Non la conoscevo, così tante mamme e gli stessi bimbi.
Di che cosa sto scrivendo??
Della Bimbo - Ambulanza.
Non sapevo esistesse anche l'ambulanza per i più piccoli, credevo che venisse utilizzata il solito mezzo, ed invece, eccola qui la meravigliosa Bambulanza.
Di che cosa si tratta?
E' un'ambulanza pediatrica dove al suo interno tutto è a misura di bambino, dai colori, a quello che il bambino ha a disposizione.
Definita anche come una ludoteca per quei bambini che devono sposarsi per fare le terapie (è possibile trovare a bordo, in queste occasioni, anche un clown, che alleggerisce il viaggio al bambino).
Viene anche utilizzata quando si rendono necessari viaggi lunghi (per quanto riguarda la mia zona Biella - Novara, Biella - Torino).
I colori invitano il bambino a salire, quello che è contenuto al suo interno ricorda l'ambiente della propria cameretta ed ovviamente, per non farsi mancare nulla, la Bimbo - Ambulanza è dotata anche di play station 3 e di lettore dvd, con queste tecnologie si allietano i viaggi dei bambini e la tensione viene stemperata.
A Biella, la città dove risiedo, questo mezzo di trasporto è stato donato alla Croce Rossa dal Fondo Edo Tempia, fondo che da sempre è impiegato nella ricerca e prevenzione contro i tumori.
I volontari che oggi mi ha spiegato come funziona, le loro esperienze mi hanno anche detto che non è un mezzo conosciuto, infatti, come ho scritto in precedenza neanche i genitori erano a conoscenza, ed ecco il motivo del mio post.
I bimbi che oggi hanno potuto conoscere la Bambulanza erano increduli, hanno fatto mille domande ed i volontari della Croce Rossa sono stati meravigliosi, spiegando anche come si deve fare per allertare il 118, le domande alle quali potrebbero rispondere e cosa fare in caso di pericolo, oppure di incidente.
Il mio grazie personale va sia al "Fondo Edo Tempia" per aver regalato alla città questo meraviglioso mezzo di trasporto ed a tutti i volontari della Croce Rossa che, ogni giorno, lavorano con impegno, passione e tanto cuore.
Guarda le foto della Bambulanza
Chiara
Benarrivati sul mio blog. Questo spazio è dedicato alla mia versione del lavoro e del servizio sociale.
Credo che pensare socialmente sia un buon modo per accorgersi del mondo che ci circonda.
martedì 16 luglio 2013
lunedì 8 luglio 2013
[Lilin Nicolai] C'è chi si gode la vita, c'è chi la soffre, invece noi la combattiamo!
Sarebbe molto facile prendere aforismi di grandi scrittori, lanciarli come bengala per fare una bella figura e far passare quel pensiero come il proprio.
Assai più difficile è analizzare quello che accade con parole proprie ammettendo, quando è il caso, anche gli errori.
Si sono concluse giovedì le elezioni Croas Piemonte, elezioni colme di passione, voglia di fare, mettersi in gioco e soprattutto cercare di intraprendere una strada nuova, che avesse profumo di cambiamento.
Domenica, però, le speranze ed i desideri di alcuni si sono realizzati, mentre quelli di altri si sono spenti piano piano, ma non del tutto. Fra una lacrima ed uno scuotimento di testa, quel brillio non ha cessato di vibrare, perchè la passione non la può spegnere una "sconfitta", che poi tanto sconfitta non è.
Siamo due giovani assistenti sociali - Chiara e Luca - che, per la prima volta, hanno deciso di candidarsi alle Elezioni per il rinnovo del Consiglio Regionale dell'Ordine e che, fino all'ultimo, hanno sperato di vedersi realizzare un sogno, forse per dimostrare a se stessi che la strada compiuta fino ad ora ha un senso.
Leggendo i vari forum di Servizio Sociale, in questo periodo di elezioni, non è difficile trovare dei posts che invitano i giovani a candidarsi perchè è necessario svecchiare gli Ordini, perchè possono portare energia e vitalità, in soldoni il motto era: "largo ai giovani".
Giovani quanto? Giovani in che senso? Largo ai giovani sì, ma non troppo? Non era ben chiaro questo particolare, sebbene siamo consapevoli che un Consiglio di soli giovani non fosse immaginabile, lo strumento "social" ha sortito effetto ed ecco che in diverse regioni si sono candidati giovani che hanno trovato, al termine del percorso, una "sconfitta".
Sarebbe falso dire che quei pochi voti di differenza non bruciano, non fanno male e che non abbiano dato dispiacere e non solo a noi, anzi il contrario, ma se siamo maturi abbastanza sappiamo anche quanto valgono i voti che abbiamo ricevuto.
Sono un passo importante nel nostro percorso, sono un traguardo raggiunto e sono certamente la nostra vittoria. Inoltre, quest'avventura, è stata un'esperienza arricchente sia dal punto di vista professionale che personale, sono stati costruiti legami che, senza questa occasione, forse non sarebbero nati e questo è sicuramente il valore aggiunto.
Ogni giorno insegno ai bambini l'importanza del gioco e della condivisione, spiegando loro - credendoci io per prima- che l'importante non è vincere, ma partecipare perchè anche se la medaglia sarà al collo di un altro, o la coppa nelle mani dell'avversario o la caramella sotto la lingua dei componenti dell'altra squadra, l'aver giocato, l'averci messo del proprio per arrivare a quel risultato è merito di tutti, nessuno escluso.
Noi abbiamo partecipato, ci abbiamo creduto, abbiamo corso fino alla fine senza stancarci è quindi quel risultato è nostro.
Concludo, rubando le parole agli 883, una degna colonna sonora per questo post male non fa:
"E' la dura legge del gol
gli altri segneranno però
che spettacolo quando giochiamo noi
non molliamo mai
cosa importa chi vincerà
perché in fondo lo squadrone siamo noi
lo squadrone siamo noi"
Chiara
Assai più difficile è analizzare quello che accade con parole proprie ammettendo, quando è il caso, anche gli errori.
Si sono concluse giovedì le elezioni Croas Piemonte, elezioni colme di passione, voglia di fare, mettersi in gioco e soprattutto cercare di intraprendere una strada nuova, che avesse profumo di cambiamento.
Domenica, però, le speranze ed i desideri di alcuni si sono realizzati, mentre quelli di altri si sono spenti piano piano, ma non del tutto. Fra una lacrima ed uno scuotimento di testa, quel brillio non ha cessato di vibrare, perchè la passione non la può spegnere una "sconfitta", che poi tanto sconfitta non è.
Siamo due giovani assistenti sociali - Chiara e Luca - che, per la prima volta, hanno deciso di candidarsi alle Elezioni per il rinnovo del Consiglio Regionale dell'Ordine e che, fino all'ultimo, hanno sperato di vedersi realizzare un sogno, forse per dimostrare a se stessi che la strada compiuta fino ad ora ha un senso.
Leggendo i vari forum di Servizio Sociale, in questo periodo di elezioni, non è difficile trovare dei posts che invitano i giovani a candidarsi perchè è necessario svecchiare gli Ordini, perchè possono portare energia e vitalità, in soldoni il motto era: "largo ai giovani".
Giovani quanto? Giovani in che senso? Largo ai giovani sì, ma non troppo? Non era ben chiaro questo particolare, sebbene siamo consapevoli che un Consiglio di soli giovani non fosse immaginabile, lo strumento "social" ha sortito effetto ed ecco che in diverse regioni si sono candidati giovani che hanno trovato, al termine del percorso, una "sconfitta".
Sarebbe falso dire che quei pochi voti di differenza non bruciano, non fanno male e che non abbiano dato dispiacere e non solo a noi, anzi il contrario, ma se siamo maturi abbastanza sappiamo anche quanto valgono i voti che abbiamo ricevuto.
Sono un passo importante nel nostro percorso, sono un traguardo raggiunto e sono certamente la nostra vittoria. Inoltre, quest'avventura, è stata un'esperienza arricchente sia dal punto di vista professionale che personale, sono stati costruiti legami che, senza questa occasione, forse non sarebbero nati e questo è sicuramente il valore aggiunto.
Ogni giorno insegno ai bambini l'importanza del gioco e della condivisione, spiegando loro - credendoci io per prima- che l'importante non è vincere, ma partecipare perchè anche se la medaglia sarà al collo di un altro, o la coppa nelle mani dell'avversario o la caramella sotto la lingua dei componenti dell'altra squadra, l'aver giocato, l'averci messo del proprio per arrivare a quel risultato è merito di tutti, nessuno escluso.
Noi abbiamo partecipato, ci abbiamo creduto, abbiamo corso fino alla fine senza stancarci è quindi quel risultato è nostro.
Concludo, rubando le parole agli 883, una degna colonna sonora per questo post male non fa:
"E' la dura legge del gol
gli altri segneranno però
che spettacolo quando giochiamo noi
non molliamo mai
cosa importa chi vincerà
perché in fondo lo squadrone siamo noi
lo squadrone siamo noi"
Chiara
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La débacle under 30
Giovedì 4 Luglio 2013 si è chiuso il seggio per il rinnovo del consiglio dell’Ordine degli Assistenti Sociali della Regione Piemonte e Domenica 7 luglio è terminato il lungo spoglio delle numerosissime schede elettorali arrivate da ogni dove della Regione, o meglio, ci fa piacere pensarla cosi. Il successo della grossa partecipazione lo avevamo già annunciato noi 43 Assistenti Sociali in lizza, contribuendo a determinare un’affluenza al voto mai registrata prima nella nostra Regione. Si sa, noi Assistenti Sociali siamo bravi a curare la rete e questo ha favorito l’espressione di una dialettica professionale vivace, in alcuni casi troppo vivace, forse.
Qualcuno ce l’ha fatta, quindici consiglieri sono stati eletti . Qualcuno no, come me e la collega Chiara, per un voto o due. Già, brucia la sconfitta, se così può definirsi, per nemmeno un pugno di voti. Nell’aria c’era tanta voglia di cambiamento, c’era voglia di fare, di portare nuovi contributi, di lanciare nuovi giovani entusiasti e motivati nell’esperienza ordinistica della professione . Ma una tegola sulla testa è arrivata: la grave scorrettezza di qualcuno nell’esercizio di voto e il conseguente e comprensibile caos sopraggiunto. Troppi cambiamenti? Troppi giovani “impegnati”? Paura del nuovo? Voglia, in fondo, di mantenere le cose così come sono? Probabilmente non lo sapremo mai. Solo tanta amarezza e penalizzazione di chi ci ha creduto e ci crede ancora in una professione che è in continua evoluzione e che richiede costante impegno e passione per chi si presta a rappresentarla.
Ma in fondo, grande soddisfazione è giunta per i tanti voti ricevuti e il riconoscimento dimostratoci da gran parte della comunità professionale. Ci piace pensarla che questa sia solo una tappa e non un traguardo mal riuscito. Alla fine , chi bara, perde sempre; chi crede, chi lotta, chi si impegna con trasparenza vince sempre!
Luca Matturro
Qualcuno ce l’ha fatta, quindici consiglieri sono stati eletti . Qualcuno no, come me e la collega Chiara, per un voto o due. Già, brucia la sconfitta, se così può definirsi, per nemmeno un pugno di voti. Nell’aria c’era tanta voglia di cambiamento, c’era voglia di fare, di portare nuovi contributi, di lanciare nuovi giovani entusiasti e motivati nell’esperienza ordinistica della professione . Ma una tegola sulla testa è arrivata: la grave scorrettezza di qualcuno nell’esercizio di voto e il conseguente e comprensibile caos sopraggiunto. Troppi cambiamenti? Troppi giovani “impegnati”? Paura del nuovo? Voglia, in fondo, di mantenere le cose così come sono? Probabilmente non lo sapremo mai. Solo tanta amarezza e penalizzazione di chi ci ha creduto e ci crede ancora in una professione che è in continua evoluzione e che richiede costante impegno e passione per chi si presta a rappresentarla.
Ma in fondo, grande soddisfazione è giunta per i tanti voti ricevuti e il riconoscimento dimostratoci da gran parte della comunità professionale. Ci piace pensarla che questa sia solo una tappa e non un traguardo mal riuscito. Alla fine , chi bara, perde sempre; chi crede, chi lotta, chi si impegna con trasparenza vince sempre!
Luca Matturro
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mercoledì 3 luglio 2013
A distanza di un anno...tirando le somme.
...che poi inizi una nuova avventura e non sai cosa ti aspetta, se ce la farai e a cosa andrai incontro.
Arrivi alla fine e cosa fai?
Bè ti guardi allo specchio, senti la pancia e cerchi di capire chi sei.
Durante il viaggio corri, fatichi, ridi e piangi, ma vai. Non ti fermi perchè non ti puoi e vuoi fermare.
Ecco un pò quello che intendevo dire a me stessa, l'altra notte, mentre faticavo a prender sonno.
E' terminato il mio anno in comunità psichiatrica e, c'è poco da fare, sono diversa.
Sono cresciuta, ho toccato con mano la sofferenza umana altrui, ho attraversato mari di deliri e frasi senza un senso apparente, ho conosciuto diverse persone e, restando me stessa, sono diventata un'altra!
Forse fatico a spiegarlo perchè è una cosa che ancora sto elaborando, ma è così che adesso riesco a definirlo.
In quest'anno appena passato ho pianto, riso a crepapelle, mi sono arrabbiata e ho provato profonda tristezza. Ogni avvenimento mi toccava da vicino e cercavo di viverlo appieno, perchè le occasioni non sempre capitano due volte.
Mi sono affacciata ad un mondo sconosciuto e ancora adesso ha parecchi angoli bui, ma sicuramente non è più un grande punto interrogativo, anzi è un punto esclamativo, un due punti, una virgola ed un punto e a capo.
Mi sento, credo, un pò meno paziente ed un pò più vulnerabile, mi sento più grande ma con il terrore di crescere.
Tutto qui, nulla di strano.
Ho ancora diversi pensieri che devono prendere forma e collocazione, ma se c'è qualcuno da ringraziare per quella chiamata a maggio dell'anno scorso, bè lo devo ringraziare, gli devo molto.
Devo molto anche a me stessa per "aver tenuto botta", per non aver spaccato il mondo quando, da sola, a casa, ripensavo a quello che era accaduto e per aver saputo chiudere un cancello e con esso anche il "lavoro"...quando si suol dire "non portarsi il lavoro a casa".
Devo molto anche a chi ha fatto questo tratto di strada insieme a me, anche le persone meno coinvolte o che meno se lo aspettano, perchè chi più chi meno, chi alla sua maniera mi ha insegnato e trasmesso qualcosa e ha permesso al mio anno di essere uno degli anni più intensi e formativi che fino ad ora ho vissuto.
E, ancora, devo molto a loro. A loro che hanno universi paralleli, mondi oscuri, amici con i quali dialogare, frasi stereotipate ma che fanno solo del bene.
"Chiara di giorno...e Chiara di notte!"
"Sei Chiara di stelle"
"Ma tu...sei una fabbrica?"
e tante altre immagini e frasi che resteranno nel cuore e nella mente....
perchè il lavoro sociale è anche questo, mente e cuore.
Arrivi alla fine e cosa fai?
Bè ti guardi allo specchio, senti la pancia e cerchi di capire chi sei.
Durante il viaggio corri, fatichi, ridi e piangi, ma vai. Non ti fermi perchè non ti puoi e vuoi fermare.
Ecco un pò quello che intendevo dire a me stessa, l'altra notte, mentre faticavo a prender sonno.
E' terminato il mio anno in comunità psichiatrica e, c'è poco da fare, sono diversa.
Sono cresciuta, ho toccato con mano la sofferenza umana altrui, ho attraversato mari di deliri e frasi senza un senso apparente, ho conosciuto diverse persone e, restando me stessa, sono diventata un'altra!
Forse fatico a spiegarlo perchè è una cosa che ancora sto elaborando, ma è così che adesso riesco a definirlo.
In quest'anno appena passato ho pianto, riso a crepapelle, mi sono arrabbiata e ho provato profonda tristezza. Ogni avvenimento mi toccava da vicino e cercavo di viverlo appieno, perchè le occasioni non sempre capitano due volte.
Mi sono affacciata ad un mondo sconosciuto e ancora adesso ha parecchi angoli bui, ma sicuramente non è più un grande punto interrogativo, anzi è un punto esclamativo, un due punti, una virgola ed un punto e a capo.
Mi sento, credo, un pò meno paziente ed un pò più vulnerabile, mi sento più grande ma con il terrore di crescere.
Tutto qui, nulla di strano.
Ho ancora diversi pensieri che devono prendere forma e collocazione, ma se c'è qualcuno da ringraziare per quella chiamata a maggio dell'anno scorso, bè lo devo ringraziare, gli devo molto.
Devo molto anche a me stessa per "aver tenuto botta", per non aver spaccato il mondo quando, da sola, a casa, ripensavo a quello che era accaduto e per aver saputo chiudere un cancello e con esso anche il "lavoro"...quando si suol dire "non portarsi il lavoro a casa".
Devo molto anche a chi ha fatto questo tratto di strada insieme a me, anche le persone meno coinvolte o che meno se lo aspettano, perchè chi più chi meno, chi alla sua maniera mi ha insegnato e trasmesso qualcosa e ha permesso al mio anno di essere uno degli anni più intensi e formativi che fino ad ora ho vissuto.
E, ancora, devo molto a loro. A loro che hanno universi paralleli, mondi oscuri, amici con i quali dialogare, frasi stereotipate ma che fanno solo del bene.
"Chiara di giorno...e Chiara di notte!"
"Sei Chiara di stelle"
"Ma tu...sei una fabbrica?"
e tante altre immagini e frasi che resteranno nel cuore e nella mente....
perchè il lavoro sociale è anche questo, mente e cuore.
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giovedì 27 giugno 2013
Un paio di riflessioni alla vigilia delle elezioni O.A.S. Piemonte
Chi ha già votato per posta o per "raccomandata a mano".
Domani si aprono le le elezioni qui in Piemonte e pare che, quest'anno, siano più sentite degli anni passati, o almeno così sembra per quello che riguarda il versante "candidati". 43 assistenti sociali che hanno deciso di mettersi in gioco per rappresentare la comunità professionale.
Chi invece andrà direttamente al seggio a Torino per eleggere il nuovo Consiglio dell'Ordine degli Assistenti Sociali della regione Piemonte.
Domani si aprono le le elezioni qui in Piemonte e pare che, quest'anno, siano più sentite degli anni passati, o almeno così sembra per quello che riguarda il versante "candidati". 43 assistenti sociali che hanno deciso di mettersi in gioco per rappresentare la comunità professionale.
Due liste e parecchia diffusione. Si può dire tutto, ma non che queste elezioni non sono state annunciate o che l'informazione è stata scarsa.
Tutto è partito con un'assemblea aperta il 27 maggio e da lì il fervore crescente e la riflessione sempre più intensa.
"C'è molto da lavorare" mi è stato detto.
Come negarlo. Sono tanti gli aspetti sui quali bisogna riflettere e ragionare, ma soprattutto dare risposte concrete. Senza la pretesa di cambiare il mondo, perchè nessuno è Harry Potter, ma di lavorare con concretezza e professionalità, questo sicuramente sì.
Ecco perchè, ho deciso di candidarmi assieme ai miei splendidi compagni di avventura con una lista: "Far crescere la professione e i professionisti - Per crescere e per contare".
Siamo in 11, abbiamo le idee chiare e soprattutto abbiamo un programma che vogliamo assolutamente rispettare.
Per poter leggere il nostro programma clicca qui,
Per vedere un video che lo riassume clicca qui
Per leggere i nostri curriculum clicca qui
Per vedere un video che lo riassume clicca qui
Per leggere i nostri curriculum clicca qui
Votare è importante in qualunque modo voi la pensiate, votare significa essere parte di questa grande comunità professionale e sentirsi (ancora) parte di essa.
Tanti professionisti si lamentano di quanto l'Ordine sia distante, di quanto non ci sia dialogo oppure di quante volte hanno pensato di mollare perchè non c'è speranza, ecco invito a riflettere su questo e pensare che, andando a votare si esercita un diritto. Questo diritto di voto permette di esprimere 15 preferenze e queste preferenze sono un nome ed un cognome, persone che hanno una storia ed una professionalità, ma che noi votanti, come loro, siamo l'Ordine, facciamo parte di un ordine professionale che ha bisogno di partecipazione, di sentimento di appartenenza e non solo di lamentele.
Se si vuole davvero che le cose cambino, è necessario provare ad iniziare a cambiarle.
La lista "Far crescere la professione ed i professionisti", di cui faccio parte, crede ancora in tutto questo.
Concludo dicendo che mi era stato detto, da un giovane, che i giovani non dovevano candidarsi. Male i giovani devono candidarsi, devono mettersi in gioco ed affiancarsi a chi ha qualche anno di esperienza in più, perchè, un domani noi giovani ci saremo...e l'ho sempre detto il domani lo si costruisce dall'oggi ed oggi, che la Professione ha un discreto numero di giovani leve pronte a lavorare e a mettere in pratica quello che è stato loro insegnato. E' oggi che quel "discreto numero" merita di essere rappresentato e tenuto in considerazione, La mia lista ed io questo non lo abbiamo scordato, così come non abbiamo quanto siano importanti la comunicazione e la trasparenza, la formazione e l'aggiornamento, lo scambio di idee ed il confronto con tutte le realtà in cui la professione opera.
Buon voto a tutti i miei colleghi piemontesi.
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martedì 18 giugno 2013
Essere giovani e perchè no, precari. Parte 1
Mi guardo allo specchio. A volte le occhiaie sono più accentuate, a volte gli occhi sono così vispi che pare che io abbia 15 anni, altre volte invece ho gli angoli della bocca che puntano verso il basso, ma non solo per la forza di gravità.
Sono la tristezza e la sconforto che prendono il sopravvento e più mi guardo nello specchio più mi chiedo cosa ci sia in me che non va. Che non quadra, che non va a genio. Poi, visto che davanti allo specchio ci si può - anche - lasciar andare, faccio qualche smorfia, mi sorrido e ritrovo quel pizzico di sicurezza che basta per affrontare un'altra giornata.
Un'altra giornata all'insegna di lotte e battaglie per inseguire il tuo sogno, a digerire le porte in faccia ricevute e cercare una spiegazione al quasi totale silenzio che ti circonda.
Mandi una quantità di curriculum che, solo perchè hai deciso di tenere una sorta di protocollo, sai quanti sono, cerchi di fare una buona lettera di presentazione. Valorizzi quello che sei, ti guardi dentro per capire chi sei ed esamini quello che hai attorno per comprendere quali sono le tue competenze, conoscenze, mantieni la modestia a livelli accettabili, anche se a volte ti senti "troppo poco".
Cerchi di capire perchè il mondo sta girando così male, batti tutte le strade per poter sfiorare anche con un solo dito quell'obiettivo, corri, spingi sulle ginocchia perchè devi star dentro coi tempi, arrivi stanca la sera, perchè forse fai anche quattro o cinque attività per guadagnare 20€ al giorno.
Parli con chiunque possa offrirti uno spiraglio di speranza e ti ci aggrappi e quello...bè, quello è quel lumino in fondo alla via che, seppur debole, tiene viva la voglia di provarci sempre e non fermarti perchè "non hai esperienza", "sei troppo qualificata", "hai già 27 anni, era massimo 25", "non abbiamo i soldi, sennò"....
Ed ovviamente a quel "qualcuno" sei grata perchè niente a questo mondo nè è dovuto nè è scontato!
Una persona mi disse: "Investi su di te!"
E quanto tempo, quante energie, quante corse, quanti sacrifici ho fatto ed ancora voglio fare per guadagnare ciò che mi spetta nulla di più, solo il mio posto nel mondo che tanto vorrei.
In me ci credo, ho chi crede in me e questo è molto importante.
Non è retorica, non sono parole per illudere o costruire castelli di carta, ma: mai perdere la speranza e mai abbandonare i nostri sogni, se li abbiamo è perchè meritano di essere realizzati.
Chiara
Sono la tristezza e la sconforto che prendono il sopravvento e più mi guardo nello specchio più mi chiedo cosa ci sia in me che non va. Che non quadra, che non va a genio. Poi, visto che davanti allo specchio ci si può - anche - lasciar andare, faccio qualche smorfia, mi sorrido e ritrovo quel pizzico di sicurezza che basta per affrontare un'altra giornata.
Un'altra giornata all'insegna di lotte e battaglie per inseguire il tuo sogno, a digerire le porte in faccia ricevute e cercare una spiegazione al quasi totale silenzio che ti circonda.
Mandi una quantità di curriculum che, solo perchè hai deciso di tenere una sorta di protocollo, sai quanti sono, cerchi di fare una buona lettera di presentazione. Valorizzi quello che sei, ti guardi dentro per capire chi sei ed esamini quello che hai attorno per comprendere quali sono le tue competenze, conoscenze, mantieni la modestia a livelli accettabili, anche se a volte ti senti "troppo poco".
Cerchi di capire perchè il mondo sta girando così male, batti tutte le strade per poter sfiorare anche con un solo dito quell'obiettivo, corri, spingi sulle ginocchia perchè devi star dentro coi tempi, arrivi stanca la sera, perchè forse fai anche quattro o cinque attività per guadagnare 20€ al giorno.
Parli con chiunque possa offrirti uno spiraglio di speranza e ti ci aggrappi e quello...bè, quello è quel lumino in fondo alla via che, seppur debole, tiene viva la voglia di provarci sempre e non fermarti perchè "non hai esperienza", "sei troppo qualificata", "hai già 27 anni, era massimo 25", "non abbiamo i soldi, sennò"....
Ed ovviamente a quel "qualcuno" sei grata perchè niente a questo mondo nè è dovuto nè è scontato!
Una persona mi disse: "Investi su di te!"
E quanto tempo, quante energie, quante corse, quanti sacrifici ho fatto ed ancora voglio fare per guadagnare ciò che mi spetta nulla di più, solo il mio posto nel mondo che tanto vorrei.
In me ci credo, ho chi crede in me e questo è molto importante.
Non è retorica, non sono parole per illudere o costruire castelli di carta, ma: mai perdere la speranza e mai abbandonare i nostri sogni, se li abbiamo è perchè meritano di essere realizzati.
Chiara
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venerdì 7 giugno 2013
E' ora di fare un pò di chiarezza
Forse ho aspettato troppo, ma credo sia ora di fare un pò di chiarezza.
Nel mondo del sociale esistono diverse figure, ognuna di queste, però, ha delle competenze, conoscenze e compiti ben precisi. Vado a specificarle, cercando di sgombrare il campo da dubbi in merito alle professioni.
Assistente Sociale: è un professionista dell'aiuto. La professione è stata ordinata con questa legge: 23 marzo 1993 n. 84 che, nei primi tre articoli, spiega molto bene chi sia un assistente sociale e quali sono i requisiti per esercitare la professione: la laurea, sostenere un Esame di Stato e la successiva iscrizione all'Albo. E da qui è possibile accedere al sito dell'Ordine Nazionale degli Assistenti Sociali, e da qui è possibile leggere un D.P.R. che approfondisce con dovizia di particolari.
Educatore Professionale: è un operatore o sociale o sanitario (dipende dal percorso di studi che ha scelto di seguire), che in seguito alla laurea, attua progetti educativi e/o riabilitativi volti a promuovere e a contribuire allo sviluppo delle potenzialità di crescita personale e di inserimento e partecipazione sociale. A questo link è possibile saperne di più su questa figura professionale.
Psicologo: come si può leggere all'articolo 1 della legge: 18 febbraio 1982 n. 56, «La professione di Psicologo comprende l'uso degli strumenti conoscitivi e di intervento per la prevenzione, la diagnosi, le attività di abilitazione-riabilitazione e di sostegno in ambito psicologico rivolte alla persona, al gruppo, agli organismi sociali e alle comunità. Comprende altresì le attività di sperimentazione, ricerca e didattica in tale ambito». Qui il sito dell'Ordine Nazionale degli Psicologi.
Operatore Socio Sanitario (O.S.S.): figura professionale riconosciuta con l'Accordo fra Stato e Regioni del 2001, ed ha sostituito gradualmente altre figure professionali, come gli ATA, gli ASA e gli ADEST unendo in una figura sola sia competenze sanitarie che sociali. Svolge attività che mirano ad aiutare le persone a soddisfare i propri bisogni fondamentali, finalizzate al recupero, al mantenimento e allo sviluppo del livello di benessere, promuovendone l'autonomia e l'autodeterminazione. Si acquisisce il titolo di OSS a seguito di un corso di almeno 1000 ore tenuto da Enti Locali preposti ed identificati a livello regionale.
E vi sarebbero altre figure da descrivere (infermiere, logopedista, psichiatra, badante, animatore etc..), ma tutte queste hanno, nell'immaginario comune, una precisa posizione ed identificazione.
Io sono un'Assistente Sociale e spesso sento confondere la mia figura professionale, il mio ruolo professionale con quello di altri, a volte con conseguenze spiacevoli per la professione tutta.
Si sentono casi di persone incapaci maltrattate, persone disabili maltrattate o insultate, minori insultati o maltrattati da assistenti sociali, ma che in realtà assistenti sociali non lo sono. Come lo si scopre? Lo ripeto: andando a verificare se quella persona è un professionista o meno, consultando l'Albo della professione, nel nostro caso quello degli assistenti sociali, ogni regione ne è dotata.
I giornalisti, i conduttori televisivi, chiunque voglia divulgare una notizia deve accertarsi prima che le sue affermazioni siano corrette e veritiere.
A tal proposito pubblico il comunicato stampa dell'Ordine Nazionale di oggi in merito ai fatti del Vicentino e del ragazzino autistico maltrattato.
Chiara
Nel mondo del sociale esistono diverse figure, ognuna di queste, però, ha delle competenze, conoscenze e compiti ben precisi. Vado a specificarle, cercando di sgombrare il campo da dubbi in merito alle professioni.
Assistente Sociale: è un professionista dell'aiuto. La professione è stata ordinata con questa legge: 23 marzo 1993 n. 84 che, nei primi tre articoli, spiega molto bene chi sia un assistente sociale e quali sono i requisiti per esercitare la professione: la laurea, sostenere un Esame di Stato e la successiva iscrizione all'Albo. E da qui è possibile accedere al sito dell'Ordine Nazionale degli Assistenti Sociali, e da qui è possibile leggere un D.P.R. che approfondisce con dovizia di particolari.
Educatore Professionale: è un operatore o sociale o sanitario (dipende dal percorso di studi che ha scelto di seguire), che in seguito alla laurea, attua progetti educativi e/o riabilitativi volti a promuovere e a contribuire allo sviluppo delle potenzialità di crescita personale e di inserimento e partecipazione sociale. A questo link è possibile saperne di più su questa figura professionale.
Psicologo: come si può leggere all'articolo 1 della legge: 18 febbraio 1982 n. 56, «La professione di Psicologo comprende l'uso degli strumenti conoscitivi e di intervento per la prevenzione, la diagnosi, le attività di abilitazione-riabilitazione e di sostegno in ambito psicologico rivolte alla persona, al gruppo, agli organismi sociali e alle comunità. Comprende altresì le attività di sperimentazione, ricerca e didattica in tale ambito». Qui il sito dell'Ordine Nazionale degli Psicologi.
Operatore Socio Sanitario (O.S.S.): figura professionale riconosciuta con l'Accordo fra Stato e Regioni del 2001, ed ha sostituito gradualmente altre figure professionali, come gli ATA, gli ASA e gli ADEST unendo in una figura sola sia competenze sanitarie che sociali. Svolge attività che mirano ad aiutare le persone a soddisfare i propri bisogni fondamentali, finalizzate al recupero, al mantenimento e allo sviluppo del livello di benessere, promuovendone l'autonomia e l'autodeterminazione. Si acquisisce il titolo di OSS a seguito di un corso di almeno 1000 ore tenuto da Enti Locali preposti ed identificati a livello regionale.
E vi sarebbero altre figure da descrivere (infermiere, logopedista, psichiatra, badante, animatore etc..), ma tutte queste hanno, nell'immaginario comune, una precisa posizione ed identificazione.
Io sono un'Assistente Sociale e spesso sento confondere la mia figura professionale, il mio ruolo professionale con quello di altri, a volte con conseguenze spiacevoli per la professione tutta.
Si sentono casi di persone incapaci maltrattate, persone disabili maltrattate o insultate, minori insultati o maltrattati da assistenti sociali, ma che in realtà assistenti sociali non lo sono. Come lo si scopre? Lo ripeto: andando a verificare se quella persona è un professionista o meno, consultando l'Albo della professione, nel nostro caso quello degli assistenti sociali, ogni regione ne è dotata.
I giornalisti, i conduttori televisivi, chiunque voglia divulgare una notizia deve accertarsi prima che le sue affermazioni siano corrette e veritiere.
A tal proposito pubblico il comunicato stampa dell'Ordine Nazionale di oggi in merito ai fatti del Vicentino e del ragazzino autistico maltrattato.
Chiara
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11 commenti:
mercoledì 22 maggio 2013
Pensando al lavoro sociale...
Devo ringraziare questo blog perchè nel tempo mi ha permesso di conoscere e confrontarmi con diverse persone. Alcune hanno preferito commentare gli articoli direttamente qui, altre hanno deciso di scrivermi un messaggio od un mail. Il riscontro che ho avuto è stato spesso positivo, questo ha fatto in modo che io non lasciassi questo spazio abbandonato a se stesso, oppure che diventasse un semplice raccoglitore di pensieri, ma che diventasse un luogo dove, io e chi lo desidera, possa riflettere e lasciare il proprio contributo.
Proprio questa sera una ragazza mi scrive parole splendide per questo blog ed ha chiuso il messaggio con queste parole: «adoro questa professione!».
E' prossima all'Esame di Stato quindi, di rito, le rassicurazioni ed i piccoli consigli, ma chiudo messaggio riallacciandomi alla bellezza della nostra professione.
«Sai quante volte l'ho detto e quanti mi hanno detto aspetta e vedrai, oppure abbandona la professione fino a che sei in tempo?
...io ti voglio dire invece, credici sempre. Sempre. Il sociale non è quello che si legge sui libri, è un mondo molto crudo, dove spesso sono gli operatori ad aver bisogno di "aiuto", dove le risorse mancano, dove i fallimenti sono dietro l'angolo, ma devi crederci col cuore e con la passione di chi ha un obiettivo e lo vuole raggiungere quando lo ha raggiunto, non è certa di essere arrivata ma vuole ancora crescere e camminare.
Non è facile...ma devi crederci».
E' inutile raccontarsi la favoletta "sul lavoro sociale", lavorare sul campo, ogni giorno, permette di capire (ed ancora non è abbastanza), di quante difficoltà ci siano (economiche, in termini di energia psichica, di creazione di rapporto con gli utenti e la gestione di questi rapporti) , di quanto sia dura sapere gestire un gruppo di lavoro e quanto, quel gruppo di lavoro, non sempre ha voglia di seguire una linea comune (alla fine, senza ipocrisie, tante teste, tanti caratteri e tante idee, sommate alla voglia di primeggiare o la voglia di fare più del dovuto per dimostrare di essere stacanovisti per chissà quali paure sono dinamiche che bisogna essere in grado di saper coordinare), ed ancora quanto sia importante comprendere qual è l'organizzazione che abbiamo alle spalle, perchè è il mare nel quale si nuota ed è necessario sia conoscere le acque, sia saper nuotare.
E' bene sapere come stanno le cose, realmente, per far in modo che chi si avvicina a questo lavoro abbia seriamente la voglia di lavorare con passione e sentimento, credendo in quello che fa e nei valori che muovono la nostra professione (e questo a qualsiasi livello della scala gerarchica si lavori).
Forse, all'inizio del percorso di studi, la decisione di essere un professionista del sociale e dell'aiuto non era ben chiaro, ma col tempo lo deve essere, perchè domani - in qualsiasi ambito ci si trovi a lavorare - si avrà a che fare con persone che si aspettano qualcosa e quel qualcosa, non sempre saremo in grado o nelle possibilità di poterlo dare, ma se alla base c'è una relazione che ha alla base fiducia, rispetto, dignità e (da parte nostra anche) passione e convinzione, saremo riusciti a contribuire allo sviluppo di quella persona.
Chiara
Proprio questa sera una ragazza mi scrive parole splendide per questo blog ed ha chiuso il messaggio con queste parole: «adoro questa professione!».
E' prossima all'Esame di Stato quindi, di rito, le rassicurazioni ed i piccoli consigli, ma chiudo messaggio riallacciandomi alla bellezza della nostra professione.
«Sai quante volte l'ho detto e quanti mi hanno detto aspetta e vedrai, oppure abbandona la professione fino a che sei in tempo?
...io ti voglio dire invece, credici sempre. Sempre. Il sociale non è quello che si legge sui libri, è un mondo molto crudo, dove spesso sono gli operatori ad aver bisogno di "aiuto", dove le risorse mancano, dove i fallimenti sono dietro l'angolo, ma devi crederci col cuore e con la passione di chi ha un obiettivo e lo vuole raggiungere quando lo ha raggiunto, non è certa di essere arrivata ma vuole ancora crescere e camminare.
Non è facile...ma devi crederci».
E' inutile raccontarsi la favoletta "sul lavoro sociale", lavorare sul campo, ogni giorno, permette di capire (ed ancora non è abbastanza), di quante difficoltà ci siano (economiche, in termini di energia psichica, di creazione di rapporto con gli utenti e la gestione di questi rapporti) , di quanto sia dura sapere gestire un gruppo di lavoro e quanto, quel gruppo di lavoro, non sempre ha voglia di seguire una linea comune (alla fine, senza ipocrisie, tante teste, tanti caratteri e tante idee, sommate alla voglia di primeggiare o la voglia di fare più del dovuto per dimostrare di essere stacanovisti per chissà quali paure sono dinamiche che bisogna essere in grado di saper coordinare), ed ancora quanto sia importante comprendere qual è l'organizzazione che abbiamo alle spalle, perchè è il mare nel quale si nuota ed è necessario sia conoscere le acque, sia saper nuotare.
E' bene sapere come stanno le cose, realmente, per far in modo che chi si avvicina a questo lavoro abbia seriamente la voglia di lavorare con passione e sentimento, credendo in quello che fa e nei valori che muovono la nostra professione (e questo a qualsiasi livello della scala gerarchica si lavori).
Forse, all'inizio del percorso di studi, la decisione di essere un professionista del sociale e dell'aiuto non era ben chiaro, ma col tempo lo deve essere, perchè domani - in qualsiasi ambito ci si trovi a lavorare - si avrà a che fare con persone che si aspettano qualcosa e quel qualcosa, non sempre saremo in grado o nelle possibilità di poterlo dare, ma se alla base c'è una relazione che ha alla base fiducia, rispetto, dignità e (da parte nostra anche) passione e convinzione, saremo riusciti a contribuire allo sviluppo di quella persona.
Chiara
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2 commenti:
venerdì 17 maggio 2013
La Fine ha bussato nuovamente alla mia porta
Sono questi i momenti in cui ho il bisogno, un autentico bisogno, di scrivere.
E' un giorno qualsiasi, un momento come tanti, di un'ora come un'altra. Stai parlando del più e del meno, quando decidi di aprire il giornale per sfogliarlo, non per leggerlo con attenzione.
L'occhio cade su una parola che risveglia in te ricordi, odori, colori, suoni e attimi passati.
Decidi, così, di approfondire per capire meglio perchè l'occhio è finito proprio lì.
Non appena metti a fuoco e leggi tutta la notizia vorresti non aver mai aperto il giornale ed essere altrove. Lontano. Possibilmente in un altro mondo.
Resti interdetta, senza parole perchè, quelle poche che riesci a pronunciare, sono balbettii.
Non ci vuoi credere e - per forza di cose - devi proseguire nella lettura di quella notizia, sebbene stia lacerando il cuore.
Niente da fare. E' finita. Morto.
La morte equivale alla parola "Fine". Quanto meno per quello che riguarda la parte materiale della vita.
Niente più sorrisi, lacrime, gridolini.
Niente più abbracci, sgridate, condivisioni.
Nulla. Per me la morte equivale alla parola fine. Perchè così è.
Per il resto, c'è il cuore, la memoria ed i ricordi.
Ed ecco che, oggi, la Fine ha bussato nuovamente alla mia porta chiusa da anni.
Lì, scritta su poche righe di un articolo di un giornale locale.
Ho lasciato andare un respiro lungo e profondo sentendo il cuore che iniziava a battere più veloce.
Era un bimbo di due anni.
Non posso e non voglio stare qui a chiedermi il perchè dei perchè.
E' finita. Tragicamente finita.
Sento le parole di una mamma - la mia - che dice «Non riesco a capacitarmi, non sarei in grado di sopportarlo».
Non sono mamma e non ho la più pallida idea di quello che significhi perdere un figlio, ma so cosa significa perdere un genitore e, le uniche due parole che posso usare per descrivere una cosa simile, sono "vuoto" e "nero".
Disorientamento allo stato puro.
Certo, col tempo, tutto passa, ma resta qualcosa. Ti accompagna giorno dopo giorno.
E' una domanda: "come sarebbe stato se...?"
Non ci sono risposte, solo supposizioni.
Non resta altro che salutare questo bimbo, nella speranza che il desiderio che il suo papà ha espresso venga esaudito.
Chiara
E' un giorno qualsiasi, un momento come tanti, di un'ora come un'altra. Stai parlando del più e del meno, quando decidi di aprire il giornale per sfogliarlo, non per leggerlo con attenzione.
L'occhio cade su una parola che risveglia in te ricordi, odori, colori, suoni e attimi passati.
Decidi, così, di approfondire per capire meglio perchè l'occhio è finito proprio lì.
Non appena metti a fuoco e leggi tutta la notizia vorresti non aver mai aperto il giornale ed essere altrove. Lontano. Possibilmente in un altro mondo.
Resti interdetta, senza parole perchè, quelle poche che riesci a pronunciare, sono balbettii.
Non ci vuoi credere e - per forza di cose - devi proseguire nella lettura di quella notizia, sebbene stia lacerando il cuore.
Niente da fare. E' finita. Morto.
La morte equivale alla parola "Fine". Quanto meno per quello che riguarda la parte materiale della vita.
Niente più sorrisi, lacrime, gridolini.
Niente più abbracci, sgridate, condivisioni.
Nulla. Per me la morte equivale alla parola fine. Perchè così è.
Per il resto, c'è il cuore, la memoria ed i ricordi.
Ed ecco che, oggi, la Fine ha bussato nuovamente alla mia porta chiusa da anni.
Lì, scritta su poche righe di un articolo di un giornale locale.
Ho lasciato andare un respiro lungo e profondo sentendo il cuore che iniziava a battere più veloce.
Era un bimbo di due anni.
Non posso e non voglio stare qui a chiedermi il perchè dei perchè.
E' finita. Tragicamente finita.
Sento le parole di una mamma - la mia - che dice «Non riesco a capacitarmi, non sarei in grado di sopportarlo».
Non sono mamma e non ho la più pallida idea di quello che significhi perdere un figlio, ma so cosa significa perdere un genitore e, le uniche due parole che posso usare per descrivere una cosa simile, sono "vuoto" e "nero".
Disorientamento allo stato puro.
Certo, col tempo, tutto passa, ma resta qualcosa. Ti accompagna giorno dopo giorno.
E' una domanda: "come sarebbe stato se...?"
Non ci sono risposte, solo supposizioni.
Non resta altro che salutare questo bimbo, nella speranza che il desiderio che il suo papà ha espresso venga esaudito.
Chiara
mercoledì 15 maggio 2013
15 maggio, giornata internazionale della famiglia
E così si celebra anche questa giornata internazionale, quella dedicata alla famiglia, dal 1994 (anno internazionale della famiglia) si festeggia questa giornata.
Io personalmente, nei telegiornali, non ne ho sentito parlare, ma forse è solo una mia mancanza, ecco perchè voglio scrivere un post in merito.
Famiglia? Uno dei tanti argomenti sui quali si discute molto e non si arriva ad un punto definitivo. Una volta perchè viene scontentato l'uno ed una volta l'altro, perchè si va contro la Costituzione ed ancora perchè la religione ha le sue convinzioni.
Quello che credo sia di fondamentale importanza, in questo caso, proprio in questa giornata, è andare oltre alla definizione di "famiglia" e porre al centro al benessere dei bambini, di coloro i quali, per legge e per natura, hanno bisogno di una guida, di un sostegno, supporto ed affetto.
Dare più attenzione al bambino non significa, però, dimenticare, quanto sia fondamentale la presenza di una famiglia alle spalle e non significa dimenticare quello che è stato detto dall'ONU in merito.
Famiglia. Ripenso alla mia stroncata quando ero piccola; non più, quindi, mamma - papà - bambino, ma solo mamma e bambino, eppure ho detto, ed in cuor mio è, famiglia.
Famiglia perchè sono cresciuta, famiglia perchè sono stata educata, famiglia perchè ho ricevuto quei tanto discussi "no", famiglia perchè ho avuto chi mi ha coccolato quando il mondo era avverso e perchè ho avuto chi, nei giorni di successo, gioiva con me.
Famiglia perchè quando ho un dubbio so chi guardare negli occhi, so da chi prendere esempio, so a chi devo dire grazie per dove sono arrivata e so a chi devo chiedere scusa per non essere sempre stata un "modello di figlia".
Famiglia perchè nei momenti di difficoltà (anche economico, è doveroso dirlo) ho avuto ed ho il mio porto sicuro.
Famiglia perchè quando chiudo la porta di casa spero sempre di poter tornare e dare un bacio sulla guancia e dire com'è andata la giornata ed esser pronta ad ascoltare il racconto di un'altra giornata.
L'elenco potrebbe essere ancora lungo, ma non voglio annoiare e voglio concludere la mia riflessione.
Cosa c'è, in questo modello di "famiglia", che non riflette l'ideale che abbiamo in mente di famiglia?
La definizione dell'ONU riporta «gruppo sociale ed ambiente naturale per lo sviluppo ed il benessere dei suoi membri, in particolare, i bambini», e stando al mio racconto, salvo essere una coppia - e non un gruppo - non è così?
Una bambina è cresciuta, sta vivendo la sua vita.
Per questo sono favorevole alle adozioni (nazionali ed internazionali) con tempi più corti e con una spesa economica meno ingente; per questo sono a favore delle famiglie mono genitoriali, perchè anche un solo genitore è in grado di allevare un figlio, l'importante è che alla base di tutto ci siano la voglia di affrontare un percorso arduo, che al primo posto su ogni cosa ci sia il bambino e la volontà di fare sacrifici.
La famiglia, così come i bambini, sono un gioiello prezioso, unico ed inimitabile che tutti noi possiamo avere tra le mani (come componenti, come professionisti dell'aiuto o come politici), indispensabile è coglierne il valore e saperlo mantenere intatto, lontano da polemiche demagogiche e più vicino ad iniziative a favore e a sostegno, cercando di non dimenticare mai quanto sia importante avere qualcuno nella vita che sia accanto a noi.
Chiara
Io personalmente, nei telegiornali, non ne ho sentito parlare, ma forse è solo una mia mancanza, ecco perchè voglio scrivere un post in merito.
Famiglia? Uno dei tanti argomenti sui quali si discute molto e non si arriva ad un punto definitivo. Una volta perchè viene scontentato l'uno ed una volta l'altro, perchè si va contro la Costituzione ed ancora perchè la religione ha le sue convinzioni.
Quello che credo sia di fondamentale importanza, in questo caso, proprio in questa giornata, è andare oltre alla definizione di "famiglia" e porre al centro al benessere dei bambini, di coloro i quali, per legge e per natura, hanno bisogno di una guida, di un sostegno, supporto ed affetto.
Dare più attenzione al bambino non significa, però, dimenticare, quanto sia fondamentale la presenza di una famiglia alle spalle e non significa dimenticare quello che è stato detto dall'ONU in merito.
Famiglia. Ripenso alla mia stroncata quando ero piccola; non più, quindi, mamma - papà - bambino, ma solo mamma e bambino, eppure ho detto, ed in cuor mio è, famiglia.
Famiglia perchè sono cresciuta, famiglia perchè sono stata educata, famiglia perchè ho ricevuto quei tanto discussi "no", famiglia perchè ho avuto chi mi ha coccolato quando il mondo era avverso e perchè ho avuto chi, nei giorni di successo, gioiva con me.
Famiglia perchè quando ho un dubbio so chi guardare negli occhi, so da chi prendere esempio, so a chi devo dire grazie per dove sono arrivata e so a chi devo chiedere scusa per non essere sempre stata un "modello di figlia".
Famiglia perchè nei momenti di difficoltà (anche economico, è doveroso dirlo) ho avuto ed ho il mio porto sicuro.
Famiglia perchè quando chiudo la porta di casa spero sempre di poter tornare e dare un bacio sulla guancia e dire com'è andata la giornata ed esser pronta ad ascoltare il racconto di un'altra giornata.
L'elenco potrebbe essere ancora lungo, ma non voglio annoiare e voglio concludere la mia riflessione.
Cosa c'è, in questo modello di "famiglia", che non riflette l'ideale che abbiamo in mente di famiglia?
La definizione dell'ONU riporta «gruppo sociale ed ambiente naturale per lo sviluppo ed il benessere dei suoi membri, in particolare, i bambini», e stando al mio racconto, salvo essere una coppia - e non un gruppo - non è così?
Una bambina è cresciuta, sta vivendo la sua vita.
Per questo sono favorevole alle adozioni (nazionali ed internazionali) con tempi più corti e con una spesa economica meno ingente; per questo sono a favore delle famiglie mono genitoriali, perchè anche un solo genitore è in grado di allevare un figlio, l'importante è che alla base di tutto ci siano la voglia di affrontare un percorso arduo, che al primo posto su ogni cosa ci sia il bambino e la volontà di fare sacrifici.
La famiglia, così come i bambini, sono un gioiello prezioso, unico ed inimitabile che tutti noi possiamo avere tra le mani (come componenti, come professionisti dell'aiuto o come politici), indispensabile è coglierne il valore e saperlo mantenere intatto, lontano da polemiche demagogiche e più vicino ad iniziative a favore e a sostegno, cercando di non dimenticare mai quanto sia importante avere qualcuno nella vita che sia accanto a noi.
Chiara
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