiderabile. Le società del Nord del mondo stanno invecchiando, mentre a Sud le popolazioni sono giovani  e in crescita. L’ascesa di sentimenti ostili nei confronti dei migranti rappresenta un crudele paradosso, in un momento storico in cui società che invecchiano hanno sempre più bisogno della migrazione per  poter continuare a creare lavoro.”

Lascio la brochure prodotta dall'OIM scaricabile in lingua inglese

Brochure giornata internazionale sito OIM (in inglese)

Chiara
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lunedì 24 novembre 2014

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne

Istituita nel 1999 dalle Nazioni Unite e si celebra il 25 novembre.

Secondo i dati "Eures" 2013: "Ogni due giorni una donna uccisa, 179 donne uccise nel 2013"

L'Italia, domani, è pronta a tingersi di rosso!

Rosso che ricorda il colore del sangue versato dalle vittime, ma che deve avere fine.
Donne di ogni età che subiscono, giorno dopo giorno, violenze, soprusi e vivono nel terrore.

Sebbene sia condannabile ogni qual tipo di violenza, domani ci si concentra su quella perpetrata contro le donne che ha mille sfaccettature, che non è semplice da affrontare, che non sempre viene riconosciuta e che - spesso - sfocia in un omicidio con conseguenze da non sottovalutare.

Così come riporta il sito del Ministero dell'Interno: "L'Unione europea e il Consiglio d'Europa hanno lavorato per favorire il superamento di questa emergenza sociale e, nel 2011, è nata la Convenzione di Istanbul per la prevenzione e la lotta contro la violenza sulle donne e la violenza domestica. Si tratta di uno strumento che vincola giuridicamente gli stati in materia. L'Italia ha ratificato la Convenzione nel giugno 2013, ma la normativa non è ancora in vigore perché non è stato raggiunto il numero minimo di ratifiche. LoStato italiano ha introdotto nel 2009 della legge antistalking e varato, un’altra normativa (legge 15 ottobre 2013, n. 119) che rende penalmente più incisivi i reati di maltrattamenti in famiglia, violenza sessuale e atti persecutori. Contiene, inoltre, strumenti di protezione e di tutela per interrompere catene persecutorie che possono arrivare fino alla follia omicida. Con il provvedimento, ha commentato il ministro dell'Interno Angelino Alfano, «le vittime di violenze non sono più sole». Tre gli obiettivi centrati: «Prevenire i reati, punire i colpevoli, proteggere le vittime». 


Dal Ministero dell'Interno ad un messaggio più operativo, di prevenzione e di soccorso: il numero 1522, numero attivo 24 ore su 24 da chiamare in caso di bisogno, attivo dal 2006, accessibile da tutto il territorio nazionale, da rete fissa o mobile gratuitamente!

A questo numero sono legati:

  • Centri antiviolenza e servizi specializzati
  • Consultori pubblici
  • Servizi sociali di base (dei comuni capoluogo)
  • Aziende sanitarie locali
  • Aziende ospedaliere pubbliche
  • Consigliere di parità
  • Caritas diocesane
  • Numeri pubblici di emergenza (112, 113, 118)
  • Pronto soccorso con specifici percorsi rosa per le donne vittime di violenza
  • Associazioni di donne o servizi specializzati contro la violenza verso straniere
  • Servizi/sportelli per lo stalking
La violenza sulle donne, come si legge in ogni notizia riportata dai mezzi stampa, è un'emergenza. Sono anni che si discute, che si cerca di fare informazione e prevenzione.
Credo sia necessario lavorare ancora di più, a 360° dal versante giustizia al versante servizi, sensibilizzare la cittadinanza ed educarsi ad uno stile di vita meno violento, dove i diritti sono riconosciuti, dove la parità di genere è una normalità e non una conquista (l'ennesima) da difendere con le unghie e con i denti. 

E' necessario un cambiamento affinchè il numero di vittime diminuisca e poi scompaia, affinchè si possa parlare di convivenza ed di una società civile e matura....consapevole.

Chiara

giovedì 13 novembre 2014

Assistente Sociale in cerca di se stessa...

Ci sono giorni che sento davvero l'esigenza di sedermi davanti al mio pc ed approdare qui, sul mio blog, che considero quasi un porto sicuro. Stante la mia esigenza, però, quei giorni sono quelli in cui sono davvero troppo stanca, troppo irritata, troppo presa dai miei pensieri che non riesco a coordinare volontà con necessità.

Oggi è un giorno di quelli ma, ho voluto fare uno sforzo ed andare oltre alla marea di pensieri (alcuni negativi), alla stanchezza di corpo e mente e cliccare il bottone "blogger - bacheca" ed eccomi qui, e lo devo ammettere, respiro con una regolarità che mi è famigliare.

Mi sono seduta ed ho cercato un senso a quello che sto facendo, ho cercato il significato del mio lavoro, ho allungato il passo e ho esplorato le motivazioni che mi hanno spinto a prendere determinate strade per poter ricordare quanto lo desideravo ai "blocchi di partenza".

Ho riflettuto, pensato, sospirato e sono arrivata ad una conclusione, o meglio ad una conclusione che, però, è il mio punto di partenza tutti i giorni, sono arrivata qui:

"L´esercizio della professione si basa su fondamenti etici e scientifici, sull'autonomia tecnico-professionale, sull'indipendenza di giudizio e sulla scienza e coscienza dell´assistente sociale. L'assistente sociale ha il dovere di difendere la propria autonomia da pressioni e condizionamenti, qualora la situazione la mettesse a rischio" (Art. 10 Codice Deontologico Assistenti Sociali)

E qui:

"L'assistente sociale opera con autonomia tecnico-professionale e di  giudizio  in tutte le fasi dell'intervento per la prevenzione, il sostegno e il recupero di persone, famiglie, gruppi  e  comunità, in situazioni  di  bisogno  e  di  disagio" (Art. 1 legge 84/1993)

Devo ammettere che arrivare con la mente qui, chiudere gli occhi e pensare al significato di queste parole mi ha risollevato, e sono sempre più felice di aver avuto la voglia e la forza mentale di scrivere.

L'ho scritto più volte anche qui che un mio professore, all'università, ci ha detto che il lavoro dell'assistente sociale è il più bello del mondo, ma per completezza di informazioni e per dar voce ai miei pensieri, devo aggiungere che è anche delicato, importante, difficile e che tutti i giorni mette alla prova.
E' necessario parlare con se stessi, parlare con i colleghi e con chi, se abbiamo avuto questa fortuna, ti segue da quanto eri "matricola".

Questo è il mio lavoro, questo è il nostro lavoro...questo è essere assistenti sociali...consapevoli.

...Secondo me...

Chiara

domenica 2 novembre 2014

"La Pratica Riflessiva nelle Professioni Sociali" - ASit, Roma 2014

Potrei riassumere la giornata del 31 ottobre con una sola parola: Grazie.

Sono stanca, sì, ma voglio scrivere, sento il bisogno di scrivere perchè è stata una giornata importante.
ASit, (http://www.serviziosociale.com/) associazione di Servizio Sociale su Internet, ha organizzato un evento che, oltre tutte le nostre aspettative, ha ottenuto un notevole successo.
"La pratica riflessiva nelle professioni sociali" ha riunito, presso la Sala della Protomoteca, in Campidoglio, a Roma, più di 250 persone professionisti del sociale che hanno voluto pensare e ragionare insieme su quella che è la pratica riflessiva.

La prima parte della mattina è stata, per me, un viaggio.

Abbiamo "ricordato" grazie all'Assessore di Roma Capitale, Rita Cutini, che ha mostrato un video che personalmente mi ha colpito molto. L'inchiesta sulla miseria nell'immediato dopo guerra.
Grazie a Cristina Odiard abbiamo attraversato il mondo dell'associazionismo, dalle prime a nascere fino alle più giovani, con un passione che solo lei era in grado di trasmettere così bene, ed arrivare dritta al cuore.
Siamo arrivati all' "oggi" con un mio intervento che ha fotografato la comunità professionale che comunica (?) ai tempi dei social network. Una fotografia, a parer mio, sconfortante, per arrivare, infine, all'intervento illuminante di Alessandro Sicora, docente presso l'Università della Calabria, che ci ha permesso di ragionare sulle dimensioni strategiche della riflessione, concentrandosi anche su "chi è un bravo operatore" ed un "operatore riflessivo".

La seconda parte è stata dedicata alla tavola rotonda che ha visto attorno allo stesso tavolo: psicologici, educatori ed assistenti sociali per comprendere l'importanza della riflessività e di quali strategie adottare nel quotidiano, unendo le forze fra noi operatori, non barricandoci, ma unendo competenze e professionalità.

Una mattinata nutriente e coinvolgente che mi ha lasciato nel cuore meravigliosi ricordi ed importanti spunti di riflessione, proprio perchè un buon operatore è colui / colei, che riflettere sull'esperienza.

Oltre al nostro convegno (gratuito poichè autofinanziato da noi Soci) c'è molto altro, ci sono abbracci, ci sono conoscenze nuove, ci sono sguardi di incoraggiamento e sorrisi di gratitudine.
Ci sono messaggi a posteriori che ti fanno sentire bene con te stessa, ma soprattutto ci sono i Soci di ASit, una famiglia, che nonostante le distanze c'è! E ci sarà sempre.
Siamo nati on line e talvolta ci ritroviamo "in giro" per l'Italia per dare nuova energia all'associazione ed alle nostre idee.

Questa, però, non è una pubblicità, è riconoscenza. 
Sono debitrice nei confronti di ASit e dei soci che mi hanno seguito passo dopo passo, dai primi esami all'università, fino alla tesi...e poi l'abilitazione ed ancora l'elezione a Consigliere Ordine A.S. Regionale.
Ci sono mail, ci sono sms e ci sono telefonate che mi hanno accompagnato e che mi seguono tutt'ora, perchè l'associazionismo, l'essere comunità è questo: crescere insieme e scambiarsi idee, pensieri, consigli e talvolta qualche piccola "sgridata", passatemi il termine.

Grazie a tutti i partecipanti al nostro convegno, dunque.
Grazie ad ASit per essere la mia "casa sociale".
Grazie agli amici per le emozioni.
Grazie a chi mi ha accompagnato nell'avventura.

Chiara

la_pratica_riflessiva_ASit
La Pratica Riflessiva nelle Professioni Sociali - Roma 2014


martedì 16 settembre 2014

Giovane Assistente Sociale si ferma a pensare....

Se è un blog di pensieri sociali, è ovvio che non sono solo i miei pensieri, ma quelli di colleghi e amici che hanno piacere di scrivere "due righe" e condividerle con chi avrà voglia e/o tempo di leggerle.
Ho conosciuto la ragazza che ha scritto il pezzo che leggerete qui sotto proprio grazie al blog, è una giovane collega, della Sicilia che, parole sue: «Ha deciso di restare!».
Per me è una scelta coraggiosa, per altri magari - forse - scellerata. Guardiamo al futuro e guardiamo il presente con uno sguardo di positività e viviamo la sua scelta come coraggiosa.
Come ogni scelta ha delle conseguenze...Roberta le descrive così.

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Capita di fermarsi a riflettere soprattutto quando il tempo libero diventa improvvisamente troppo … dopo anni trascorsi a studiare fino a tarda notte, 2h di bus al giorno e tanti sacrifici…l’esultanza dopo la laurea, quella più forte dopo l’abilitazione…ti ritrovi ferma, e non capisci se sei lì ad aspettare il VIA o sei ferma dietro una barriera che nessuno vuole alzare, con la testa che viaggia in cerca di perché
Quando scelsi la facoltà di Scienze del Servizio Sociale lo feci con coscienza,lo feci perchè avevo scelto di restare. Non solo per me stessa che amo questa terra più di qualsiasi cosa, ma anche per gli altri, per chi ha necessità di aiuto,per chi non ha la forza di chiederlo,per chi non conosce la professione,per chi pensa ancora che l'assistente sociale sia "ladra di bambini",per sensibilizzare la gente alla solidarietà ma soprattutto alla conoscenza. Le mie esperienze di tirocinio mi hanno fatto toccare con mano realtà crude e dolorose, e molte volte, senza nasconderlo,mi son chiesta se davvero un professionista possa addossarsi così tanto peso. Ho studiato che esistono le reti, la possibilità di lavorare insieme,di cooperare in equipè multidisciplinare in cui non esistono gerarchie...ho visto che in realtà non è proprio così.
 Oggi cerco,con pazienza e senza pretese,di poter svolgere la mia professione ma soprattutto di poter fare esperienza. Mi chiedo perchè mai in un territorio così tanto bisognoso gli Assistenti Sociali debbano essere così pochi,quasi come "non previsti",lavoratori di serie b...ma scherziamo? Chiedo alle mie colleghe di farci sentire,scappare in cerca di lavoro può andar bene, ma quando torneremo? cosa sarà rimasto??di noi, ma soprattutto di chi chiede aiuto e non riceve risposte.... ‪#‎AMAREZZA‬#

Roberta Virzì,23 anni,Assistente Sociale Sicilia

giovedì 4 settembre 2014

"Tu chiamale, se vuoi, emozioni". Il pianto.

E' mattina.
Una mattina come tante altre, di lavoro.
Entri in macchina, giri la chiave, inserisci chiavetta usb perchè senza musica è difficile viaggiare e...parti!
Non si può sapere cosa in una giornata può accadere, cosa ci aspetta; a fine giornata possiamo tirare le somme e riflettere, ragionare.

Ad inizio giornata si deve vivere!

Arrivi al lavoro. Esci dalla macchina e la chiudi, prendi le borse la schiscetta e apri la porta dell'ufficio.
Ci si guarda attorno e si cerca di capire da che parte iniziare.

Pronti...partenza... via!

Il nostro lavoro è denso di emozioni!
E' un turbinio di emozioni che devono essere afferrate ed analizzate.
Lasciarle lì a morire, oppure ignorarle non serve a niente, non permette di crescere e comprendere.
Quindi tendiamo la mano ai nostri movimenti di pancia, cuore e mente.

Oggi l'emozione che ha predominato è il pianto.
Non mio, io da qualche anno a questa parte, è vero, ho la lacrima un pò più facile, ma quest'oggi non ero io a piangere, non ero in difficoltà e non ero io a soffrire.
Sappiamo bene, però, quanto spesso abbiamo a che fare con "difficoltà", "sofferenza" e "dolore".
E' necessario capirli e farli capire.
Gestirli e non farci sopraffare.

Il pianto, silenzioso di quella donna che quando mi ha parlato dei suoi bambini e dei sacrifici che deve far fare loro...

Il pianto di quell'uomo, anziano, che guardando negli occhi la figlia provata dalle vicende famigliari, si è lasciato andare, impotente...

Ti senti estranea, fuori luogo, inopportuna ed invadente.
Gli occhi pieni di lacrime cercano, in te, speranza, coraggio ed un aiuto concreto.

Conciliare quei due sentimenti, quelle due posizioni non è impresa facile.
Ricordiamo di essere umani e che non è un tavolo, una scrivania, una sedia od un vetro a far scomparire quella dimensione.

E' fine giornata, ho provato a tirare le somme.

Chiara


mercoledì 3 settembre 2014

Se il verde è il colore della Speranza...(qualche "strumento" utile per l'Assistente Sociale)

Il verde è anche il mio colore preferito, ma può essere considerato un dettaglio. 
Andiamo con ordine.

Verde, dal latino  vìrdem che significa "vivo", "vivace" e rappresenta - indubbiamente - la natura e che, leggendo un pò di articoli sparsi nel web, riporta alla rinascita ed alla propria autostima.
Non volendo addentrarmi sul significato nè etimologico nè lanciarmi in un discorso proprio della cromoterapia, per chi fosse interessato lascio un articolo in merito, basta cliccare qui per poterlo leggere.

Quello che a me interessa è che essendo il mio colore preferito, cerco di circondarmi di vede, di scrivere (quando mi è concesso) con una penna verde, perchè, per me, il verde ha in sè una luce che esalta e risalta.
Oltre a scrivere con la penna verde, anche tutti gli strumenti operativi, che uso quotidianamente sono verdi, ed è qui che entro nel "vivo" del post, e sono anche degli strumenti - e non solo semplici oggetti - che (secondo me) un assistente sociale dovrebbe avere (quasi) sempre con sè.

- Agenda: da utilizzare il più possibile, da consultare e da tenere in ordine ed aggiornata, sarà ed è la nostra memoria. Per appuntamenti, per riunioni, per annotare qualche appunto di cui ne abbiamo "al volo" quando siamo fuori dall'ufficio e non abbiamo altro modo per recuperare quelle informazioni. Mai eliminare un'agenda a fine anno, mai!! Può tornare sempre utile gli anni successivi, è la nostra memoria e, sicuramente, non mente.

- Matita: meglio se micro mina, così non dobbiamo temperarla. Perchè una matita? Perchè in caso di errore si può cancellare senza grossi problemi, soprattutto sulla nostra agenda! E' necessario avere con sè - sempre - qualcosa con cui scrivere...non si sa mai!

- Schiscetta: non abbiamo i ticket, non abbiamo buoni, non abbiamo la mensa intera?? E' necessario portarsi il pranzo da casa. sia che voi sieate pessimi cuochi come me e dovete prendere tutto già confezionato, sia che siate cuochi provetti. E' fondamentale non dimenticare il cibo. Abbiamo bisogno di mangiare, di prenderci quella mezz'ora (chi può un'ora) per poter mangiare e rilassare la mente.

- Acqua: non solo per il pranzo, ma anche durante la giornata. Sui benefici dell'acqua non mi dilungo, ma avere dell'acqua ci può sicuramente aiutare. Le nostre cellule hanno bisogno di nutrimento!!

- Cuffie: viaggiando molto ( per tutti gli appuntamenti segnati in agenda) è necessario poter o dover comunicare quando si è in auto, ecco quindi che il cellulare insieme alle cuffie diventano necessari.

Sicuramente anche altri oggetti (e strumenti) sono utilissimi nel nostro lavoro, ma soffermandomi ed osservando quello che tutti i giorni viaggia con me, questo è quello che mi sento di condividere.

E se il verde è, veramente, il colore della speranza...sappiamo quanto anche questa sia un ingrediente utile nel nostro lavoro. Sia per noi, come professionisti, precari, in attesa di trovare un lavoro o prossimi alla pensione, sia nei confronti dei cittadini. Sincerità al primo posto, ma mai perdere la speranza e, quando è possibile, infonderla insieme ad una buona dose di coraggio!

Chiara



venerdì 25 luglio 2014

Viaggiando, viaggiando...arriva il "Ludobus"

La settimana scorsa ero nelle Langhe in occasione della manifestazione culturale "Collisioni", ma non è di questo che voglio scrivere, ma bensì del "Ludobus" e delle attività dell'Associazione R.E.S.P.I.R.O.

"Ludobus" - Associazione R.E.S.P.I.R.O.
Arrivando nella piazza principale di Alba vengo accolta da sagome di legno di burattini", nella serata si sarebbe tenuto uno spettacolo, di marionette, molto divertente.
Allargando, però, lo sguardo, vedo la piazza interamente occupata da giochi e da bambini intenti a capire le modalità e a divertirsi.

Non nascondo di aver voluto diventare piccola, per solo 5 minuti....e giocare insieme a tutti i bimbi.
Non potendo, decido di passeggiare fra i giochi, di osservarli, di sentire i commenti dei bambini e dei genitori.

Il clima che regnava in quella piazza era sublime, nessuno urlava, nessuno piangeva e nessuno litigava.
Tutti sperimentavano quello, piuttosto che l'altro gioco.

Non erano nè "Nintendo", nè "X-box" nè altri giochi simili, erano i giochi, che a noi piace chiamare "di una volta", ma, che di moda, non passano mai.

C'era la sagoma di un personaggio di un cartone con diversi buchi e ciascuno aveva un punteggio, bastava solo fare "centro";
c'era il flipper che non suonava e non aveva luci folgoranti, ma aveva biglie e chiodi per disegnare gli ostacoli o stabilire il punteggio;
c'era un asse di legno su due copertoni ed un bastone con all'estremità due cuscini;
c'erano i mattoncini, c'erano le biglie;
c'era una bicicletta da pedalare al contrario ed un piattino girevole, lì si poteva disegnare pedalando!!

C'erano i colori! C'erano i sorrisi! C'era il mettersi alla prova e c'era il giocare insieme!

Questi giochi, caricati sul "Ludobus" vanno a "spasso" in cerca di spazi aperti e di bambini pronti a giocare, a sperimentarsi e prendersi il loro spazio, lo spazio del «gioco».

Ho scritto, all'inizio, che non posso tornare bambina, ma posso giocare.
Posso sedermi in terra e creare un percorso alla biglia che tengo in macchina (regalo di una bimba, neanche a farlo apposta).
Posso prendere i mattoncini e farne opere meravigliose, distruggerle e rifarle....all'infinito.

Io posso, noi tutti possiamo.
Non sono un genitore, ma lo fossi il mio bambino lo porterei di corsa arrivasse il "Ludobus" nella mia città.
Abbiamo perso il senso del «gioco», il significato dello «stare insieme», siamo catturati da schermi touch e video games.

Prendiamo in mano una corda e....saltiamo.
Prendiamo un gessetto e disegniamo in terra "la settimana" e saltiamo.

Concludo sottolineando che il piacere di quella piazza erano i sorrisi dei bambini e l'armonia che regnava. Da molto non trovavo un clima così e grazie a "Ludobus" e l' Associazione R.E.S.P.I.R.O. l'ho rivissuto.