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lunedì 11 settembre 2023

E' il caos - RdC sospeso e le sfide quotidiane. Il sistema reggerà?

"Tu non capisci!"
"Lei non capisce!!"

Pochissimi attimi di pausa e il tono di voce si alza: "ma io come faccio????" 

Il tono della voce non si abbassa, la frustrazione ha il sopravvento su quella che chiamiamo "ragione".

"Come le pago io le bollette??" "Sì, ma io l'affitto come lo pago??" "Facile parlare con la pancia piena!!!"

Un respiro e forse neanche troppo velato, si prova a spiegare, a fare un po' di chiarezza su quel sistema del quale noi, sovente, diamo per scontati meccanismi e pensieri alla base. "Ma se io devo andare lì a fare il corso e non ho il reddito, come lo pago il biglietto??"

Difficile mantenere la calma quando le domande sono incalzanti, quando la rabbia è palpabile e i toni sono accesi, quando non uno, non due, ma tre o quattro persone nella stessa giornata riversano addosso a te, perché siamo noi "in prima linea", siamo noi ad accogliere e siamo noi a guardare negli occhi e siamo noi a dover gestire e contenere, sentimenti - legittimi - di collera e dispiacere.

Quel sistema non è chiaro nonostante le semplificazioni che si prova a fare.

"Io sono venuto qua e ho parlato con G.!!" "mi hanno detto di venire qui e lei non sa dirmi altro che aspettare!!!" "con l'INPS ho già parlato non serve a niente!".

Quel sistema, fra piccoli e devastanti messaggi, fra circolari e regole vecchie e nuove, forse, non è così chiaro neanche a noi, però, proprio perché ne siamo parte, possiamo trovare la strada e renderla accessibile a chi fatica a percorrerla.

Una volta trovata la strada, però, resta la quotidianità da affrontare.

Il cibo, le bollette, il riscaldamento, i figli, l'affitto...come possiamo riassumere tutto ciò? (e l'elenco è davvero ridotto)

Diritti, necessità, bisogni o ancora dignità.

Quel sistema così intricato ha tenuto e terrà in considerazione la dignità di tutte quelle persone e quelle che verranno ?

Quel sistema ha chiaro che non è sufficiente scrivere nero su bianco un "piano", ma prima di scriverlo è fondamentale ragionarlo, pensarlo, verificare le possibili risorse in campo e da attivare?

Quel sistema ha presente di come sia difficile placare le comprensibili ansie, paure e incertezze senza avere risposte chiare, strutturali e strutturate?

I discorsi da spiaggia, in questi giorni di ferie, hanno saturato le mie orecchie. Il Reddito di Cittadinanza è gettonato sotto l'ombrellone. Si sprecano gli "andassero a lavorare!", "c'è chi ne ha approfittato", "erano soldi gratis". 

Noi Assistenti Sociali, però, ogni giorno siamo nei nostri servizi a capire come tenere insieme le reti che abbiamo costruito e quali possiamo creare per sostenere ogni singola parte di "quel sistema" fatto, non solo di "RdC sospeso", ma di diritti esigibili, bisogni concreti, progetti condivisi e risposte sostenibili.

Chiudo con questo utilissimo video per capire qualcosina in più sullo stato attuale

Chiara 


Logo RdC





giovedì 9 aprile 2020

Buoni spesa - questione di etica, buon senso, onestà o...

E' da quando il Presidente del Consiglio, Conte, il 28 marzo scorso ha annunciato i "buoni spesa" che sono entrata in un tunnel cupo e insidioso, non facile né da reggere né da gestire.

I "buoni spesa" non devono essere intesi solo come un mero voucher che "mi prendo per far la spesa", dietro c'è altro, tanto altro. Mi riferisco al lavoro, alla riflessione e al pensiero. Non solo sull' "oggi", però.

In questi giorni i telefoni sono "roventi", chi chiede aiuto per compilare le domande, chi chiede se potrà essere beneficiario, chi inizia a raccontare una serie di lunghe disgrazie che, poi, col buono non avevano nulla a che fare.

I Servizi Sociali giocano, insieme ai Comuni, un ruolo centrale, ma come tutti i ruoli, va preso con la dovuta serietà; la partita che stiamo affrontando non è il derby di paese di Serie C, ma la finale di Champions League. 

Abbiamo il dovere di facilitare l'accesso alle domande, di spiegare cosa sono questi buoni e il motivo per cui sono stati pensati e le relative modalità di erogazione, di fare da filtro. Ebbene sì, non tutti hanno diritto ai "buoni spesa", non per cattiveria, ma perché vi sono dei requisiti, come è giusto che sia, perché non tutti siamo stati colpiti in egual maniera dal "Covid-19". C'è chi è più "fortunato" e ha ancora un lavoro che può portare avanti con tutte le misure di sicurezza del caso e che, con quel lavoro, può pagare le spese.
C'è chi, invece, ha visto chiudersi le porte in faccia, chi è stato "lasciato a casa", chi è in seria difficoltà e le conseguenze dell'emergenza iniziano a farsi sentire. 

In questi giorni sto accompagnando diverse persone nel fare la richiesta e, come sento dire spesso, "senta io ci provo", ma perché provarci? Ragioniamo insieme se si è o meno destinatari. E' corretto comprendere fino a che punto spingersi, perché poi, onestamente parlando un rifiuto non fa mai piacere, è bene comprendere prima, che rimanerci male dopo e magari prendersela con le persone sbagliate.


Anche i "decisori" devono mettersi in quest'ottica, soprattutto perché "l'oggi" terminerà e come ha spiegato, di recente, un docente di "storia della medicina", Grignolio, il cervello dell'Homo Sapiens è dipendente dalla contingenza e quindi: quando c'è il rischio percepito il cervello ricorre, mentre quando il rischio non c'è più, ci dimentichiamo.
Ed ecco che: no, non ci dobbiamo dimenticare!
Il domani, ad oggi sconosciuto, risentirà fortemente di quello che stiamo vivendo e non possiamo pensare di affrontarlo quando arriverà. Le conseguenze socio economiche di questo virus sono già immaginabili e tangibili adesso, e quindi è fondamentale ricordarsi che i "buoni spesa" sono un tassello, ma che le manovre che andranno pensate, che i servizi che dovranno essere erogati non dovranno essere "solo" economici; che le politiche non dovranno essere di tagli, ma generative. 


Sono crollate le certezze, sono crollate le illusioni, sono crollate le (false) sicurezze. 
Quando qualcosa crolla va ricostruito, dal basso e possibilmente più solido di prima e in grado di ammortizzare gli scossoni futuri.


Non dobbiamo perdere questa finale di Champions, ma dobbiamo ricordarci anche che ci sarà, metaforicamente parlando, tutto il prossimo campionato da giocare.

Chiara

"Bambina filosofica - Vanna Vinci, 2007"

martedì 28 gennaio 2020

"Siamo stelle cadenti, volatili fiammate. Sbocciamo nella notte del mondo. Una fiammata e ci spegniamo". J.G.

Dipèndere: dal latino dependère e significa "essere in necessaria relazione".

Essere in necessaria relazione

In questi giorni di "riposo forzato" come lo hanno definito alcuni, mi sono trovata di fronte a una nuova sfida; una sfida per la quale non mi sono preparata e non ero pronta ad affrontare. Non ero pronta ad essere in necessaria relazione.

E' una situazione, una condizione che - ad oggi - posso affermare che viene sovente sottovalutata, sia che riguardi noi stessi, sia - soprattutto - se riguarda l'altro.

Io per prima avevo sottovalutato l'impatto che un'operazione al piede (che credevo più semplice) potesse portare; ho sbagliato e tanto.

Non sono più completamente autonoma, i miei ritmi sono condizionati sia dal dolore che provo, sia dalla presenza o dall'assenza di qualcuno accanto a me; non mi alzo quando e come voglio, non corro, non ho la stessa resistenza fisica di prima e così via. 
Se provo dolore: mi devo fermare.

Se mi gira la testa: mi devo fermare.
Se ho bisogno di qualsiasi cosa: devo chiedere aiuto. Certo ho modificato l'ambiente intorno a me per essere il meno richiedente possibile, ma l'ovvio è: dipendo.

Un'amica mi ha chiesto: "cosa ti dà più fastidio: il dolore o l'immobilità?"
Ahimè il dolore, in qualche modo, lo si può gestire, la temporanea immobilità no. Sono condizionata e devo rispettare i tempi del mio corpo, allo stesso tempo, però, anche quello degli altri che mi stanno accanto.

E' difficile da spiegare, ma sicuramente ancora più difficile da vivere.

Siamo così abituati a correre, camminare, saltare, muoverci quando e come vogliamo, a soddisfare i nostri bisogno immediatamente: a essere indipendenti. Quando, però, anche solo una cosa viene meno ci troviamo spiazzati, ed è così che mi sono sentita.

Da qui una riflessione che da qualche giorno mi accompagna: nella mia realtà quotidiana quante persone incontro che si trovano in questa situazione? e quante in situazioni peggiori? 
Ecco sono loro che meritano la mia attenzione e il mio rispetto, loro e i loro parenti, i loro care giver.

Senza voler fare paragoni, ma solo una riflessione: penso ad una persona che non può più muoversi, ma è lucida, lucidissima. E' uomo, giovane, con la vita davanti e la sua famiglia accanto. Ora: la sua condizione lo ha privato di qualsiasi cosa, tranne della sulla capacità di pensare, di capire, di desiderare e di essere riconosciuto come uomo. 
A noi operatori un compito, non solo quello di fare un ottimo progetto di aiuto e sostegno a domicilio ma, quello di capire che - forse - l'ultima cosa che avrebbe voluto era quella di dover dipendere da tutti e che abbiamo il dovere di non ridurre l'intervento a un "fare", ma a un intervento rispettoso della sua persona, che lo valorizzi e che coinvolga la sua famiglia per evitare che "la necessaria relazione" si trasformi in un fardello che potrebbe aggravare un condizione così difficile.



Forse è banale, forse io ero a dare per scontate una serie di elementi. 
Ora non più.



martedì 31 dicembre 2019

"Shomèr, ma mi-llailah?"

Non faccio bilanci, non faccio l'elenco dei buoni propositi, non voglio pensare all'anno che sta per finire e non voglio immaginare l'anno che verrà, voglio solo fare un post veloce per chiudere il 2019.

Così...

Bevo a chi è di turno, in treno, in ospedale,
cucina, albergo, radio, fonderia,
in mare, su un aereo, in autostrada,
a chi scavalca questa notte senza un saluto,
bevo alla luna prossima, alla ragazza incinta,
a chi fa una promessa, a chi l’ha mantenuta
a chi ha pagato il conto, a chi lo sta pagando,
a chi non è stato invitato in nessun posto,
allo straniero che impara l’italiano,
a chi studia musica, a chi sa ballare il tango,
a chi si è alzato per cedere il posto,
a chi non si può alzare, a chi arrossisce,
a chi legge Dickens, a chi piange al cinema,
a chi protegge i boschi, a chi spegne un incendio,
a chi ha perduto tutto e ricomincia,
all'astemio che fa uno sforzo di condivisione,
a chi è nessuno per la persona amata,
a chi subisce scherzi e per reazione un giorno sarà un eroe,
a chi scorda l’offesa, a chi sorride in fotografia,
a chi va a piedi, a chi sa andare scalzo,
a chi restituisce da quello che ha avuto,
a chi non capisce le barzellette,
all'ultimo insulto che sia l’ultimo,
ai pareggi, alle ics della schedina,
a chi fa un passo avanti e così disfa la riga,
a chi vuol farlo e poi non ce la fa,
infine bevo a chi ha diritto a un brindisi stasera
e tra questi non ha trovato il suo.


(Erri De Luca, da L'Ospite incallito, Einaudi, 2008)

Chiara



lunedì 11 febbraio 2019

Un senso


...dopo giornate come questa deve esserci "un senso".
Un senso al nostro essere, un senso al nostro "andare".

Un senso.

A volte è così faticoso trovarlo, o anche solo ricordarsi che deve esserci.

Un senso.

Tutto il dolore di oggi, gli occhi incrociati bagnate da lacrime di rabbia, quel silenzio così disarmante e così colmo di una sola parola "aiuto".

Un uomo, un padre e un marito.
Tre ragazzi, figli, così giovani...

Una stanza, parole difficili e la lotta fra quel senso di vergogna nel lasciarsi andare e lo stomaco che vorrebbe urlare. Il tempo, il rumore delle macchine che contano i battiti deboli, un senso di impotenza devastante, aggrapparsi a una speranza che non ha più colori.

Un senso.

Quel bisogno di non sentirsi soli, quel bisogno di sapere che qualcuno sa cosa deve essere fatto, quel bisogno di guardare un viso - sconosciuto - e prendere una decisione.

Un senso.

Essere consapevoli di quello che si è e di quello che nella vita si vuole fare anche se la pancia trema, anche se il cervello è saturo, anche se...

Un senso.

Nelle parole, nei gesti, nell'umanità data e ricevuta, nel "grazie", nel consegnare il dolore nelle mani di una persona e sperare di non vederlo gettare a terra.
Concludo con le parole di Cristicchi, io per oggi, non ne ho più

"Attraversa il tuo dolore arrivaci fino in fondo
Anche se sarà pesante
Come sollevare il mondo
E ti accorgerai che il tunnel è soltanto un ponte
E ti basta solo un passo per andare oltre"

mercoledì 26 settembre 2018

Voglio raccontare una storia...a lieto fine!

E' un pò come quando si torna a casa, ci si toglie le scarpe ed i pantaloni un pò stretti per mettere quelli "da casa" larghi, rovinati, ma comodi. Ecco, così è per me "tornare" a scrivere qui sul mio blog.

Ci torno, oramai, di rado, con mio dispiacere, perché mi faccio travolgere dagli eventi e dalla stanchezza e continuo ad indossare i pantaloni stretti!
Il blog è nato affinché io potessi raccontare la mia professione e perdere questa buona abitudine a me, proprio, non va. 

Oggi voglio raccontare una storia...a  lieto fine!

"Sali in macchina, dobbiamo andare! Vieni..."
"Io non vengo con voi, voglio tornare a casa, farò il bravo!"
"Ne abbiamo parlato tante volte, anche con l'educatrice ne abbiamo parlato e sai cosa ha deciso il Giudice"
"Il Giudice è cattivo e non capisce niente, allora andrò a scuola"


E i toni sono sempre più alti, quella voce stridula che nelle orecchie ti entra ed arriva dritta in pancia. 

Il viaggio dura un'ora e fa freddo.

E'impossibile sentirlo, attente alla strada, alla guida, a che non succeda niente, che quel frangente di quella giornata finisca, finisca anche in fretta.

La "forza" della disperazione mescolata alla consapevolezza che quello che stavamo facendo era la cosa giusta, sapevamo cosa era stato il passato e che cosa, nel futuro, di positivo poteva accadere.
Un calcio nella schiena perché la macchina permetteva solo quello spazio di manovra per sfogare rabbia e frustrazione, ma quella certezza che ci ha permesso di arrivare a destinazione.
Al caldo e al sicuro.

Un anno e mezzo ricco di cambiamenti, di stupore, di lacrime trattenute, di sorrisi e di abbracci. Il crescere di un bambino e della nostra relazione con lui.

"Quando tornate?"
"Presto!"
"Quando vado in famiglia?
"Stiamo lavorando per trovare la famiglia adatta, quella che ti accolga nei modi e tempi giusti"
"Grazie!"

Aumentano la consapevolezza e la maturità, così come in noi il desiderio di portare avanti un buon lavoro, mista alla paura di vedere crollare un anno e mezzo di successi, di vittorie e di conquiste, di mattoncini messi uno sopra l'altro e di passi avanti compiuti con la determinazione e la forza di un leone.


"Andrai in quella famiglia, farai ancora le vacanze al mare e poi, piano piano, ti avvicinerai a loro!

"Davvero???" Con gli occhi di chi ha davanti a sè un piccolo miracolo "Grazieeeeeeeee" accompagnato da un abbraccio che sebbene l'estate sia stata torrida mi ha scaldato e rasserenato.


"Ed ora come va? Tutto bene?"
"Va tutto bene! Ci mette alla prova, ci studia, ma è bravo si vede quanto ha fatto e lo porta avanti senza che noi diciamo nulla!

Questo è il lieto fine ma non canto vittoria, perché gli eventi della vita possono travolgere tutti e all'improvviso, però quel bambino che mi ha preso per mano, portandomi nella sua stanza in comunità e mi ha chiesto di leggergli la storia prima di andare a dormire, ora sta bene!
A noi il compito di sostenere il suo percorso di vita, al meglio delle nostre capacità professionali, con tutte le risorse che abbiamo a disposizione e creare le condizioni per cui i mattoncini messi uno sopra l'altro, su di una base solida, non vengano travolti.

Rubo, come sovente faccio, le parole di una canzone che non ha nulla a che fare con il "racconto", ma questa strofa, appena l'ho sentita, mi ha fatto pensare alla sua vita:

"Vorresti avere avuto un Natale
Non tanto per un regalo
Ma per sentirti un regalo
Che per qualcuno vali"

Chiara #ladradibambini ??


venerdì 1 maggio 2015

1 maggio - Festa dei Lavoratori

Paolo Petrucci. Presidente Cooperativa Animazione Valdocco

Oggi, come ogni anno, in Italia ed in alcuni paesi del mondo si festeggia il "1 maggio".

Ieri sera i telegiornali hanno voluto celebrare questa festa con alcuni dati disarmanti quando allarmanti: la disoccupazione tocca la soglia del 13% (dati Istat). La disoccupazione giovanile è oltre il 43%.

Trovo questi dati spaventosi.
Leggo gli articoli inerenti a questa notizia e rimango attonita.
Rifletto e penso che è la festa dei lavoratori.

Questa festa richiama le battaglie operaie e delle conquiste ottenute.

Negli anni passati si lottava per avere condizioni di lavoro più umane, veder riconosciuti i diritti dei lavoratori, ai giorni nostri si lotta per avere uno "stralcio" di lavoro o per tenersi quello che si ha con le unghie e con i denti.
Sempre di lotta si tratta. Di resistenza.

Mi confronto con amici, con conoscenti e con studenti e spesso quel velo di tristezza e speranza oramai venuta meno prende il sopravvento.

Incertezza verso il futuro.
Avremo mai una famiglia?
E la pensione?
E...se sto a casa un giorno, che succede?
La paga è troppo bassa, non è corretto?
Lavoro anche in nero, la bolletta la devo pagare.
Faccio tre lavori che, però, non ne fanno uno.

Sono discorsi tristi e, forse, troppo pesanti per un giorno di "festa", ma è bene ricordare anche questo lato della medaglia.

"L'Italia è una Repubblica fondata sul lavoro" recita la nostra Costituzione, credo che tanti ancora credono a quelle, penso che sia necessario supportare queste persone.
Dal Governo fino al piccolo imprenditore.
Dallo Stato al datore di lavoro.
E' necessario guardarsi attorno e ri-scoprire il valore di coloro che hanno voglia di lavorare pur di sentirsi "uomini" o "donne".
E' doveroso nei confronti del nostro Paese creare le condizioni per poter uscire da una situazione così dura e risorgere.

Lo dobbiamo ai nostri figli, lo dobbiamo a noi che siamo il presente e lo dobbiamo a chi, nel passato, ha lottato.

Io oggi "festeggio" da lavoratrice, ma credo sia necessario "festeggiare" tutti i giorni una tale ricorrenza, perchè il lavoro nobilita l'uomo... ci credevano Darwin e Marx e ci credo anche io!

Chiara


mercoledì 15 maggio 2013

15 maggio, giornata internazionale della famiglia

E così si celebra anche questa giornata internazionale, quella dedicata alla famiglia, dal 1994 (anno internazionale della famiglia) si festeggia questa giornata.
Io personalmente, nei telegiornali, non ne ho sentito parlare, ma forse è solo una mia mancanza, ecco perchè voglio scrivere un post in merito.

Famiglia? Uno dei tanti argomenti sui quali si discute molto e non si arriva ad un punto definitivo. Una volta perchè viene scontentato l'uno ed una volta l'altro, perchè si va contro la Costituzione ed ancora perchè la religione ha le sue convinzioni.
Quello che credo sia di fondamentale importanza, in questo caso, proprio in questa giornata, è andare oltre alla definizione di "famiglia" e porre al centro al benessere dei bambini, di coloro i quali, per legge e per natura, hanno bisogno di una guida, di un sostegno, supporto ed affetto.
Dare più attenzione al bambino non significa, però, dimenticare, quanto sia fondamentale la presenza di una famiglia alle spalle e non significa dimenticare quello che è stato detto dall'ONU in merito.

Famiglia. Ripenso alla mia stroncata quando ero piccola; non più, quindi, mamma - papà - bambino, ma solo mamma e bambino, eppure ho detto, ed in cuor mio è, famiglia.
Famiglia perchè sono cresciuta, famiglia perchè sono stata educata, famiglia perchè ho ricevuto quei tanto discussi "no", famiglia perchè ho avuto chi mi ha coccolato quando il mondo era avverso e perchè ho avuto chi, nei giorni di successo, gioiva con me.
Famiglia perchè quando ho un dubbio so chi guardare negli occhi, so da chi prendere esempio, so a chi devo dire grazie per dove sono arrivata e so a chi devo chiedere scusa per non essere sempre stata un "modello di figlia".
Famiglia perchè nei momenti di difficoltà (anche economico, è doveroso dirlo) ho avuto ed ho il mio porto sicuro.
Famiglia perchè quando chiudo la porta di casa spero sempre di poter tornare e dare un bacio sulla guancia e dire com'è andata la giornata ed esser pronta ad ascoltare il racconto di un'altra giornata.
L'elenco potrebbe essere ancora lungo, ma non voglio annoiare e voglio concludere la mia riflessione.

Cosa c'è, in questo modello di "famiglia", che non riflette l'ideale che abbiamo in mente di famiglia?
La definizione dell'ONU riporta «gruppo sociale ed ambiente naturale per lo sviluppo ed il benessere dei suoi membri, in particolare, i bambini», e stando al mio racconto, salvo essere una coppia - e non un gruppo - non è così?
Una bambina è cresciuta, sta vivendo la sua vita.

Per questo sono favorevole alle adozioni (nazionali ed internazionali) con tempi più corti e con una spesa economica meno ingente; per questo sono a favore delle famiglie mono genitoriali, perchè anche un solo genitore è in grado di allevare un figlio, l'importante è che alla base di tutto ci siano la voglia di affrontare un percorso arduo, che al primo posto su ogni cosa ci sia il bambino e la volontà di fare sacrifici.

La famiglia, così come i bambini, sono un gioiello prezioso, unico ed inimitabile che tutti noi possiamo avere tra le mani (come componenti, come professionisti dell'aiuto o come politici), indispensabile è coglierne il valore e saperlo mantenere intatto, lontano da polemiche demagogiche e più vicino ad iniziative a favore e a sostegno, cercando di non dimenticare mai quanto sia importante avere qualcuno nella vita che sia accanto a noi.

Chiara

lunedì 29 aprile 2013

Quando la musica ha quel sapore sociale...

Lo scorso sabato sera, dopo mesi di attesa, finalmente sono andata a sentire Marco Masini in concerto.
Non biasimo chi, sulle prime, si domandi "e chi se ne frega?" e di certo non obbligo nessuno a leggere.
Io, dopo anni ed anni che ascolto "Maso" mi sono resa conto di quanto, Marco, sia un cantante "sociale".
Non me ne sono accorta solo grazie alla commozione che mi ha regalato la sua voce e quel piano suonato divinamente, ma i suoi racconti, le sue storie di vita.

Il suo tour "La mia storia piano e voce" è questo, raccontare di se stesso attraverso la musica e non solo la sua, però - a me - interessa la sua per argomentare quello che penso, ossia che Marco Masini sia un cantante "sociale", che nonostante le difficoltà sia ancora qui a cantare della vita con tutte le sue sfaccettature.
Non posso prendervi per mano e tornare indietro nel tempo e godere di due ore di concerto, ma posso sicuramente rendere onore ad un cantante che apprezzo, con un piccolissimo articolo del mio blog.
Iniziamo il viaggio:

Un cantante con il suo pianoforte (che suona "da solo") ha voluto raccontare di come è nata la sua carriera, di come sia difficile stare a galla e di quanto importante sia nuotare senza farsi fermare dagli ostacoli e senza mai perdere la fiducia, nonostante lui - in prima persona - in un periodo particolare della sua vita ha pensato di abbandonare tutto, anche la vita. Ha spiegato quanto sia davvero faticoso respirare quando ogni cosa è contro di te, quando le persone sono pronte a tutto pur di non starti accanto. E' un insegnamento, certo, ma per essere un insegnamento come si deve, ha bisogno di essere accompagnato con uno sfogo ed ha regalato al pubblico "Vaffanculo" . (Vi invito a cliccare sul titolo della canzone ed ascoltarne il testo).

E prosegue raccontando di come, quella ragazza, ascoltando le sue canzoni, ed in particolare una, gli scrisse una lettera profonda e toccante, dicendogli che aveva smesso. Aveva smesso di drogarsi anche grazie al testo di "Perchè lo fai", ed io non entro nel merito dei motivi per cui si drogasse e di cosa l'ha spinta a smettere, la cosa importante è che questa ragazza si sia ripresa, anche grazie alla musica.

...chi come me, quando non riesce ad esprimersi come si deve, scrive, ecco che anche Maso per far comprendere a tutti noi quale fosse il rapporto "con l'uomo più importante della sua vita", ha cantato con una dolcezza disarmante "Caro Babbo". Ed io, con il mio vissuto personale, l'ho sentito vicino e gli occhi hanno tremato per qualche istante.

Continua spiegando che nelle sue canzoni vuole cantare il "dolore" vero, reale e sentito perchè erano i sentimenti che lui stesso provava ed era lo stesso sentimento che viveva un suo amico che, prima, si è ammalato ed in seguito è morto, qui la storia con "Frankenstein"; la magia e l'emozione prendono sempre più piede con "Dal buio" che si commenta da sola, va ascolta e compresa, ed io, lascio che sia così.

Restano ancora due argomenti importanti quanto controversi: l'aborto ed il nostro paese, l'Italia.
Con "Cenerentola innamorata" ha regalato un battito di cuore in più a tutti gli spettatori, la storia di una ragazza "che piange e non sa che fare", ma che con l'aiuto di un amico ne parla e "sotto il muro dell'ospedale che terribile decisione" fino a che...non vi scrivo nulla basta ascoltare il testo per sapere come la storia prosegue.
Infine l'Italia, il nostro amato ed odiato paese, casa nostra quanto "il paese dove tutto va male", "è un paese l'Italia dove tutto finisce così nelle lacrime a rate che paghiamo in eterno", ma è anche, l'Italia un paese che "aspetta la sua canzone d'amore". Per poter capire quanto sia importante credere nel nostro paese e non perdere la fiducia suggerisco, ancora, l'ascolto di questa canzone "L'Italia".

Concludendo non ci sono solo "pensatori sociali", ma anche "cantanti sociali", la musica è "sociale", la musica è il motore di tutti noi, è lo specchio di molte emozioni, può essere colonna sonora, può essere dannazione, può essere terapeutica, può essere contorno e può essere protagonista.
La musica è...

Chiara


lunedì 3 dicembre 2012

3 dicembre - Giornata Internazionale dei diritti delle persone con disabilità


Ogni anno, come ogni anno, quando c'è la giornata internazionale qualsiasi sia il tema, ecco che si accendono i riflettori su quella "causa", ed io sono la prima a farlo attraverso questo mio blog; quello che mi spiace è che non sempre si porta avanti quella determinata causa anche dopo la mezzanotte.
Non si dimentica, certo, ma qualcosa si attenua.
Questo a me dispiace.

In ogni caso, oggi, è la giornata internazionale dei diritti delle persone con disabilità.
E' risaputo che la disabilità è un tema a me caro e per questo ho investito tempo, lavoro, scritti, amore e passione e voglio proseguire.
Trovo utile sottolineare l'importanza della parola: persone.
Nel mio lavoro e nella vita di tutti i giorni ho notato come, invece, l'accento venga posto sulla "disabilità" e spesso la fatica è quella di andare oltre!
Superare la "carrozzina", superare il "tic", superare la "cecità", superare la difficoltà nel sentire, nel parlare, superare tutto quello che - come ho scritto nella mia tesi - viene considerato una "mancanza".
Mi domando spesso il perchè?

Viviamo tutti nello stesso mondo,
facciamo parte tutti della stessa società,
condividiamo tutti gli stessi spazi (o così dovrebbe essere),
abbiamo tutti le nostre abitudini.

Non ci troviamo in due universi che mai si sfioreranno, anzi.
E' necessario, iniziare, ad entrare in questa logica. Facciamo parte tutti dello stesso spazio e tutti noi abbiamo  diritto di viverlo al meglio, senza impedimenti, senza barriere, senza discriminazioni.
Io sono per una società inclusiva, una società che non sono accoglie perchè ospita, non è così, ma per una società che è in grado di condividere, che è in grado di partire da una basa di uguaglianza e che permetta a tutti i suoi cittadini di sentirsi veramente parte. Ed il discorso lo allargo anche alle famiglie delle persone con disabilità che lottano ogni giorno con coraggio senza perdersi d'animo affiché questo accada.

Voglio chiudere questo articolo con una frase che trovo sia un ottimo spunto di riflessione e che racchiude bene il mio pensiero, una frase di Paul Valerié:

Arricchiamoci delle nostre reciproche differenze.

Chiara

lunedì 28 novembre 2011

Se facciamo di nuovo un gioco e ragioniamo?

Come si gioca: Utilizzare i vari elementi per riuscire a scovare un possibile soluzione
Scopo del gioco: ragionare
Cosa si vince? Un società più attenta a se stessa

L'età si sta allungando, ci sono sempre più anziani, l'età pensionabile s'è innalzata, ci sono meno nascite e giovani in attesa di capire quale sarà il loro destino, famiglie che necessitano di allevare i loro figli e bimbi - che loro malgrado - sono qui con noi tutti e hanno gli stessi diritti di tutti noi, ma con un occhio di riguardo in quanto minori.

Soluzione 1) Favorire lo sviluppo della società valorizzando i giovani, la loro voglia di mettersi in gioco, di investire risorse personali al fine di dare una spinta all'economia e soprattutto creare, nuovamente, le basi per una società con un ricambio generazionale. Offrire spazio ai nuovi nati ed il giusto tempo agli anziani, non considerarli inutili e neanche "infiniti"

Soluzione 2) Sostenere la famiglia. La famiglia luogo privilegiato per la crescita, la cura e lo sviluppo di ogni cittadino. Sostenere le madri o le future madri (tempo di cura e tempo di lavoro, salari alla pari degli uomini e favorire le nascite), valorizzare il ruolo dei padri non sono collaboratori ma sono, anch'essi, genitori.
Offrire servizi adeguati per far sì che la famiglia possa esplicarsi anche all'esterno della quattro mura di casa, collaborando col terzo settore.

Soluzione 3) Non dimenticare i migranti, costituiscono il 10% del pil, quindi utilizziamo anche questo "ingrediente" per poter trovare una soluzione ottimale. Possono offrire spunti di riflessione sulla diversità ed accorgerci dell'altro e soprattutto dare, col loro apposto, una spinta all'economia ed al ricambio generazionale

Soluzione 4) E se fossero tutte le precedenti 3 integrate la soluzione ottimale?

Chiara

sabato 26 novembre 2011

26 Novembre giornata nazionale della colletta alimentare

In questo periodo di crisi mondiale, dove le famiglie (snodo centrale per la crescita e lo sviluppo di individuo) hanno serie difficoltà ad arrivare a fine mese e dove le strutture caritatevoli sono al collasso, la giornata nazionale della colletta alimentare assume un significato ancora più particolare, un valore speciale.
E' qui che la solidarietà di tutti noi fa capolino e permette ai 120mila volontari della Fondazione Banco Alimentare", presenti in circa 8600 supermercati, di poter redistribuire, quello che viene donato.
La fondazione tiene a precisare che coloro che sono riconosciuti come "poveri" sono circa 1.400.000 e sono numeri, che a me, fanno venir i brividi. Non sono accettabili.
Nel sentire la testimonianza di una famiglia con madre e padre quasi sessantenni con due figli adolescenti che, per via della loro avanzata età non possono mantenerli, fa ribollire il sangue e fa ancora più male, sentire che sono i genitori pensionati ad aiutare la famiglia. Quindi ringraziano tutti i giorni di avere ancora i "nonni" alle spalle ma, quando questi non ci saranno più?
Quanti diritti esigibili sono stati negati a questa ed altre famiglie??
Sono sempre di più ogni giorno che passa.
Che ben vengano queste giornate ma, spero, col tempo che il benessere sia accessibile a sempre più persone, a tutti i cittadini.
In conclusione riporto i numeri che arrivano dalla Rete Banco Alimentare che grazie alla sua attività quotidiana, combatte lo spreco di cibo (nel 2010 circa 65.000 tonnellate di alimenti, pari a un valore di 210 milioni di euro ovvero al carico di oltre 2.000 tir).

Prestiamo attenzione al nostro vicino.

Chiara

venerdì 11 novembre 2011

Facciamo un gioco? Ragioniamo!

Un bimbo nasce e si trova ad osservare il mondo immerso nelle dinamiche della sua famiglia.

Un ragazzo cresce ed affronta il mondo sui banchi di scuola, tornando - poi- a casa dalla sua famiglia.

Un giovane lotta contro "il sistema" nelle piazze, urlando anche in silenzio, trovando poi rifugio nella sua famiglia.

Un uomo ed una donna, adulti,
hanno il diritto di godere del loro mondo, costruendo una famiglia. Una famiglia senza discriminazioni.

I figli di questi adulti hanno il diritto ed il dovere di osservare, affrontare il mondo, lottare contro il sistema per diventare adulti, dando vita ad una nuova famiglia.

I figli, i nipoti, che verranno al mondo avranno bisogno di avere una famiglia, calda, accogliente e responsabile e non allo stremo perchè i diritti esigibili non sono realmente esigibili;
non disgregata perchè si sono persi valori di condivisione e comunicazione;
perchè la stanchezza e la durezza della vita ci logorano sempre più.

Se valorizziamo la famiglia, come formazione sociale, senza giudicare se questa è "giusta" oppure "sbagliata", se diamo la possibilità alle famiglie di essere un nido ed allo stesso tempo un trampolino di lancio, credo che avremo modo di vedere un vero cambiamento.

Adesso le famiglie sono ridotte a "misero salvagente" senza considerare che i genitori non sono immortali e, come loro hanno diritto di vivere la vecchiaia come si meritano, noi - figli e nipoti - abbiamo il diritto di poter contribuire alla costruzione del mondo di domani.