giovedì 4 settembre 2014

"Tu chiamale, se vuoi, emozioni". Il pianto.

E' mattina.
Una mattina come tante altre, di lavoro.
Entri in macchina, giri la chiave, inserisci chiavetta usb perchè senza musica è difficile viaggiare e...parti!
Non si può sapere cosa in una giornata può accadere, cosa ci aspetta; a fine giornata possiamo tirare le somme e riflettere, ragionare.

Ad inizio giornata si deve vivere!

Arrivi al lavoro. Esci dalla macchina e la chiudi, prendi le borse la schiscetta e apri la porta dell'ufficio.
Ci si guarda attorno e si cerca di capire da che parte iniziare.

Pronti...partenza... via!

Il nostro lavoro è denso di emozioni!
E' un turbinio di emozioni che devono essere afferrate ed analizzate.
Lasciarle lì a morire, oppure ignorarle non serve a niente, non permette di crescere e comprendere.
Quindi tendiamo la mano ai nostri movimenti di pancia, cuore e mente.

Oggi l'emozione che ha predominato è il pianto.
Non mio, io da qualche anno a questa parte, è vero, ho la lacrima un pò più facile, ma quest'oggi non ero io a piangere, non ero in difficoltà e non ero io a soffrire.
Sappiamo bene, però, quanto spesso abbiamo a che fare con "difficoltà", "sofferenza" e "dolore".
E' necessario capirli e farli capire.
Gestirli e non farci sopraffare.

Il pianto, silenzioso di quella donna che quando mi ha parlato dei suoi bambini e dei sacrifici che deve far fare loro...

Il pianto di quell'uomo, anziano, che guardando negli occhi la figlia provata dalle vicende famigliari, si è lasciato andare, impotente...

Ti senti estranea, fuori luogo, inopportuna ed invadente.
Gli occhi pieni di lacrime cercano, in te, speranza, coraggio ed un aiuto concreto.

Conciliare quei due sentimenti, quelle due posizioni non è impresa facile.
Ricordiamo di essere umani e che non è un tavolo, una scrivania, una sedia od un vetro a far scomparire quella dimensione.

E' fine giornata, ho provato a tirare le somme.

Chiara


mercoledì 3 settembre 2014

Se il verde è il colore della Speranza...(qualche "strumento" utile per l'Assistente Sociale)

Il verde è anche il mio colore preferito, ma può essere considerato un dettaglio. 
Andiamo con ordine.

Verde, dal latino  vìrdem che significa "vivo", "vivace" e rappresenta - indubbiamente - la natura e che, leggendo un pò di articoli sparsi nel web, riporta alla rinascita ed alla propria autostima.
Non volendo addentrarmi sul significato nè etimologico nè lanciarmi in un discorso proprio della cromoterapia, per chi fosse interessato lascio un articolo in merito, basta cliccare qui per poterlo leggere.

Quello che a me interessa è che essendo il mio colore preferito, cerco di circondarmi di vede, di scrivere (quando mi è concesso) con una penna verde, perchè, per me, il verde ha in sè una luce che esalta e risalta.
Oltre a scrivere con la penna verde, anche tutti gli strumenti operativi, che uso quotidianamente sono verdi, ed è qui che entro nel "vivo" del post, e sono anche degli strumenti - e non solo semplici oggetti - che (secondo me) un assistente sociale dovrebbe avere (quasi) sempre con sè.

- Agenda: da utilizzare il più possibile, da consultare e da tenere in ordine ed aggiornata, sarà ed è la nostra memoria. Per appuntamenti, per riunioni, per annotare qualche appunto di cui ne abbiamo "al volo" quando siamo fuori dall'ufficio e non abbiamo altro modo per recuperare quelle informazioni. Mai eliminare un'agenda a fine anno, mai!! Può tornare sempre utile gli anni successivi, è la nostra memoria e, sicuramente, non mente.

- Matita: meglio se micro mina, così non dobbiamo temperarla. Perchè una matita? Perchè in caso di errore si può cancellare senza grossi problemi, soprattutto sulla nostra agenda! E' necessario avere con sè - sempre - qualcosa con cui scrivere...non si sa mai!

- Schiscetta: non abbiamo i ticket, non abbiamo buoni, non abbiamo la mensa intera?? E' necessario portarsi il pranzo da casa. sia che voi sieate pessimi cuochi come me e dovete prendere tutto già confezionato, sia che siate cuochi provetti. E' fondamentale non dimenticare il cibo. Abbiamo bisogno di mangiare, di prenderci quella mezz'ora (chi può un'ora) per poter mangiare e rilassare la mente.

- Acqua: non solo per il pranzo, ma anche durante la giornata. Sui benefici dell'acqua non mi dilungo, ma avere dell'acqua ci può sicuramente aiutare. Le nostre cellule hanno bisogno di nutrimento!!

- Cuffie: viaggiando molto ( per tutti gli appuntamenti segnati in agenda) è necessario poter o dover comunicare quando si è in auto, ecco quindi che il cellulare insieme alle cuffie diventano necessari.

Sicuramente anche altri oggetti (e strumenti) sono utilissimi nel nostro lavoro, ma soffermandomi ed osservando quello che tutti i giorni viaggia con me, questo è quello che mi sento di condividere.

E se il verde è, veramente, il colore della speranza...sappiamo quanto anche questa sia un ingrediente utile nel nostro lavoro. Sia per noi, come professionisti, precari, in attesa di trovare un lavoro o prossimi alla pensione, sia nei confronti dei cittadini. Sincerità al primo posto, ma mai perdere la speranza e, quando è possibile, infonderla insieme ad una buona dose di coraggio!

Chiara



venerdì 25 luglio 2014

Viaggiando, viaggiando...arriva il "Ludobus"

La settimana scorsa ero nelle Langhe in occasione della manifestazione culturale "Collisioni", ma non è di questo che voglio scrivere, ma bensì del "Ludobus" e delle attività dell'Associazione R.E.S.P.I.R.O.

"Ludobus" - Associazione R.E.S.P.I.R.O.
Arrivando nella piazza principale di Alba vengo accolta da sagome di legno di burattini", nella serata si sarebbe tenuto uno spettacolo, di marionette, molto divertente.
Allargando, però, lo sguardo, vedo la piazza interamente occupata da giochi e da bambini intenti a capire le modalità e a divertirsi.

Non nascondo di aver voluto diventare piccola, per solo 5 minuti....e giocare insieme a tutti i bimbi.
Non potendo, decido di passeggiare fra i giochi, di osservarli, di sentire i commenti dei bambini e dei genitori.

Il clima che regnava in quella piazza era sublime, nessuno urlava, nessuno piangeva e nessuno litigava.
Tutti sperimentavano quello, piuttosto che l'altro gioco.

Non erano nè "Nintendo", nè "X-box" nè altri giochi simili, erano i giochi, che a noi piace chiamare "di una volta", ma, che di moda, non passano mai.

C'era la sagoma di un personaggio di un cartone con diversi buchi e ciascuno aveva un punteggio, bastava solo fare "centro";
c'era il flipper che non suonava e non aveva luci folgoranti, ma aveva biglie e chiodi per disegnare gli ostacoli o stabilire il punteggio;
c'era un asse di legno su due copertoni ed un bastone con all'estremità due cuscini;
c'erano i mattoncini, c'erano le biglie;
c'era una bicicletta da pedalare al contrario ed un piattino girevole, lì si poteva disegnare pedalando!!

C'erano i colori! C'erano i sorrisi! C'era il mettersi alla prova e c'era il giocare insieme!

Questi giochi, caricati sul "Ludobus" vanno a "spasso" in cerca di spazi aperti e di bambini pronti a giocare, a sperimentarsi e prendersi il loro spazio, lo spazio del «gioco».

Ho scritto, all'inizio, che non posso tornare bambina, ma posso giocare.
Posso sedermi in terra e creare un percorso alla biglia che tengo in macchina (regalo di una bimba, neanche a farlo apposta).
Posso prendere i mattoncini e farne opere meravigliose, distruggerle e rifarle....all'infinito.

Io posso, noi tutti possiamo.
Non sono un genitore, ma lo fossi il mio bambino lo porterei di corsa arrivasse il "Ludobus" nella mia città.
Abbiamo perso il senso del «gioco», il significato dello «stare insieme», siamo catturati da schermi touch e video games.

Prendiamo in mano una corda e....saltiamo.
Prendiamo un gessetto e disegniamo in terra "la settimana" e saltiamo.

Concludo sottolineando che il piacere di quella piazza erano i sorrisi dei bambini e l'armonia che regnava. Da molto non trovavo un clima così e grazie a "Ludobus" e l' Associazione R.E.S.P.I.R.O. l'ho rivissuto.












lunedì 14 luglio 2014

A voi, che siete stati i miei compagni di viaggio per quasi 3 anni

"Quasi", sì, mancavano solo un paio di mese e si potevano festeggiare i tre anni insieme.

Tre anni che non sono volati, come spesso si sente dire.
Sono stati tre anni densi, difficili, pieni di insicurezze e di momenti che dal ridere ci è venuto anche mal di pancia.

Si sono conclusi oggi!
Non perchè l'abbia voluto io, ma perchè le scelte di altri hanno portato a questo.

Penso di avere in testa più di 50 nomi di bambini che hanno attraversato la mia strada, sostando, chi più chi meno, chi crescendo con me in questi ultimi tre anni.
Chi solo un paio di giorni, ma abbiamo festeggiato il compleanno insieme, chi ha concluso il percorso delle scuole medie dicendomi qualche giorno prima: «Lo so che non devo, ma cazzo fra qualche giorno gli esami!»

Un centinaio di occhi, azzurri, marroni, verdi...capigliature e colori di capelli differenti.
Caratteri così diversi che, talvolta, abbiamo avuto bisogno di qualche giorno in più di "rodaggio".

Manine che si poggiavano alle mie per vedere «quanto è lunga la tua mano», così come un piedino - in piscina - l'anno scorso.

«Chiara, ma se salgo sulla sedia arrivo alla tua altitezza??»

Disegni, fogli, dediche, semplici scritte e lettere.

Piccoli segreti, perchè, qualche amore, si sa, che prima o poi sboccia e così come le lacrime, perchè il mondo ai "piccoli" tira degli scherzi che non fanno per niente ridere.

Mi porto a casa così tante cose che farei invidia al più ricco dei re!

Tutti nel mio cuore e nel mio bagaglio personale, perchè se questi anni hanno avuto un senso, è perchè loro, questi 50 bambini, mi hanno insegnato e tanto. Mi hanno stupita, emozionata, fatta arrabbiare, urlare, ridere e commuovere, ma soprattutto capire.

Capire che è importante la qualità della relazione, il cuore e la passione che si mette nel lavoro e...che loro, così piccini, bè hanno già capito tutto!!

Vi ho abbracciato oggi e vi ringrazio!

Chiara



mercoledì 2 luglio 2014

Quando si dice lavorare con i bambini...

Sono fiera ed orgogliosa di poter lavorare ed avere a che fare con queste splendide creature tutti i giorni, o quasi.
Sono fiera perchè, nonostante io abbia sentito sminuire il ruolo e visto avvicinare ad un "semplice" babysitteraggio, nel mondo dei bambini io ci sto comoda! Talvolta comodissima, ed imparo, imparo davvero tanto!

Quest'oggi, un lavoro sulle emozioni mi ha davvero aperto il cuore.
Momento introduttivo di presentazione, adattamento all'attività, entriamo nel vivo, fino al momento in cui, dopo un discorso fatto sulle emozioni, ci siamo sdraiati in terra ed abbiamo pensato a quale fosse la nostra emozione in quel momento e cosa significasse per noi.

Occhi chiusi, silenzio e cuore aperto.

Le emozioni più ricorrenti: amore, felicità, amicizia. Sentimenti analizzati.
Gli slanci d'amore erano verso la famiglia ed i propri animali, verso gli amici. Il volersi bene, il non litigare.

...ma...

Alza la mano un bimbo di 7 anni, ingenuamente, contro corrente che dice "Io sto pensando a tutte le persone povere che incontro per strada! Mi dispiace"!

Ammetto di aver dovuto deglutire per non avere un cedimento dovuto all'emozione.
Il lavoro terminava col il disegno di questa emozione o del pensiero espresso (in fondo all'articolo trovate il disegno di questo bambino!).

Io, ho apprezzato così tanto il pensiero di questo fanciullo che mi sono avvicinata, sdraiata - quasi - accanto a lui per vedere la sua espressione, era pensieroso, rifletteva e dopo avermi guardata mi dice: «Io adesso disegno una famiglia riccona che non pensa alle persone che hanno bisogno!»

Credo che sia sufficiente questa sua frase per concludere l'articolo (nel frattempo, noi tutti, meditiamo!)

Chiara

martedì 27 maggio 2014

Apprendere dall'esperienza...quanto è vero

La parola "esperienza" si sente e si legge spesso.
Negli annunci e nei colloqui di lavoro, nei discorsi di tutti i giorni con gli amici e con la propria famiglia, in televisione...è una di quelle parole che richiama alla mente diverse immagini e, forse, anche un tocco di amarezza quando, questa, manca.

Spesso mi sono sentita carente, e mi hanno detto di essere mancante sotto questo punto di vista, ma quando c'è l'occasione, è bene sfruttarla.

Quest'oggi si è conclusa un'esperienza per me, altamente formativa, sia dal lato umano, che sul lato professionale.

E' iniziata con le parole della mia responsabile di servizio: "Chiara, sarai tu in prima linea".
Ero supervisore, in una casa di riposo, di un ragazzo di 17 anni con ritardo mentale lieve, con deficit di attenzione associato a problematiche comportamentali ed emotive.
Quando l'ho conosciuto ero sia emozionata sia pensierosa, conscia della responsabilità che mi stavano dando.
Non potevo e non volevo deludere nessuno, in primis questo ragazzo.

Situazione di partenza: non ero mai stata in casa di riposo, non ero mai stata supervisore e soprattutto c'ero solo io per me, le risorse non permettevano nulla di più.
Proseguendo: costruire la relazione con il ragazzo giorno per giorno, inserimento all'interno della struttura, definizione e condivisione del progetto, sviluppo del progetto con raggiungimento degli obiettivi ed infine, partecipazione al gruppo di lavoro in neuro psichiatria infantile.

Scritto così, forse, può sembrare poco, ma così non è stato.
Ora, però, al termine di questi mesi di lavoro, sono certa di essere più ricca e soddisfatta del lavoro che ho svolto.
Ho visto questo ragazzo crescere, superare ostacoli più grandi di lui, l'ho visto cadere e rialzarsi senza darsi per vinto, l'ho visto superare la timidezza ed avvicinarsi piano piano agli ospiti della casa di riposo, ho visto il suo timore diventare un sorriso sincero quando qualcuno lo ringraziava o gli faceva qualche complimento.
Il percorso, però, non è stato solo suo, sono cresciuta anche io, ho affrontato nuovi ambienti, nuove sfide e quando non potevo far altro che contare su me stessa, mi sono data fiducia.

Il viaggio affrontato è stato, come tutti i viaggi, faticoso, con tappe intermedie difficoltose, ma avevamo entrambe mete definite, sapevamo i nostri obiettivi e li abbiamo raggiunti.
Non nego le difficoltà e la mancanza di un confronto oppure di un supervisore a mia volta, ma adesso il mio bagaglio esperienziale è più grande e sono riconoscente, a chi, ha deciso di farmi fare questa esperienza di lavoro e di vita.

Situazione finale: obiettivi raggiunti, soddisfazione del gruppo di lavoro e le parole della Neuro Psichiatra Infantile: «I risultati si vedono e sicuramente interrompere un percorso quando si ottengono queste soddisfazioni è sempre un dispiacere».

Ora, questo ragazzo, dovrà affrontare nuovi ostacoli, da solo, non avrà più una supervisione, ma spero che tutti i passi compiuti insieme, tutte le parole fatte, i momenti di stop e riflessione ed i momenti di "corsa" gli siano utili per dare il massimo in futuro.

Chiara


domenica 11 maggio 2014

Torino - Salone Internazionale del Libro 2014

Salone Internazionale del Libro 2014
Uno slogan che campeggiava al Salone


L'appuntamento al Salone Internazionale del Libro è immancabile, viene segnato in agenda con la speranza di essere libri o comunque nei paraggi di Torino per poterci andare.

Quest'anno, credo, che il Salone abbia superato se stesso, grandi nomi, grandi ospiti, stand che prima non avevo avuto occasione di vedere.
Ho avuto anche l'impressione che, ci fossero più persone rispetto agli anni passati, un articolo di "Repubblica" ieri me lo ha confermato, già dalla giornata iniziale è stato registrato un +6%.

Trovo questo dato positivo, così come la presenza di grandi nomi e numerosi momenti di riflessione.
Abbiamo bisogno di eventi come questi, dove le persone possono entrare e "perdersi" nei libri, negli stand, toccare con mano quanto sia importante investire nella cultura.

Io ho girato quasi tutto il Salone, sono state 9 ore al suo interno (e sono uscita con un discreto male ai piedi), ma sembravo una bimba in un negozio di giocattoli.
Volevo visitare tutto quello che potevo, fermarsi e segnare qualche titolo che non potevo comprare sul momento, ho nuovamente incontrato il mio scrittore preferito Jostein Gaarder, ho potuto scattare qualche foto con lui, ho tentato anche la coda per poter applaudire Ozpetec, ma ho fallito, la sala conteneva "solo" 600 persone, la coda sicuramente contava più di 1000 persone.
Quello che mi è dispiaciuto, mentre ero in coda, era sentire le persone che non erano minimamente interessate al regista, ma solo a Luciana Littizzetto.
Senza nulla togliere a Luciana, ma Ferzan era lì per presentare il suo libro, quello era il motivo per essere in coda, non solo per poter vedere la "Luciana Nazionale", come hanno detto lì in coda.
E a me è toccato star fuori...

Ho dovuto rinunciare anche a Paolo Giordano, nuovamente la sala era troppo piccola per accogliere tutti noi interessati, ho portato a casa il suo libro, questo era il minimo!

Il primo stand che ho visitato?? Carocci Editore! Ogni anno è così, corro subito in Carocci, faccio spesa e poi valuto quanto ancora mi resta da spendere.

Ho apprezzato lo stand dell'Arabia Saudita che scriveva gratuitamente il tuo nome in arabo! Ho visto sempre molte persone presso quello stand, spero non per semplice folklore.

Concludo scrivendo un paio di cose che spero, prima o poi, sia possibile realizzare:
la prima è il prezzo del biglietto di ingresso: 10€. Sicuramente tutta l'organizzazione richiederà uno sforzo immane, leggevo oggi sulla "Stampa" che gli addetti ai lavori hanno orari davvero duri da sostenere e le giornate sono intense, ma io credo che un biglietto intero possa anche arrivare a 7€, ed un ridotto a 5€.
Cercare di invogliare ad andare al Salone ancora più persone (tanti, ma tanti giovani ho visto...che soddisfazione!).
La seconda è lo "sconto fiera", il mio è un invito, una richiesta a tutte le case editrici presenti al Salone, di applicare uno sconto fiera, alcune lo facevano altre no, e questo mi è spiaciuto. Ho dovuto lasciare lì dov'era l'ultimo libro di Baumann, sicuramente lo troverò in e-book a meno del prezzo del cartaceo, ma mi avrebbe fatto piacere poterlo prendere subito, ero curiosa e sono ancora curiosa di leggerlo!
Non mancherò.

Al prossimo anno, Salone del Libro...che come ho già scritto: è un'emozione da vivere!

Chiara

Presso Stand "Ambasciata del Regno dell'Arabia Saudita - Ufficio Culturale"

Presso Stand "Carocci Editore", l'appartenenza chiama

Presso Arena Bookstock, incontro con Jostein Gaarder


giovedì 24 aprile 2014

Questi giorni...

Questa settimana di Aprile credo sia una settimana importante, anticipata da una festività ancora più importante per chi crede.

Iniziamo con il 22 aprile: giornata mondiale della Terra.
Terra che spesso viene dimenticata, crediamo sia solo "nostra" e che conseguenze, il nostro comportamento, non le abbia. Tagliamo, costruiamo, abbattiamo, sprechiamo.
Questa giornata è una delle tante occasioni per educare noi stessi al rispetto del nostro eco-sistema.

Proseguiamo con il 23 aprile: giornata mondiale del libro.
La voglio celebrare così: "Ieri alla FNAC di Torino, un papà ad un bambina che aspettava di vedere il suo cd autografato ha detto: «Vai in cerca di un libro, trovane uno che ti piacerebbe leggere, ti farebbe bene. E' importante leggere!». Parole sagge.

Ed arriviamo al 25 aprile: festa della Liberazione.
Per l'Italia una giornata, sicuramente, importante. L'Italia liberata dall'occupazione nazista, nello specifico Milano e Torino, a seguire altre città italiane.
Giornata, anche, che mette fine ai 20 anni di dittatura.


Queste tre giornate, per me, hanno un valore importante:
- Rispetto
- Cultura
- Libertà

Rispetto per la Terra che ci ospita, che ogni tanto, forse un pò troppo spesso si ribella ai nostri soprusi e sfruttamenti.
Tanti si meravigliano di fronte a montagne, una distesa oceanica, ad un prato verde con animali che liberi corrono o pascolano, ma quando è ora di mostrare rispetto per l'ambiente, per cercare di offrire "un futuro" ai nostri "figli"? Non tutti sono pronti a mettersi in gioco.
Di fronte alla ribellione della Terra, lo abbiamo appurato, siamo impotenti.
Cerchiamo di prestare più attenzione al nostro pianeta. Per noi e per un domani.

Cultura. Formazione personale. Lettura. Informazione.
"L'ignoranza fa comodo al potere" canta una canzone. Questa mattina, tornando a casa, su un manifesto ho letto "la tv uccide", proviamo a pensarci e quando abbiamo voglia di accendere la tv, proviamo ad aprire un libro, leggiamolo e vediamo quanto ci ha donato, rispetto a quella scatola ipnotica.

Ed infine la libertà.
Un valore imprescindibile, un diritto fondamentale sul quale tanto s'è scritto e tanto s'è detto.
Proviamo a riflettere cosa significa per noi "libertà" e cosa saremo disposti a fare.
E lottiamo per questo. Estendiamo, poi il discorso, a chi ci circonda e, qualcosa, potrebbe migliorare.

Chiara




giovedì 17 aprile 2014

"Emergenza" migranti...necessità di diritti

Voglio introdurre questo articolo con un passo di uno scritto di E. Kant "Per la pace perpetua", che ho anche inserito in un capitolo della mia tesi di Laurea:

"Il diritto cosmopolitico deve essere limitato
alle condizioni di un’universale ospitalità. 
Qui non si tratta di filantropia, ma di diritto, 
e quindi ospitalità significa il diritto di uno straniero 
che arriva sul territorio di uno Stato di non essere trattato ostilmente. 
Si tratta di un diritto di visita, spettante a tutti gli uomini, 
di entrare a fare parte della società in virtù del diritto comune 
al possesso della superficie della Terra, sulla quale, essendo sferica, 
gli uomini non possono disperdersi isolandosi all’infinito, 
ma devono da ultimo rassegnarsi ad incontrarsi ed a coesistere. 
Nessuno in origine ha maggior diritto di un altro 
ad una porzione determinata della Terra”.

Nuovamente "Le Iene", non voglio soffermarmi su di loro, ma su quello che hanno mostrato, forse, per alcuni troppo lontano!
Cliccando qui è possibile vedere il video del servizio trasmesso.

Parola chiave: Emergenza. A me, la parola emergenza richiama alla mente una situazione temporanea con carattere di eccezionalità, non una situazione che si ripete per molto tempo, perchè a questo punto, penso solo pensare che la parola "emergenza" sia utilizzata per fare scalpore e nulla di più.

In gioco ci sono persone, i diritti delle persone, di tutti.
Migranti ed abitanti del luogo dello sbarco, vogliamo ampliare lo sguardo? I diritti dei migranti, degli italiani, degli europei, dei cittadini di una mondo globalizzato e che si vanta di essere tale, senza aver tenuto conto delle conseguenze.
Altro dato che emerge dal servizio: comune di Augusta in dissesto finanziario, "non ci sono le risorse economiche": quindi se un comune è in dissesto finanziario come può offrire servizi adeguati sia ai propri cittadini che ai migranti sbarcati sulle sue coste?
Questo dato mi permette, però, di fare una riflessione più ampia: perchè i migranti vengono strumentalizzati durante le campagne elettorali, chi pro e chi contro, per poi dimenticarsi della loro esistenza quando il periodo di riflettori puntati si spegne.

Credo, dunque, che sia il caso di affrontare l'argomento con un pò più di acume e di attenzione verso le persone, ricordarsi i trattati firmati e che per anni abbiamo disatteso e non urlare "l'UE non fa niente", quando di risorse ne ha mandate, ma aspettava di vedere i risultati e questi sono stati - ogni volta - disattesi.

Vero che l'argomento mi tocca da vicino, ma dovrebbe toccare da vicino tutti.
Un paese che rispetta e tutela i diritti delle persone, tutela i diritti di ciascuno, migrante o autoctono, senza far grosse distinzioni.
Abbiamo fior fiore di esperti che ogni giorno, via web, grazie a saggi e testi, oppure come ospiti in trasmissioni televisive, spiegano come dovrebbero andare le cose, come dovrebbe funzionare il Paese e come andrebbero rispettate le leggi ed i tratti firmati, ma pare che tutto questo sia superfluo.

Vediamo solo il "diverso" nelle nostre strade e ci dà fastidio, ma non andiamo oltre, non ci chiediamo nè un "perchè" e nè cosa sia successo. Non ci chiediamo cosa hanno visto quegli occhi e quei piedi.Non ricordiamo il passato, quando in tempi non sospetti eravamo noi "i diversi", quelli che "rubavano il lavoro"...dalla storia non abbiamo - ancora - imparato nulla.

Mi domando, quindi, è possibile imparare dal presente?
Riflettere di più, pensare di più e pensare in un'ottica allargata, dove le persone vengono considerate come tali e non come ulteriori problemi a quelli già esistenti.

Chiara

domenica 13 aprile 2014

Un mese da Consigliere del CROAS Piemonte

Il 14 marzo 2014, è inutile che io lo nasconda, è stato un giorno importante per me.
Sia professionalmente che umanamente.

Professionalmente perchè si è insediato il nuovo CROAS Piemonte dopo mesi di Commissariamento e perchè io, facendo parte di questo nuovo Consiglio, posso offrire il mio contributo a tutta la comunità professionale.
Umanamente perchè è un'esprienza nuova che posso aggiungere al mio bagaglio, perchè vivo situazioni nuove che mi permettono di crescere e maturare ed infine, perchè, come desideravo, in questo Consiglio c'è la possibilità di uno scambio fra "nuovi" assistenti sociali e fra chi, invece, ha già maturato un buon percorso professionale.

Siamo 15. 
15 persone diverse, con cammini alle spalle differenti, 15 teste da far viaggiare all'unisono, ma che hanno un obiettivo condiviso, lo sviluppo ed il consolidamento della comunità professionale tutta.
Abbiamo un ventaglio di età variegato questo permette incontro e confronto, imparare reciprocamente e da lì, siamo partiti, per poterci conoscere meglio.

Nonostante sia passato "solo" un mese il lavoro fatto fino ad ora è tanto, 3 Consigli, Commissioni già formate ed all'opera con tante idee da sviluppare ed incanalare.
Siamo un gruppo, siamo persone e siamo davvero motivate.

Siamo Barbara, il Presidente Croas Piemonte, che con testa e cuore si è immersa in questa nuova avventura.
Siamo Andrea, il Segretario, che continua a fare il Segretario con impegno. Siamo Cristiana e Daniela (che qualche anno fa sono state mie docenti) rispettivamente Tesoriere e Vice Presidente che con l'esperienza e la maturità conquistata nel tempo indirizzano molto bene il lavoro.
Siamo Chiara, Luca e Cristiana "le giovani marmotte" del Consiglio che hanno tanto da imparare, ma anche tanto da dare (battendo i record di resistenza la notte per fare video e scrivere contributi interessanti).
Siamo Sara e Paola assistenti sociali in gamba e con un sorriso sempre pronto.
Siamo Irene, Anna Maria ed Anna Maria bis, Maria Elena, Clara e Bruna professioniste che hanno anni di esperienza, voglia di fare e di costruire qualcosa di utile per la nostra professione.

Non devo e non posso dimenticare Antonietta e Piera, le due segretarie del nostro Ordine, lavorano e sono sempre pronta a spiegare quello che non conosco, ad ascoltare quello che ho da chiedere, gentili e competenti.

Siamo noi, siamo semplicemente noi.
Noi siamo i 15 Consiglieri, ma l'Ordine siamo tutti noi, non ci stancheremo mai nè di dirlo nè di pensarlo.

Concludo con un "grazie". Un grazie di cuore, perchè è stato un mese decisivo ed importante per me.

Chiara