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lunedì 2 dicembre 2013

2 dicembre: giornata mondiale contro la schiavitù

Il 2 dicembre 1949 veniva approvata "Convenzione delle Nazioni Unite per la soppressione del traffico di persone e dello sfruttamento della prostituzione altrui".

Sono passati 60 anni, circa, e quello che trovo giusto chiedermi e chiedere è: qualcosa è cambiato? Se è cambiato, come? Sono stati fatti dei passi avanti? Verso quale direzione?

Apriamo, però, un giornale oppure accendiamo la tv sintonizzandola su un tg e cerchiamo di capire cosa accade sia lontano, che attorno a noi.
Notizia di poche ore fa: Primo dicembre, Prato 7 operai cinesi morti, 5 uomini e 2 donne.
Possiamo porci tutte le domande del caso, ma ho sentito nelle interviste del tg che i controlli nella zona pratese sono serrati, ma che il fenomeno delle fabbriche gestite da orientali, con gli operai che vivono in condizioni disumane è in continua espansione.

Che a Prato ci sia una forte presenza cinese lo sappiamo tutti, ed è per questo che le Forze dell'Ordine fanno controlli serrati, ma che non hanno però il potere di prevenire questi accadimenti. C'è un quadro di illegalità che non possiamo più far finta di non vedere, tanto è che il Presidente della Regione Toscana Enrico Rossi, sostiene  "questa tragedia l'abbiamo sulla coscienza tutti. Occorre andare più a fondo nella denuncia della più grande concentrazione di lavoro nero in Italia. Siamo sotto la soglia dei diritti umani".

Di fronte a questa dichiarazione mi chiedo: è ancora il 2 dicembre, giornata contro la schiavitù?
Ed è solo questa la "schiavitù?"
Questi roghi, con i letti nelle fabbriche che diventano luoghi di morte, sono nuove forme di schiavitù?
E cos'altro può essere annoverato sotto la categoria schiavitù ai nostri giorni?

Ogni anno si riflette sull'argomento ed ogni anno le cose non cambiano, forse peggiorano.
Mi chiedo cosa possa essere fatto, sempre che, a questo punto qualcosa possa essere fatto.

Denunciare?
Prevenire?
Controllare?

Ogni azione compiuta in virtù della salvaguardia dei diritti umani è un'azione verso la giusta direzione!

Concludo con una canzone di Daniele Silvestri "Kunta Kinte":

«L'unico miracolo politico riuscito in questo secolo 
e avere fatto in modo che gli schiavi si parlassero 
si assomigliassero 
perché così faceva comodo per il mercato unico e libero. 

Però così succede che gli schiavi si conoscono, si riconoscono 
magari poi riconoscendosi 
succede che gli schiavi si organizzano 
e se si contano allora vincono.»

giovedì 29 dicembre 2011

Quando a truffare è l' "assistente sociale"..

...sì ma non un assistente sociale abilitato, no, bensì persone che si spacciano per tali per truffare le persone.

E' risaputo che gli anziani sono bersagli facili, che ogni tipologia di operaio da quello del gas, della luce e persino dell'acqua è stato strumentalizzato e che tante sono le segnalazioni fatte (e le simulazioni) per sensibilizzare l'anziano, e qualsiasi cittadino, a non aprire se non previo avviso o comunicazione.
Bè, ma se è a suonare al campanello è l'assistente sociale senza preavviso?
Che faccio? Apro?


NO!!

Non si apre alla "prima" assistente sociale che ha la brillante idea di suonare al vostro campanello, perchè l'assistente sociale non lavora così. Certo, è uno strumento che utilizza, quello della visita domiciliare, come il medico ma, in entrambi i casi dev'esserci un contatto precedente, una conoscenza, una reale motivazione che porta il professionista a casa vostra.

Un professionista dell'aiuto come l'assistente sociale prima costruisce con l'utenza una relazione che si basa sulla fiducia, che permetta ad entrambi di conoscersi e soprattutto non si presenta senza motivo alla porta di casa, se lo fa è perchè vi è un reale motivo e soprattutto, la visita dev'essere programmata, sennò vietato aprire la porta a chi si spaccia per assistente sociale.

Nella truffa s'è imbattuta un'anziana di 90 anni che, nonostante avesse specificate alle due finte assistenti sociali di non essersi mai rivolta ai servizi sociali, ha ricevuto un bel regalo di Natale, la casa svaligiata.
Concludo dicendo che, la professione e l'immagine dell'assistente sociale non sono amate dalla collettività, alcuni non sanno neanche quale sia il lavoro che viene svolto dai servizi e dagli operatori, è bene quindi denunciare e portare alla luce queste truffe e spiegare alla cittadinanza - tutta - che lavoro svolge l'assistente sociale, qual è il suo modo di operare, con quali principi e valori e soprattutto a quale scopo.

Ribadisco: non aprite la porta se a suonare è un assistente sociale che con voi non ha mai avuto a che fare.

Chiara