Dopo aver dato vita al progetto "Chi sono gli AS" con due mie amiche e colleghe (che potete leggere qui per avere maggiori informazioni), la mia e la nostra attenzione è diretta a risollevare la figura della nostra professione e soprattutto, cercare di far comprendere quanto di errato viene trasmesso dai programmi televisivi.
Lunedì 17, dopo i due servizi mandati in onda da "Le Iene", anche "Mattino 5" si è occupato di casi in cui -pare - che Assistenti Sociali, Psicologi e Giudici, abbiamo "strappato via" i bambini dalle loro famiglie, senza un motivo apparente, oppure accusando i genitori di essere "poveri", indigenti.
Presenti in studio tanti "opinionisti", ma nessun rappresentante della categoria psicologi, assistenti sociali e figure che ruotano attorno a casi, delicati, come questi.
C'era, però, l'onorevole Brambilla che presiede la Commissione Infanzia Adolescenza della Camera, che dovrebbe conoscere come i professionisti che ho citato lavorano!
Io da cittadino, devo avere il diritto di aver fiducia nelle Istituzioni, quindi in chi li rappresenta, a partire dagli Onorevoli, se però è proprio da lì che si genera confusione e si scaricano le responsabilità, si inizia col piede sbagliato.
I contenitori televisivi, consci del fatto di avere tanti telespettatori, dovrebbero garantire la sicurezza di quanto viene dichiarato e assicurare un confronto sereno fra le parti in causa, sempre che sia la televisione il luogo più consono nel quale discutere questi pezzi di vita delicati e talvolta dolorosi.
Si parla di "discrezionalità", di "mancanza di linee guida", che "non si sanno quante sono le strutture di accoglienza e in che condizioni vivano i minori" e che "manca il controllo".
Io, dunque, mi chiedo: "ma non è lo Stato che dovrebbe garantire il controllo, conoscere tutto quello che è stato elencato dall'Onorevole Brambilla e ancora, non dovrebbe essere lo Stato (con un sistema di welfare, perchè ancora di welfare si parla) a garantire i diritti dei genitori, delle famiglie e dei minori?"
Abbiamo, in Italia, un sistema di welfare familistico, ossia basato sulla capacità della famiglia di intervenire quando uno dei suoi componenti è in situazione di bisogno e, solo dopo, quando l'ammortizzatore famiglia non regge più, interviene lo Stato.
Detto questo, perchè allora lo Stato centrale, sapendo che i suoi cittadini vertono in situazioni di povertà, indigenza e difficoltà anzichè aumentare, potenziare ed implementare i servizi, smantella il sistema dei servizi, crea disoccupazione e soprattutto non compie azioni concrete al fine di garantire a tutti i cittadini (dai più piccoli ai più anziani) i diritti esigibili sanciti da leggi e dalla Costituzionale?
Le figure professionali, come l'assistente sociale, sono un nodo di questa rete complicata ed ingarbugliata e non gli artefici di tagli e di situazioni in cui è impossibile fornire risposte adeguate. Gli Assistenti Sociali sono a loro volta cittadini quindi, io credo che, a fronte di servizi televisivi dove i discorsi paradossali fanno da padrone, sarebbe utile ed efficace unire le forze cittadini, rappresentanti dei cittadini, professionisti e far capire che oltre ad andare in televisione, sarebbe opportuno lavorare sui reali problemi dei cittadini.
Chiudo scrivendo che: l'Onorevole Brambilla lamentava la mancanza di leggi e linee guida, ma io mi chiedo cosa abbiamo studiato all'università e, fino ad ora, i professionisti che lavorano (anche in area minori), si sono inventati il loro lavoro visto che mancano le linee guida? Vorrei ricordare che anche gli assistenti sociali hanno strumenti e metodologia.
Cerchiamo di essere onesti intellettualmente capire fino a che punto sono i professionisti ad essere nel torto e quando sono le "cose" a monte a non funzionare. Sicuramente errori vengono commessi, ma come in qualsiasi professione, proprio perchè tutti siamo umani, ma per evitare di lavorare male è necessario avere risorse e competenze, le seconde ci sono...le prime spesso mancano!
Chiara
Per vedere il servizio mandato in onda da "Mattino 5" clicca qui
Benarrivati sul mio blog. Questo spazio è dedicato alla mia versione del lavoro e del servizio sociale.
Credo che pensare socialmente sia un buon modo per accorgersi del mondo che ci circonda.
mercoledì 19 febbraio 2014
giovedì 13 febbraio 2014
Bulli....Cyberbulli e vittime. Cosa fare? Il mio pensiero "sociale"
Non ho una ricetta precisa e sicuramente non sarò io, con questo articolo ad arginare il fenomeno, ma desidero dire la mia, anche in base alle mie esperienze.
E' notizia recente il suicidio di una ragazza di 14 anni, e sono impressi nella memoria i gesti estremi di ragazzi giovani vittime del cyberbullismo.
Con cyberbullismo si intendono tutti quei comportamenti denigratori, maltrattanti o violenti, messi in atto da bambini o adolescenti, attraverso l'uso di mezzi tecnologici dai video su YouTube, agli insulti tramite social network, verso dei loro coetanei.
I tempi cambiano, ed ecco che anche il fenomeno del "bullismo" si evolve, adesso gli agiti di questi ragazzi pare abbiano più valore se ripresi con un telefonino e messi in rete.
I dati, come sempre, ci possono dare un aiuto e comprendere quanto sia importante comprendere il cyberbullismo e cercare strategie efficaci per poterlo contenere, ed evitare che giovani vite vengano spezzate.
In un convegno organizzato dal Ministero dell'Istruzione "Cyberbullismo e rischio devianza" è emerso che il 26% di ragazzi è vittima, mentre il 23,5% si definirebbe cyberbullo.
Non sono numeri rincuoranti ed è anche per questo che l'11 febbraio, a Milano, è stato organizzato "l'Internet School Day", in occasione dell'undicesima edizione del "Safer Internet Day". A questo evento hanno partecipato 800 ragazzi delle scuole medie con i loro insegnanti, ricevendo consigli utili su come utilizzare lo strumento internet, su come riconoscere e difendersi dal cyberbullismo.
L'evento è stato organizzato dall'associazione "Cuore e Parole Onlus" associazione impegnata a prevenire il disagio e le dipendenze, promuovendo un sano stile di vita e laboratori per insegnanti e genitori.
A parer mio, oltre a queste utilissime iniziative, credo sia necessario se non fondamentale una riflessione un pò più ampia.
Sicuramente c'è una crisi di valori e principi molto marcata e questo comporta la degenerazioni di tanti comportamenti (e forse non solo fra i giovanissimi), ma accanto a questa crisi dei valori - che andrebbe affrontata per poter prendere coscienza di quello che si è perso -, credo sia importante stare coi giovani, saperci stare, aver voglia di stare con loro e soprattutto stare al loro passo.
Secondo le mie esperienza lavorative, che mi hanno e mi portano ad avere a che fare con bambini e giovani ragazzi, uno dei percorsi da seguire al fine di riuscire ad instaurare un buon rapporto con loro è quello di comprendere quel è il nostro ruolo, ed una volta compreso saperlo vestire, senza dimenticare però l'anno in cui siamo e che, i ragazzi, i giovani ed anche i bambini, oggi, corrono.
Per me, stare al loro passo, sapere quali sono gli argomenti di loro interesse, riuscire a sedermi ad un tavolo e parlare di cose che mai avrei creduto di conoscere è veramente importante.
Far capir loro che, non siamo adulti pronti solo a rimproverarli o a elogiarli, ma siamo anche in grado di riuscire a capire (o che comunque ci sforziamo) il loro universo.
La parole chiave sono ascolto e privacy.
Ascolto "sul momento" ed ascolto anche "successivo", quando siamo a casa e riflettiamo su quello che abbiamo fatto durante la giornata, su cosa potevamo fare meglio oppure non fare.
E' così che mi sono ritrovata ad ascoltare Fedez, è così che ho conosciuto i "flash" (e non è il super eroe) e tanti altri piccoli esempi.
Privacy, perchè di riservatezza ne hanno bisogno, e la riservatezza va a braccetto con la fiducia, la dobbiamo guadagnare, la dobbiamo anche sudare, magari urlando oppure scontrandoci, ma sempre allo scopo di costruire una relazione con loro e non muri.
Riportare quell'umanità che, a volte, viene a mancare.
E forse una sera, aprirete la vostra casella e-mail e troverete la pagella di un ragazzino che ha voglia di condividere con voi i suoi successi, senza che voi l'abbiate chiesto.
Chiara
E' notizia recente il suicidio di una ragazza di 14 anni, e sono impressi nella memoria i gesti estremi di ragazzi giovani vittime del cyberbullismo.
Con cyberbullismo si intendono tutti quei comportamenti denigratori, maltrattanti o violenti, messi in atto da bambini o adolescenti, attraverso l'uso di mezzi tecnologici dai video su YouTube, agli insulti tramite social network, verso dei loro coetanei.
I tempi cambiano, ed ecco che anche il fenomeno del "bullismo" si evolve, adesso gli agiti di questi ragazzi pare abbiano più valore se ripresi con un telefonino e messi in rete.
I dati, come sempre, ci possono dare un aiuto e comprendere quanto sia importante comprendere il cyberbullismo e cercare strategie efficaci per poterlo contenere, ed evitare che giovani vite vengano spezzate.
In un convegno organizzato dal Ministero dell'Istruzione "Cyberbullismo e rischio devianza" è emerso che il 26% di ragazzi è vittima, mentre il 23,5% si definirebbe cyberbullo.
Non sono numeri rincuoranti ed è anche per questo che l'11 febbraio, a Milano, è stato organizzato "l'Internet School Day", in occasione dell'undicesima edizione del "Safer Internet Day". A questo evento hanno partecipato 800 ragazzi delle scuole medie con i loro insegnanti, ricevendo consigli utili su come utilizzare lo strumento internet, su come riconoscere e difendersi dal cyberbullismo.
L'evento è stato organizzato dall'associazione "Cuore e Parole Onlus" associazione impegnata a prevenire il disagio e le dipendenze, promuovendo un sano stile di vita e laboratori per insegnanti e genitori.
A parer mio, oltre a queste utilissime iniziative, credo sia necessario se non fondamentale una riflessione un pò più ampia.
Sicuramente c'è una crisi di valori e principi molto marcata e questo comporta la degenerazioni di tanti comportamenti (e forse non solo fra i giovanissimi), ma accanto a questa crisi dei valori - che andrebbe affrontata per poter prendere coscienza di quello che si è perso -, credo sia importante stare coi giovani, saperci stare, aver voglia di stare con loro e soprattutto stare al loro passo.
Secondo le mie esperienza lavorative, che mi hanno e mi portano ad avere a che fare con bambini e giovani ragazzi, uno dei percorsi da seguire al fine di riuscire ad instaurare un buon rapporto con loro è quello di comprendere quel è il nostro ruolo, ed una volta compreso saperlo vestire, senza dimenticare però l'anno in cui siamo e che, i ragazzi, i giovani ed anche i bambini, oggi, corrono.
Per me, stare al loro passo, sapere quali sono gli argomenti di loro interesse, riuscire a sedermi ad un tavolo e parlare di cose che mai avrei creduto di conoscere è veramente importante.
Far capir loro che, non siamo adulti pronti solo a rimproverarli o a elogiarli, ma siamo anche in grado di riuscire a capire (o che comunque ci sforziamo) il loro universo.
La parole chiave sono ascolto e privacy.
Ascolto "sul momento" ed ascolto anche "successivo", quando siamo a casa e riflettiamo su quello che abbiamo fatto durante la giornata, su cosa potevamo fare meglio oppure non fare.
E' così che mi sono ritrovata ad ascoltare Fedez, è così che ho conosciuto i "flash" (e non è il super eroe) e tanti altri piccoli esempi.
Privacy, perchè di riservatezza ne hanno bisogno, e la riservatezza va a braccetto con la fiducia, la dobbiamo guadagnare, la dobbiamo anche sudare, magari urlando oppure scontrandoci, ma sempre allo scopo di costruire una relazione con loro e non muri.
Riportare quell'umanità che, a volte, viene a mancare.
E forse una sera, aprirete la vostra casella e-mail e troverete la pagella di un ragazzino che ha voglia di condividere con voi i suoi successi, senza che voi l'abbiate chiesto.
Chiara
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lunedì 10 febbraio 2014
"Per fortuna, tu, vai a casa a dormire"...la conclusione di una serata
Queste righe le ho scritte qualche tempo fa, mai pubblicate, oggi dopo uno scambio interessante, credo sia necessario che vedano la luce!
----------------------------------------------------------------------------
... e perchè sono così, se ieri è passato, ed oggi è oggi?
Tolte le mie elucubrazioni pseudo filosofico-temporali sull'oggi è oggi, sto così perchè oggi mi sento più stanca del previsto.
Sono così perchè ho consumato 90 di energia su 100 a disposizione.
Energia psichica, fisica, di cuore, di pancia.
In parte ci sono molte insoddisfazioni che fanno la loro parte, ma questo è un'altro discorso.
Ieri mi sono sentita nel posto sbagliato al momento sbagliato, anche se "per fortuna che c'eri tu".
Chi ha ragione?
Io che non dovevo essere lì, o per fortuna che ero lì?
Non posso non ringraziare un copri spigolo, perchè quell'uomo barcollava, rideva, soffriva, chiedeva sigarette, delirava, aveva le braccia segnate dagli aghi delle flebo dalle quali è scappato.
E cercava una mano, solo una mano.
I suoi discorsi, non li voglio quasi ricordare, quell'accento spagnolo, il suo secondo nome J., pure quello mi è arrivato tipo pugnale nello stomaco.
Quindi no, non è solo il suo sangue a fiotti che mi ha disturbato, non è solo il rumore di un corpo che cade, non è solo il caos generale di quel momento...è più olistica la visione del mondo, e così anche il mio sentire le mie emozioni. (è ridondante lo so, ma ci sta).
E poi il ragazzino tossicodipendente che tenta un contatto con me, gli guardo gli occhi azzurri, bellissimi, ma non posso non chiedermi che cosa ha fatto di male nella vita per essere lì con la madre che non lo vuole più. E mi chiede di sentire un tg, lo capisco, anche io voglio sentirlo, ma c'è un casino infernale. Non possiamo sentirlo, "ci leggiamo i sottotitoli, dai..."
E poi c'è chi mi dice che non ha una casa perchè ha perso il lavoro, o meglio ce l'ha ma è stato sfrattato. Mi dice che persone che fanno il mio lavoro gli hanno suggerito il dormitorio
E una signora che è lì accanto a noi, ci passa vicino e gli dice "ma trovati la morosa, no? "non posso, prima devo sistemare la mia vita, poi posso pensare alla morosa!"
Questo è essere maturi, questo è essere uomini...e ancora mi guarda e mi dice "e dove la potrei portare se mi chiedesse di andare a vedere un film a casa mia?"...ed io "te rispondi che non hai film, no?"...ha capito la battuta, ha riso, non ti dico quanto ha riso. Mi ha stupito quella risata, e me l'ha ripetuta con gesto annesso.
E poi sento odori e suoni...immagini...
Oggi non è oggi, ieri è oggi, ed oggi è ancora ieri.
l'ho scritto...ho vacillato ieri "quanto ancora sono in grado di farlo", tremavo ieri...eccome se tremavo "per fortuna che tu vai a casa a dormire"...
Tutti dovrebbero avere una casa, un letto, un film, una morosa...questo non mi fa stare tranquilla, questo mi bagna gli occhi e questo mi fa incazzare col mondo. Un mondo che non mi appartiene, straniera in terra straniera.
Chiara
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... e perchè sono così, se ieri è passato, ed oggi è oggi?
Tolte le mie elucubrazioni pseudo filosofico-temporali sull'oggi è oggi, sto così perchè oggi mi sento più stanca del previsto.
Sono così perchè ho consumato 90 di energia su 100 a disposizione.
Energia psichica, fisica, di cuore, di pancia.
In parte ci sono molte insoddisfazioni che fanno la loro parte, ma questo è un'altro discorso.
Ieri mi sono sentita nel posto sbagliato al momento sbagliato, anche se "per fortuna che c'eri tu".
Chi ha ragione?
Io che non dovevo essere lì, o per fortuna che ero lì?
Non posso non ringraziare un copri spigolo, perchè quell'uomo barcollava, rideva, soffriva, chiedeva sigarette, delirava, aveva le braccia segnate dagli aghi delle flebo dalle quali è scappato.
E cercava una mano, solo una mano.
I suoi discorsi, non li voglio quasi ricordare, quell'accento spagnolo, il suo secondo nome J., pure quello mi è arrivato tipo pugnale nello stomaco.
Quindi no, non è solo il suo sangue a fiotti che mi ha disturbato, non è solo il rumore di un corpo che cade, non è solo il caos generale di quel momento...è più olistica la visione del mondo, e così anche il mio sentire le mie emozioni. (è ridondante lo so, ma ci sta).
E poi il ragazzino tossicodipendente che tenta un contatto con me, gli guardo gli occhi azzurri, bellissimi, ma non posso non chiedermi che cosa ha fatto di male nella vita per essere lì con la madre che non lo vuole più. E mi chiede di sentire un tg, lo capisco, anche io voglio sentirlo, ma c'è un casino infernale. Non possiamo sentirlo, "ci leggiamo i sottotitoli, dai..."
E poi c'è chi mi dice che non ha una casa perchè ha perso il lavoro, o meglio ce l'ha ma è stato sfrattato. Mi dice che persone che fanno il mio lavoro gli hanno suggerito il dormitorio
E una signora che è lì accanto a noi, ci passa vicino e gli dice "ma trovati la morosa, no? "non posso, prima devo sistemare la mia vita, poi posso pensare alla morosa!"
Questo è essere maturi, questo è essere uomini...e ancora mi guarda e mi dice "e dove la potrei portare se mi chiedesse di andare a vedere un film a casa mia?"...ed io "te rispondi che non hai film, no?"...ha capito la battuta, ha riso, non ti dico quanto ha riso. Mi ha stupito quella risata, e me l'ha ripetuta con gesto annesso.
E poi sento odori e suoni...immagini...
Oggi non è oggi, ieri è oggi, ed oggi è ancora ieri.
l'ho scritto...ho vacillato ieri "quanto ancora sono in grado di farlo", tremavo ieri...eccome se tremavo "per fortuna che tu vai a casa a dormire"...
Tutti dovrebbero avere una casa, un letto, un film, una morosa...questo non mi fa stare tranquilla, questo mi bagna gli occhi e questo mi fa incazzare col mondo. Un mondo che non mi appartiene, straniera in terra straniera.
Chiara
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domenica 9 febbraio 2014
Di una mattinata piena di emozioni...
Siamo umani e viviamo emozioni. Questo è assodato.
Siamo travolti dalle emozioni ad una festa, guardando un cielo stellato, quando ci pestano un piede, quando ci rispondono in maniera poco carina, al lavoro... Ogni momento della giornata siamo accompagnati da emozioni e sensazioni, sempre diverse, per tipologia ed intensità.
Quando siamo in famiglia, bè, abbiamo il nostro spazio e conosciamo il territorio in cui muoverci, quindi esprimerle non ci costa un grande sforzo, ma quando siamo sul lavoro?
Spesso sono stata investita da diverse emozioni, ho pianto, ho riso come se fossi davanti al regalo più bello, ho provato rabbia, paura e sicuramente gioia.
Altre volte, però, non bussa un'emozione sola, ne arrivano diverse tutte insieme e non c'è una ricetta pre confezionata che mi suggerisce come gestire quel momento così complesso.
Per esempio:
Mercoledì, lascio il posto di lavoro per un'ora (non per divertimento, ma per un colloquio con una struttura che avrebbe dovuto ospitare un ragazzo). So cosa ho lasciato, ma non sapevo cosa avrei ritrovato.
Lascio tranquillità e serenità, forse un pò di esuberanza, ma tutto nella "norma".
Al mio rientro ritrovo un ragazzo in lacrime, sconcertato, arrossato in viso e con accanto un foglio con poche righe scritte: "Non voglio più versare lacrime per chi mi vuole male, non è giusto star male per chi dovrebbe essere tuo amico".
Cosa può essere successo in un'ora di assenza?
Cosa può aver scatenato una reazione simile?
Io non ho potuto fare a meno di provare una morsa allo stomaco, sono umana e "sensibile".
Mi siedo accanto a lui, attendo qualche istante per rispettare il suo pianto e la sua respirazione, gli sguardi si incrociano, quegli sguardi che ti arrivano fino allo stomaco da quanto sono intensi.
Gli chiedo se vuole uscire per potermi parlare con più calma. Annuisce, ci alziamo, lui si asciuga le lacrime e cerca di tornare quello di sempre.
Entriamo in una stanza e gli chiedo se, ora, ha voglia di dirmi cosa sia successo..
Mi racconta che alcuni suoi amici hanno raccontato una storia falsa sul suo conto che questo lo ha ferito perchè tutti sanno che... "Io sono dell'altra sponda!"
Ecco il punto. Stiamo lavorando sulla sua omosessualità. Lui ne è consapevole e questo è già un punto di partenza. Per lui non c'è nulla di strano, per me non c'è nulla di strano, ma per gli amici no.
Mi racconta che non è la prima volta che viene preso di mira per questo motivo e che lui soffre per questo.
Quel momento era carico di tensione emotiva, io ho cercato di non ascoltare la pancia esclusivamente la mia "pancia", ma anche il cervello, essere razionale e riportare la calma. Una mezz'ora buona è passata e tutto è rientrato, salvo il dispiacere di aver provato un brutto mix di emozioni per via del suo essere.
"Sii te stesso senza paura, sarà difficile, ma non avrai mentito a te, M."
Quanto è difficile stare in questa società?
Perchè lottare ogni giorno per quello che si è?
A cosa può portare la sofferenza per la mancata accettazione?
Forse, il video qui sotto, può insegnarci qualcosa.
Chiara
Siamo travolti dalle emozioni ad una festa, guardando un cielo stellato, quando ci pestano un piede, quando ci rispondono in maniera poco carina, al lavoro... Ogni momento della giornata siamo accompagnati da emozioni e sensazioni, sempre diverse, per tipologia ed intensità.
Quando siamo in famiglia, bè, abbiamo il nostro spazio e conosciamo il territorio in cui muoverci, quindi esprimerle non ci costa un grande sforzo, ma quando siamo sul lavoro?
Spesso sono stata investita da diverse emozioni, ho pianto, ho riso come se fossi davanti al regalo più bello, ho provato rabbia, paura e sicuramente gioia.
Altre volte, però, non bussa un'emozione sola, ne arrivano diverse tutte insieme e non c'è una ricetta pre confezionata che mi suggerisce come gestire quel momento così complesso.
Per esempio:
Mercoledì, lascio il posto di lavoro per un'ora (non per divertimento, ma per un colloquio con una struttura che avrebbe dovuto ospitare un ragazzo). So cosa ho lasciato, ma non sapevo cosa avrei ritrovato.
Lascio tranquillità e serenità, forse un pò di esuberanza, ma tutto nella "norma".
Al mio rientro ritrovo un ragazzo in lacrime, sconcertato, arrossato in viso e con accanto un foglio con poche righe scritte: "Non voglio più versare lacrime per chi mi vuole male, non è giusto star male per chi dovrebbe essere tuo amico".
Cosa può essere successo in un'ora di assenza?
Cosa può aver scatenato una reazione simile?
Io non ho potuto fare a meno di provare una morsa allo stomaco, sono umana e "sensibile".
Mi siedo accanto a lui, attendo qualche istante per rispettare il suo pianto e la sua respirazione, gli sguardi si incrociano, quegli sguardi che ti arrivano fino allo stomaco da quanto sono intensi.
Gli chiedo se vuole uscire per potermi parlare con più calma. Annuisce, ci alziamo, lui si asciuga le lacrime e cerca di tornare quello di sempre.
Entriamo in una stanza e gli chiedo se, ora, ha voglia di dirmi cosa sia successo..
Mi racconta che alcuni suoi amici hanno raccontato una storia falsa sul suo conto che questo lo ha ferito perchè tutti sanno che... "Io sono dell'altra sponda!"
Ecco il punto. Stiamo lavorando sulla sua omosessualità. Lui ne è consapevole e questo è già un punto di partenza. Per lui non c'è nulla di strano, per me non c'è nulla di strano, ma per gli amici no.
Mi racconta che non è la prima volta che viene preso di mira per questo motivo e che lui soffre per questo.
Quel momento era carico di tensione emotiva, io ho cercato di non ascoltare la pancia esclusivamente la mia "pancia", ma anche il cervello, essere razionale e riportare la calma. Una mezz'ora buona è passata e tutto è rientrato, salvo il dispiacere di aver provato un brutto mix di emozioni per via del suo essere.
"Sii te stesso senza paura, sarà difficile, ma non avrai mentito a te, M."
Quanto è difficile stare in questa società?
Perchè lottare ogni giorno per quello che si è?
A cosa può portare la sofferenza per la mancata accettazione?
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lunedì 3 febbraio 2014
Un «grazie» a "Pensieri Sociali"
In tanti, ma davvero in tanti, mi scrivono via mail o via facebook per ringraziarmi per il blog, per incoraggiarmi nel continuare a scrivere o, per chiedermi un consiglio o per sfogarsi, semplicemente, con chi ha attraversato ed attraversa la stessa strada loro.
Sono ragazzi e ragazze come me, che hanno un sogno ed hanno le idee chiare.
Sono studenti universitari, sono neo lavoratori, sono giovani disoccupati ed anche professionisti che hanno anni di esperienza alle spalle, ma che per disgrazia o per tagli ingiustificabili, hanno perso il lavoro.
Per questi motivi, per le storie di vita che ho conosciuto senza chiedere nulla, per la fiducia che è riposta nelle parole che leggo nelle mail e per la delicatezza che ne emerge, bè...
Adesso sono io a voler ringraziare questo blog!
Certo è mio e ci scrivo io, ma da un pò di tempo a questa parte è diventato qualcosa in più, non solo un mix di pagine, parole e colori, ma anche un aggancio, un appiglio ed un punto di ritrovo.
Incontro persone che mai avrei detto che avrebbero letto il mio blog, ed invece «grazie alle tue parole mi sono avvicinato al sociale!»
Mi trovo in un corridoio pieno di persone e mi sento chiamare: «Chiara ti ho riconosciuto da facebook, il blog mi piace!»
Apro la mail la domenica sera e trovo un messaggio da parte di una ragazza delle Marche che ha dubbi sul post laurea, ma «Anche se non ci conosciamo, ho pensato ( se per te non è un problema) di scriverti ugualmente».
Ringrazio questo blog perchè mi ha fatto anche conoscere o incontrare persone che volevano scoraggiare e farmi cambiare strada.
E' anche grazie a loro che proseguo lungo la mia strada, che inseguo quella luce in fondo alla via, che non importa quanto lunga sia, ma c'è e se continua a brillare, un motivo c'è.
J-Ax cantava «insegui i sogni fino a quando li credi veri!»
Nella speranza che il rapporto che nasce grazie a questo blog con i "miei" lettori possa sempre essere una spirale positiva e motivo di confronto arricchente, saluto i pensatori sociali e lascio una canzone:
Sono ragazzi e ragazze come me, che hanno un sogno ed hanno le idee chiare.
Sono studenti universitari, sono neo lavoratori, sono giovani disoccupati ed anche professionisti che hanno anni di esperienza alle spalle, ma che per disgrazia o per tagli ingiustificabili, hanno perso il lavoro.
Per questi motivi, per le storie di vita che ho conosciuto senza chiedere nulla, per la fiducia che è riposta nelle parole che leggo nelle mail e per la delicatezza che ne emerge, bè...
Adesso sono io a voler ringraziare questo blog!
Certo è mio e ci scrivo io, ma da un pò di tempo a questa parte è diventato qualcosa in più, non solo un mix di pagine, parole e colori, ma anche un aggancio, un appiglio ed un punto di ritrovo.
Incontro persone che mai avrei detto che avrebbero letto il mio blog, ed invece «grazie alle tue parole mi sono avvicinato al sociale!»
Mi trovo in un corridoio pieno di persone e mi sento chiamare: «Chiara ti ho riconosciuto da facebook, il blog mi piace!»
Apro la mail la domenica sera e trovo un messaggio da parte di una ragazza delle Marche che ha dubbi sul post laurea, ma «Anche se non ci conosciamo, ho pensato ( se per te non è un problema) di scriverti ugualmente».
Ringrazio questo blog perchè mi ha fatto anche conoscere o incontrare persone che volevano scoraggiare e farmi cambiare strada.
E' anche grazie a loro che proseguo lungo la mia strada, che inseguo quella luce in fondo alla via, che non importa quanto lunga sia, ma c'è e se continua a brillare, un motivo c'è.
J-Ax cantava «insegui i sogni fino a quando li credi veri!»
Nella speranza che il rapporto che nasce grazie a questo blog con i "miei" lettori possa sempre essere una spirale positiva e motivo di confronto arricchente, saluto i pensatori sociali e lascio una canzone:
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venerdì 31 gennaio 2014
StreetStriit...di un pomeriggio prezioso a teatro
Alle ore 18 si spengono le luci e parte la musica.
Inizia la magia!
Cinque ragazze, musiche coinvolgenti, giochi di luci, una sola parola e bravura.
Questi gli ingredienti principali di "Street Striit" spettacolo teatrale che racconta la storia di cinque ragazze che vivono la loro vita e condividono sogni, speranze, momenti più seri ed altri più frivoli.
Cosa potrà minare questo equilibrio?
Una gravidanza inaspettata!
Ed ecco che tutto cambia.
La nascita, i primi passi, la crescita di questa creatura porta cambiamenti e difficoltà. I sogni vengono messi in disparte perchè al centro del mondo c'è una nuova vita.
Come affrontare tutto questo?
Saranno pronte?
Quante saranno le difficoltà?
Ecco che la strade (street) inizio ad intrecciarsi, aggrovigliarsi, ingarbugliarsi (striit)...e forse è quello lo stato d'animo di chi si trova ad affrontare una situazione come quella delle cinque protagoniste.
E la bambina?
Cosa pensa, cosa immagina e cosa desidera?
Ecco che abbiamo davanti a noi un bambina burattino coi fili intrecciati, sempre più intricati. Ed è arrabbiata e più la rabbia cresce più i suoi fili la legano, arrivando a renderla immobile.
Questa, però, è un'altra storia, storia che è possibile leggere sul fumetto che viene consegnato prima di vedere lo spettacolo, ma da leggere alla fine (e che io non voglio svelare, è un invito ad andare a teatro!)
Il racconto di storie di vita, il racconto di una storia normale che potrebbe accadere a chiunque, narrato con delicatezza ed ironia.
Lo spettatore vive con le cinque madri l'intero percorso che porta alla realizzazione di una grande verità: non si è mai pronti ad affrontare gli imprevisti.
Pregio dello spettacolo, e di chi lo ha realizzato, è quello di riuscire ad immergere il pubblico in un'atmosfera non giudicante.
Un lacrima sul finale, con le note della musica di Battiato, ma...anche questa è un'altra storia.
Doverosi e meritati i ringraziamenti:
- agli educatori della Cooperativa Valpiana;
- alle Balleronze Q.B. (Federica Beccaria, Giulia Guida, Valeria Pugliese, Valentina Renna e Viviana Stizzolo);
- ai registi: Simone Schinocca e Valentina Aicardi;
- ai tecnici;
- all'illustratore del fumetto: Silvio Giordano;
- all'Università degli Studi di Torino, Dipartimento Cultura Politica e Società, Corsi di Laurea in Servizio sociale e Politiche e servizi sociali;
Un'occasione da non perdere, regalatevi un paio di ore a teatro e godetevi "StreetStriit", non lascia indifferenti.
Chiara
Per maggiori informazioni:
http://tedaca.wordpress.com/about/
http://streetstriit.wordpress.com/
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domenica 26 gennaio 2014
Giornata della memoria - 27 gennaio 2014.
Io, e chi mi conosce lo sa, sono molto sensibile nei confronti di questo tema, leggo molto in merito ed ogni storia, ogni fotografia, ogni testimonianza ed ogni spettacolo teatrale che ho visto mi ha lasciata esterrefatta. Sullo sfondo le stesse immagini, vissute però da persone diverse che meritavano un destino completamente differente.
La fame, il freddo, gli averi strappati, gli affetti negati e la dignità calpestata sono il filo rosso che lega le persone che hanno subito, negli anni '40 del '900, quello che io non riesco neanche ad immaginare.
"Colpevoli" di essere ebrei, zingari, omosessuali ed ancora asociali, testimoni di Geova, prigionieri politici.
La fame, il freddo, gli averi strappati, gli affetti negati e la dignità calpestata sono il filo rosso che lega le persone che hanno subito, negli anni '40 del '900, quello che io non riesco neanche ad immaginare.
"Colpevoli" di essere ebrei, zingari, omosessuali ed ancora asociali, testimoni di Geova, prigionieri politici.
Leggo storie ed ho ascoltato testimonianze, sono andata anche in "visita" ad un campo di concentramento, quello di Mauthausen, e non riesco a capacitarmi di quello che è successo e di quanto, quello che è accaduto, non abbia insegnato nulla, forse poco.
Razzismo verso una "razza" (anche se io conosco solo la razza umana, come disse A. Einstein), bè esiste ancora adesso.
Gli omosessuali...sono discriminati e vittime di violenza ancora oggi.
Gli zingari, basta leggere le bacheche di facebook o qualche forum.
Razzismo verso una "razza" (anche se io conosco solo la razza umana, come disse A. Einstein), bè esiste ancora adesso.
Gli omosessuali...sono discriminati e vittime di violenza ancora oggi.
Gli zingari, basta leggere le bacheche di facebook o qualche forum.
Insomma, siamo nel 2014, ma non abbiamo imparato molto, forse non siamo così cruenti ed espliciti (vedesi le leggi razziali), ma, secondo me, tanti passi devono ancora essere fatti.
Questi passi, valgono anche per le guerre, quelle che sentiamo raccontare al telegiornale da inviati speciali e che sentiamo così lontane da noi.
Io, e non esagero, quando ascolto certe notizie, magari sto mangiando e mi passa la fame, oppure mi si bagnano gli occhi e la paura che qualcosa degeneri, lo confesso, ce l'ho.
Mio papà mi aveva raccontato che, quando era piccolo, 2 - 3 anni, rimase 5 giorni sotto le macerie di un edificio bombardato, a Milano. Con sua mamma, nel 1943.
Non posso e non voglio neanche immaginare che cosa voglia dire vivere una guerra e subirne gli effetti direttamente, spero solo che le campagne a favore dell'inclusione, i messaggi contro il razzismo e la violenza, gli insegnamenti dei "grandi" della storia, possano sortire qualche effetto.
Io nel mio piccolo, come sempre, cerco di fare qualcosa, di passare messaggi e modelli di comportamento, come quando un ragazzino di recente, leggendo un passo di Primo Levi mi ha guardata negli occhi e mi ha detto: «Questo, però, non è accaduto davvero!!».
Incredula, mi sono leggermente spostata e gli ho chiesto il motivo per cui non credesse che quello che aveva letto non fosse possibile.
«Troppa cattiveria» mi ha risposto.
Concludo così, con "troppa cattiveria", frase detta da un ragazzino, a far in modo che tutti noi possiamo ragionarci su.
27 gennaio, così come tutti i giorni dell'anno, "per non dimenticare" e soprattutto per non ripetere!
Chiara
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lunedì 13 gennaio 2014
E poi arriva Fedez!
Il ciclone Fedez ha coinvolto anche a me, ma non ieri, da questa estate!
Chi fosse Fedez prima di luglio 2013 non lo sapevo, adesso lo so fin troppo bene.
"Conosci quella canzone di Fedez?" - "Ehm no!"
"Conosci quella canzone di Fedez?" - "Ehm no!"
"Hai sentito la canzone su Signorini?" - "Una canzone su Signorini??"
"Mia mamma ci ha preso il cd di Fedez in versione delux con la maglietta!"
Insomma Fedez ovunque e per capire cosa avesse fatto per diventare un idiolo, ho dovuto ascoltare le sue canzoni.
Scopro, con piacere, che ha fatto un featuring con J-Ax ma oltre, bè è un "rapper" che ha spopolato grazie al web e a testi facilmente orecchiabili e ricchi di parolacce (e qui già mi chiedo quanto possa essere utile il mio riprendere un ragazzino dal non dire determinate parole, quando le ha nelle orecchie diverse ore al giorno).
Alcune frasi dei suoi testi sono anche condivisibili, ma per il resto non è un cantante da proporre ad un ragazzino di 12 anni, o anche più piccolo.
Dopo averlo ascoltato per giorni e giorni mi dico "basta" e torno alla mia solita musica, ma pronta ad ogni commento od obiezione, ma cosa mi è capitato?
«Chiara, ma nella canzone di Fedez dove dice: "Nel locale mi presenti un tuo amico gay, il tempo di 2 birre e siamo super amiconi sai come si dice siamo culo e camicia (si ma io sono quello coi bottoni eh)", io non l'ho capita!»
Accenno un sorriso e non riesco a fare in tempo a rispondere che il fratello di questo ragazzino, più piccolo di lui, gli risponde in maniera molto chiara ed esplicita, fugando parecchi dubbi sulla metafora cantata da Fedez.
L'altro ragazzino resta in silenzio un attimo e mi guarda interrogativo: "Chiara, non ho ancora capito», si gira verso il fratello ribadendo il concetto.
Pareva una situazione fantozziana.
Con tutta la calma del mondo, dopo essermi seduta, ho spiegato cosa intendeva Fedez in quella canzone cercando di non essere volgare e senza ridicolizzare il concetto.
Non mi ha dato fastidio avere a che fare con questa piccola parentesi, fuori da quello che è il mio ruolo, ma mi sono chiesta, due cose.
La prima è: con che spirito e coscienza, oggi, i genitori comprano le cose e soprattutto quanto conoscono quello che regalano?
La seconda è: le canzoni sono sempre più parte della nostra vita, così come quella dei ragazzi (e ragazzini), ma se sono piene di parole fuori luogo, come è possibile portare avanti un processo educativo, aspettarsi che vengano portati avanti dei valori? E la lista potrebbe essere lunga.
Nello specifico mi riferisco ad un'altra canzone di Fedez "Sembrava amore invece...", testo tremendo, intro e chiusura volgarissimi e un featuring che non lascia spazio a dubbi sul messaggio che vuole trasmettere.
Un pensiero a voce alta, il tener traccia di una cosa che mi è successa, scrivere domande che mi sono passate per la mente...
Un pensiero a voce alta, il tener traccia di una cosa che mi è successa, scrivere domande che mi sono passate per la mente...
Chiara
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martedì 24 dicembre 2013
Auguri di buone feste
E così, il Natale è alle porte. Significa che il 2013 è quasi giunto al termine.
E' stato un anno diverso dai precedenti.
Ho corso, ho corso tanto. Non mi sono fermata quasi mai, ho corso dietro ai sogni e alcuni hanno inseguito me.
Ho saltato ostacoli più grandi di me, ma alla fine sono atterrata in piedi.
Ho mandato giù bocconi amari, ma erano addolciti da soddisfazioni umane - come amo chiamarle - e che nessuno potrà portarmi via.
Il mio bilancio è positivo, mi rimprovero - come sempre - qualcosa, ma sono anche soddisfatta dei passi che ho compiuto. Non tutto il percorso l'ho fatto da sola, ho avuto tante persone accanto a me, ed a loro, vanno sia i miei auguri, sia un ringraziamento speciale.
Non li nomino tutti, sarebbe un articolo troppo lungo, ma chi è stato vicino a me, lo sa!
Guardando indietro, sicuramente non posso dire, però, che il 2013 è stato un anno, per la nostra società così tanto positivo, abbiamo disoccupazione alle stelle, servizi dimezzati, perdita di valori e di fiducia.
C'è tanta diffidenza e poco speranza nel futuro.
Tante lamentele, troppe.
A memoria, la mia, il 2013 è stato un anno dove troppe persone hanno perso la vita, troppi i suicidi, troppi i femminicidi, ancora troppe le morti sul lavoro.
Quindi, sì, il 2013 è stato un anno negativo su diversi fronti, alcune parti del mondo sono teatro di guerre e distruzione.
L'augurio che quest'anno voglio lasciare a tutti noi è un augurio di speranza, speranza che qualcosa possa cambiare.
Siamo noi a doverci impegnare, giorno per giorno, a mettere in atto questo cambiamento.
Accorgendoci del vicino.
Prestando attenzione a chi è lontano.
Avendo coraggio.
Riconquistando fiducia.
Sarà difficile, ma siamo tenaci!
E ieri sera, ad una cena, ho letto questa frase: "Prendi qualcosa per essere felice? Sì, decisioni!"Mettiamola in pratica!
Chiara
mercoledì 18 dicembre 2013
18 dicembre: giornata internazionale del migrante.
Perchè? Perchè il 18 dicembre del 1990 veniva adottata la Convenzione per la protezione dei diritti di tutti i lavoratori migranti e dei membri delle loro famiglie.
Questa convenzione entra in vigore nel 2003 al fine di codificare e garantire diritti ai migranti ed alle loro famiglie, come ad esempio: il diritto alla vita, il diritto a non essere sottoposti a tortura o a trattamenti inumani e degradanti, il diritto di non essere tenuti in schiavitù, il diritto alla libertà di pensiero, coscienza e religione.
Altresì, la Convenzione, prevede alcune disposizioni volte a combattere lo sfruttamento dei lavoratori migranti e dei membri delle loro famiglie in tutte le fasi del processo migratorio, senza distinzione tra migranti regolari ed irregolari.
23 anni dopo la sua adozione, è stata ratificata solo da 46 Stati, l'Italia, però, manca all'appello.
La giornata di oggi non è volta a celebrare "la migrazione", ma bensì a sollecitare la ratifica di questa Convenzione ed il rispetto di quelle precedentemente firmate.
Lo stesso Segretario Generale delle Nazioni Unite ha sottolineato come sia necessario che gli Stati si impegnino a creare politiche che sostengano i migranti sotto diversi profili, da quello economico, a quello legislativo e sociale: « 232 milioni di migranti portano benefici ai paesi di destinazione e di origine. Aiutano le nostre società ad essere più prosperose, solide e varie», ha dichiarato Ban Ki Moon oggi a New York.
Pensiero condivisibile, soprattutto se si pensa che l'Italia è uno dei paesi di accoglienza e spesso di permanenza, dopo i cosiddetti "viaggi della speranza".
Troppo spesso si viene a conoscenza di situazioni dove i diritti umani vengono violati (e non mi riferisco esclusivamente al servizio mandato in onda dal Tg2 l'altra sera, in quanto la questione CIE è nota da tempo, sia per il trattamento riservato alle persone che vi transitano, sia in merito al fallimento di questo luoghi, i numeri pubblicati da "Vie di fuga" parlano chiaro: 7.944 persone hanno transitato per i Centri nel 2012 e sono 4.015 sono state rimpatriate, le altre o non sono state identificate, o sono stati dimessi per vari motivi, oppure arrestati o deceduti) e queste persone vengono considerate mera forza lavoro, da sfruttare o schiavizzare.
Un altro problema che merita di essere sollevato è l'etichetta che queste persone si ritrovano incollata loro malgrado, vengono considerati troppo spesso "delinquenti" o "sono loro che rubano il lavoro", quindi utilizzati come capro espiatorio per esorcizzare la crisi economica che stiamo vivendo.
Sappiamo bene quanto non è utile nè costruttivo generalizzare un evento, oppure un gruppo di persone.
Vogliamo una società inclusiva e strumentalizziamo quello che, in quel determinato momento, può essere utile.
Desideriamo una società civile, ma non ci rendiamo conto che con la violenza o la sottomissione otteniamo tutto il contrario.
Parliamo di Welfare State e sappiamo solo quanto è stato smantellato, ma poco facciamo per riaverlo fra le mani e magari più efficiente.
Ricordiamo due cose: restiamo umani e non dimentichiamo la nostra storia
Chiara
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