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lunedì 11 febbraio 2019

Un senso


...dopo giornate come questa deve esserci "un senso".
Un senso al nostro essere, un senso al nostro "andare".

Un senso.

A volte è così faticoso trovarlo, o anche solo ricordarsi che deve esserci.

Un senso.

Tutto il dolore di oggi, gli occhi incrociati bagnate da lacrime di rabbia, quel silenzio così disarmante e così colmo di una sola parola "aiuto".

Un uomo, un padre e un marito.
Tre ragazzi, figli, così giovani...

Una stanza, parole difficili e la lotta fra quel senso di vergogna nel lasciarsi andare e lo stomaco che vorrebbe urlare. Il tempo, il rumore delle macchine che contano i battiti deboli, un senso di impotenza devastante, aggrapparsi a una speranza che non ha più colori.

Un senso.

Quel bisogno di non sentirsi soli, quel bisogno di sapere che qualcuno sa cosa deve essere fatto, quel bisogno di guardare un viso - sconosciuto - e prendere una decisione.

Un senso.

Essere consapevoli di quello che si è e di quello che nella vita si vuole fare anche se la pancia trema, anche se il cervello è saturo, anche se...

Un senso.

Nelle parole, nei gesti, nell'umanità data e ricevuta, nel "grazie", nel consegnare il dolore nelle mani di una persona e sperare di non vederlo gettare a terra.
Concludo con le parole di Cristicchi, io per oggi, non ne ho più

"Attraversa il tuo dolore arrivaci fino in fondo
Anche se sarà pesante
Come sollevare il mondo
E ti accorgerai che il tunnel è soltanto un ponte
E ti basta solo un passo per andare oltre"

mercoledì 26 settembre 2018

Voglio raccontare una storia...a lieto fine!

E' un pò come quando si torna a casa, ci si toglie le scarpe ed i pantaloni un pò stretti per mettere quelli "da casa" larghi, rovinati, ma comodi. Ecco, così è per me "tornare" a scrivere qui sul mio blog.

Ci torno, oramai, di rado, con mio dispiacere, perché mi faccio travolgere dagli eventi e dalla stanchezza e continuo ad indossare i pantaloni stretti!
Il blog è nato affinché io potessi raccontare la mia professione e perdere questa buona abitudine a me, proprio, non va. 

Oggi voglio raccontare una storia...a  lieto fine!

"Sali in macchina, dobbiamo andare! Vieni..."
"Io non vengo con voi, voglio tornare a casa, farò il bravo!"
"Ne abbiamo parlato tante volte, anche con l'educatrice ne abbiamo parlato e sai cosa ha deciso il Giudice"
"Il Giudice è cattivo e non capisce niente, allora andrò a scuola"


E i toni sono sempre più alti, quella voce stridula che nelle orecchie ti entra ed arriva dritta in pancia. 

Il viaggio dura un'ora e fa freddo.

E'impossibile sentirlo, attente alla strada, alla guida, a che non succeda niente, che quel frangente di quella giornata finisca, finisca anche in fretta.

La "forza" della disperazione mescolata alla consapevolezza che quello che stavamo facendo era la cosa giusta, sapevamo cosa era stato il passato e che cosa, nel futuro, di positivo poteva accadere.
Un calcio nella schiena perché la macchina permetteva solo quello spazio di manovra per sfogare rabbia e frustrazione, ma quella certezza che ci ha permesso di arrivare a destinazione.
Al caldo e al sicuro.

Un anno e mezzo ricco di cambiamenti, di stupore, di lacrime trattenute, di sorrisi e di abbracci. Il crescere di un bambino e della nostra relazione con lui.

"Quando tornate?"
"Presto!"
"Quando vado in famiglia?
"Stiamo lavorando per trovare la famiglia adatta, quella che ti accolga nei modi e tempi giusti"
"Grazie!"

Aumentano la consapevolezza e la maturità, così come in noi il desiderio di portare avanti un buon lavoro, mista alla paura di vedere crollare un anno e mezzo di successi, di vittorie e di conquiste, di mattoncini messi uno sopra l'altro e di passi avanti compiuti con la determinazione e la forza di un leone.


"Andrai in quella famiglia, farai ancora le vacanze al mare e poi, piano piano, ti avvicinerai a loro!

"Davvero???" Con gli occhi di chi ha davanti a sè un piccolo miracolo "Grazieeeeeeeee" accompagnato da un abbraccio che sebbene l'estate sia stata torrida mi ha scaldato e rasserenato.


"Ed ora come va? Tutto bene?"
"Va tutto bene! Ci mette alla prova, ci studia, ma è bravo si vede quanto ha fatto e lo porta avanti senza che noi diciamo nulla!

Questo è il lieto fine ma non canto vittoria, perché gli eventi della vita possono travolgere tutti e all'improvviso, però quel bambino che mi ha preso per mano, portandomi nella sua stanza in comunità e mi ha chiesto di leggergli la storia prima di andare a dormire, ora sta bene!
A noi il compito di sostenere il suo percorso di vita, al meglio delle nostre capacità professionali, con tutte le risorse che abbiamo a disposizione e creare le condizioni per cui i mattoncini messi uno sopra l'altro, su di una base solida, non vengano travolti.

Rubo, come sovente faccio, le parole di una canzone che non ha nulla a che fare con il "racconto", ma questa strofa, appena l'ho sentita, mi ha fatto pensare alla sua vita:

"Vorresti avere avuto un Natale
Non tanto per un regalo
Ma per sentirti un regalo
Che per qualcuno vali"

Chiara #ladradibambini ??


domenica 2 novembre 2014

"La Pratica Riflessiva nelle Professioni Sociali" - ASit, Roma 2014

Potrei riassumere la giornata del 31 ottobre con una sola parola: Grazie.

Sono stanca, sì, ma voglio scrivere, sento il bisogno di scrivere perchè è stata una giornata importante.
ASit, (http://www.serviziosociale.com/) associazione di Servizio Sociale su Internet, ha organizzato un evento che, oltre tutte le nostre aspettative, ha ottenuto un notevole successo.
"La pratica riflessiva nelle professioni sociali" ha riunito, presso la Sala della Protomoteca, in Campidoglio, a Roma, più di 250 persone professionisti del sociale che hanno voluto pensare e ragionare insieme su quella che è la pratica riflessiva.

La prima parte della mattina è stata, per me, un viaggio.

Abbiamo "ricordato" grazie all'Assessore di Roma Capitale, Rita Cutini, che ha mostrato un video che personalmente mi ha colpito molto. L'inchiesta sulla miseria nell'immediato dopo guerra.
Grazie a Cristina Odiard abbiamo attraversato il mondo dell'associazionismo, dalle prime a nascere fino alle più giovani, con un passione che solo lei era in grado di trasmettere così bene, ed arrivare dritta al cuore.
Siamo arrivati all' "oggi" con un mio intervento che ha fotografato la comunità professionale che comunica (?) ai tempi dei social network. Una fotografia, a parer mio, sconfortante, per arrivare, infine, all'intervento illuminante di Alessandro Sicora, docente presso l'Università della Calabria, che ci ha permesso di ragionare sulle dimensioni strategiche della riflessione, concentrandosi anche su "chi è un bravo operatore" ed un "operatore riflessivo".

La seconda parte è stata dedicata alla tavola rotonda che ha visto attorno allo stesso tavolo: psicologici, educatori ed assistenti sociali per comprendere l'importanza della riflessività e di quali strategie adottare nel quotidiano, unendo le forze fra noi operatori, non barricandoci, ma unendo competenze e professionalità.

Una mattinata nutriente e coinvolgente che mi ha lasciato nel cuore meravigliosi ricordi ed importanti spunti di riflessione, proprio perchè un buon operatore è colui / colei, che riflettere sull'esperienza.

Oltre al nostro convegno (gratuito poichè autofinanziato da noi Soci) c'è molto altro, ci sono abbracci, ci sono conoscenze nuove, ci sono sguardi di incoraggiamento e sorrisi di gratitudine.
Ci sono messaggi a posteriori che ti fanno sentire bene con te stessa, ma soprattutto ci sono i Soci di ASit, una famiglia, che nonostante le distanze c'è! E ci sarà sempre.
Siamo nati on line e talvolta ci ritroviamo "in giro" per l'Italia per dare nuova energia all'associazione ed alle nostre idee.

Questa, però, non è una pubblicità, è riconoscenza. 
Sono debitrice nei confronti di ASit e dei soci che mi hanno seguito passo dopo passo, dai primi esami all'università, fino alla tesi...e poi l'abilitazione ed ancora l'elezione a Consigliere Ordine A.S. Regionale.
Ci sono mail, ci sono sms e ci sono telefonate che mi hanno accompagnato e che mi seguono tutt'ora, perchè l'associazionismo, l'essere comunità è questo: crescere insieme e scambiarsi idee, pensieri, consigli e talvolta qualche piccola "sgridata", passatemi il termine.

Grazie a tutti i partecipanti al nostro convegno, dunque.
Grazie ad ASit per essere la mia "casa sociale".
Grazie agli amici per le emozioni.
Grazie a chi mi ha accompagnato nell'avventura.

Chiara

la_pratica_riflessiva_ASit
La Pratica Riflessiva nelle Professioni Sociali - Roma 2014