mercoledì 30 gennaio 2013

Passare dall'altra parte

Solitamente siamo così presi dai nostri impegni, dalle nostre faccende, commissioni e dal nostro lavoro che perdiamo dei particolari. Ci sfuggono tasselli salienti, e si sa il tempo è una di quelle risorse non rinnovabili, una volta passato, è andato e non è possibile riavvolgere il nastro e tornare indietro.
Sebbene questo venga anche insegnato sui banchi di scuola, è quando ce ne rendiamo conto direttamente che questo ci fa pensare.

Ho notato, nella mia esperienza, che non sempre rifletto su quanto possa essere duro essere "dall'altra parte", essere l'utente, il paziente, l'ospite.
Ho dovuto sottopormi ad un'operazione chirurgica di recente e sì, in quell'occasione, mi sono trovata "dall'altra parte".
Ero io la paziente, ero io che non "giocavo in casa", ero io in un ambiente a me non conosciuto, ero io circondata da persone che non avevo mai visto, ero io in un letto non mio con pochissimi confort se non un libro e la musica che mi ero portata da casa.
Ero io a dover chiedere aiuto suonando un campanello e testare, sulla mia pelle, quanto sia difficile sopportare un'ora e mezza di attesa dopo che mi era stato detto "arriviamo subito" e sentire il silenzio nel corridoio.
Ero io a dover chiedere di essere accompagnata in bagno perchè non potevo camminare senza che qualcuno mi sorreggesse, ed ero io in bagno osservata da capo a piedi da una perfetta estranea.
Ero io a dover sottostare ad orari non miei per mangiare, per i prelievi, le punture e le varie misurazioni, anche alle 6 e mezzo del mattino quando, la mia vicina di letto dormiva e con poco garbo e molto fracasso è stata svegliata. Io per il dolore non ho chiuso occhio ed ho "sentito" la vita di notte di un reparto ospedaliero.
Sono arrivata a farmi scrupoli se suonare o meno quel campanello perchè uno sguardo od una parola mal data possono farti sentire un peso ed una parte di lavoro in più da svolgere.

Ero io la paziente e l'utente e non vice versa come accade di solito, e come ho sempre pensato, è l'esperienza che insegna più ogni libro di teoria, di qualsiasi precisissimo manuale.
Di certo so cosa sta dietro ad un reparto ospedaliero, una comunità, ad un servizio; so quanto lavoro, quante volte può suonare il telefono, so quante cose sono da pensare e portare a termine prima che arrivi l'ora "X", ma so anche, ed ora ancor di più, quanto sia importante porre al centro del nostro lavoro l'utenza, la persona.

Sì, la persona. Ha un nome ed un cognome spesso dimenticati. Io sono stata presa in giro per un mio piccolo vizio di nome "Charlie", che è la mia coperta di Linus, da persone che dovrebbero pensare solo al tuo benessere e non a cosa ti è sdraiato a fianco, bianco, peloso ed inanimato.
Una persona che soffre e non deve attendere un'ora e mezza prima che l'antidolorifico che ha richiesto e che è scritto in cartella le venga somministrato.

Sono tutti esempi, ritagliati sulla mia esperienza, ma ogni giorno quella persona può essere differente, ma l'attenzione ed il rispetto che merita, no, devono essere sempre gli stessi, proprio perchè dall'altra parte, prima o poi, ci potremo essere noi.

Chiara

mercoledì 9 gennaio 2013

"Canta che ti passa"

Mi si può dire quello che si vuole, fa male, nuoce gravemente alla salute, fa venire il cancro...puzza. Quello che si vuole ma, nella mia esperienza, spesso la sigaretta è stata una maniera per poter entrare in contatto con le persone.
Grazie ad una sigaretta ho messo pace fra un gruppo di persone che da lì a breve sarebbero arrivati alla mani , ma la sigaretta li ha distratti ed il tutto è rientrato; a volte mi ha permesso di poter instaurare un dialogo "posso confidarti una cosa mentre fumiamo insieme??", altre volte è servita solo a sedersi attorno ad un tavolo, con al centro un posacenere, e stare in silenzio. Sentire esclusivamente la presenza dell'altro e l'odore delle nostre sigarette che si consumavano ad ogni boccata.

Anche sta mattina: "Chiara fumiamo insieme che è da tanto che non stiamo insieme??"
"Ma certo, aspettami fuori che arrivo!"
"Grazie Chiara..." e parte il suo discorso interrotto dall'arrivo di un'altra ragazza: "Chiara arrivo anche io, posso?" "Ma che domande, vieni che ti accendo la sigaretta!"
"Sai Chiara che in questi giorni canto?"
"Sì, e cosa canti?"
"Canto canzoni moderne?!
"Uh moderne, vediamo se le conosco?! Del tipo, cosa canti?"
"La sai quella che fa: «e perchè non mangiiiiiii che adesso non mi vaaaaaa??"
"Sì che la so, ma fa così....«dimmi perchè piangi....»
E il nostro cantare ha coinvolto anche la fumatrice alla mia sinistra! Un trio. E mentre cantiamo prendo l'accendino dalla tasca ed inizio a muoverlo a destra e sinistra, la cantante alla mia destra prosegue la canzone, l'altra ride e mi dice "Ma sei proprio simpatica!"
La canzone termina, con qualche errore nel testo, ma termina .
«Quella sua maglietta finaaaaaaaaaaaaaa» "Uhm penso, moderna sì" e canto «tanto stretta al punto che, mi immaginavo tutto!»
La cantiamo tutta, per la felicità dei vicini che sicuramente avranno sentito l'eco.
E veniamo interrotte da un ragazzone che mi chiede un favore, mi volto verso le due coriste dicendo loro di venire con me, che avremo cantato al caldo.
Mi seguono, aiuto il ragazzone e poi "Chiaraaa!! «Come sai, ma chi faraiiiii per farmi stare qui»
Uhm «come mai, ma chi saraiiii per farmi stare qui....» la correggo cantando.
E si prosegue con le schitarrate (mimate) per "Hanno ucciso l'uomo ragno" ed infine le paroline magiche "Chiara, ma la conosci della della realtà di Ligabue!?"
Mi illumino "tra palco e realtà, no?" e prendo il cellulare, cerco il testo per le mie due compagne di canto e... "abbiamo facce che non conosciamo..."

Si fanno le 11 e 30, ognuno ha i suoi impegni e l'animo più leggero le orecchie, bè un pò meno.
Non ho neanche bisogno di aspettare che arrivi SanRemo, l'ho già vissuto con due cantanti d'eccezione!
Ed avremo stonato, avremo sbagliato qualche parola e, forse, eravamo pure fuori tempo, tutto il resto però era perfetto!

Chiara

lunedì 7 gennaio 2013

Le vittime della rete

L'ultimo fatto di cronaca, il suicidio della giovane che si è gettata dal terzo piano del suo palazzo, sta facendo discutere, ed io, non voglio essere da meno. Come faccio sempre, voglio riflettere.
Non è il primo episodio di suicidio, fra i giovanissimi ma, come le precedenti notizie lascia senza parole.
Lascia, però, una scia di domande e di sconcerto.

Io mi chiedo perchè, fra ragazzi, debba esserci una "guerra" simile?
Mi domando perchè viene sfruttata la rete in questa maniera subdola quanto potente?
Mi chiedo, ancora, perchè arrivare a gesti così estremi? E perchè non chiedere aiuto prima?
E forse, questi ragazzi, avranno anche chiesto aiuto ma, sono stati ascoltati?
Ho letto che la ragazza che si è buttata dal balcone aveva cambiato scuola e compagnia di amici ma, è corretto? O è solo una fuga dal problema? E perchè non agire sul problema in maniera adeguata?

Altri ragazzi, hanno scelto di togliersi la vita perchè scherniti dagli "amici" e compagni, sia via web sia direttamente ma, cosa fare? Come agire?
Il ragazzo americano, che non ha sopportato le vessazioni che subiva, ha deciso di non vivere più la sua vita perchè era alla ricerca della sua identità e quindi si metteva lo smalto e vestiva con colori sgargianti. Lo consideravano "gay" e questa è stata una "buona" motivazione per darla vinta alle prese in giro e rinunciare a se stesso.

Questi ragazzi mancano di forza?
Mancano di coraggio?
I "bulli" peccano di presunzione ed onnipotenza?

E la società di fronte a questi accadimenti cosa fa? E cosa può fare?
I messaggi che vengono passati dai media, dagli educatori, dai genitori, dagli insegnanti quali sono? A cosa mirano?
Cosa andrebbe rivisto? Su cosa si deve lavorare affinchè ognuno possa vedersi garantito il diritto di libertà di espressione, compreso quello dell'essere?

Sono troppi gli episodi di razzismo e di omofobia e non sono più tollerabili nel 2013, quando uomini e donne hanno lottato per vedersi garantiti diritti ed uguaglianza.
Dall'insulto al giocatore di una squadra di calcio fino ad arrivare alle prese in giro del compagno di classe che segue stesso.

I valori della tolleranza e del rispetto andrebbero rivisti, ripresi e diffusi.
Non ci si può togliere la vita a 14 anni e non si può soprassedere.

Chiara

sabato 5 gennaio 2013

Può sembrare un pensiero egoista ma, non lo è.

Mi domandavo: chi sono gli eroi? E dopo di che mi domando: sono certa che esistano?
Resto dubbiosa sulla loro esistenza, fino a che incappo in frasi dove medici, infermieri, paramedici e volontari vengono considerati tali, così come altre figure professionali.
Nonostante quelle frasi resto dubbiosa e non riesco a sentire quel senso di soddisfazione.
Proseguo con le mie riflessioni.

Un medico salva una vita? Bè, certo, qualora svolga bene il proprio mestiere, sì salva una vita. E questo lo rende un eroe?

Un soldato che in "missione di pace" aiuta le popolazioni colpite dalla guerra, è un eroe? Non credo, ma resta un mio pensiero, ha scelto di fare qual lavoro nella vita, non ha preso di sua sponte la strada verso paesi martoriati mettendo a repentaglio la sua vita. Riceverà un compenso, qualora torni in patria.

Un infermiere che svolge alla perfezione il suo lavoro, con amore e passione, è un eroe? Non lo so, davvero non lo so, per me si trova allo stesso livello del medico e del soldato. Ha studiato, ha fatto una scelta di vita e per quello che fa percepisce uno stipendio, adeguato o meno che sia.

Un educatore, uno psicologo, uno psichiatra, un assistente sociale che seguono un caso, lo seguono come possono e come devono, mettendo in gioco risorse personali ed istituzionali, confrontandosi e lottando contro le risorse che non ci sono (e questo discorso si potrebbe estendere anche al comparto medico), sono eroi? Credo di no, per me sono dei professionisti che hanno deciso di lavorare nel sociale.

Sono scelte non sono eroi.
Ci sono teorie che aiutano i professionisti a compiere i loro doveri e lavorare come ci si aspetta.
Non hanno degli strani super poteri, come nei cartoni o nei films, non sono eroi.
Siamo tutti umani, nessuno è un eroe a questo mondo.

Bisogna avere consapevolezza nella vita, comprendere che un uomo od una donna, qualsiasi abito indossino non hanno bacchette magiche, ma solo un cervello e (sicuramente) un cuore. E sono questi che li rendono medici, infermieri, educatori, assistenti sociali ed, ovviamente, volontari. Mai dimenticare il ruolo che svolgono i volontari, che non sempre sono una docile nonnina che non ha nulla da fare nelle sue "tediose" giornate, sia ben chiaro.

A conclusione di questo, no, per me, non ci sono eroi. Forse, ma dico forse, l'unica eroina che conosco è mia mamma, con tutti i suoi difetti ed i suoi meravigliosi pregi.
Ed io, forse, ma dico forse, sono l'acerrima nemica con la quale combattere ogni giorno con - davvero - troppe difficoltà.

Chiara

martedì 1 gennaio 2013

2013...anno nuovo ma, ancora pensieri sociali


Ebbene sì, in barba a qualsiasi previsione, il 2013 è arrivato.
Mi fa un certo effetto dire "duemila e tredici", forse perchè - come ho riflettuto ieri sera prima di brindare - il 2012 è corso via, mi ha regalato così tante gioie e così tanti dolori che non mi sono accorta che la sua fine era giunta.

Un nuovo anno da affrontare e quello passato da rielaborare.

Il mio primo pensiero sociale di quest'anno, egoisticamente (o forse no?!) lo voglio dedicare a me, riprendendo le parole di una mia collega "è bello vedere un'as giovane e così piena di vita!".
Ecco, non voglio perdere la passione e la speranza, non voglio piegarmi al sistema come mi hanno chiesto diverse volte solo per "andare avanti", non voglio perdere il sorriso.
Voglio essere sempre me stessa, con i miei valori e le mie credenze. Con un obiettivo da raggiungere, ogni giorno.

Ho scelto un percorso di vita e lo voglio portare avanti, forse - in apparenza - non è propriamente un pensiero sociale ma, se condiviso, lo diventa?!
Sì che lo diventa!

Voglio che questo mio blog sia un veicolo di scambio, sebbene i commenti qui non siano floridi, ma altrove è mezzo di confronto e di crescita (sia per me che scrivo che per chi legge);
grazie a questo blog ho conosciuto diverse persone che hanno con-diviso le loro esperienze con le mie, o semplicemente regalato un incoraggiamento.

Ecco voglio proseguire anche questo blog.

Sono tutti pensieri sociali, anche quelli che non vengono espressi, ma che aspettano di "essere"

Buon 2013 a tutti e grazie.

Chiara

"Iniziare un nuovo cammino spaventa. Ma dopo ogni passo che percorriamo ci rendiamo conto di come era pericoloso rimanere fermi" R. Benigni

domenica 30 dicembre 2012

Il mio primo colloquio con un ex detenuto

Ho meditato molto sul titolo di questo post, non sapevo se lasciare una nota di "incertezza" per evitare un pregiudizio, oppure scrivere un titolo semplice e conciso.
Ho optato per la seconda perchè voglio sperare che, nonostante il titolo, non ci siano pregiudizi ma, solo voglia di leggere quello che ho da scrivere.

E fu così che ho avuto il mio primo colloquio con un ex detenuto. Ovviamente non si è presentato dicendomi "Hey sono un ex galeotto, attenta!", ma lo ha fatto con un sorriso, le mani in tasca dicendomi il suo nome.
Il ghiaccio è stato rotto subito, forse per la sua abitudine al colloquio, o forse per la sua voglia di raccontarsi e senza paura, senza paura di subire giudizi mi ha spiegato la sua "carriera carceraria", quali reati ha commesso ed anche per quale motivo, "non sono un santo come sembro".
Mi ha spiegato i suoi problemi di salute, il vizio del fumo che non riesce a togliersi, mi ha illustrato la vita nella Casa Circondariale della nostra città ed i lavori che ha fatto nei diversi istituti di pena nei quali ha soggiornato.
Mi ha parlato della figlia che studia ancora, mi ha raccontato qualche pezzo di vita vissuta fuori dalle mura e di quali problemi ha avuto durante gli anni della pena, sottolineando però che non ha mai avuto un richiamo od una sanzione "ho avuto così tanti anni da scontare che non ce l'avrei fatta a scontare di più!"

E' uscito con 6 mesi di anticipo, per la sua buona condotta, ed ora è sottoposto al regime di libertà vigilata e mi ha mostrato la sua carta precettiva con un sorriso.
Mi ha spiegato come non tollera la maleducazione e la violenza verso le donne, "nonostante quello che ho fatto, odio chi è maleducato e tratta male le donne!"
Infine mi ha chiesto, con profonda umiltà e gentilezza qualche vestito. Non ha avuto pretese nè di taglia nè di colore, fuori fa freddo e bisogna coprirsi.

Mi ha lasciata dicendomi questo: "il carcere serve a qualcosa se si ha la consapevolezza del reato che si ha fatto, se non ce l'hai non vai avanti. Devi vivere il carcere, non farti vivere dal carcere sennò esci più bestia di prima!"
Ho voluto appuntare queste parole nella mia mente e riportarle qui così come me le ha dette, purtroppo non posso inserire anche l'espressione ed il tono di voce, ma vi assicuro che la serietà con la quale le ha pronunciate mi ha colpito e non poco.

In tutto questo mi ha mostrato anche le cicatrici che gli hanno lasciato i tre proiettili che ha ricevuto nella sua vita, sono i segni - indelebili - di quello che ha fatto.
Ha sbagliato, ne è consapevole. Ha lavorato come scopino, come cuoco ed infine come lavandaio, suo padre  è morto in cella con lui, ha scontato ogni giorno di pena che gli hanno comminato.
E' un uomo (vigilato) libero che ha voglia di lavorare ed essere in grado di portare avanti quello che gli resta della sua vita.

Io non sarò altro che una chimera nella sua vita, viceversa, per me, lui è stato un maestro.
Chiara

lunedì 24 dicembre 2012

Un altro anno di pensieri sociali, auguri di Buone Feste


Certamente quest'anno non è stato uno dei più sereni, sotto tanti punti di vista.
Le notizie che hanno portato il sorriso sono state davvero poche, ma nonostante tutto, nel mio piccolo, ho cercato di scrivere il positivo che trovavo in ogni cosa.

Siamo giunti quasi al termine di questo 2012 ed io voglio fare a tutti i "miei" pensatori sociali, ai "miei" lettori gli auguri di Buone Feste, con la speranza che questo Natale possa essere un giorno sereno, all'insegna di quei valori che vanno perdendosi e che, il 2013, sia un anno "nuovo" davvero.

Non la classica frase "anno nuovo, vita nuova" che, oramai, ha perso il suo significato e la si ripete meccanicamente, ma che sia un "nuovo" per la svolta che, noi tutti, saremo in grado di dare!

Più attenzione a quello che ci accade attorno;
Più rispetto e giustizia sociale;
Più gentilezza nei confronti degli altri;
Più altruismo, accoglienza e condivisione.

Queste le mie speranze ed i miei auguri,


Chiara

martedì 18 dicembre 2012

"Chiara ma tu lo sai perchè...."

..."Perchè esistono gli alberi, eh lo sai?"
"Uhm, questo non lo so, dai dimmelo tu"
"Perchè devono offrire la tana agli animali!"

..."Perchè ci sono le nuvole in cielo?"
"Ah questo lo so, perchè grazie a loro piove!"
"No, sono l'immaginazione del mondo!"

..."Perchè la luna in cielo cresce?"
"Perchè anche tu cresci!"
"No, perchè la luna cresce cresce e poi scoppia e così esce il sole!"

..."Perchè le stelle quando sono cielo quando tu ti muovi, si muovono e quando ti fermi si fermano?"
"Ah ma che domanda difficile, questo me lo devi spiegare tu!"
"Perchè le stelle sono dentro al cielo e sono ferme lì, così quando tu ti muovi vengono con te, ti seguono, poi si fermano e si muovono...cioè è difficile da spiegare!"

..."Perchè i cinesi hanno gli occhi così?"
"Perchè sono cinesi, fossimo cinesi li avremo anche noi così!"
..."No, perchè hanno mangiato le mandorle!"

..."Perchè esiste il ferro?"
..."Ma che domande da scienziato mi fai?"
..."Perchè prima c'era la plastica con tutti i meccanismi, adesso c'è il ferro?"

..."Perchè il semaforo cambia sempre? Te lo dico io, perchè è matto!"

..."Perchè un pUliziotto non prende il cattivo, ma sbaglia persona?"
"Ma un pOliziotto mi volevi dire?
"Sì, un poliziotto eh sbagliato ehehe"
"Dai dimmi perchè sbaglia!"
"Perchè il ladro andava con un macchina con i fari spenti ed il poliziotto non lo ha visto, è furbo il ladro!"

.....

Quindici minuti di viaggio ed ho scoperto un mondo.
Quindici minuti di viaggio ed il traffico era il problema minore.
Quindici minuti di viaggio ed un bimbo ha espresso se stesso, senza troppi..."perchè". Aveva voglia di farlo e lo ha fatto.
Anche oggi mi sono portata a "casa" qualcosa.

Chiara

mercoledì 12 dicembre 2012

...di un'altra sbirciatina in una mia giornata.

Se c'è un lungo corridoio prima o poi si troverà anche una porta.
Quando si trova la porta, si entra o, si esce, dipende.
Dopo essere entrati (od usciti) si cerca, o si trova, dipende, qualcuno al quale raccontare qualcosa.
Dopo aver trovato qualcuno ecco cosa succede:
.......

"Ahhhh Chiara, ma lo sai che finisce il mondo?? Io non lo sapevo!?
"Ma dai, e dove lo hai sentito? Per radio?"
"Sì, sì per radio, ti ricordi di quello lì, quello che faceva la trasmissione, come si chiama Balestri?"
"Ah bè, se lo dice Balestri!! Ma te ci credi?"
"Sì che ci credo, Chiara, sono preoccupata!"
"Ma sù, dai, non ti preoccupare...e comunque, se fosse vero, cos'è non mi fanno neanche scartare i regali di Natale?"
"Eh appunto, ma se finisce il mondo, come facciamo?"
"E allora, sù dai dobbiamo muoverci" 
"Eh allora vado a fumare!"
"Uh bè, più mossa di così!"

.......

Passeggiando lungo un corridoio, di norma, si dovrebbero incontrare persone che camminano. A volte, però, si trova qualcuno seduto in terra.
Curiosità mi muove e così decido di sedermi anche io in terra, di fronte a questa ragazza con la schiena poggiata al muro.
Poggiata la mia schiena al muro:

......
"Uhm vediamo com'è il mondo quaggiù! Se lei sta giù (dico osservando una persona che, invece, era rimasta in piedi) vorrà dire che qui giù si sta meglio" (concludo osservando la ragazza seduta di fronte a me).
Non mi parla ma, mi accenna un sorriso.
"Tu che mi dici? Se stai qui giù un motivo ci sarà, magari si capiscono meglio le cose da quà, no?"
Un debole "Eh sì!"
"Eh allora vedi che ho fatto bene a sedermi qui in terra?"
Annuendo mi osserva. Io la osservo e mi illumino.
"Uh ma potremo fare quel gioco che fa così" ed inizio a battere le mani.
Lei a sua volta si illumina e mi si avvicina, senza dirmi nulla inizia a battere le mani accogliendo il mio invito.
Iniziamo a giocare, il sorriso piano piano le si allarga sul viso e guardandomi fissa negli occhi, aumenta il ritmo del gioco.
Vedere un paio di occhi brillare è sempre bello. Quando termina il gioco, le si spegne il sorriso e torna con la schiena contro il muro.
"Uh ma sai anche, potremo fare anche quell'altro gioco, con la canzone che fa..."
E si avvicina nuovamente e con la sua vocina inizia a cantare.
........

Noi sedute nel corridoio.
Noi sulla porta che dà sul giardino.
Noi che condividiamo momenti.
Noi che viviamo nonostante tutto.
Noi che siamo: persone!

Chiara


domenica 9 dicembre 2012

Di un pomeriggio in centro

Un pomeriggio libero dal lavoro, libero da impegni di ogni sorta se non quello di poter fare un giro con mia mamma, che non vedo oramai quasi più.
Passeggiando per le vie del centro della mia città ci godiamo quegli attimi di libertà e di compagnia, conversando e cercando di capire i "perchè" del mondo.
Sulla via del ritorno ho dovuto proteggere fisicamente mia mamma (io sono alta 1.80 e mia mamma è 20 centimetri più bassa di me), in quanto, quattro ragazzi si stavano spingendo, malmenando e ridendo come se la via fosse tutta loro.
Due dei quattro, incuranti dei passanti, stavano andando addosso a mia mamma (che per problemi di salute non può fare determinati movimenti) e per evitare rovinose cadute, mi sono parata dinnanzi a lei, prendendomi un calcio ben assestato con il tacco di uno stivale sul ginocchio destro, che per forza di cose, mi ha fatto esclamare parole non molto fini per via del dolore.
Il problema di questa storia non è tanto il calcio che mi sono presa, nè che ho fatto da guardia del corpo di mia mamma, ma la maleducazione che i ragazzi hanno ostentato non appena hanno sentito le mie parole.
Le riporto qui, perchè di male non c'è nulla. Ho esordito sentendo il mio ginocchio cedere "sti cazzi, che male!"
Di fronte a queste parole, i ragazzi si sono girati verso di me urlandomi "cogliona" e che avevo esagerato (in maniera molto colorita).
Tutto questo in mezzo alla via principale di una città.
Ammetto di aver perso la mia proverbiale pazienza, ed ho urlato loro dicendo che per fortuna io ero ancora in piedi, ma che se fosse stata una persona anziana oppure mia mamma stessa forse la cogliona non ero io. Uno di loro mi è arrivato ad un palmo dal naso urlando ancora contro di me, come se fossi io nel torto.
Alti uguali, fortunatamente non mi sovrastava, lo ascoltavo in silenzio mentre gesticolava e sbraitava.
Al termine del suo piccolo spettacolo l'ho guardato e mi sono girata di spalle, andandomene.
Ho visto una volante della polizia passare e sento mia mamma che dice "se fosse stato un anziano a cadere, almeno sarebbero passati di qui loro!"
Io col fiatone per il nervoso che mi era venuto, rossa in viso per il tacco di uno stivale che mi ha addolcito il pomeriggio, me ne sono andata sentendo uno "scusa" dalla ragazza del gruppo che è stata in disparte per tutto il tempo.
Le ho risposto che non avevo nulla contro di lei!

"Scusa".

Mi chiedo ancora adesso cosa sarebbe successo se non avessi avuto la prontezza di mettermi in mezzo a quei ragazzi e mia mamma. Mi chiedo se fosse stato un anziano, od una persona con disabilità? Se fossero caduti, se si fossero fatti male?
Mi chiedo perchè inveire contro di me anziché ammettere che quel gioco non era tanto adatto per il luogo in cui ci trovavamo.
Cosa è andato perso?
Cosa è successo a tutti noi, perchè anche io non ho reagito nel migliore dei modi?

E' stato un pessimo pomeriggio, mi sono arrabbiata come non mi capita mai, ho urlato in mezzo alla strada cosa che detesto, mi sono presa insulti da ragazzini che avranno avuto dieci anni meno di me e non si è risolto nulla, se non in un "scusa" accennato da una ragazza che è stata spettatrice non pagante per tutto il tempo dello show.