martedì 28 luglio 2015

Una riflessione di "senso" di mezza estate

Ondate!

Le famose ondate che tornano e scompaiono nei tg, a volte, le vivo nella vita quotidiana.
Da mesi, oramai, sento sempre la solita "filastrocca": siamo senza risorse, siamo in difficoltà e quando la coperta è corta...

Tutte affermazioni vere e basta guardarsi attorno per rendersene conto (non voglio scadere sui bollini neri in autostrada etc.etc.etc..), però, come sempre, c'è un "però".

Nei servizi argomentiamo questa realtà?
E come?
Come interagiamo con l'utenza quando le soluzioni pratiche, quelle da cilindro, non sono più "a portata di mano"?
Ci adoperiamo per diffondere la cultura del Servizio Sociale?

Siamo una categoria mal vista e, a mio avviso, scarsamente conosciuta, con un alone oramai incrostato che i mass media ci hanno regalato, ma quello che spesso mi chiedo è:
"Cosa posso fare per smussare questa situazione...nel mio piccolo?"
Un post di facebook non basta, così come non risolve i problemi questo post, ma i miei sforzi quotidiani sì.

Spiegare il nostro ruolo, ma non con termini accademici e da Esame di Stato, parole semplici, ma chiare e precise;

Condividere come lo Stato funziona e come analizzare le notizie che si sentono e leggono che, spesso, fomentano odio e frustrazione;

Spendere 10 minuti in più per dettagliare il procedimento di una pratica ed il funzionamento del proprio ente;

Dare un senso all'importanza degli strumenti e delle tecniche del Servizio Sociale Professionale ed utilizzarle per offrire un sostegno ed ascolto a chi ha bisogno e si rivolge a noi.

Avvicinarsi all'utenza con la correttezza di un professionista, l'umiltà di un essere umano senza dimenticare l'obiettivo ed i principi della professione:

La professione è al servizio delle persone, delle famiglie, dei gruppi, delle comunità e delle diverse aggregazioni sociali per contribuire al loro sviluppo; ne valorizza l´autonomia, la soggettività, la capacità di assunzione di responsabilità; li sostiene nel processo di cambiamento, nell´uso delle risorse proprie e della società nel prevenire ed affrontare situazioni di bisogno o di disagio e nel promuovere ogni iniziativa atta a ridurre i rischi di emarginazione. (Art 6 Codice Deontologico)



domenica 5 luglio 2015

Una storia da... raccontare

Tempo fa avevo promesso che avrei scritto questa storia di vita e finalmente posso farlo.

In ufficio suona il telefono è la Dottoressa del paese che mi chiama per dirmi di aver detto ad una coppia di suoi pazienti di presentarsi a ricevimento pubblico.
Puntuali, timidi e timorosi entrano nella sala consigliare del Comune, li accolgo con il sorriso e li invito a sedersi.
Lui si toglie il cappello ringraziandomi ed aiuta la moglie a sedersi.
Si accomodano ed io mi presento mentre li osservo.
Lui è un anziano di 90 anni (anche se ne dimostra almeno 10 in meno) che nella vita, oramai, si occupa della moglie che ha a fianco. Lei è magrolina, pallida con i capelli a caschetto bianchi e lucidi.
E' lui a presentare entrambi perchè lei non parla, o parla poco.

Non voglio arrivare subito al punto, devo prima capire che sono a loro agio e lo capisco dal momento che lui poggia la schiena contro la sedia.
Dopo qualche minuto di conversazione leggera chiedo qual è il motivo che li ha portati da me.
La loro richiesta non è subito chiara, lui rialza la schiena ed apre una cartelletta in pelle usurata ed estrae diversi fogli di visite mediche.

"Non è che ci capisco molto, guardi lei".

- Decadimento cognitivo, malattia di Alzheimer, diabete .... -

Quei fogli parlano di lei.
Chiedo, ad entrambi, se sono da soli, dove vivono, come si spostano, come sono le loro giornate.

Hanno un figlio di 40 anni che ha perso lavoro, ma che non si occupa molto di loro: "sa non gliel'abbiamo mai chiesto..."

Chiedo ancora cosa pensano di aver bisogno.
Lui sorride, lei mi osserva e lui mi dice:"non è che c'è da firmare eh!!"
"Nulla da firmare, cerco di capire come possiamo aiutarvi e così facendo presento anche i miei colleghi ed il servizio".

Lui è interessato e curioso, termino il colloquio fissando una visita domiciliare.
Lui ritira tutti i fogli nella sua cartelletta e mentre la chiude mi chiede scusa.

Scusa!?!

"Perchè mi chiede scusa, io la trovo così bella, mi sono sempre piaciute le cose in pelle!"
"Perchè è vecchia, questa borsa ha 50 anni, me la sono fatta da solo! Lavoravo la pelle, io facevo le selle per i cavalli e quando me lo chiedevano facevo anche le borse. Una per me". Anche mia moglie è un'artigiana, ha perso quasi tutta la vista cucendo, ma cosa si poteva fare ai nostri tempi??"

Adoro questi racconti, adoro la delicatezza di quelle mani e quegli sguardi.
Un'educazione di tempi andati e che, chissà, se qualcosa ci hanno lasciato.

Concludo la storia con la visita a casa loro.
Ci accolgono in un giorno di primavera, soleggiato e con cielo terso.

"Abbiamo messo il nostro vestito migliore solo per lei! Quello che ha indosso mia moglie lo ha cucito lei anni fa, quando ancora ci vedeva!"

Ditemi quanto valore ha tutto questo?

Chiara

domenica 28 giugno 2015

La chiarezza è la chiave di tutto

Scriverò, forse, una banalità che - però - merita di essere scritta.

Ho sempre sostenuto che il "nostro" (non scrivo intendendo il plurale maiestatis, ma pensando alla comunità professionale di appartenenza) lavoro sia il più bello del mondo, ma alcuni giorni mi hanno messa davanti alla domanda fatidica....e se così non fosse?
Dovevo darmi una risposta, oscillare fra una sicurezza portata avanti anche in sedi diverse dal blog e l'incertezza non era una bella sensazione. 

Scrivo al passato perchè una risposta me la sono data, l'ho trovata!
Non l'ho cercata è venuta da sè, ha disteso i muscoli ed alleggerito il cervello.

La risposta è la chiarezza.
La trasparenza, interiore ed esteriore.

In diverse situazioni mi sono sentita dire: "ho temuto nel leggere la sua convoca, temevo mi portasse via la bambina", o ancora: "bè lei lo sa cosa si pensa dei Servizi Sociali" ed ancora: "mi vergognavo a venire qui!".

Posso ammettere con tranquillità che non è nè bello nè piacevole iniziare una relazione con questi presupposti. Talvolta è anche peggio quando le persone hanno perso la fiducia nei Servizi Sociali e negli operatori, lì il "gioco" si fa più duro,
Ed è qui che entrano in scena la "trasparenza" e la "chiarezza".

Non siamo meri erogatori di interventi, non siamo dei "bancomat" dove dopo un paio di click escono ricevute e soldi, no! Siamo operatori, immersi nelle nostre organizzazioni con un mandato professionale,un mandato istituzionale, siamo professionisti ed infine siamo persone che si interfacciano ed entrano in relazione con altre persone. Talvolta neanche in maniera spontanea o pensata, ma a seguito di una decisione dell'Autorità Giudiziaria.

Questo è fondamentale capire, più questo ragionamento lo facciamo nostro più saremo in grado di poter costruire una cultura "positiva" dei Servizi, basata sulla conoscenza e - si spera - sulla fiducia. 

Durante un colloquio non diamo tutto per scontato e per conosciuto, spieghiamo il motivo di quell'azione, cosa sta alla base di una nostra decisione professionale, spieghiamo come si sviluppano le pratiche, cosa significa un contributo ed ancora cosa vuol dire essere e fare l'Assistente Sociale. 
Diamo importanza ai progetti e prestiamo molta attenzione alle parole sia a quelle che pronunciamo sia a quelle che ci vengono dette.

Tutto questo richiederà, certamente, uno sforzo maggiore, del tempo in più durante i colloqui e/o i ricevimenti pubblici, ma quello che avremo costruito in termini di relazione e di serietà professionale agevolerà ogni nostra azione futura.

Senza pretese, ma un pensiero in libertà osservando le giornate che si sono susseguite nell'ultimo periodo, trovando conferma ancora una volta che... il nostro lavoro è il più bello del mondo!

Chiara

martedì 19 maggio 2015

"Ricostruire dal deserto" - Paolo Giordano

Questa mattina presso il Centro Incontri della Regione Piemonte a Torino si è svolta una giornata di approfondimento sulla DGR n. 15-7432 del 15 aprile 2014 “Approvazione di indicazioni operative per i servizi inerenti i luoghi per il diritto-dovere di visita e di relazione (cosiddetti di luogo neutro).

Dopo i saluti delle Autorità ha preso la parola Paolo Giordano, lo scrittore del famoso romanzo "La Solitudine dei Numeri Primi".

Ho trovato originale l'idea di coinvolgere uno scrittore del calibro di Giordano per aprire una giornata densa come quella appena trascorsa. 
L'originalità non è tutto, però. 
Giordano è stato molto bravo perchè è riuscito ad introdurre un argomento così specifico e delicato con un suo scritto dal titolo "Ricostruire dal deserto", testo  non tecnico, ma sicuramente interessante, 
Non ho trascritto l'intera lettura, ma alcuni passaggi fondamentali che mi hanno particolarmente colpita.

"Maggiore è l'affetto che ci lega, maggiore è la paura di rivedersi. E' una paura incontrollata".

E' necessario "allenare al ritrovarsi"

"Intendo i luoghi neutri nel senso più poetico del termine, come sinonimo di equilibrato"

"Li immagino come piccoli deserti racchiusi fra le mura, non una zona morta, ma in attesa di vita, un luogo potenziale di vita che può rigenerarsi"

"Non avere un'immagine triste di luogo neutro. Gli operatori sono sorveglianti neutrali fra genitori complicati e figli"

Conclude con una citazione di Jung "il sale dell'amarezza trasformato nel sale della saggezza"  riferendosi al perdono ed all'esperienza dello stesso.

Ho apprezzato davvero la metafora del deserto, ho apprezzato le sue parole ed il racconto personale che ci ha regalato. 

Una parola su tutte ha predominato "ri-connessione" e credo sia la parola che meglio può "disegnare" quanto è stato detto questa mattina. Non voglio aggiungere altro perchè tutto quello che oggi è stato detto, per quanto  mi riguarda, deve sedimentare e prendere una forma.

Chiara

Dimenticavo..."sicuramente questa non sarà una giornata da scotomizzare"

lunedì 18 maggio 2015

...il valore delle piccole "cose"

Ci sono giorni dove mi guardo dentro, mi guardo attorno e...

Oggi è uno di questi giorni.

...e mi chiedo se sto facendo i passi giusti;
...e mi chiedo quanto tempo ho perso;
...e mi chiedo quanto tempo mi resta;
...e mi chiedo quanto tempo invece avrei dovuto dedicare;
...e mi chiedo cosa mi resta;
...e mi chiedo se essere quella che sono vale qualcosa;
...e mi chiedo se quel sogno, prima o poi, si farà afferrare... e ancora tanti se.

L'orologio, puntuale, segna ora dopo ora.
Il tempo corre ed io cerco di stargli dietro, ma non sono certa di avere l'allenamento giusto.

Lo specchio, sincero, mi ricorda che qualche ora di sonno in più mi farebbe bene.
Quella ruga di troppo, l'occhiaia più colorata del previsto.

Sto faticando, perchè negarlo?
Talvolta sto sveglia fino alle 2 di notte per capire come scrivere una cosa, oppure come preparare un colloquio, o cercare di affrontare al meglio una situazione.

Non si finisce mai di imparare ed ogni giorno è una scoperta, una prova, una delusione o...una soddisfazione.

E' a loro che voglio dedicare questo post... non era l'idea originaria (erano le frustrazioni), ma mentre sto scrivendo ho pensato a quei piccoli tasselli che, magari non tutti i giorni, compongono il mio percorso professionale.

Devo dare ragione a chi dice che sono le piccole cose ad avere un gran valore, eccole davanti a me.
Devo imparare a riconoscerle meglio, ci sono...non hanno un cartello luminoso attaccato, ma aspettano di essere trovate.

Esistono e di loro mi devo nutrire.

Chiara

venerdì 1 maggio 2015

1 maggio - Festa dei Lavoratori

Paolo Petrucci. Presidente Cooperativa Animazione Valdocco

Oggi, come ogni anno, in Italia ed in alcuni paesi del mondo si festeggia il "1 maggio".

Ieri sera i telegiornali hanno voluto celebrare questa festa con alcuni dati disarmanti quando allarmanti: la disoccupazione tocca la soglia del 13% (dati Istat). La disoccupazione giovanile è oltre il 43%.

Trovo questi dati spaventosi.
Leggo gli articoli inerenti a questa notizia e rimango attonita.
Rifletto e penso che è la festa dei lavoratori.

Questa festa richiama le battaglie operaie e delle conquiste ottenute.

Negli anni passati si lottava per avere condizioni di lavoro più umane, veder riconosciuti i diritti dei lavoratori, ai giorni nostri si lotta per avere uno "stralcio" di lavoro o per tenersi quello che si ha con le unghie e con i denti.
Sempre di lotta si tratta. Di resistenza.

Mi confronto con amici, con conoscenti e con studenti e spesso quel velo di tristezza e speranza oramai venuta meno prende il sopravvento.

Incertezza verso il futuro.
Avremo mai una famiglia?
E la pensione?
E...se sto a casa un giorno, che succede?
La paga è troppo bassa, non è corretto?
Lavoro anche in nero, la bolletta la devo pagare.
Faccio tre lavori che, però, non ne fanno uno.

Sono discorsi tristi e, forse, troppo pesanti per un giorno di "festa", ma è bene ricordare anche questo lato della medaglia.

"L'Italia è una Repubblica fondata sul lavoro" recita la nostra Costituzione, credo che tanti ancora credono a quelle, penso che sia necessario supportare queste persone.
Dal Governo fino al piccolo imprenditore.
Dallo Stato al datore di lavoro.
E' necessario guardarsi attorno e ri-scoprire il valore di coloro che hanno voglia di lavorare pur di sentirsi "uomini" o "donne".
E' doveroso nei confronti del nostro Paese creare le condizioni per poter uscire da una situazione così dura e risorgere.

Lo dobbiamo ai nostri figli, lo dobbiamo a noi che siamo il presente e lo dobbiamo a chi, nel passato, ha lottato.

Io oggi "festeggio" da lavoratrice, ma credo sia necessario "festeggiare" tutti i giorni una tale ricorrenza, perchè il lavoro nobilita l'uomo... ci credevano Darwin e Marx e ci credo anche io!

Chiara


domenica 19 aprile 2015

19/04/2015 - Almeno 700 morti in mare "E' una delle tragedie più grandi"



Inizio questo breve articolo con le parole di Miura con "Casa mia", perchè non trovo con facilità le parole, ma quelle poche che riesco a scrivere è importante, per me, far sì che restino.
Mi alzo questa mattina e vengo a sapere della strage nel Canale di Sicilia. L'ennesima.
Circa 700 persone hanno perso la vita.
28 i superstiti, secondo il "Messaggero.it"

Non sono riuscita a dir altro che "Oddio mio!", sconvolta.

Secondo l'UNHCR  e Amnesty International questi sono i "dati": "Dal 1988 al 2014, 21.344 persone sono annegate nel Mediterraneo mentre cercavano di raggiungere l'Europa. Nel 2011 il numero dei morti è stato di circa 1500, nel 2012 di circa 500, nel 2013 di oltre 600. Dal I° gennaio al 15 settembre 2014, sono annegati oltre 2500 esseri umani, più di 2200 dei quali solo tra giugno e settembre. Quasi il 2% delle persone che hanno intrapreso un viaggio nel Mediterraneo nel 2014 è annegato. È noto il tragico numero dei migranti morti nel Mediterraneo nel 2014, perché è stato l'anno più nero per la spaventosa scomparsa di bambini, donne e uomini in quelle acque, come tutti i migranti, morti per non morire di guerra o di fame  o di violazione dei diritti politici e umani".

L'ho già scritto non ho molte parole, se non ricordare a me stessa che quei numeri sono vite umane e che restare indifferenti non è più possibile. 


"Non si può fare ricorso a misure deterrenti per fermare una persona che è in fuga per salvarsi la vita, senza che questo comporti un ulteriore incremento dei pericoli in cui incorre", dichiara Antonio Guterres, Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati. "Vanno affrontate le reali ragioni che stanno alla base di questi flussi, e ciò significa guardare al motivo per cui le persone fuggono, ciò che impedisce loro di cercare asilo con mezzi più sicuri, e che cosa si può fare per reprimere le reti criminali che prosperano in questo modo, proteggendo al tempo stesso le loro vittime. Significa anche avere sistemi adeguati per far fronte agli arrivi e per distinguere i veri rifugiati da coloro che non lo sono". 



Chiara

mercoledì 25 marzo 2015

A fine giornata devo riflettere e mi racconto

Oggi è stata una giornata "strana", intensa e ancora non sono riuscita a chiederla fuori dalle mie quattro mura verdi.

Mi vien da sorridere oggi, 25 marzo, è il giorno in cui, 4 anni fa, mi laureavo!
Avevo un sogno e, finalmente, lo stavo abbracciando.

Oggi, per puro caso, mi sono ricordata che "uh, maaaa è il 25 marzo" ed ho sorriso ad ampia dentatura.
Poi...la giornata ha preso una piega particolare.

Scadenze.
Telefonate.
Rifiuti.
Confronti.
Imprevisti.
Fare tardi.
Pensare.
Riflettere.
Telefonare ancora.
Prendere appuntamenti.
Tenere duro!

Era quello che volevo!

E lo è ancora. Lo è sempre più.

Volli, sempre volli, fortissimamente volli.

Alzo lo sguardo e ho un'intera mensola dedicata ai libri di Servizio Sociale, sopra c'è la mia pergamena incorniciata.
Se mi volto ci sono i libri dell'Università, di lettura personale per approfondire e libri del master.
Sono avvolta, piacevolmente, dal mio sogno.

A volte, però, cala quel velo di nebbia che mi mette davanti allo specchio.
Che mi porta a fare un esame di coscienza.

Talvolta pecco.
Altri giorni lavoro meglio.
In alcuni casi sono molto sicura.
In altri cerco un porto sicuro e, fortunatamente, lo trovo.

4 anni fa mi veniva riconosciuto il titolo di "Dottoressa in Servizio Sociale", oggi sono Assistente Sociale e, nonostante, le fatiche, i momenti di sconforto, di sfogo e di incertezza...nessuno e neanche io ho il diritto di intaccare il mio sogno, la mia professione e quello che sono.

E' stata una giornata dura, dove - davanti a quello specchio - ho ammesso debolezze e fatiche.
Punti di forza sui quali fare leva.
Concludo in musica... dove trovo conforto!



Chiara

venerdì 20 marzo 2015

Marzo 2014 - Marzo 2015 : Bilancio di anno

E' passato un anno.
Da quando?

Da marzo 2014 quanto tutto è cambiato.
Il 2014 è stato un anno di svolte, di decisioni prese sacrificando il sonno per essere certa di quello che volevo, di sacrifici, di stanchezza mentale e fisica, di grandi soddisfazioni e nuove amicizie.
Unico comune denominatore? Il mio trolley rosso.

Un trolley pieno di speranza, di sogni, di obiettivi, di traguardi, di lacrime e di sorrisi. Di biscotti e di regali. Di libri e tanti vestiti.


Dopo un anno è logoro. Su e giù dai treni. 
Trascinato sui marciapiedi.
Caduto diverse volte per gli strattoni dei mezzi.
Una volta...calpestato!


Da marzo 2014 sono cambiate tante cose, ed io, sono cresciuta.
Non perchè ho un anno in più all'anagrafe, ma perchè ogni esperienza qualcosa ti lascia, in positivo o in negativo.

Sono stata eletta Consigliere dell'Ordine degli Assistenti Sociali Regione Piemonte. Sì, proprio io. Mi sono guardata allo specchio, non potendo guardare in viso tutti i colleghi, e ho detto: Grazie!
Un mondo nuovo, responsabilità nuove, meccanismi da apprendere e progetti da realizzare. 
Sfide da affrontare e la professione ed i colleghi da rappresentare, tutelare e promuovere.


Sono stata ammessa al "Master in competenze interculturali. Formazione per l'integrazione sociale". Lo desideravo, mi affascina l'intercultura e ci credo fermamente. 
Un gruppo, il nostro, caciarone e pronto a festeggiare ogni occasione.
Non perfetto, non esiste un gruppo perfetto, ma un buon gruppo che mi porto nel cuore.


Ho cambiato lavoro. Desideravo anche questo e mi ricordo perfettamente le parole che dissi a colei che mi ha fatto il colloquio. Non le riporto, ma il mio era un bisogno, un'esigenza quella di cambiare lavoro ed essere un'Assistente Sociale, fare l'Assistente Sociale a tutti gli effetti. Non solo quando all'organizzazione fa comodo. Le sono grata ogni giorno.


Sono stata un'assidua frequentatrice di treni regionali veloci, di Freccia Rossa ed Italo che, nonostante tutto, anche questi ultimi hanno avuto ritardi. Ho vissuto un anno "in ritardo", correndo su e giù, trascinando il mio trolley rosso, ma quando mi sedevo...
Osservavo volti, talvolta sonnecchiavo o leggevo. 
Mi perdevo nei paesaggi ascoltando musica.
Scambiavo quattro chiacchiere col vicino.
I viaggi in treno sono l'esperienza più sociale che ci sia.


Ultimo, ma non meno importante. Ho affrontato la mia paura (folle) di parlare in pubblico
Come? Facendolo! Con i consigli di chi mi sta accanto da tanti anni.

Prima Torino, poi Biella, poi in Campidoglio, poi Novara, poi Milano.
Grazie a questo ho scoperto quanto è bello ed importante interagire con chi ti ascolta. Guardare negli occhi ed essere convinti di quello che si sta dicendo. Non per "vendere" il proprio pensiero, ma perchè questo crei dibattito e conoscenza reciproca.

Il mio trolley rosso, ora, merita una lavaggio, ma non un lungo riposo.
Io non merito null'altro, sicuramente devo ringraziare tutti i giorni, dimostrare sempre ed essere coerente con ciò che sono e dico di essere...

Chiara

domenica 8 marzo 2015

8 marzo - Festa internazionale della donna

8 marzo 2015!
Sappiamo tutti, uomini e donne, a cosa si riferisce questa data, trovo necessario, però, scriverne il senso, le radici storiche, perchè più che festeggiare è necessario riflettere.
Grazie a questa ricorrenza si celebrano i diritti e le conquiste sociali che le donne sono riuscite ad ottenere nel corso del tempo.
La prima "festa della donna" venne organizzata nel febbraio del 1909 su iniziativa del Partito Socialista Americano per manifestare in favore al diritto di voto femminile; in quel periodo solo i partiti socialisti, riuniti per il congresso internazionale, lottavano per il diritto di voto delle donne.
L'anno successivo, 1910, venne accolta la medesima iniziativa, durante il congresso delle donne socialiste a Copenghen.
Nel 1921 viene scelto l'8 marzo come unica data, ricordando la manifestazione delle donne contro lo zarismo nel 1917.
Nonostante fosse stata scelta una data, fino 1977 i paesi del mondo hanno celebrato questa ricorrenza in giorni diversi, fino a quando l'Assemblea generale delle Nazioni Unite nel dicembre di quell'anno, con la risoluzione 32/142, ha proposto ad ogni paese di dichiarare un giorno all'anno la "Giornata delle Nazioni Unite per i diritti delle Donne e per la pace internazionale".
Da quel momento in poi, ogni Paese, ha l'occasione di ricordare non solo le battaglie che dalle donne sono state vinte, ma anche quelle ancora da vincere.
Voglio spendere ancora due parole sul simbolo di questa giornata: la mimosa. 
In Italia, in occasione della fine della guerra, nel 1946, si festeggia la "festa della donna" e questa data che viene scelta su idea di tre donne italiane Teresa Noce, Rita Montagnana e di Teresa Mattei (partigiane, femministe e rispettivamente la prima eletta nell'Assemblea Costituente, la seconda eletta in Assemblea Costituente e successivamente Senatrice e la terza la donna più giovane eletta in Assemblea Costituente con funzione di Segretario dell'Ufficio di Presidenza).

Come ogni ricorrenza per me sono importanti il senso ed il significato, più che la sfrenata ricerca al mazzetto di mimosa o del regalo più bello.
Non è il consumismo a dimostrare quanto la società tutta rispetta le donne, ma sono le azioni, i modi di agire, le immagini utilizzate dai giornali, l'applicazioni delle leggi e così come tanti altri piccoli gesti quotidiani.
L'8 marzo, dunque, deve essere un monito, un'occasione per riflettere perchè le battaglie che le donne, anzi che la società in favore delle donne deve compiere sono tante, proprio perchè non devono essere più battaglie, ma diritti. Non devono essere lotte, ma rispetto che viene dato a prescindere.

Il pensiero mio di oggi va a tutte quelle donne che sono state uccise, ferite, violentate, umiliate, vittime di tratta. Alle donne che disperate cercano aiuto e quella richiesta viene sottovalutata, alle mamme sole che devono farsi in 4 (ed ancora non basta) per tenere salda ed unita la famiglia. 
Alle donne che, come oramai sappiamo, subiscono torture per scappare da un paese che non sentono più come "casa" ed ancora a quelle donne che subiscono l'infibulazione o l'escissione del clitoride.
Il mio pensiero, però, va anche agli uomini
Uomini che ancora non hanno compreso il significato del rispetto, della parità e dell'uguaglianza.
Uomini che si credono in diritto di sottomettere, offendere e di far del male perchè l'altra persona è donna.

Ogni anno lo diciamo, lo leggiamo sugli articoli di giornale o sui social network: l'8 marzo non è un singolo giorno su 365, è tutto l'anno. E' tempo di rendere concrete queste parole.


Chiara