mercoledì 31 dicembre 2025

Caro amico ti scrivo, così...

 ...mi distraggo un pò.

Che fatica questi ultimi giorni ma, come me, tanti si sono ammalati, perciò, proprio per distrarmi, non voglio "tirare le somme" del 2025, lo sai che con la matematica non vado d'accordo, voglio solo guardare un pò, di lato, quello che è accaduto e ringraziare.

Grazie a quel gruppo di persone che, ogni giorno, mi supporta e mi sopporta. Abbiamo affrontato una sfida grande, io ho sofferto e "ne son rimasta sotto", si è visto, chiaramente. Nonostante questo, però, quel gruppo di persone si è affidato a me, consapevole e rispettoso e io mi sono lasciata andare, inconsapevole e speranzosa. I risultati si sono visti, non nelle fotografie a futura memoria, ma nei nostri sguardi, nel nostro modo di essere gruppo che ancora cambierà, crescerà, cadrà ma, son certa, ha un bagaglio che contiene gli strumenti per tirarsi sù.

Grazie a me, a me che ho deciso che mi dedicavo alla mia salute mentale, son stata male, malissimo Mi è tremata la terra sotto i piedi e io, a un certo punto, non sapevo più chi ero e da che parte andare. Ho dovuto chiudere, ho dovuto spegnere, ho dovuto far appassire. Però, grazie, perché in quelle sudate (sedute che dir si voglia), io provo a migliorare, crescere e stare meglio. 

Grazie a me, a me che all'alba dei 40 anni mi sono iscritta all'Università e ancora non ho capito se la strada sia giusta, sia in salita o solo con qualche curva, ma una persona cara mi ha detto: "vedrai che costruirai un castello con tutti questi mattoncini". Voglio crederci, ho bisogno di crederci.

Grazie a tutte quelle persone che ho incontrato grazie al lavoro che faccio: bambini, genitori, nonni, parenti, avvocati, giudici, vicini di casa e ancora insegnanti, amministratori comunali, medici... Queste persone mi ricordano il motivo per cui credo nel lavoro che faccio, mi ricordano che non c'è una sola via, ma che il percorso lo costruiamo insieme e, qualche volta, ce la si fa anche!! 

Grazie a mia mamma: la mia sostenitrice numero uno, ma anche il mio "disastro" numero uno. Lei crede in me come nessun'altro e non so se sia l'amore di mamma, o la capacità di vedere quello che realmente c'è, ma proprio per questo non voglio deluderla. In passato, qualcuno, ha creduto che io le avrei rovinato la vita e questo veleno, che è entrato fin dentro le ossa, ha trovato un antidoto naturale e quindi: "spiaZe" aver deluso le vostre previsioni.

Grazie al mio compagno di vita. Non te lo dico mai, ma io sono grata alla vita per averti al mio fianco, perché diversamente io sarei persa e non so bene in che stato. Sono una persona difficile, fastidiosa, paranoica e noiosa, ma tu non hai mai ceduto. Siamo ancora qui e cerchiamo di rimanere saldi che qui i tempi sono duri, ma quelle poche certezze regalano un sorriso e danno la forza di andare avanti ogni giorno.

Ora mi affaccio al 2026 e voglio solo guardare un poco indietro, di lato e sorridere.
E ora guardare dove sono, sentire la terra sotto i piedi e provare a essere orgogliosa di me, d'ora in poi....



lunedì 1 dicembre 2025

Che differenza c'è fra "dolore" e "sofferenza"?

In questo mio lungo periodo di assenza e, soprattutto, di silenzio ho riflettuto molto su quale differenza ci fosse fra "dolore" e "sofferenza" perché, entrambi riconducono allo "star male". 

Il dolore, forse, è qualcosa di più fisico, una risposta - talvolta immediata - a uno stimolo esterno; la sofferenza mi porta a pensare a qualcosa di più ampio che può includere il dolore, ma è, per me,  un'esperienza più profonda e complessa (anche prolungata nel tempo) che va a toccare "corde" che non sapevamo potessero suonare...come quando decidiamo di fare sport e diciamo "scopro muscoli che non sapevo di avere".

Ho attraversato e sto attraversando un periodo, quindi, di sofferenza, costellata da dolori, (e no, non solo perché invecchiando!) che mi ha costretta a fermarmi, a mettere quasi tutto il mio mondo in stand by e provare a darmi risposte. 
Tutto questo, ovviamente, non da sola e non in fretta. 

Con un accompagnamento professionale e tanta fatica emotiva e fisica da parte mia.

Ho provato a dare una forma alla "sofferenza" e l'ho più volte immaginata come un cuneo di colore nero, nel quale, però, non si sta scomodi, a volte stretti, ma non scomodi. 
Al nero, all'oscurità ci si abitua, alla fatica di non vedere chiaramente, forse è proprio il "nero" a essere così bravo da avvolgere e tenere lì, fermi, immobili e, all'inizio, senza alcuna voglia di cercare la famosa "luce in fondo al tunnel".

C'è, sappiamo che c'è! 
Troviamola.
Da soli è di un faticoso, ma di un faticoso che le energie vengono disperse in breve tempo e lo sforzo non è valso, non è servito.

Insieme, con chi ha realmente le capacità e le competenze , è possibile. 
Si accende una fiammella, debole. Si spegne subito. Però, ora, c'è chi può provare a riaccenderla e darle forza, per continuare a illuminare e sconfiggere il cuneo nero.

Dico sovente che è processo, che per comprendere qualcosa è necessario attraversalo, viverlo con tutte le scarpe, diversamente possiamo avere solo ed esclusivamente o una conoscenza parziale, o teorica.

Quanto è difficile ammettere di aver bisogno?
Quanto è difficile esplicitare di essere vulnerabile?
Quanto è difficile accettare qualcosa che viene messo "nero su bianco
".

Siamo umani, lo sento dire sovente e, talvolta, a sproposito. 
Siamo umani ma, ci dimentichiamo che cosa voglia dire. 
Siamo umani ma, pretendiamo dagli altri qualcosa di sovraumano.

Siamo umani e il mio (bellissimo) lavoro me lo ricorda tutti i giorni, ci sono giorni dove quel "nero" avvolge le vita, avvolge i pensieri e ci sono giorni dove vi è luce, allegria, potenzialità e speranza. 
Siamo umani e il mio (bellissimo) lavoro mi ha fatto capire che se io "predico bene" devo "razzolare altrettanto".

Il "nero" che, ora che ci rifletto, viene ripreso anche in una canzone di successo di Fedez, avvolge, stringe, tinge qualsiasi cosa si avvicini e lo macchia, lo indebolisce. E' molto forte, ma è possibile affrontarlo, scoprendo lati di sè inediti, ricevendo risposte a domande annose, scoprendo che è possibile respirare e non sempre vivere in apnea.

La cosa importante è crederci e impegnarsi.
Io ho deciso di impegnarmi e sarà, come lo è stato fino a ora, faticoso, ma la fiammella brilla e ricordiamo che: "i semi germogliano nell'oscurità".



Chiara