martedì 19 maggio 2015

"Ricostruire dal deserto" - Paolo Giordano

Questa mattina presso il Centro Incontri della Regione Piemonte a Torino si è svolta una giornata di approfondimento sulla DGR n. 15-7432 del 15 aprile 2014 “Approvazione di indicazioni operative per i servizi inerenti i luoghi per il diritto-dovere di visita e di relazione (cosiddetti di luogo neutro).

Dopo i saluti delle Autorità ha preso la parola Paolo Giordano, lo scrittore del famoso romanzo "La Solitudine dei Numeri Primi".

Ho trovato originale l'idea di coinvolgere uno scrittore del calibro di Giordano per aprire una giornata densa come quella appena trascorsa. 
L'originalità non è tutto, però. 
Giordano è stato molto bravo perchè è riuscito ad introdurre un argomento così specifico e delicato con un suo scritto dal titolo "Ricostruire dal deserto", testo  non tecnico, ma sicuramente interessante, 
Non ho trascritto l'intera lettura, ma alcuni passaggi fondamentali che mi hanno particolarmente colpita.

"Maggiore è l'affetto che ci lega, maggiore è la paura di rivedersi. E' una paura incontrollata".

E' necessario "allenare al ritrovarsi"

"Intendo i luoghi neutri nel senso più poetico del termine, come sinonimo di equilibrato"

"Li immagino come piccoli deserti racchiusi fra le mura, non una zona morta, ma in attesa di vita, un luogo potenziale di vita che può rigenerarsi"

"Non avere un'immagine triste di luogo neutro. Gli operatori sono sorveglianti neutrali fra genitori complicati e figli"

Conclude con una citazione di Jung "il sale dell'amarezza trasformato nel sale della saggezza"  riferendosi al perdono ed all'esperienza dello stesso.

Ho apprezzato davvero la metafora del deserto, ho apprezzato le sue parole ed il racconto personale che ci ha regalato. 

Una parola su tutte ha predominato "ri-connessione" e credo sia la parola che meglio può "disegnare" quanto è stato detto questa mattina. Non voglio aggiungere altro perchè tutto quello che oggi è stato detto, per quanto  mi riguarda, deve sedimentare e prendere una forma.

Chiara

Dimenticavo..."sicuramente questa non sarà una giornata da scotomizzare"

lunedì 18 maggio 2015

...il valore delle piccole "cose"

Ci sono giorni dove mi guardo dentro, mi guardo attorno e...

Oggi è uno di questi giorni.

...e mi chiedo se sto facendo i passi giusti;
...e mi chiedo quanto tempo ho perso;
...e mi chiedo quanto tempo mi resta;
...e mi chiedo quanto tempo invece avrei dovuto dedicare;
...e mi chiedo cosa mi resta;
...e mi chiedo se essere quella che sono vale qualcosa;
...e mi chiedo se quel sogno, prima o poi, si farà afferrare... e ancora tanti se.

L'orologio, puntuale, segna ora dopo ora.
Il tempo corre ed io cerco di stargli dietro, ma non sono certa di avere l'allenamento giusto.

Lo specchio, sincero, mi ricorda che qualche ora di sonno in più mi farebbe bene.
Quella ruga di troppo, l'occhiaia più colorata del previsto.

Sto faticando, perchè negarlo?
Talvolta sto sveglia fino alle 2 di notte per capire come scrivere una cosa, oppure come preparare un colloquio, o cercare di affrontare al meglio una situazione.

Non si finisce mai di imparare ed ogni giorno è una scoperta, una prova, una delusione o...una soddisfazione.

E' a loro che voglio dedicare questo post... non era l'idea originaria (erano le frustrazioni), ma mentre sto scrivendo ho pensato a quei piccoli tasselli che, magari non tutti i giorni, compongono il mio percorso professionale.

Devo dare ragione a chi dice che sono le piccole cose ad avere un gran valore, eccole davanti a me.
Devo imparare a riconoscerle meglio, ci sono...non hanno un cartello luminoso attaccato, ma aspettano di essere trovate.

Esistono e di loro mi devo nutrire.

Chiara

venerdì 1 maggio 2015

1 maggio - Festa dei Lavoratori

Paolo Petrucci. Presidente Cooperativa Animazione Valdocco

Oggi, come ogni anno, in Italia ed in alcuni paesi del mondo si festeggia il "1 maggio".

Ieri sera i telegiornali hanno voluto celebrare questa festa con alcuni dati disarmanti quando allarmanti: la disoccupazione tocca la soglia del 13% (dati Istat). La disoccupazione giovanile è oltre il 43%.

Trovo questi dati spaventosi.
Leggo gli articoli inerenti a questa notizia e rimango attonita.
Rifletto e penso che è la festa dei lavoratori.

Questa festa richiama le battaglie operaie e delle conquiste ottenute.

Negli anni passati si lottava per avere condizioni di lavoro più umane, veder riconosciuti i diritti dei lavoratori, ai giorni nostri si lotta per avere uno "stralcio" di lavoro o per tenersi quello che si ha con le unghie e con i denti.
Sempre di lotta si tratta. Di resistenza.

Mi confronto con amici, con conoscenti e con studenti e spesso quel velo di tristezza e speranza oramai venuta meno prende il sopravvento.

Incertezza verso il futuro.
Avremo mai una famiglia?
E la pensione?
E...se sto a casa un giorno, che succede?
La paga è troppo bassa, non è corretto?
Lavoro anche in nero, la bolletta la devo pagare.
Faccio tre lavori che, però, non ne fanno uno.

Sono discorsi tristi e, forse, troppo pesanti per un giorno di "festa", ma è bene ricordare anche questo lato della medaglia.

"L'Italia è una Repubblica fondata sul lavoro" recita la nostra Costituzione, credo che tanti ancora credono a quelle, penso che sia necessario supportare queste persone.
Dal Governo fino al piccolo imprenditore.
Dallo Stato al datore di lavoro.
E' necessario guardarsi attorno e ri-scoprire il valore di coloro che hanno voglia di lavorare pur di sentirsi "uomini" o "donne".
E' doveroso nei confronti del nostro Paese creare le condizioni per poter uscire da una situazione così dura e risorgere.

Lo dobbiamo ai nostri figli, lo dobbiamo a noi che siamo il presente e lo dobbiamo a chi, nel passato, ha lottato.

Io oggi "festeggio" da lavoratrice, ma credo sia necessario "festeggiare" tutti i giorni una tale ricorrenza, perchè il lavoro nobilita l'uomo... ci credevano Darwin e Marx e ci credo anche io!

Chiara


domenica 19 aprile 2015

19/04/2015 - Almeno 700 morti in mare "E' una delle tragedie più grandi"



Inizio questo breve articolo con le parole di Miura con "Casa mia", perchè non trovo con facilità le parole, ma quelle poche che riesco a scrivere è importante, per me, far sì che restino.
Mi alzo questa mattina e vengo a sapere della strage nel Canale di Sicilia. L'ennesima.
Circa 700 persone hanno perso la vita.
28 i superstiti, secondo il "Messaggero.it"

Non sono riuscita a dir altro che "Oddio mio!", sconvolta.

Secondo l'UNHCR  e Amnesty International questi sono i "dati": "Dal 1988 al 2014, 21.344 persone sono annegate nel Mediterraneo mentre cercavano di raggiungere l'Europa. Nel 2011 il numero dei morti è stato di circa 1500, nel 2012 di circa 500, nel 2013 di oltre 600. Dal I° gennaio al 15 settembre 2014, sono annegati oltre 2500 esseri umani, più di 2200 dei quali solo tra giugno e settembre. Quasi il 2% delle persone che hanno intrapreso un viaggio nel Mediterraneo nel 2014 è annegato. È noto il tragico numero dei migranti morti nel Mediterraneo nel 2014, perché è stato l'anno più nero per la spaventosa scomparsa di bambini, donne e uomini in quelle acque, come tutti i migranti, morti per non morire di guerra o di fame  o di violazione dei diritti politici e umani".

L'ho già scritto non ho molte parole, se non ricordare a me stessa che quei numeri sono vite umane e che restare indifferenti non è più possibile. 


"Non si può fare ricorso a misure deterrenti per fermare una persona che è in fuga per salvarsi la vita, senza che questo comporti un ulteriore incremento dei pericoli in cui incorre", dichiara Antonio Guterres, Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati. "Vanno affrontate le reali ragioni che stanno alla base di questi flussi, e ciò significa guardare al motivo per cui le persone fuggono, ciò che impedisce loro di cercare asilo con mezzi più sicuri, e che cosa si può fare per reprimere le reti criminali che prosperano in questo modo, proteggendo al tempo stesso le loro vittime. Significa anche avere sistemi adeguati per far fronte agli arrivi e per distinguere i veri rifugiati da coloro che non lo sono". 



Chiara

mercoledì 25 marzo 2015

A fine giornata devo riflettere e mi racconto

Oggi è stata una giornata "strana", intensa e ancora non sono riuscita a chiederla fuori dalle mie quattro mura verdi.

Mi vien da sorridere oggi, 25 marzo, è il giorno in cui, 4 anni fa, mi laureavo!
Avevo un sogno e, finalmente, lo stavo abbracciando.

Oggi, per puro caso, mi sono ricordata che "uh, maaaa è il 25 marzo" ed ho sorriso ad ampia dentatura.
Poi...la giornata ha preso una piega particolare.

Scadenze.
Telefonate.
Rifiuti.
Confronti.
Imprevisti.
Fare tardi.
Pensare.
Riflettere.
Telefonare ancora.
Prendere appuntamenti.
Tenere duro!

Era quello che volevo!

E lo è ancora. Lo è sempre più.

Volli, sempre volli, fortissimamente volli.

Alzo lo sguardo e ho un'intera mensola dedicata ai libri di Servizio Sociale, sopra c'è la mia pergamena incorniciata.
Se mi volto ci sono i libri dell'Università, di lettura personale per approfondire e libri del master.
Sono avvolta, piacevolmente, dal mio sogno.

A volte, però, cala quel velo di nebbia che mi mette davanti allo specchio.
Che mi porta a fare un esame di coscienza.

Talvolta pecco.
Altri giorni lavoro meglio.
In alcuni casi sono molto sicura.
In altri cerco un porto sicuro e, fortunatamente, lo trovo.

4 anni fa mi veniva riconosciuto il titolo di "Dottoressa in Servizio Sociale", oggi sono Assistente Sociale e, nonostante, le fatiche, i momenti di sconforto, di sfogo e di incertezza...nessuno e neanche io ho il diritto di intaccare il mio sogno, la mia professione e quello che sono.

E' stata una giornata dura, dove - davanti a quello specchio - ho ammesso debolezze e fatiche.
Punti di forza sui quali fare leva.
Concludo in musica... dove trovo conforto!



Chiara

venerdì 20 marzo 2015

Marzo 2014 - Marzo 2015 : Bilancio di anno

E' passato un anno.
Da quando?

Da marzo 2014 quanto tutto è cambiato.
Il 2014 è stato un anno di svolte, di decisioni prese sacrificando il sonno per essere certa di quello che volevo, di sacrifici, di stanchezza mentale e fisica, di grandi soddisfazioni e nuove amicizie.
Unico comune denominatore? Il mio trolley rosso.

Un trolley pieno di speranza, di sogni, di obiettivi, di traguardi, di lacrime e di sorrisi. Di biscotti e di regali. Di libri e tanti vestiti.


Dopo un anno è logoro. Su e giù dai treni. 
Trascinato sui marciapiedi.
Caduto diverse volte per gli strattoni dei mezzi.
Una volta...calpestato!


Da marzo 2014 sono cambiate tante cose, ed io, sono cresciuta.
Non perchè ho un anno in più all'anagrafe, ma perchè ogni esperienza qualcosa ti lascia, in positivo o in negativo.

Sono stata eletta Consigliere dell'Ordine degli Assistenti Sociali Regione Piemonte. Sì, proprio io. Mi sono guardata allo specchio, non potendo guardare in viso tutti i colleghi, e ho detto: Grazie!
Un mondo nuovo, responsabilità nuove, meccanismi da apprendere e progetti da realizzare. 
Sfide da affrontare e la professione ed i colleghi da rappresentare, tutelare e promuovere.


Sono stata ammessa al "Master in competenze interculturali. Formazione per l'integrazione sociale". Lo desideravo, mi affascina l'intercultura e ci credo fermamente. 
Un gruppo, il nostro, caciarone e pronto a festeggiare ogni occasione.
Non perfetto, non esiste un gruppo perfetto, ma un buon gruppo che mi porto nel cuore.


Ho cambiato lavoro. Desideravo anche questo e mi ricordo perfettamente le parole che dissi a colei che mi ha fatto il colloquio. Non le riporto, ma il mio era un bisogno, un'esigenza quella di cambiare lavoro ed essere un'Assistente Sociale, fare l'Assistente Sociale a tutti gli effetti. Non solo quando all'organizzazione fa comodo. Le sono grata ogni giorno.


Sono stata un'assidua frequentatrice di treni regionali veloci, di Freccia Rossa ed Italo che, nonostante tutto, anche questi ultimi hanno avuto ritardi. Ho vissuto un anno "in ritardo", correndo su e giù, trascinando il mio trolley rosso, ma quando mi sedevo...
Osservavo volti, talvolta sonnecchiavo o leggevo. 
Mi perdevo nei paesaggi ascoltando musica.
Scambiavo quattro chiacchiere col vicino.
I viaggi in treno sono l'esperienza più sociale che ci sia.


Ultimo, ma non meno importante. Ho affrontato la mia paura (folle) di parlare in pubblico
Come? Facendolo! Con i consigli di chi mi sta accanto da tanti anni.

Prima Torino, poi Biella, poi in Campidoglio, poi Novara, poi Milano.
Grazie a questo ho scoperto quanto è bello ed importante interagire con chi ti ascolta. Guardare negli occhi ed essere convinti di quello che si sta dicendo. Non per "vendere" il proprio pensiero, ma perchè questo crei dibattito e conoscenza reciproca.

Il mio trolley rosso, ora, merita una lavaggio, ma non un lungo riposo.
Io non merito null'altro, sicuramente devo ringraziare tutti i giorni, dimostrare sempre ed essere coerente con ciò che sono e dico di essere...

Chiara

domenica 8 marzo 2015

8 marzo - Festa internazionale della donna

8 marzo 2015!
Sappiamo tutti, uomini e donne, a cosa si riferisce questa data, trovo necessario, però, scriverne il senso, le radici storiche, perchè più che festeggiare è necessario riflettere.
Grazie a questa ricorrenza si celebrano i diritti e le conquiste sociali che le donne sono riuscite ad ottenere nel corso del tempo.
La prima "festa della donna" venne organizzata nel febbraio del 1909 su iniziativa del Partito Socialista Americano per manifestare in favore al diritto di voto femminile; in quel periodo solo i partiti socialisti, riuniti per il congresso internazionale, lottavano per il diritto di voto delle donne.
L'anno successivo, 1910, venne accolta la medesima iniziativa, durante il congresso delle donne socialiste a Copenghen.
Nel 1921 viene scelto l'8 marzo come unica data, ricordando la manifestazione delle donne contro lo zarismo nel 1917.
Nonostante fosse stata scelta una data, fino 1977 i paesi del mondo hanno celebrato questa ricorrenza in giorni diversi, fino a quando l'Assemblea generale delle Nazioni Unite nel dicembre di quell'anno, con la risoluzione 32/142, ha proposto ad ogni paese di dichiarare un giorno all'anno la "Giornata delle Nazioni Unite per i diritti delle Donne e per la pace internazionale".
Da quel momento in poi, ogni Paese, ha l'occasione di ricordare non solo le battaglie che dalle donne sono state vinte, ma anche quelle ancora da vincere.
Voglio spendere ancora due parole sul simbolo di questa giornata: la mimosa. 
In Italia, in occasione della fine della guerra, nel 1946, si festeggia la "festa della donna" e questa data che viene scelta su idea di tre donne italiane Teresa Noce, Rita Montagnana e di Teresa Mattei (partigiane, femministe e rispettivamente la prima eletta nell'Assemblea Costituente, la seconda eletta in Assemblea Costituente e successivamente Senatrice e la terza la donna più giovane eletta in Assemblea Costituente con funzione di Segretario dell'Ufficio di Presidenza).

Come ogni ricorrenza per me sono importanti il senso ed il significato, più che la sfrenata ricerca al mazzetto di mimosa o del regalo più bello.
Non è il consumismo a dimostrare quanto la società tutta rispetta le donne, ma sono le azioni, i modi di agire, le immagini utilizzate dai giornali, l'applicazioni delle leggi e così come tanti altri piccoli gesti quotidiani.
L'8 marzo, dunque, deve essere un monito, un'occasione per riflettere perchè le battaglie che le donne, anzi che la società in favore delle donne deve compiere sono tante, proprio perchè non devono essere più battaglie, ma diritti. Non devono essere lotte, ma rispetto che viene dato a prescindere.

Il pensiero mio di oggi va a tutte quelle donne che sono state uccise, ferite, violentate, umiliate, vittime di tratta. Alle donne che disperate cercano aiuto e quella richiesta viene sottovalutata, alle mamme sole che devono farsi in 4 (ed ancora non basta) per tenere salda ed unita la famiglia. 
Alle donne che, come oramai sappiamo, subiscono torture per scappare da un paese che non sentono più come "casa" ed ancora a quelle donne che subiscono l'infibulazione o l'escissione del clitoride.
Il mio pensiero, però, va anche agli uomini
Uomini che ancora non hanno compreso il significato del rispetto, della parità e dell'uguaglianza.
Uomini che si credono in diritto di sottomettere, offendere e di far del male perchè l'altra persona è donna.

Ogni anno lo diciamo, lo leggiamo sugli articoli di giornale o sui social network: l'8 marzo non è un singolo giorno su 365, è tutto l'anno. E' tempo di rendere concrete queste parole.


Chiara






giovedì 26 febbraio 2015

Accogliere il dolore

Sul dolore ho già scritto, sia qui sul blog che ne "I miei respiri".

Trovo che sia un argomento delicato, di non facile esplorazione nè spiegazione.
Le forme del dolore sono diverse vanno da quello fisico, a quello più intimo e psicologico. A quello che riusciamo a manifestare e rendere, quasi, tangibile a gli altri, a quello che teniamo dentro, stretto e al buio, per i motivi più diversi.

Ci sono, poi, le reazioni che abbiamo di fronte al dolore.
Pianto. Silenzio. Stupore. Sudorazione. Crampi allo stomaco. Rabbia. Impotenza.
Non sempre da sole, a volte insieme.

Siamo fatti e viviamo di emozioni, l'ho scritto più volte, dobbiamo viverle, capirle ed elaborarle per correttezza nei nostri confronti e di chi si è rivolto a noi per cercare aiuto o sostegno.
Sono anche certa che il contesto, le esperienze passate ed il carattere possano aiutare a gestire sia il dolore (proprio ed altrui) sia quello che ci provoca.

Non c'è un manuale, le istruzioni non le hanno incluse nella confezione. Per fortuna!
Abbiamo noi stessi, le nostre capacità e la nostra umanità.

.... 
entrano nell'ufficio.
Madre e figlia.
Osserva la donna più anziana è provata, è stanca, ha un colorito che tende al pallido, spalle grandi ma ricurve, la fatica le si leggeva in volto e le parole, trascinate, hanno reso ancor più chiaro un quadro già limpido.
Poso lo sguardo sulla donna più giovane, madre a sua volte di due bambine. Ha un viso più disteso, ma il labbro tradisce (l'apparente) tranquillità. 
Il marito, il padre (il nonno) è malato. Gravemente malato, soffre e le patologie che ha non sono curabili.
Negli anni le sue condizioni sono degenerate, ma la famiglia non ha perso un colpo e sempre si sono occupate dell'uomo. Ha smesso di parlare, di camminare, ed infine, di essere autosufficiente.
Non lo hanno lasciato "è mio marito. Siamo venuti al Nord per stare meglio e lavorare e guardi che cosa ci è successo?"
Voce roca, lacrime trattenute e sospiri da levar il fiato da quanto erano carichi di sofferenza.
"Non posso lasciarlo, io so cosa vuole mangiare, che gesti può fare e cosa significano. Sono la moglie, ma sono stanca, signorina, sono stanca, Non ce la faccio più, i muscoli non mi reggono più. Non lo voglio lasciare".

Il pianto. Suo e della figlia, silente.
....
Io mi sono sentita come se mi avessero fatta salire su una giostra che ha preso velocità troppo in fretta.
Ho deglutito e cercato di capire, cercato di accogliere il dolore, sebbene neanche con le migliori intenzioni potevo capire appieno.
Dovevo scendere da quella giostra ed esserci.

Uscendo mi hanno ringraziata.
Non so neanche il motivo di quel "grazie, grazie eh signorina, grazie".
Non piangevano più, solo qualche singhiozzo.

Ed io?
Nonostante questo sia accaduto qualche mese fa ancora ci penso.
Devo pensarci per restare.
Per esserci.
Per capire.

lunedì 26 gennaio 2015

Giornata della Memoria 2015 - Riflessioni

Ogni anno dedico un post a questa giornata, cercando di dare un taglio diverso.
Un anno ho raccontato un episodio della mia famiglia, un anno ho dato dei dati, quest'anno voglio fare un affondo sul senso di questa giornata. Pare inutile, ma guardando il mondo che ci circonda è più che necessario.

27 gennaio 1945, settanta anni fa e l'esercito russo entrava nel campo di concentramento di Auschwitz svelando l'orrore.
Il primo "carico umano" arrivò nel 1940, la soluzione finale ebbe inizio: crudeltà, razzismo, follia e sadismo.
Chi mi conosce sa che ho un'attenzione particolare per questo argomento e che sono diversi i libri che ho letto e i documentari che ho guardato per comprendere quello che, nonostante tutto, ancora non sono riuscita a capire.
Ed è qui che nasce il mio affondo, dalla domanda delle domande.

Perchè?

Il perchè di quello che è avvenuto in passato, in qualche modo, hanno cercato di spiegarlo i libri di storia e questo non è compito mio, non adesso.
Ora, quello che mi preme capire è perchè la storia non ci ha insegnato nulla.

Dedichiamo giornate contro il razzismo, a favore dei diritti umani, siamo a favore della libertà di espressione, ma ancora si sentono espressioni del tipo: "negro di merda", "immigrato che ruba il lavoro", "essere gay non è concepibile", "i rom occupano le case...ladri!".
Leggiamo fatti di cronaca di ragazzi picchiati, persone con disabilità discriminate, morti in nome di un' ideologia.

E qui che mi chiedo...cosa è cambiato? Cosa c'è di diverso? Perchè ancora tutto questo orrore?
Forse non deportiamo le persone e non le riduciamo ad un nulla, ma mi chiedo perchè i tempi non sono ancora maturi per far un passo in avanti verso la maturità.

Conoscere la complessità e le diversità del mondo ed apprezzarle, non averne paura.
Conoscere e confrontarsi, senza ragionare per pregiudizi che non portano ad uno sviluppo.

Primo Levi si chiedeva, ci chiedeva:
"Considerate se questo è uomo che lavora nel fango, 
che non conosce pace, che lotta per mezzo pane.. [...] 
considerate se questa è una donna senza capelli e senza nome senza più forza di ricordare... [...]
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
stando in casa andando per via,
coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli... [...]"

Questo è il senso di questo post: ricordare quello che è stato, quanto dolore ha provocato e quanti danni ha creato e capire come fare per invertire il senso di marcia, anche solo nel nostro piccolo.

Lascio questo post con due link:

Una recensione di un film che consiglio a tutti di vedere: The Imitation Game

Una canzone dei Vallanzaska: "Lettera" - Vallanzaska

Un consiglio al cinema: La NexoDigital, in occasione della Giornata della Memoria, ho prodotto: " Himmler - L'uomo per bene". E' possibile vedere il film solo il 27 ed il 28 gennaio in alcuni cinema, qui l'elenco completo.

Chiara

domenica 25 gennaio 2015

Una riflessione dopo la puntata di "Presa Diretta"

Ho twittato e lasciato messaggi su Facebook questa sera, ma è necessaria una riflessione anche qui.

Noi Assistenti Sociali siamo stati nuovamente accusati, tacciati di pressapochismo, di valutare la povertà come un motivo valido per smembrare una famiglia e di trarne anche profitto.
Non voglio cadere nella polemica, ma una volta terminato il servizio sulla Danimarca e sui tagli ai fondi delle politiche sociali in Italia, devo assolutamente scrivere qualcosa.

Noi Assistenti Sociali siamo un "nodo istituzionale", siamo in prima linea e sappiamo quanta fatica faccia la cittadinanza ad andare avanti, entriamo in case spoglie, abbiamo a che fare con persone che non sanno più dove sbattere la testa, ma vanno avanti, rinunciano a tutto tranne che alla dignità.
Essendo lì, a diretto contatto con loro, spesso riceviamo insulti, veniamo aggrediti, il telefono che "trema" per gli urli che dall'altra parte cercano di arrivare dritti al nostro "punto debole".

Non incassiamo, ma cerchiamo di spiegare, di ragionare insieme e costruire un orizzonte condiviso.

E' questo, forse, che non basta!
Siamo la voce di chi ha fatica ad "urlare", siamo persone che sanno quali sono i diritti esigibili delle persone, siamo formate, studiamo e continuamente ci teniamo aggiornati per non scadere nel senso comune e nell'approssimazione, allora ecco che non dobbiamo accettare le condizioni che "Presa Diretta" ha elencato e messo in evidenza.

Dobbiamo lavorare in scienza e coscienza, sapere che in gioco non ci sono bruscolini, ma vite umane. Detestiamo il paragone coi medici, ma io lo trovo calzante. Il chirurgo taglia e causa un'emorragia, l'Assistente Sociale, che lavora in condizioni complesse e deve far i conti con risorse risicate, deve sapere che le sue parole, il bisturi del chirurgo, hanno un peso e sono strumenti potenti.

L'Assistente Sociale che ha scelto questo lavoro deve avere la forza e le capacità di agire ed interfacciarsi con i decisori politici, argomentando e spiegando il suo lavoro.

Il cittadino deve avere il diritto di avere fiducia nell'Assistente Sociale e non temerla.
Una signora, ad ottobre 2014 (lo ricorderò per un bel pò di tempo) si è seduta di fronte a me, era la prima volta che mi vedeva, mi guarda e mi dice: «Se ti racconto come stiamo tu mi porti via la bambina?», mi si è stretto il cuore, ma ho allargato il sorriso e scosso la testa.
Avremo così tanto lavoro da fare...se così fosse.

Sappiamo bene che il periodo storico non è dei migliori e sappiamo che noi abbiamo il dovere di incidere sul benessere sociale delle persone e delle comunità.

Ci insegnano ad essere creativi in tempi di crisi, credo che sia necessario affinare l'arte della conoscenza e non della creatività, conoscere quelli che sono i nostri diritti e come esercitarli sia la strada per veder migliorare il nostro paese.

Non sono una fan accanita di Fedez, ma in una canzone canta così:
«L'italiano fa casino durante il minuto di silenzio,
ma poi sta in silenzio per anni quando dovrebbe far casino.
L 'italiano per protestare in piazza aspetta che ci sia il sole,
il bollettino meteo guiderà la rivoluzione»

Cogliamo la provocazione e ragioniamoci su.

Ho una motivazione in più per amare il mio lavoro e far sempre meglio quello che ho scelto di fare nella vita!

Chiara