venerdì 31 gennaio 2014

StreetStriit...di un pomeriggio prezioso a teatro


Alle ore 18 si spengono le luci e parte la musica.
Inizia la magia!
Cinque ragazze, musiche coinvolgenti, giochi di luci, una sola parola e bravura.
Questi gli ingredienti principali di "Street Striit" spettacolo teatrale che racconta la storia di cinque ragazze che vivono la loro vita e condividono sogni, speranze, momenti più seri ed altri più frivoli.



Cosa potrà minare questo equilibrio?

Una gravidanza inaspettata! 

Ed ecco che tutto cambia.
La nascita, i primi passi, la crescita di questa creatura porta cambiamenti e difficoltà. I sogni vengono messi in disparte perchè al centro del mondo c'è una nuova vita.

Come affrontare tutto questo?
Saranno pronte?
Quante saranno le difficoltà?
Ecco che la strade (street) inizio ad intrecciarsi, aggrovigliarsi, ingarbugliarsi (striit)...e forse è quello lo stato d'animo di chi si trova ad affrontare una situazione come quella delle cinque protagoniste.

E la bambina?
Cosa pensa, cosa immagina e cosa desidera?
Ecco che abbiamo davanti a noi un bambina burattino coi fili intrecciati, sempre più intricati. Ed è arrabbiata e più la rabbia cresce più i suoi fili la legano, arrivando a renderla immobile.

Questa, però, è un'altra storia, storia che è possibile leggere sul fumetto che viene consegnato prima di vedere lo spettacolo, ma da leggere alla fine (e che io non voglio svelare, è un invito ad andare a teatro!)

Il racconto di storie di vita, il racconto di una storia normale che potrebbe accadere a chiunque, narrato con delicatezza ed ironia.
Lo spettatore vive con le cinque madri l'intero percorso che porta alla realizzazione di una grande verità: non si è mai pronti ad affrontare gli imprevisti. 
Pregio dello spettacolo, e di chi lo ha realizzato, è quello di riuscire ad immergere il pubblico in un'atmosfera non giudicante.

Un lacrima sul finale, con le note della musica di Battiato, ma...anche questa è un'altra storia.

Doverosi e meritati i ringraziamenti:
- agli educatori della Cooperativa Valpiana;
- alle Balleronze Q.B. (Federica Beccaria, Giulia Guida, Valeria Pugliese, Valentina Renna e Viviana Stizzolo);
- ai registi: Simone Schinocca e Valentina Aicardi;
- ai tecnici;
- all'illustratore del fumetto: Silvio Giordano;
- all'Università degli Studi di Torino, Dipartimento Cultura Politica e Società, Corsi di Laurea in Servizio sociale e Politiche e servizi sociali;

Un'occasione da non perdere, regalatevi un paio di ore a teatro e godetevi "StreetStriit", non lascia indifferenti.

Chiara

Per maggiori informazioni:
http://tedaca.wordpress.com/about/
http://streetstriit.wordpress.com/





domenica 26 gennaio 2014

Giornata della memoria - 27 gennaio 2014.


Il 27 gennaio 1945 le truppe sovietiche entrarono ad Auschwitz, cittadina polacca, trovando il campo di concentramento che porta lo stesso nome, liberando le poche persone sopravvissute agli anni di guerra, violenze, privazioni e deportazioni.

Io, e chi mi conosce lo sa, sono molto sensibile nei confronti di questo tema, leggo molto in merito ed ogni storia, ogni fotografia, ogni testimonianza ed ogni spettacolo teatrale che ho visto mi ha lasciata esterrefatta. Sullo sfondo le stesse immagini, vissute però da persone diverse che meritavano un destino completamente differente.
La fame, il freddo, gli averi strappati, gli affetti negati e la dignità calpestata sono il filo rosso che lega le persone che hanno subito, negli anni '40 del '900, quello che io non riesco neanche ad immaginare.
"Colpevoli" di essere ebrei, zingari, omosessuali ed ancora asociali, testimoni di Geova, prigionieri politici.

Leggo storie ed ho ascoltato testimonianze, sono andata anche in "visita" ad un campo di concentramento, quello di Mauthausen, e non riesco a capacitarmi di quello che è successo e di quanto, quello che è accaduto, non abbia insegnato nulla, forse poco.

Razzismo verso una "razza" (anche se io conosco solo la razza umana, come disse A. Einstein), bè esiste ancora adesso.
Gli omosessuali...sono discriminati e vittime di violenza ancora oggi.
Gli zingari, basta leggere le bacheche di facebook o qualche forum.
Insomma, siamo nel 2014, ma non abbiamo imparato molto, forse non siamo così cruenti ed espliciti (vedesi le leggi razziali), ma, secondo me, tanti passi devono ancora essere fatti.
Questi passi, valgono anche per le guerre, quelle che sentiamo raccontare al telegiornale da inviati speciali e che sentiamo così lontane da noi. 
Io, e non esagero, quando ascolto certe notizie, magari sto mangiando e mi passa la fame, oppure mi si bagnano gli occhi e la paura che qualcosa degeneri, lo confesso, ce l'ho.

Mio papà mi aveva raccontato che, quando era piccolo, 2 - 3 anni, rimase 5 giorni sotto le macerie di un edificio bombardato, a Milano. Con sua mamma, nel 1943.
Non posso e non voglio neanche immaginare che cosa voglia dire vivere una guerra e subirne gli effetti direttamente, spero solo che le campagne a favore dell'inclusione, i messaggi contro il razzismo e la violenza, gli insegnamenti dei "grandi" della storia, possano sortire qualche effetto.

Io nel mio piccolo, come sempre, cerco di fare qualcosa, di passare messaggi e modelli di comportamento, come quando un ragazzino di recente, leggendo un passo di Primo Levi mi ha guardata negli occhi e mi ha detto: «Questo, però, non è accaduto davvero!!».
Incredula, mi sono leggermente spostata e gli ho chiesto il motivo per cui non credesse che quello che aveva letto non fosse possibile. 
«Troppa cattiveria» mi ha risposto.

Concludo così, con "troppa cattiveria", frase detta da un ragazzino, a far in modo che tutti noi possiamo ragionarci su.

27 gennaio, così come tutti i giorni dell'anno, "per non dimenticare" e soprattutto per non ripetere!

Chiara


lunedì 13 gennaio 2014

E poi arriva Fedez!

Il ciclone Fedez ha coinvolto anche a me, ma non ieri, da questa estate!
Chi fosse Fedez prima di luglio 2013 non lo sapevo, adesso lo so fin troppo bene.

"Conosci quella canzone di Fedez?" - "Ehm no!"
"Hai sentito la canzone su Signorini?" - "Una canzone su Signorini??" 
"Mia mamma ci ha preso il cd di Fedez in versione delux con la maglietta!" 
Insomma Fedez ovunque e per capire cosa avesse fatto per diventare un idiolo, ho dovuto ascoltare le sue canzoni.

Scopro, con piacere, che ha fatto un featuring con J-Ax ma oltre, bè è un "rapper" che ha spopolato grazie al web e a testi facilmente orecchiabili e ricchi di parolacce (e qui già mi chiedo quanto possa essere utile il mio riprendere un ragazzino dal non dire determinate parole, quando le ha nelle orecchie diverse ore al giorno).
Alcune frasi dei suoi testi sono anche condivisibili, ma per il resto non è un cantante da proporre ad un ragazzino di 12 anni, o anche più piccolo.
Dopo averlo ascoltato per giorni e giorni mi dico "basta" e torno alla mia solita musica, ma pronta ad ogni commento od obiezione, ma cosa mi è capitato?

«Chiara, ma nella canzone di Fedez dove dice: "Nel locale mi presenti un tuo amico gay, il tempo di 2 birre e siamo super amiconi sai come si dice siamo culo e camicia (si ma io sono quello coi bottoni eh)", io non l'ho capita!»
Accenno un sorriso e non riesco a fare in tempo a rispondere che il fratello di questo ragazzino, più piccolo di lui, gli risponde in maniera molto chiara ed esplicita, fugando parecchi dubbi sulla metafora cantata da Fedez.
L'altro ragazzino resta in silenzio un attimo e mi guarda interrogativo: "Chiara, non ho ancora capito», si gira verso il fratello ribadendo il concetto.

Pareva una situazione fantozziana.
Con tutta la calma del mondo, dopo essermi seduta, ho spiegato cosa intendeva Fedez in quella canzone cercando di non essere volgare e senza ridicolizzare il concetto. 

Non mi ha dato fastidio avere a che fare con questa piccola parentesi, fuori da quello che è il mio ruolo, ma mi sono chiesta, due cose.
La prima è: con che spirito e coscienza, oggi, i genitori comprano le cose e soprattutto quanto conoscono quello che regalano?
La seconda è: le canzoni sono sempre più parte della nostra vita, così come quella dei ragazzi (e ragazzini), ma se sono piene di parole fuori luogo, come è possibile portare avanti un processo educativo, aspettarsi che vengano portati avanti dei valori? E la lista potrebbe essere lunga.

Nello specifico mi riferisco ad un'altra canzone di Fedez "Sembrava amore invece...", testo tremendo, intro e chiusura volgarissimi e un featuring che non lascia spazio a dubbi sul messaggio che vuole trasmettere.

Un pensiero a voce alta, il tener traccia di una cosa che mi è successa, scrivere domande che mi sono passate per la mente...

Chiara

martedì 24 dicembre 2013

Auguri di buone feste



E così, il Natale è alle porte. Significa che il 2013 è quasi giunto al termine.
E' stato un anno diverso dai precedenti.

Ho corso, ho corso tanto. Non mi sono fermata quasi mai, ho corso dietro ai sogni e alcuni hanno inseguito me.
Ho saltato ostacoli più grandi di me, ma alla fine sono atterrata in piedi.
Ho mandato giù bocconi amari, ma erano addolciti da soddisfazioni umane - come amo chiamarle - e che nessuno potrà portarmi via.

Il mio bilancio è positivo, mi rimprovero - come sempre - qualcosa, ma sono anche soddisfatta dei passi che ho compiuto. Non tutto il percorso l'ho fatto da sola, ho avuto tante persone accanto a me, ed a loro, vanno sia i miei auguri, sia un ringraziamento speciale.
Non li nomino tutti, sarebbe un articolo troppo lungo, ma chi è stato vicino a me, lo sa!

Guardando indietro, sicuramente non posso dire, però, che il 2013 è stato un anno, per la nostra società così tanto positivo, abbiamo disoccupazione alle stelle, servizi dimezzati, perdita di valori e di fiducia.
C'è tanta diffidenza e poco speranza nel futuro.
Tante lamentele, troppe.
A memoria, la mia, il 2013 è stato un anno dove troppe persone hanno perso la vita, troppi i suicidi, troppi i femminicidi, ancora troppe le morti sul lavoro.
Quindi, sì, il 2013 è stato un anno negativo su diversi fronti, alcune parti del mondo sono teatro di guerre e distruzione.

L'augurio che quest'anno voglio lasciare a tutti noi è un augurio di speranza, speranza che qualcosa possa cambiare.
Siamo noi a doverci impegnare, giorno per giorno, a mettere in atto questo cambiamento.
Accorgendoci del vicino.
Prestando attenzione a chi è lontano.
Avendo coraggio.
Riconquistando fiducia.

Sarà difficile, ma siamo tenaci!
E ieri sera, ad una cena, ho letto questa frase: "Prendi qualcosa per essere felice? Sì, decisioni!"Mettiamola in pratica!

Chiara

mercoledì 18 dicembre 2013

18 dicembre: giornata internazionale del migrante.


E' dal 2000 che si celebra questa giornata.
Perchè? Perchè il 18 dicembre del 1990 veniva adottata la Convenzione per la protezione dei diritti di tutti i lavoratori migranti e dei membri delle loro famiglie.
Questa convenzione entra in vigore nel 2003 al fine di codificare e garantire diritti ai migranti ed alle loro famiglie, come ad esempio:  il diritto alla vita, il diritto a non essere sottoposti a tortura o a trattamenti inumani e degradanti, il diritto di non essere tenuti in schiavitù, il diritto alla libertà di pensiero, coscienza e religione.
Altresì, la Convenzione, prevede alcune disposizioni volte a combattere lo sfruttamento dei lavoratori migranti e dei membri delle loro famiglie in tutte le fasi del processo migratorio, senza distinzione tra migranti regolari ed irregolari. 
23 anni dopo la sua adozione, è stata ratificata solo da 46 Stati, l'Italia, però, manca all'appello.

La giornata di oggi non è volta a celebrare "la migrazione", ma bensì a sollecitare la ratifica di questa Convenzione ed il rispetto di quelle precedentemente firmate.
Lo stesso Segretario Generale delle Nazioni Unite ha sottolineato come sia necessario che gli Stati si impegnino a creare politiche che sostengano i migranti sotto diversi profili, da quello economico, a quello legislativo e sociale: « 232 milioni di migranti portano benefici ai paesi di destinazione e di origine. Aiutano le nostre società ad essere più prosperose, solide e varie», ha dichiarato Ban Ki Moon oggi a New York.
Pensiero condivisibile, soprattutto se si pensa che l'Italia è uno dei paesi di accoglienza e spesso di permanenza, dopo i cosiddetti "viaggi della speranza".

Troppo spesso si viene a conoscenza di situazioni dove i diritti umani vengono violati (e non mi riferisco esclusivamente al servizio mandato in onda dal Tg2 l'altra sera, in quanto la questione CIE è nota da tempo, sia per il trattamento riservato alle persone che vi transitano, sia in merito al fallimento di questo luoghi, i numeri pubblicati da "Vie di fuga" parlano chiaro: 7.944 persone hanno transitato per i Centri nel 2012 e sono 4.015 sono state rimpatriate, le altre o non sono state identificate, o sono stati dimessi per vari motivi, oppure arrestati o deceduti) e queste persone vengono considerate mera forza lavoro, da sfruttare o schiavizzare.
Un altro problema che merita di essere sollevato è l'etichetta che queste persone si ritrovano incollata loro malgrado, vengono considerati troppo spesso "delinquenti" o "sono loro che rubano il lavoro", quindi utilizzati come capro espiatorio per esorcizzare la crisi economica che stiamo vivendo.

Sappiamo bene quanto non è utile nè costruttivo generalizzare un evento, oppure un gruppo di persone.
Vogliamo una società inclusiva e strumentalizziamo quello che, in quel determinato momento, può essere utile.
Desideriamo una società civile, ma non ci rendiamo conto che con la violenza o la sottomissione otteniamo tutto il contrario.
Parliamo di Welfare State e sappiamo solo quanto è stato smantellato, ma poco facciamo per riaverlo fra le mani e magari più efficiente.

Ricordiamo due cose: restiamo umani e non  dimentichiamo la nostra storia

Chiara


martedì 10 dicembre 2013

10 dicembre: Giornata Mondiale dei Diritti Umani


Il 10 dicembre 1948, l'Assemblea generale delle Nazioni Unite proclamava la Dichiarazione universale dei diritti umani.
Per la prima volta nella storia dell'umanità, era stato prodotto un documento che riguardava tutte le persone del mondo, senza distinzioni o discriminazioni.

Continuo a chiedermi se nel passato, le menti degli uomini fossero più "avanti", od il pensiero più acuto. Le cose stanno degenerando, i valori si stanno perdendo e spesso i diritti sono calpestati...e siamo nel 2013, mentre questi documenti (la nostra Costituzione, ad esempio, ed altri documenti importanti) sono stati scritti almeno 50 anni fa. Certo, si usciva da un periodo fatto di guerra, distruzione, morte e dolore, però lo scopo di queste dichiarazioni non era quello di durare solo nell'immediato dopo guerra, ma avere un sguardo di lungo...lunghissimo periodo.

I primi articoli della Dichiarazione universale dei diritti umani suonano come "normali", come "ovvi", leggendoli mi viene naturale pensare: «ma perchè dovrebbe essere il contrario?» e le risposte sono tante, ma davvero tante.
Dai soldi, alla politica, al potere.

Io, però, non ho nè soldi, nè politica, nè potere e posso, ogni giorno, portare avanti la mia battaglia per il rispetto di questi diritti.
- Vuoi durante una riunione di due ore dove nessuno par rendersi conto che in mano si hanno le "sorti" di una donna o di un uomo e non di un pacco.
- Vuoi quando sento dire: «siamo barboni, Chiara, che altro vuoi che siamo??» E rispondere: «Persone, S., siete persone. Nessuna etichetta strana, persone!».
- Vuoi quando mi trovo in una classe di 20 ragazzi ed uno di loro è preso in giro perchè?? Ecco, perchè viene preso in giro e deriso? Perchè ha quel "qualcosa" che lo rende diverso? Fa compiti diversi, segue lezioni più facili e perchè sta cercando di capire se è etero o omosessuale?
- Vuoi quando vedo escluso dal gioco quel bambino "colorato". Bambino colorato??
Mi verrebbe da prendere pennarelli e colorare il mio viso e dire, sì, io sono colorata, ma lui è solo un bimbo come voi!

E gli esempi sarebbero tanti, ma quello che è importante è: iniziamo da noi e da quello che ci circonda!
Abbiamo un mondo a disposizione, ma non possiamo salvarlo tutto, sarebbe impossibile, ma possiamo contribuire guardandoci attorno.

Educhiamoci alla sensibilità e all'attenzione per i diritti ed il rispetto per l'altro.



Chiara






lunedì 9 dicembre 2013

"Marte, cose buone da dentro", un temporary store a Torino

Uno slogan come "cose buone da dentro" non poteva essere più efficace.
Dal 6 dicembre, a Torino, è aperto "Marte", uno store temporaneo, la cui chiusura è prevista per il 24, dove è possibile trovare diversi prodotti interamente fabbricati o creati da persone detenute nelle carceri piemontesi, inoltre sono previsti momenti culturali.

All'iniziativa hanno collaborato diverse cooperative ed associazioni,qui è possibile leggere il Comunicato Stampa della "Compagnia di San Paolo", che comprende l'elenco dei partecipanti a questa utile iniziativa e le informazioni utili.
E' stato inaugurato venerdì 6 dicembre, ed io ho deciso di fare una capatina proprio il giorno successivo per farmi un'idea e vedere se potevo acquistare qualcosa e, perchè no, farne un regalo di natale.

Arrivando da Via Garibaldi ho proseguito seguendo le indicazioni e non appena entrata l'atmosfera che ho respirato è stata delicata, le pareti bianche con appese fotografie dei lavori, sicuramente ha aiutato.
In un paio di salette sono esposti i prodotti realizzati si va dal Vino "ne vale la pena" al "biscotto libero", è possibile sfogliare libri tattili in braille "SCAtenati" e trovare anche i prodotti "Fumne".
Sono rimasta incantata ed affascinata dalla bravura di queste "fumne" nel realizzare borse e zaini, mi è piaciuto poterle toccare ed osservare e sopratutto comprarne una, per far un originale regalo di natale ad una bambina.
Non è il solito gioco e non è la solita gonnellina, questo prodotto e questo regalo hanno un valore aggiunto, almeno per quanto mi riguarda.

Come specificato i prezzi sono quelli di mercato e non ho potuto comprare di più, ma vedere quegli oggetti, quei prodotti e pensare all'impegno che c'è dietro, a me, ha dato una certa soddisfazione.
Lotto quotidianamente con i pregiudizi delle persone, cerco di spiegarmi e talvolta fatico, non sempre riesco a far capire, che nonostante tutto, nonostante il reato commesso, resta la persona.
Certo, resta il dolore per chi ha subito, ma quella è un'altra storia, che potrò affrontare in un altro articolo.
C'è una persona dietro le sbarre che, per Costituzione, va ri-educata e ri-abilitata ed questi progetti, queste iniziative sono un passo verso quell'obiettivo.

Chiudo con un comma dell'articolo 27 della nostra carta costituzionale, i padri fondatori, forse, erano più "avanti" di noi per riuscire a scrivere questo pensiero, pensiero che oggi sento mancare, soprattutto quando mi sento rispondere "Sei solo un'illusa!"

Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato.

Locandina dell'iniziativa

Chiara

giovedì 5 dicembre 2013

I disegni dei bambini...

....questi sono i miei pensieri sociali di oggi, solo questi.
Nessun parola in più a descrivere questi disegni. Sicuramente sorrisi.











lunedì 2 dicembre 2013

2 dicembre: giornata mondiale contro la schiavitù

Il 2 dicembre 1949 veniva approvata "Convenzione delle Nazioni Unite per la soppressione del traffico di persone e dello sfruttamento della prostituzione altrui".

Sono passati 60 anni, circa, e quello che trovo giusto chiedermi e chiedere è: qualcosa è cambiato? Se è cambiato, come? Sono stati fatti dei passi avanti? Verso quale direzione?

Apriamo, però, un giornale oppure accendiamo la tv sintonizzandola su un tg e cerchiamo di capire cosa accade sia lontano, che attorno a noi.
Notizia di poche ore fa: Primo dicembre, Prato 7 operai cinesi morti, 5 uomini e 2 donne.
Possiamo porci tutte le domande del caso, ma ho sentito nelle interviste del tg che i controlli nella zona pratese sono serrati, ma che il fenomeno delle fabbriche gestite da orientali, con gli operai che vivono in condizioni disumane è in continua espansione.

Che a Prato ci sia una forte presenza cinese lo sappiamo tutti, ed è per questo che le Forze dell'Ordine fanno controlli serrati, ma che non hanno però il potere di prevenire questi accadimenti. C'è un quadro di illegalità che non possiamo più far finta di non vedere, tanto è che il Presidente della Regione Toscana Enrico Rossi, sostiene  "questa tragedia l'abbiamo sulla coscienza tutti. Occorre andare più a fondo nella denuncia della più grande concentrazione di lavoro nero in Italia. Siamo sotto la soglia dei diritti umani".

Di fronte a questa dichiarazione mi chiedo: è ancora il 2 dicembre, giornata contro la schiavitù?
Ed è solo questa la "schiavitù?"
Questi roghi, con i letti nelle fabbriche che diventano luoghi di morte, sono nuove forme di schiavitù?
E cos'altro può essere annoverato sotto la categoria schiavitù ai nostri giorni?

Ogni anno si riflette sull'argomento ed ogni anno le cose non cambiano, forse peggiorano.
Mi chiedo cosa possa essere fatto, sempre che, a questo punto qualcosa possa essere fatto.

Denunciare?
Prevenire?
Controllare?

Ogni azione compiuta in virtù della salvaguardia dei diritti umani è un'azione verso la giusta direzione!

Concludo con una canzone di Daniele Silvestri "Kunta Kinte":

«L'unico miracolo politico riuscito in questo secolo 
e avere fatto in modo che gli schiavi si parlassero 
si assomigliassero 
perché così faceva comodo per il mercato unico e libero. 

Però così succede che gli schiavi si conoscono, si riconoscono 
magari poi riconoscendosi 
succede che gli schiavi si organizzano 
e se si contano allora vincono.»

mercoledì 20 novembre 2013

L'alluvione in Sardegna...

Tutti sanno cosa è accaduto in Sardegna in questi giorni, ci sono fotografie, video, nei salotti televisivi se ne parla, nei telegiornali passa il numero dell'iban per inviare un aiuto a quella (nostra) terra completamente distrutta.

Voglio, però. per una volta utilizzare dei numeri (fonte: Corriere della Sera), in questo caso rendono più delle parole:
16 morti;
4 bambini;
1 disperso:
2.737 gli evacuati:
in 24 ore caduta la pioggia di 6 mesi;

Di fronte a questi numeri cosa è possibile dire? A me, sinceramente, mancano le parole. Ascoltavo, oggi, una trasmissione, dove una scrittrice diceva che di fronte a tutto questo sono necessari gli abbracci, adesso è il tempo degli abbracci, poi ci sarà il tempo della rabbia, dell'incredulità e così via, ma adesso è il momento degli abbracci.
Non mi trova molto concorde, no!
E' il momento degli abbracci?
Ho visto immagini che mi hanno stretto lo stomaco, spaccato il cuore e fatto venir voglia di passare attraverso lo schermo del televisore, ma non per abbracciare, ma per aiutare quelle persone che sono smarrite di fronte al disastro.
Con un abbraccio non porto via il fango e le macerie, con un abbraccio - adesso - purtroppo non risolvo nulla. Ci vuole concretezza e che i 20 milioni di euro stanziati dal Governo arrivino in tempi brevi e siano utilizzati per sistemare questa terra.

Ogni anno c'è una città colpita, da Genova a Sarno, l'Italia non è indenne a queste catastrofi, lo sappiamo bene, ed ogni anno vedo lo stesso geologo che dice in televisione, quasi sconsolato: «è necessaria la prevenzione, i sindaci devono monitorare il proprio territorio, si devono rispettare i letti dei fiumi, non si deve costruire abusivamente e poi condonare». Lo ripete, un pò in Rai, un pò in Mediaset, però non funziona, pare che il messaggi non passi e - forse - non passerà mai.

Questo post, però, lo voglio dedicare a Pietro (conosco solo il nome), una voce al telefono oggi su Rai 1.
Pietro, un soccorritore disperato, che ha detto queste parole: «Non ho potuto fare di più, fossi stato più forte li avrei salvati», stava cercando di mettere in salvo un papà ed un bambino, ma non è riuscito nell'impresa.
Si rimproverava per questo.
Ha provato, con tutto se stesso e le sue forze!
Mi ha colpito la sua voce rotta dai singhiozzi e mi ha distrutto l'anima il suo non darsi pace.

E quando tutto sarà (se mai sarà) tornato alla normalità ci potremo abbracciare, e sarebbe ancor meglio potersi abbracciare perchè abbiamo deciso di rispettare il nostro paese, di far tesoro delle parole degli esperti, perchè in qualità di governanti abbiamo il coraggio di prendere decisioni anche contro corrente, che non fanno scalpore e non mettono in mostra, ma che tutelino tutti noi e la nostra terra.

Chiara