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lunedì 9 dicembre 2013

"Marte, cose buone da dentro", un temporary store a Torino

Uno slogan come "cose buone da dentro" non poteva essere più efficace.
Dal 6 dicembre, a Torino, è aperto "Marte", uno store temporaneo, la cui chiusura è prevista per il 24, dove è possibile trovare diversi prodotti interamente fabbricati o creati da persone detenute nelle carceri piemontesi, inoltre sono previsti momenti culturali.

All'iniziativa hanno collaborato diverse cooperative ed associazioni,qui è possibile leggere il Comunicato Stampa della "Compagnia di San Paolo", che comprende l'elenco dei partecipanti a questa utile iniziativa e le informazioni utili.
E' stato inaugurato venerdì 6 dicembre, ed io ho deciso di fare una capatina proprio il giorno successivo per farmi un'idea e vedere se potevo acquistare qualcosa e, perchè no, farne un regalo di natale.

Arrivando da Via Garibaldi ho proseguito seguendo le indicazioni e non appena entrata l'atmosfera che ho respirato è stata delicata, le pareti bianche con appese fotografie dei lavori, sicuramente ha aiutato.
In un paio di salette sono esposti i prodotti realizzati si va dal Vino "ne vale la pena" al "biscotto libero", è possibile sfogliare libri tattili in braille "SCAtenati" e trovare anche i prodotti "Fumne".
Sono rimasta incantata ed affascinata dalla bravura di queste "fumne" nel realizzare borse e zaini, mi è piaciuto poterle toccare ed osservare e sopratutto comprarne una, per far un originale regalo di natale ad una bambina.
Non è il solito gioco e non è la solita gonnellina, questo prodotto e questo regalo hanno un valore aggiunto, almeno per quanto mi riguarda.

Come specificato i prezzi sono quelli di mercato e non ho potuto comprare di più, ma vedere quegli oggetti, quei prodotti e pensare all'impegno che c'è dietro, a me, ha dato una certa soddisfazione.
Lotto quotidianamente con i pregiudizi delle persone, cerco di spiegarmi e talvolta fatico, non sempre riesco a far capire, che nonostante tutto, nonostante il reato commesso, resta la persona.
Certo, resta il dolore per chi ha subito, ma quella è un'altra storia, che potrò affrontare in un altro articolo.
C'è una persona dietro le sbarre che, per Costituzione, va ri-educata e ri-abilitata ed questi progetti, queste iniziative sono un passo verso quell'obiettivo.

Chiudo con un comma dell'articolo 27 della nostra carta costituzionale, i padri fondatori, forse, erano più "avanti" di noi per riuscire a scrivere questo pensiero, pensiero che oggi sento mancare, soprattutto quando mi sento rispondere "Sei solo un'illusa!"

Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato.

Locandina dell'iniziativa

Chiara

domenica 30 dicembre 2012

Il mio primo colloquio con un ex detenuto

Ho meditato molto sul titolo di questo post, non sapevo se lasciare una nota di "incertezza" per evitare un pregiudizio, oppure scrivere un titolo semplice e conciso.
Ho optato per la seconda perchè voglio sperare che, nonostante il titolo, non ci siano pregiudizi ma, solo voglia di leggere quello che ho da scrivere.

E fu così che ho avuto il mio primo colloquio con un ex detenuto. Ovviamente non si è presentato dicendomi "Hey sono un ex galeotto, attenta!", ma lo ha fatto con un sorriso, le mani in tasca dicendomi il suo nome.
Il ghiaccio è stato rotto subito, forse per la sua abitudine al colloquio, o forse per la sua voglia di raccontarsi e senza paura, senza paura di subire giudizi mi ha spiegato la sua "carriera carceraria", quali reati ha commesso ed anche per quale motivo, "non sono un santo come sembro".
Mi ha spiegato i suoi problemi di salute, il vizio del fumo che non riesce a togliersi, mi ha illustrato la vita nella Casa Circondariale della nostra città ed i lavori che ha fatto nei diversi istituti di pena nei quali ha soggiornato.
Mi ha parlato della figlia che studia ancora, mi ha raccontato qualche pezzo di vita vissuta fuori dalle mura e di quali problemi ha avuto durante gli anni della pena, sottolineando però che non ha mai avuto un richiamo od una sanzione "ho avuto così tanti anni da scontare che non ce l'avrei fatta a scontare di più!"

E' uscito con 6 mesi di anticipo, per la sua buona condotta, ed ora è sottoposto al regime di libertà vigilata e mi ha mostrato la sua carta precettiva con un sorriso.
Mi ha spiegato come non tollera la maleducazione e la violenza verso le donne, "nonostante quello che ho fatto, odio chi è maleducato e tratta male le donne!"
Infine mi ha chiesto, con profonda umiltà e gentilezza qualche vestito. Non ha avuto pretese nè di taglia nè di colore, fuori fa freddo e bisogna coprirsi.

Mi ha lasciata dicendomi questo: "il carcere serve a qualcosa se si ha la consapevolezza del reato che si ha fatto, se non ce l'hai non vai avanti. Devi vivere il carcere, non farti vivere dal carcere sennò esci più bestia di prima!"
Ho voluto appuntare queste parole nella mia mente e riportarle qui così come me le ha dette, purtroppo non posso inserire anche l'espressione ed il tono di voce, ma vi assicuro che la serietà con la quale le ha pronunciate mi ha colpito e non poco.

In tutto questo mi ha mostrato anche le cicatrici che gli hanno lasciato i tre proiettili che ha ricevuto nella sua vita, sono i segni - indelebili - di quello che ha fatto.
Ha sbagliato, ne è consapevole. Ha lavorato come scopino, come cuoco ed infine come lavandaio, suo padre  è morto in cella con lui, ha scontato ogni giorno di pena che gli hanno comminato.
E' un uomo (vigilato) libero che ha voglia di lavorare ed essere in grado di portare avanti quello che gli resta della sua vita.

Io non sarò altro che una chimera nella sua vita, viceversa, per me, lui è stato un maestro.
Chiara

mercoledì 4 gennaio 2012

Il mondo "carcere" dalla prevenzione alla morte

...c'è di mezzo il mare.
Si leggono i rapporti, carceri sempre più piene, gli opg che sono in condizioni pietose, troppi detenuti in attesa di giudizio ed infine che i suicidi sono in aumento.

Fermiamo un attimo il mondo e ragioniamo.
Esiste un codice penale, esistono delle regole di condotta, viviamo in società e gli avvenimenti spesso contingenti condizionano le condotte e gli stili di vita.

Quando si perdono i valori, quando vengono presi come esempi "vite" estreme, quando l'apparire prevale sull'essere è inevitabile che i meccanismi si inceppino e la macchina "penale" venga messa in moto.
A ben vedere, però, se si potesse agire prima, ossia lavorare di prevenzione, forse determinati atteggiamenti, comportamenti e condotte potrebbero essere contenute.
Prima di entrare nel sistema carcere, che è necessario se utilizzato al fine di ri-educare il condannato, sarebbe auspicabile che ogni cittadino potesse vivere vedendosi garantiti i diritti esigibili, che i servizi gli fossero garantiti, che le leggi fossero applicate ed infine che il territorio fosse veramente valorizzato, come espressione del bisogno ma, soprattutto come luogo di prevenzione e lavoro di rete e comunità.

Poniamo il caso che, però, un cittadino a seguito di una pena definitiva debba entrare in un carcere sarebbe opportuno che, all'interno delle mura, non venisse annullato come uomo ma, bensì ri-educato. Che abbia a disposizione un équipe in grado di sensibilizzarlo e far capire che il fatto commesso è un reato e che è necessario intraprendere un percorso ri-abilitativo e non stigmatizzante. E' necessario avere personale preparato e soprattutto risorse, evitare suicidi e che il "reo", abbia la reale possibilità, una volta scontata tutta la pena, di rientrare in società, ed essere - perchè no - una reale risorsa.

Parole d'ordine: prevenzione, ri-educazione e risorse umane e materiali.


Chiara

giovedì 6 ottobre 2011

Esco dal carcere...e poi?

O tempora o mores, direbbe Cicerone e lo scriveva ai suoi tempi, ma anche noi possiamo tranquillamente farla nostra.

A cadenza, quasi, regolare in tv e sui giornali nasce un nuovo caso di cronaca nera, dai bambini agli adulti le vittime spesso vengono esaltate quando il fatto è "fresco" ma, col tempo, si dimenticano ed al centro dell'attenzione troviamo solo i carnefici od i presunti tali.
Noi non dobbiamo e non possiamo giudicare, non siamo nè la Legge nè giudici ma, possiamo analizzare i fatti, soprattutto quelli che accadono quando, i carnefici o presunti tali, escono dal carcere.

Certo, è importante anche il periodo di detenzione, che ricordiamo, deve esser volto alla rieducazione del condannato, riabilitarlo e fornirgli gli strumenti adeguati per potersi inserire nuovamente in società.
Ecco, come deve avvenire questo reinserimento?

Scrivendo libri? Apparendo in tv? Interviste e video rubati da qualche anonimo cellulare? Oppure, con supporti educativi, psicologici e con la società - tutta - pronta e capace di riaccogliere un cittadino che, possiamo dirlo, si riaffaccia alla vita?
E con questo intendo dire che sarebbe il caso che, chi esce dal carcere non venisse etichettato come "assassino", "ladro", "truffatore"...ma venisse riconosciuto come uomo, come persona! Con la sua dignità di uomo, con il suo background certamente ma, con ancora tutti i diritti integri.
E dall'altro lato, la persona che ora è libera, abbia la capacità di affrontare il percorso, la nuova possibilità che gli è stata concessa con onore e dignità, con il coraggio e la forza di non scrivere libri e non andare in tv a fare appelli ma, adeguandosi al tempo.

Non facile, perchè, le difficoltà sono tante, da diversi fronti, ma nuovamente (e mi ripeto) è importante lavorare con la collettività, sul territorio al fine di educare e preparare i cittadini di oggi e di ieri, a non avere paura ma, ad accogliere e proseguire insieme.

Non apparire, ma essere. Essere uomini, essere professionisti, essere in grado di garantire diritti esigibili ed adempiere ai nostri doveri di cittadini.