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domenica 25 febbraio 2024

"Non è vero ragazzo che la ragione sta sempre col più forte" R. Vecchioni - Sogna ragazzo sogna

“I giovani non hanno bisogno di sermoni,
i giovani hanno bisogno di esempi di onestà, di coerenza e di altruismo.”
S. Pertini - Discorso fine anno 1978


In questi giorni, sarà per coincidenza, sarà di no, mi confronto sovente con persone, le più diverse, sullo stesso argomento: i giovani e il domani. I figli e il futuro.

Sento frasi del tipo: "No, ma io non posso pensare di mettere al mondo un figlio che cosa gli offro?", "che mondo lasciamo a 'sti ragazzi?", "i giovani e i bambini in carico oggi ai servizi sociali saranno gli adulti di domani, che ne sarà?", "non c'è futuro!", "non c'è speranza" e... potrei andare avanti ancora.

Quello che mi ha profondamento colpita, però, è il racconto di una mamma che mi ha raccontato di quanto suo figlio ha subito a scuola e delle dichiarazioni che ha fatto dopo il bullismo e le cattiverie gratuite ricevute. Il desiderio di farla finita.
Questo post, però, non è legato al bullismo, è legato a quanto i bambini, i ragazzi e i giovani di oggi, futuri adulti di domani, abbiano bisogno. Ossia di essere cresciuti, accompagnati, indirizzati, sostenuti, ascoltati, riconosciuti e compresi.

Da tutti.
Da tutte le istituzioni.
Da ogni adulto.

Le immagini di Pisa, aberranti, cariche di cattiverie e oscurità, sono la chiara dimostrazione di come il forte desiderio di essere, di esprimersi e di voler essere riconosciuti e ascoltati venga, letteralmente, oppresso. 

Un uomo armato di manganello contro un uomo disarmato.
Studenti con in mano una bandiera contro agenti di polizia armati di manganello

A cosa serve tutto questo?
A cosa serve reprimere un corteo di giovani e studenti con delle armi?
Che cosa abbiamo insegnato e che messaggio è passato?

Paura. 
Violenza.
Repressione.

E' di questo che abbiamo bisogno?

Abbiamo bisogno di teste pensanti che hanno il diritto a esprimere un pensiero senza dover temere di finire in ospedale!

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha dichiarato: «L’autorevolezza non si misura sui manganelli. Usare i manganelli con i ragazzi «è un fallimento». Ecco più cristallino di così! 
Sono necessari esempi e sono necessarie figure autorevoli che, però, non incutano timore, ma fiducia. Questo concetto è ben espresso dalla mamma di Federico Aldrovandi a "Muschio Selvaggio" quando, con commozione ed evidente dolore, si rimprovera per non aver messo in guardia il figlio: «Dovevamo insegnargli che si deve avere paura della polizia». In questa forte provocazione, o presa d'atto di quello che è accaduto, il concetto è ancora più forte. E' davvero questo quello che dobbiamo spiegare ai nostri figli e ai giovani che si affacciano a vivere la vita?

Cosa possiamo insegnare ai nostri figli?

Cosa lasciamo ai giovani?

Che esempio possiamo essere per loro?

Interroghiamoci, con un forte senso di responsabilità, su quanto è accaduto.

Concludo con le parole che esprimono lo sconcerto del Rettore dell'Università di Pisa, Riccardo Zucchi che potete leggere qui


Chiara


Immagine creata con IA




domenica 25 novembre 2018

Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne - 25 novembre



Istituita il 7 dicembre 1999 dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, si celebra il 25 novembre di ogni anno, ma perché? Non è una data a caso, ricorre l'uccisione di tre donne, tre sorelle, della Repubblica Domenicana; attiviste politiche. Era il 1960.

L'Istat, grazie alle sue ricerche, ci aiuta a "dare i numeri" del fenomeno (leggi qui), il Ministro della Giustizia Bonafede ricorda che: «A luglio scorso erano già 130 i femminicidi registrati nei 12 mesi precedenti. Purtroppo si è a una media di 150 l'anno, quasi uno ogni due giorni».

Sebbene sia condannabile ogni qual tipo di violenza, oggi ci si concentra su quella perpetrata contro le donne che ha mille sfaccettature, che non è semplice da affrontare, che non sempre viene riconosciuta e che - spesso - sfocia in un omicidio (come ricorda il Ministro) con conseguenze da non sottovalutare.

Nel 2011 è nata la Convenzione di Istanbul per la prevenzione e la lotta contro la violenza sulle donne e la violenza domestica. Si tratta di uno strumento che vincola giuridicamente gli Stati in materia. L'Italia ha ratificato la Convenzione nel giugno 2013. Lo Stato italiano, inoltre, ha introdotto nel 2009 la legge antistalking e varato, un’altra normativa (legge 15 ottobre 2013, n. 119) che rende penalmente più incisivi i reati di maltrattamenti in famiglia, violenza sessuale e atti persecutori. 
In Italia, dal 2006, è attivo il numero 1522 (presso la Presidenza del Consiglio e delle Pari Opportunità), operativo 24 ore su 24, disponibile in diverse lingue.

Questi sono i "numeri", ma è doveroso ricordare che dietro a ciascun numero ci sono storie, ci sono persone, ci sono vittime - talvolta impotenti -, e ci sono conseguenze.
In questi ultimi giorni mi sono imbattuta in una di queste storie e mi sono scontrata con le mie difficoltà. Mi domandavo "perché??", "com'è possibile??", sentire alcune frasi mi faceva innervosire e sentire così inutile. Nonostante cercassi di capire e far capire che l'amore è un'altra cosa, che le possibilità date in passato non sono servite, che la tutela e la protezione si dimostrano in altre maniere, qualcosa dentro mi logorava.
Ho sudato e tanto, ho faticato e tanto. 

Mi è tornata in mente un'immagine dove la protagonista ero io. Chi aveva subito ero io, ma solo grazia a mia mamma e alla mia migliore amica di allora (avevo circa 16 anni) ho superato quanto era accaduto. Ricordo che per una settimana non ho voluto uscire di casa, ma non era giusto. Ora so che non era giusto, ma all'epoca non lo sapevo, avevo solo paura e, forse, qualche senso di colpa.
Questi sono i sentimenti ed è con loro che, sia come professionista e come donna, devo far i conti e ci provo, tutti i giorni. Mi sono ripromessa di andare a far un corso per comprendere meglio dinamiche, quale tipo di lavoro svolgere a supporto e protezione, come interagire con chi ha subito e con gli autori di violenza. 

Credo sia necessario lavorare ancora di più sul fronte sociale e culturale. Tanto è stato fatto, ma non è sufficiente; il lavoro da portare avanti, a mio parere, parte "da piccoli" nelle scuole e riesce ad agganciare tutti gli ambiti di vita dell'individuo.

Ritengo sia necessario sensibilizzare la cittadinanza ed educarsi ad uno stile di vita meno violento, dove i diritti sono riconosciuti, dove la parità di genere è una normalità e non una conquista (l'ennesima) da difendere con le unghie e con i denti. 

E' necessario un cambiamento affinché il numero di vittime diminuisca sempre più, affinché si possa parlare di convivenza ed di una società civile e matura....consapevole.

Chiara


lunedì 24 novembre 2014

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne

Istituita nel 1999 dalle Nazioni Unite e si celebra il 25 novembre.

Secondo i dati "Eures" 2013: "Ogni due giorni una donna uccisa, 179 donne uccise nel 2013"

L'Italia, domani, è pronta a tingersi di rosso!

Rosso che ricorda il colore del sangue versato dalle vittime, ma che deve avere fine.
Donne di ogni età che subiscono, giorno dopo giorno, violenze, soprusi e vivono nel terrore.

Sebbene sia condannabile ogni qual tipo di violenza, domani ci si concentra su quella perpetrata contro le donne che ha mille sfaccettature, che non è semplice da affrontare, che non sempre viene riconosciuta e che - spesso - sfocia in un omicidio con conseguenze da non sottovalutare.

Così come riporta il sito del Ministero dell'Interno: "L'Unione europea e il Consiglio d'Europa hanno lavorato per favorire il superamento di questa emergenza sociale e, nel 2011, è nata la Convenzione di Istanbul per la prevenzione e la lotta contro la violenza sulle donne e la violenza domestica. Si tratta di uno strumento che vincola giuridicamente gli stati in materia. L'Italia ha ratificato la Convenzione nel giugno 2013, ma la normativa non è ancora in vigore perché non è stato raggiunto il numero minimo di ratifiche. LoStato italiano ha introdotto nel 2009 della legge antistalking e varato, un’altra normativa (legge 15 ottobre 2013, n. 119) che rende penalmente più incisivi i reati di maltrattamenti in famiglia, violenza sessuale e atti persecutori. Contiene, inoltre, strumenti di protezione e di tutela per interrompere catene persecutorie che possono arrivare fino alla follia omicida. Con il provvedimento, ha commentato il ministro dell'Interno Angelino Alfano, «le vittime di violenze non sono più sole». Tre gli obiettivi centrati: «Prevenire i reati, punire i colpevoli, proteggere le vittime». 


Dal Ministero dell'Interno ad un messaggio più operativo, di prevenzione e di soccorso: il numero 1522, numero attivo 24 ore su 24 da chiamare in caso di bisogno, attivo dal 2006, accessibile da tutto il territorio nazionale, da rete fissa o mobile gratuitamente!

A questo numero sono legati:

  • Centri antiviolenza e servizi specializzati
  • Consultori pubblici
  • Servizi sociali di base (dei comuni capoluogo)
  • Aziende sanitarie locali
  • Aziende ospedaliere pubbliche
  • Consigliere di parità
  • Caritas diocesane
  • Numeri pubblici di emergenza (112, 113, 118)
  • Pronto soccorso con specifici percorsi rosa per le donne vittime di violenza
  • Associazioni di donne o servizi specializzati contro la violenza verso straniere
  • Servizi/sportelli per lo stalking
La violenza sulle donne, come si legge in ogni notizia riportata dai mezzi stampa, è un'emergenza. Sono anni che si discute, che si cerca di fare informazione e prevenzione.
Credo sia necessario lavorare ancora di più, a 360° dal versante giustizia al versante servizi, sensibilizzare la cittadinanza ed educarsi ad uno stile di vita meno violento, dove i diritti sono riconosciuti, dove la parità di genere è una normalità e non una conquista (l'ennesima) da difendere con le unghie e con i denti. 

E' necessario un cambiamento affinchè il numero di vittime diminuisca e poi scompaia, affinchè si possa parlare di convivenza ed di una società civile e matura....consapevole.

Chiara

domenica 26 gennaio 2014

Giornata della memoria - 27 gennaio 2014.


Il 27 gennaio 1945 le truppe sovietiche entrarono ad Auschwitz, cittadina polacca, trovando il campo di concentramento che porta lo stesso nome, liberando le poche persone sopravvissute agli anni di guerra, violenze, privazioni e deportazioni.

Io, e chi mi conosce lo sa, sono molto sensibile nei confronti di questo tema, leggo molto in merito ed ogni storia, ogni fotografia, ogni testimonianza ed ogni spettacolo teatrale che ho visto mi ha lasciata esterrefatta. Sullo sfondo le stesse immagini, vissute però da persone diverse che meritavano un destino completamente differente.
La fame, il freddo, gli averi strappati, gli affetti negati e la dignità calpestata sono il filo rosso che lega le persone che hanno subito, negli anni '40 del '900, quello che io non riesco neanche ad immaginare.
"Colpevoli" di essere ebrei, zingari, omosessuali ed ancora asociali, testimoni di Geova, prigionieri politici.

Leggo storie ed ho ascoltato testimonianze, sono andata anche in "visita" ad un campo di concentramento, quello di Mauthausen, e non riesco a capacitarmi di quello che è successo e di quanto, quello che è accaduto, non abbia insegnato nulla, forse poco.

Razzismo verso una "razza" (anche se io conosco solo la razza umana, come disse A. Einstein), bè esiste ancora adesso.
Gli omosessuali...sono discriminati e vittime di violenza ancora oggi.
Gli zingari, basta leggere le bacheche di facebook o qualche forum.
Insomma, siamo nel 2014, ma non abbiamo imparato molto, forse non siamo così cruenti ed espliciti (vedesi le leggi razziali), ma, secondo me, tanti passi devono ancora essere fatti.
Questi passi, valgono anche per le guerre, quelle che sentiamo raccontare al telegiornale da inviati speciali e che sentiamo così lontane da noi. 
Io, e non esagero, quando ascolto certe notizie, magari sto mangiando e mi passa la fame, oppure mi si bagnano gli occhi e la paura che qualcosa degeneri, lo confesso, ce l'ho.

Mio papà mi aveva raccontato che, quando era piccolo, 2 - 3 anni, rimase 5 giorni sotto le macerie di un edificio bombardato, a Milano. Con sua mamma, nel 1943.
Non posso e non voglio neanche immaginare che cosa voglia dire vivere una guerra e subirne gli effetti direttamente, spero solo che le campagne a favore dell'inclusione, i messaggi contro il razzismo e la violenza, gli insegnamenti dei "grandi" della storia, possano sortire qualche effetto.

Io nel mio piccolo, come sempre, cerco di fare qualcosa, di passare messaggi e modelli di comportamento, come quando un ragazzino di recente, leggendo un passo di Primo Levi mi ha guardata negli occhi e mi ha detto: «Questo, però, non è accaduto davvero!!».
Incredula, mi sono leggermente spostata e gli ho chiesto il motivo per cui non credesse che quello che aveva letto non fosse possibile. 
«Troppa cattiveria» mi ha risposto.

Concludo così, con "troppa cattiveria", frase detta da un ragazzino, a far in modo che tutti noi possiamo ragionarci su.

27 gennaio, così come tutti i giorni dell'anno, "per non dimenticare" e soprattutto per non ripetere!

Chiara


lunedì 2 dicembre 2013

2 dicembre: giornata mondiale contro la schiavitù

Il 2 dicembre 1949 veniva approvata "Convenzione delle Nazioni Unite per la soppressione del traffico di persone e dello sfruttamento della prostituzione altrui".

Sono passati 60 anni, circa, e quello che trovo giusto chiedermi e chiedere è: qualcosa è cambiato? Se è cambiato, come? Sono stati fatti dei passi avanti? Verso quale direzione?

Apriamo, però, un giornale oppure accendiamo la tv sintonizzandola su un tg e cerchiamo di capire cosa accade sia lontano, che attorno a noi.
Notizia di poche ore fa: Primo dicembre, Prato 7 operai cinesi morti, 5 uomini e 2 donne.
Possiamo porci tutte le domande del caso, ma ho sentito nelle interviste del tg che i controlli nella zona pratese sono serrati, ma che il fenomeno delle fabbriche gestite da orientali, con gli operai che vivono in condizioni disumane è in continua espansione.

Che a Prato ci sia una forte presenza cinese lo sappiamo tutti, ed è per questo che le Forze dell'Ordine fanno controlli serrati, ma che non hanno però il potere di prevenire questi accadimenti. C'è un quadro di illegalità che non possiamo più far finta di non vedere, tanto è che il Presidente della Regione Toscana Enrico Rossi, sostiene  "questa tragedia l'abbiamo sulla coscienza tutti. Occorre andare più a fondo nella denuncia della più grande concentrazione di lavoro nero in Italia. Siamo sotto la soglia dei diritti umani".

Di fronte a questa dichiarazione mi chiedo: è ancora il 2 dicembre, giornata contro la schiavitù?
Ed è solo questa la "schiavitù?"
Questi roghi, con i letti nelle fabbriche che diventano luoghi di morte, sono nuove forme di schiavitù?
E cos'altro può essere annoverato sotto la categoria schiavitù ai nostri giorni?

Ogni anno si riflette sull'argomento ed ogni anno le cose non cambiano, forse peggiorano.
Mi chiedo cosa possa essere fatto, sempre che, a questo punto qualcosa possa essere fatto.

Denunciare?
Prevenire?
Controllare?

Ogni azione compiuta in virtù della salvaguardia dei diritti umani è un'azione verso la giusta direzione!

Concludo con una canzone di Daniele Silvestri "Kunta Kinte":

«L'unico miracolo politico riuscito in questo secolo 
e avere fatto in modo che gli schiavi si parlassero 
si assomigliassero 
perché così faceva comodo per il mercato unico e libero. 

Però così succede che gli schiavi si conoscono, si riconoscono 
magari poi riconoscendosi 
succede che gli schiavi si organizzano 
e se si contano allora vincono.»

lunedì 29 aprile 2013

Quando la musica ha quel sapore sociale...

Lo scorso sabato sera, dopo mesi di attesa, finalmente sono andata a sentire Marco Masini in concerto.
Non biasimo chi, sulle prime, si domandi "e chi se ne frega?" e di certo non obbligo nessuno a leggere.
Io, dopo anni ed anni che ascolto "Maso" mi sono resa conto di quanto, Marco, sia un cantante "sociale".
Non me ne sono accorta solo grazie alla commozione che mi ha regalato la sua voce e quel piano suonato divinamente, ma i suoi racconti, le sue storie di vita.

Il suo tour "La mia storia piano e voce" è questo, raccontare di se stesso attraverso la musica e non solo la sua, però - a me - interessa la sua per argomentare quello che penso, ossia che Marco Masini sia un cantante "sociale", che nonostante le difficoltà sia ancora qui a cantare della vita con tutte le sue sfaccettature.
Non posso prendervi per mano e tornare indietro nel tempo e godere di due ore di concerto, ma posso sicuramente rendere onore ad un cantante che apprezzo, con un piccolissimo articolo del mio blog.
Iniziamo il viaggio:

Un cantante con il suo pianoforte (che suona "da solo") ha voluto raccontare di come è nata la sua carriera, di come sia difficile stare a galla e di quanto importante sia nuotare senza farsi fermare dagli ostacoli e senza mai perdere la fiducia, nonostante lui - in prima persona - in un periodo particolare della sua vita ha pensato di abbandonare tutto, anche la vita. Ha spiegato quanto sia davvero faticoso respirare quando ogni cosa è contro di te, quando le persone sono pronte a tutto pur di non starti accanto. E' un insegnamento, certo, ma per essere un insegnamento come si deve, ha bisogno di essere accompagnato con uno sfogo ed ha regalato al pubblico "Vaffanculo" . (Vi invito a cliccare sul titolo della canzone ed ascoltarne il testo).

E prosegue raccontando di come, quella ragazza, ascoltando le sue canzoni, ed in particolare una, gli scrisse una lettera profonda e toccante, dicendogli che aveva smesso. Aveva smesso di drogarsi anche grazie al testo di "Perchè lo fai", ed io non entro nel merito dei motivi per cui si drogasse e di cosa l'ha spinta a smettere, la cosa importante è che questa ragazza si sia ripresa, anche grazie alla musica.

...chi come me, quando non riesce ad esprimersi come si deve, scrive, ecco che anche Maso per far comprendere a tutti noi quale fosse il rapporto "con l'uomo più importante della sua vita", ha cantato con una dolcezza disarmante "Caro Babbo". Ed io, con il mio vissuto personale, l'ho sentito vicino e gli occhi hanno tremato per qualche istante.

Continua spiegando che nelle sue canzoni vuole cantare il "dolore" vero, reale e sentito perchè erano i sentimenti che lui stesso provava ed era lo stesso sentimento che viveva un suo amico che, prima, si è ammalato ed in seguito è morto, qui la storia con "Frankenstein"; la magia e l'emozione prendono sempre più piede con "Dal buio" che si commenta da sola, va ascolta e compresa, ed io, lascio che sia così.

Restano ancora due argomenti importanti quanto controversi: l'aborto ed il nostro paese, l'Italia.
Con "Cenerentola innamorata" ha regalato un battito di cuore in più a tutti gli spettatori, la storia di una ragazza "che piange e non sa che fare", ma che con l'aiuto di un amico ne parla e "sotto il muro dell'ospedale che terribile decisione" fino a che...non vi scrivo nulla basta ascoltare il testo per sapere come la storia prosegue.
Infine l'Italia, il nostro amato ed odiato paese, casa nostra quanto "il paese dove tutto va male", "è un paese l'Italia dove tutto finisce così nelle lacrime a rate che paghiamo in eterno", ma è anche, l'Italia un paese che "aspetta la sua canzone d'amore". Per poter capire quanto sia importante credere nel nostro paese e non perdere la fiducia suggerisco, ancora, l'ascolto di questa canzone "L'Italia".

Concludendo non ci sono solo "pensatori sociali", ma anche "cantanti sociali", la musica è "sociale", la musica è il motore di tutti noi, è lo specchio di molte emozioni, può essere colonna sonora, può essere dannazione, può essere terapeutica, può essere contorno e può essere protagonista.
La musica è...

Chiara


lunedì 7 gennaio 2013

Le vittime della rete

L'ultimo fatto di cronaca, il suicidio della giovane che si è gettata dal terzo piano del suo palazzo, sta facendo discutere, ed io, non voglio essere da meno. Come faccio sempre, voglio riflettere.
Non è il primo episodio di suicidio, fra i giovanissimi ma, come le precedenti notizie lascia senza parole.
Lascia, però, una scia di domande e di sconcerto.

Io mi chiedo perchè, fra ragazzi, debba esserci una "guerra" simile?
Mi domando perchè viene sfruttata la rete in questa maniera subdola quanto potente?
Mi chiedo, ancora, perchè arrivare a gesti così estremi? E perchè non chiedere aiuto prima?
E forse, questi ragazzi, avranno anche chiesto aiuto ma, sono stati ascoltati?
Ho letto che la ragazza che si è buttata dal balcone aveva cambiato scuola e compagnia di amici ma, è corretto? O è solo una fuga dal problema? E perchè non agire sul problema in maniera adeguata?

Altri ragazzi, hanno scelto di togliersi la vita perchè scherniti dagli "amici" e compagni, sia via web sia direttamente ma, cosa fare? Come agire?
Il ragazzo americano, che non ha sopportato le vessazioni che subiva, ha deciso di non vivere più la sua vita perchè era alla ricerca della sua identità e quindi si metteva lo smalto e vestiva con colori sgargianti. Lo consideravano "gay" e questa è stata una "buona" motivazione per darla vinta alle prese in giro e rinunciare a se stesso.

Questi ragazzi mancano di forza?
Mancano di coraggio?
I "bulli" peccano di presunzione ed onnipotenza?

E la società di fronte a questi accadimenti cosa fa? E cosa può fare?
I messaggi che vengono passati dai media, dagli educatori, dai genitori, dagli insegnanti quali sono? A cosa mirano?
Cosa andrebbe rivisto? Su cosa si deve lavorare affinchè ognuno possa vedersi garantito il diritto di libertà di espressione, compreso quello dell'essere?

Sono troppi gli episodi di razzismo e di omofobia e non sono più tollerabili nel 2013, quando uomini e donne hanno lottato per vedersi garantiti diritti ed uguaglianza.
Dall'insulto al giocatore di una squadra di calcio fino ad arrivare alle prese in giro del compagno di classe che segue stesso.

I valori della tolleranza e del rispetto andrebbero rivisti, ripresi e diffusi.
Non ci si può togliere la vita a 14 anni e non si può soprassedere.

Chiara

domenica 2 dicembre 2012

2 dicembre - giornata mondiale per l'abolizione della schiavitù

Si celebra il 2 dicembre, in quanto il 2 dicembre del 1949 veniva approvata dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite, la Convenzione per la repressione del traffico di persone e lo sfruttamento della prostituzione.

Oggi penso sia possibile estendere il concetto di "schiavitù" a varie forme di plagio, detenzione e violenza come ad esempio: la tratta di esseri umani, schiavitù minorile, lavorativa, sessuale e monetaria (qualora si costringa qualcuno a lavorare per estinguere un debito).
E' bene ricordare che ogni forma di schiavitù sopracitata è un reato quindi un atto punibile al quale corrisponde una pena, inoltre la Corte Internazionale di Giustizia ha stabilito che la schiavitù è un crimine contro l'umanità sancendo, quindi, la libertà di ogni essere umano di pensiero, di scelta e di vita.

Da sottolineare è l'importanza della dignità di ogni singola persona, ed è bene ricordare come sotto queste forme di schiavitù vi sia un business e che, la vita di ciascuno di noi, non è un valore monetario, ma un valore a prescindere da qualsiasi cosa e che, come tale, va rispettato e non violato.
Per questi motivi, è bene che si riscoprano i valori dell'uguaglianza sociale, della solidarietà, del rispetto di ciascun individuo e di quanto sia sbagliata la violenza (in ogni sua forma).

Come sempre è bene lasciare qualche numero che renda l'idea della concretezza del fenomeno: secondo i dati forniti dall'ONU 27 milioni di persone sarebbero ridotte in schiavitù, a parer mio, questo, è un dato allarmante.

Concludo questo mio articolo con le parole del segretario-Generale Onu Ban Ki-moon, in un discorso del 2009:
«Per lotta contro la schiavitù non si intende soltanto la sua proibizione dietta dalla legge, ma anche la lotta contro la povertà, l'analfabetismo, le disparità economiche e sociali, la discriminazione di genere e la violenza contro donne e bambini. Abbiamo bisogno di far rispettare le leggi contro la schiavitù, creare meccanismi di lotta contro tali pratiche; rafforzare bilaterali, regionali e internazionali di cooperazione, anche con le organizzazioni non governative che assistono le vittime, e di lanciare campagne di sensibilizzazione»

Chiara

domenica 25 novembre 2012

"L'amore è un'altra cosa", giornata contro la violenza sulle donne.


E' Arisa a cantare "L'amore è un'altra cosa" e mi perdonerà se, per l'incipit di questo articolo, le rubo le parole.
Sì, l'amore è un'altra cosa, non è violenza, non è omicidio, non è ricatto, non è dolore, non sono prese in giro. L'amore è un sentimento puro e piacevole che non deve essere confuso con le minacce o con le violenze, in tutte le forme possibili.

Il dato: 115 (donne) vittime dal gennaio 2012

Queste donne avevano un nome, avevano un lavoro, avevano una famiglia, avevano dei figli, avevano dei parenti, avevano una dignità ed avevano, soprattutto, la vita. Il diritto di vivere.
Per i più disparati motivi hanno perso quel diritto ed hanno guadagnato il ricordo dei famigliari, che lottano per avere giustizia.

Dopo tutto quello che sta accadendo nel mondo in questo periodo, trovo difficile dire "stop alla violenza" (violenza sulle donne, nei confronti dei bambini e di qualsiasi essere umano ed animale), lo trovo difficile perchè lo ritengo sempre più utopistico, ma non per questo smetterò di invocare l'uso della parola anziché delle "armi" per risolvere qualsiasi tipo di conflitto.
Credo, però, che accanto allo slogan "stop alla violenza" debbano esserci tutti gli strumenti che le vittime di soprusi e violenza devono utilizzare qualora si trovino nelle condizioni, appunto, di vittime.

- Il coraggio e la forza di uscire dalla situazione di violenza 
- Denunciare alle Forze dell' Ordine che hanno l'obbligo di ascoltare ed accogliere le denunce di tutti   coloro che sentono il bisogno di segnalare una violenza;
- I Servizi Sociali che sono predisposti al fine di accogliere, ascoltare, indirizzare e sostenere chi si trova in una condizione di difficoltà (vanno segnalati i consultori famigliari, le case per le donne ed i centri anti violenza)
- Il medico di base il quale può offrire le cure necessarie e soprattutto essere il tramite per contattare il Servizio Sociale e far parte della rete
- Se si è in possesso, l'Avvocato di famiglia che può offrire una consulenza alla vittima, specificare se il comportamento perpetrato è reato, oppure legale, ed anche in questo caso, collaborare con i Servizi Sociali.
- La Rete Nazionale Antiviolenza ed il numero telefonico 1522 attivo 24 ore su 24 multilingue, in grado anche di fornire una consulenza specialistica.
- La rete famigliare ed amicale per non sentirsi sole ed affrontare con un sostegno in più, una situazione delicata e difficile
Non mancano i servizi, non mancano le modalità attraverso le quali le vittime possano agire per potersi difendere e soprattutto porre fine a quella situazione.

115 è un numero molto alto, che auspico, con l'anno nuovo diminuisca. Non si possono colpire fisicamente e psicologicamente le donne in quanto donne. 
Stop alla violenza di genere, sì al confronto ed alle differenze. Un motivo per il quale non siamo tutti uguali ci sarà, oppure no?

In conclusione lascio il documento redatto dall'Ordine degli Assistenti Sociali per la giornata contro la violenza sulle donne, storie di vita.

Chiara

venerdì 25 novembre 2011

25 novembre giornata mondiale contro la violenza sulle donne


Oggi è la giornata mondiale contro la violenza sulle donne. Analizzando il significato che può avere una giornata mondiale, mi chiedo perchè ancora vi siano violenze, discriminazioni, insulti, pregiudizi fino ad arrivare a reati.
Noi tutti siano persone, in quanto tali, dobbiamo essere rispettati senza discriminazioni di sesso, genere, razza, pensiero, fede religiosa. Mai arrogarsi il diritto di essere superiore ad una altro essere umano, abbiamo tutti pari dignità, diritti e doveri.
Le donne, così come le persone con disabilità, gli omosessuale, i migranti ed altre categorie subiscono violenze di tipo fisico, psicologico, diretto ed indiretto.
Una violenza non va mai nè perpetrata nè giustificata. Dobbiamo costruire una società basata sul rispetto, sulla solidarietà e sul riconoscimento dell'altro / diverso.
Un uomo non è migliore di una donna..nè viceversa;
Un "bianco" non è superiore ad un "nero"... nè viceversa;
Un "normodotato" non è diverso ad una persona con disabilità... nè viceversa.

Siamo tutti cittadini di un mondo, che col passare del tempo, sta perdendo di vista valori e diritti.
Promuoviamo cittadinanza.

Tornando nello specifico alla violenza sulle donne, mi sento di ribadire il concetto di "denuncia" (ho due esperienze di violenza, e non mi sono tirata indietro).
Le donne, le ragazze, le madri non sono oggetti e questo dovrebbe spingere l'altro a non violentare ma, qualora succeda, non bisogna pensare ai "ma" ed ai "sè", senza perdere tempo denunciare e far di tutto per proteggere se stesse e, se ci sono, i bambini.

Rivolgersi alle autorità affinchè la giustizia faccia il suo dovere, al Servizio Sociale affinchè si possa avere protezione, aiuto e sicurezza; i servizi dedicati possono essere: Centri antiviolenza - Casa delle donne - Linee di telefono dedicate. 
Questi servizi offrono: servizi specialistici, ospitalità, indirizzi segreti.

Con la speranza che il rispetto sia sempre più diffuso.

Chiara