domenica 25 novembre 2012

"L'amore è un'altra cosa", giornata contro la violenza sulle donne.


E' Arisa a cantare "L'amore è un'altra cosa" e mi perdonerà se, per l'incipit di questo articolo, le rubo le parole.
Sì, l'amore è un'altra cosa, non è violenza, non è omicidio, non è ricatto, non è dolore, non sono prese in giro. L'amore è un sentimento puro e piacevole che non deve essere confuso con le minacce o con le violenze, in tutte le forme possibili.

Il dato: 115 (donne) vittime dal gennaio 2012

Queste donne avevano un nome, avevano un lavoro, avevano una famiglia, avevano dei figli, avevano dei parenti, avevano una dignità ed avevano, soprattutto, la vita. Il diritto di vivere.
Per i più disparati motivi hanno perso quel diritto ed hanno guadagnato il ricordo dei famigliari, che lottano per avere giustizia.

Dopo tutto quello che sta accadendo nel mondo in questo periodo, trovo difficile dire "stop alla violenza" (violenza sulle donne, nei confronti dei bambini e di qualsiasi essere umano ed animale), lo trovo difficile perchè lo ritengo sempre più utopistico, ma non per questo smetterò di invocare l'uso della parola anziché delle "armi" per risolvere qualsiasi tipo di conflitto.
Credo, però, che accanto allo slogan "stop alla violenza" debbano esserci tutti gli strumenti che le vittime di soprusi e violenza devono utilizzare qualora si trovino nelle condizioni, appunto, di vittime.

- Il coraggio e la forza di uscire dalla situazione di violenza 
- Denunciare alle Forze dell' Ordine che hanno l'obbligo di ascoltare ed accogliere le denunce di tutti   coloro che sentono il bisogno di segnalare una violenza;
- I Servizi Sociali che sono predisposti al fine di accogliere, ascoltare, indirizzare e sostenere chi si trova in una condizione di difficoltà (vanno segnalati i consultori famigliari, le case per le donne ed i centri anti violenza)
- Il medico di base il quale può offrire le cure necessarie e soprattutto essere il tramite per contattare il Servizio Sociale e far parte della rete
- Se si è in possesso, l'Avvocato di famiglia che può offrire una consulenza alla vittima, specificare se il comportamento perpetrato è reato, oppure legale, ed anche in questo caso, collaborare con i Servizi Sociali.
- La Rete Nazionale Antiviolenza ed il numero telefonico 1522 attivo 24 ore su 24 multilingue, in grado anche di fornire una consulenza specialistica.
- La rete famigliare ed amicale per non sentirsi sole ed affrontare con un sostegno in più, una situazione delicata e difficile
Non mancano i servizi, non mancano le modalità attraverso le quali le vittime possano agire per potersi difendere e soprattutto porre fine a quella situazione.

115 è un numero molto alto, che auspico, con l'anno nuovo diminuisca. Non si possono colpire fisicamente e psicologicamente le donne in quanto donne. 
Stop alla violenza di genere, sì al confronto ed alle differenze. Un motivo per il quale non siamo tutti uguali ci sarà, oppure no?

In conclusione lascio il documento redatto dall'Ordine degli Assistenti Sociali per la giornata contro la violenza sulle donne, storie di vita.

Chiara

domenica 11 novembre 2012

Una delle (tante) difficoltà della vita

Fare diverse esperienze permette di poter venire a contatto con realtà e situazioni, che, nella maggior parte dei casi, sono molto lontane da noi.

Questa io la chiamo "condivisione", lo chiamo "confronto" e "scambio". Sicuramente un arricchimento.

In questi giorni mi sono trovata a riflettere su quanto possa essere difficile e complicato non conoscere la lingua del paese nel quale si soggiorna, ed ancor peggio, non avere neanche la possibilità di esprimersi in seguito ad una malattia che è andata a ledere l'area del cervello adibita al linguaggio.
Ovvio è che oltre alla riflessione ed all'immaginazione non posso andare, poichè io vivo in Italia e conosco la mia lingua e soprattutto non ho alcun impedimento, sia nello scritto che nella lingua parlata.
Sono questi i casi in cui credo non si possa parlare di empatia, penso sia solo possibile avere tanta pazienza ed accogliere nella maniera più dolce ed educata possibile chi non è in grado di avere una relazione verbale con noi.

Mi sono posta diverse domande:
- come può stare questa persona che, con gli occhi, mi trasmette tutto quello che può ed io, con gli occhi e la mia lingua, tento di spiegargli che non riesco in nessun modo a comprenderlo?
- il mio approccio è quello corretto?
- cosa è possibile fare per questa persona, quando anche la presenza di un mediatore è risultata fallimentare?
- quando anche i simboli non vengono in aiuto, perchè i "codici" utilizzati sono diversi e non è possibile nè conferma nè smentita, cosa si può fare?
- cosa passa per la testa di questa persona che è immersa nel nostro mondo ma, ne è uno spettatore non pagante?
- quando cerca di essere parte attiva di una conversazione, ed è evidente che sta imitando i nostri gesti e la nostra mimica, come si sente? Ed io, che lo rendo partecipe, faccio bene?

Come sempre ho tante domande che derivano dalle mie esperienze professionali e non ho mai risposte. Cerco il confronto con chi ne abbia voglia.
Mi pongo domande perchè chi lavora con e per le persone non può non interrogarsi, cerco il confronto perchè credo sia una strategia utile e produttiva.

Chiara

sabato 3 novembre 2012

Interrogandosi...in sosta al semaforo, lungo un marciapiede

Quest'oggi in macchina sono passata in Corso Allamano, strada che collega Torino con Grugliasco.
Canticchiavo, che fare se non chiacchierare o parlottare?
Canticchiavo, fino a che al semaforo ho smesso di cantare per voltarmi verso il marciapiede destro. Mi aveva attirato un qualcosa di verde, con la coda dell'occhio non riuscivo a vedere bene.
Voltandomi ho capito cosa fosse: la borsetta di una ragazza.
In piedi, lungo questo marciapiede, vestita in maniera non poco appariscente.
Poco più in là un'altra ragazza che, in piedi, faceva le parole crociate - distrattamente -.
Ingenuamente ho chiesto "ma cosa ci fanno lì?", ovvio che sapevo il motivo per il quale sostavano lungo quel marciapiede, ma non riuscendo a darmi pace, non ho potuto far altro che chiedermi perchè fossero lì e non altrove, come tante ragazze (compresa me) a godersi un pomeriggio in tranquillità.
Non faceva freddo ma, quella sedia bianca da giardino, accanto ad una di loro, mi ha fatto pensare che la sua permanenza non fosse di un paio di ore. E la conferma è arrivata da lì  a poco, quando mi è stato spiegato che, da anni, quella zona è il ritrovo usuale di ragazze che fin dal mattino presto, sono in attesa di...Di?
Io...non riesco a darmi una risposta.

Non riesco a spiegarmi cosa le spinga.
Non riesco a capire dove trovino la forza.
Non riesco a concepire che ragazze  e donne debbano offrirsi (o vendersi).

"Dovrebbero andare via da lì", ho esclamato, quasi sentissi la necessità di portarle via da quel marciapiede. Certo, non devo escludere che ci sia chi lo fa come scelta di vita, e che quindi non avrebbe senso che arrivasse qualcuno a "salvarle", ma temo che quelle ragazze, così come altre che si incontrano sulla via che collega Rondissone a Chivasso, non siano lì ferme, con qualsiasi condizione meteorologica, a qualsiasi ora del giorno e della notte, per loro scelta.

Non giudico una condizione, non giudico una ragazza...mi interrogo sul "come" e sul "perchè".
Mi chiedo cosa si possa fare per evitare questo fenomeno?
Mi chiedo se sia cosa giusta cercare di evitare che tutto questo accada?
Mi chiedo, mi interrogo, mi pongo domande...e  non trovo risposte.

L'unica mi speranza, quando è scattato il verde e la prima e poi la seconda mi hanno allontanata da quello scenario, è che tutte queste donne non debbano soffrire, sotto ogni punto di vista.

Chiara

giovedì 1 novembre 2012

Presentazione del XXII dossier immigrazione Caritas / Migrantes


Anche quest’anno è stato presentato il dossier nazionale sull’immigrazione redatto da Caritas e Migrantes.
Il messaggio che il dossier statistico ha voluto divulgare è “Non solo numeri” in quanto dietro a questi ultimi, ossia i numeri, che come vedremo successivamente, sono in aumento, vi sono vicende personali, storie di vita e la dignità umana.
E’ oramai assodato che la migrazione sia un fenomeno sfaccettato e come sia impossibile conoscerlo appieno, poiché è in costante cambiamento (come ad esempio i paesi di provenienza ed arrivo, le modalità), ma questo non deve impedire di ricordare quanto sia importante conoscere chi emigra, le motivazioni e per questo motivo, non considerare l’immigrazione un avvenimento, esclusivamente, oggettivo.
Per questi motivi non è più possibile parlare di immigrazione come un’ “emergenza”, come un fatto sporadico, anzi le previsioni ed i dati confermano quanto sia un fenomeno destinato a proseguire, importante dunque non generalizzare qualora si voglia parlare di “migrazioni” e soprattutto non avere un atteggiamento mentale pre – giudizievole (ad esempio il 60% degli italiani non sposerebbe uno straniero). Al fine di evitare questo sarebbe auspicabile una grande forza sociale che promuova una realtà in grado di accogliere e di produrre cambiamenti, anche a livello legislativo.

Per poter comprendere meglio il fenomeno è bene dare uno sguardo ai dati che il 22° rapporto della Caritas Migrantes ha fornito:
214 milioni i migranti nel mondo
33 milioni in Europa (nel 2010)
5 milioni in Italia (nel 2011)
Dal 1999, i migranti, sono aumentati di 10 volte
7, 4 miliardi di rimesse (somme di denaro inviate nei paesi di origine) nonostante la crisi mondiale
34117 richieste di asilo presentate in Italia
7155 richieste di asilo accolte in Italia
5 milioni di persone straniere regolarmente presenti in Italia di cui 1 su 7 nato in Italia (nel 2011 l’Istat ha affermato come sia positivo il saldo di nascite fra i migranti e negativo quello degli italiani)
Circa 7700 presenze dei CIE
Circa 8000 respinti
Circa 16000 rimpatri
Circa 21000 non ottemperanti
Circa il 30 % delle presenze (In Italia) è di cittadini comunitari
Circa il 24 % delle presenze (In Italia)  è di cittadini non comunitari
Circa il 22 % delle presenze (In Italia)  è di origine Africana
Circa il 18 % delle presenze (In Italia)  è di origine Asiatica
Circa l’8% delle presenze (In Italia)  è di origine Americana
2,5 milioni sono gli occupati migranti presenti nel nostro paese (l’85 % è occupato nel settore dell’assistenza, il 33 % nel settore dell’edilizia ed il 10 % nel settore infermieristico)
Tasso di disoccupazione è del 12 % a fronte del 8% italiano
Il bilancio costi / benefici è di 1, 7 miliardi di euro

A fronte di questi numeri è bene porre in essere sia una riflessione personale che, a livello più esteso, sociale.
Va ribadita l’importanza del non discriminare,  del non giudicare a priori e del non generalizzare e per questo motivo sarebbero utili iniziative di accoglienza e procedure di pari opportunità (vedesi il costo del permesso di soggiorno – circa 80€ - mentre la carta dì identità cartacea costa 5€), sarebbe auspicabile che venissero semplificate le procedure burocratiche, che ci fosse un recupero del sommerso (lavoro nero), che a livello politico ci fosse una programmazione adeguata dei flussi ed infine, che ci fosse un’apertura maggiore alla libertà di religione.
E’ importante ricordare, al termine di queste riflessioni, come l’Italia abbia un fragile sistema di accoglienza tant’è che il Tribunale di Stoccarda con sentenza del 12 luglio 2012 ha ritenuto «illegittimo rimandare in Italia un richiedente asilo, registrato inizialmente nel nostro paese, adducendo come motivazione il rischio di ricevere un “trattamento disumano e degradante”».
Siamo un popolo storicamente migrante, per questo motivo dovremmo ben comprendere l’importanza di un cambiamento a livello culturale che sia più inclusivo ed accogliente, senza dimenticare però le reciproche differenze che, stante quello che si potrebbe pensare, arricchiscono il nostro bagaglio culturale personale e ci permettono di confrontarci con quello definito “diverso”.

Chiara

mercoledì 26 settembre 2012

...di una sbirciatina in una mia giornata

Apro gli occhi e non posso essere sicura di quello che mi potrebbe succedere nell'arco della mia giornata.
So che dovrò infilare delle chiavi in un due serrature incastonate in due cancelli verdi, girare una maniglia in sù chiudermela alle spalle e vedere che accadrà.
Vedere che accadrà ed esserci.
Una stretta di mano "ma è fredda" e sentirla scaldare contro una guancia calda;
Un "ciaoooo" festoso;
Un "buongiorno Chiara, ma che bella maglia indossi e che buon profumo e che bella che sei" e rispondere che "anche tu sei molto bella" strizzando l'occhio;
Poggiarmi al muro ed iniziare un discorso
...

"Oh, Cosa!"
"Non mi chiamo Cosa, come mi chiamo?"
"Chiara, sì lo sapevo, lo stavo per dire, Chiara!"
"Bene, brava, dimmi...volevi dirmi qualcosa?"

"Oggi è una giornata triste, non mi piace"
"Uhhh sì, è un pò grigia questa giornata, ma sai cosa facciamo noi? Pensiamo alle cose belle, eh, che dici?
"E tu Chiara a cosa pensi quando pensi alle cose belle?"

"Io...penso...al sole!"
"Il sole, vero, il sole è bello!"
"Vedi, penso anche alle coccole, alle caramelle, alle cose dolci e delicate!"
"Le coccole? Come quelle che ti fa la mamma quando sei piccola?"
"Sì, come quelle!"

"E tu sei stata nel passeggino, Chiara, eh Chiara?"
"Certo, che ci sono stata!"
"Ah ecco, ma il sole e giallo e tu oggi sugli occhi hai l'azzurro!"
"No, non è azzurro, è un rosa chiaro chiaro"

"Ti sta bene, Chiara, però non te lo metti negli occhi vero? Te lo metti dietro! Sopra!"
"Certo, vedi, ce l'ho qui sopra...sulle palpebre!"
"Ah ecco, lì dietro..."
"Si dice sulle palpebre, palpebre"
"Allora ti sta bene il rosa sulle palpebre"

"Grazie mille, fa sempre piacere un complimento"
.......

Uscire dalla porta spingendo forte, e chiudermi i due cancelli alle spalle, tornare a casa e fissare questi momenti. Sono attimi importanti, mai banali.
Il lavoro sociale non è mai banale.

Chiara

martedì 18 settembre 2012

I miei piccoli momenti quotidiani

Frammenti di storie, condivise con me, rese uniche. Momenti da ricordare.

I - "Chiara cosa dice l'ultimo dei Mohicani?" ... "Aspettatemi!"
M - "Chiara, ma sono ricci, sono chiariiiiii"
D - La mia dolce Chiara, bentornata, posso darti un bacio?"
M - "Chiara, ma quando resti qui per sempre?"
L - "Chiara tu hai paura di invecchiare?
L - "L'acqua del mare è salata perchè gli hanno versato il sale grosso, quello della pasta!"
S - "Chiara, sei bella da far paura!"
U - "E tu hai vissuto a Firenze? E la porti un bacione a Firenzeeee, perchè tu sai quella canzone che fa?"
J - "Prego il mio Dio perchè tu sia sempre in salute, abbia un casa e sia felice!"
M - "Quando ci sei tu si ride sempre!"
D - "Un matrimonio fra cavalli?" ... "Un cavallonio"
F - "Chiara tu non sei in scran!" (e solo io so cosa vuol dire)
M - "Attila, il re degli Unni, e adesso chi è il Re?" ... "Attila, è il re"
C - "Chiara, sei bella, alta, magra ed intelligente...vuoi averlo almeno un difetto?"
G - "Chiara, ma quando torni, ma ci sei domani, e giovedì e venerdì. E allora batti un cinque"
F - "E adesso lo metti tu il cappello con le candeline, è il mio compleanno e faSSamo la foto!"
A - "La vedo, tesoro, la preoccupazione nei tuoi occhi, nel cuore. Ma non ti devi preoccupare non è la prima volta che dormiamo fuori, su di una panchina, è mio marito non lo lascio solo" (lasciandomi la mano)

Sono alcuni, sono miei.
Aveva ragione il mio professore, il nostro lavoro è il lavoro più bello del mondo.

Chiara


domenica 2 settembre 2012

A 10 anni non puoi avere paura, bimba mia

Se ripenso ai miei dieci anni, devo ammettere, fatico a ricordare fatti, accadimenti od avvenimenti specifici, ma ricordo perfettamente che non avevo paura.
Non temevo il mondo, non avevo il timore di uscire di casa, la paghetta di mio nonno (all'epoca 50 mila £) volevo donarla tutta al migrante che sostava e chiedeva l'elemosina fuori dalla mia chiesa e non pensavo, come credo sia giusto, che le persone potessero farmi del male o, sì mi ripeto, paura.

Partendo dalla definizione che fornisce il dizionario di "paura", racconterò poi un piccolo aneddoto.
Paura: " Sensazione di forte preoccupazione, di insicurezza, di angoscia, che si avverte in presenza o al pensiero di pericoli reali o immaginari".

Venerdì, un bel prato in montagna, un telo colorato disteso in terra, sedute una di fronte all'altra una bambina di dieci ed io. Uno sguardo alla montagna, un sorriso, una parola, una coccola ed infine un poco di silenzio per ascoltare i rumori della natura. Ad un tratto questa bimba alza lo sguardo, socchiude gli occhi e seriamente mi chiede: «Chiara, ma tu fai volontariato?». Le rispondo: «Sì, nel dormitorio di Biella!» non aggiungo altro, volevo vedere fin dove volesse arrivare.
Aggrotta la fronte, china il capo di lato e mi domanda curiosa: «Cos'è un dormitorio?».
Rispondere è doveroso, non solo cortesia, quindi: «Il dormitorio è quel posto dove le persone che non hanno una casa, non hanno più un lavoro, non hanno più una famiglia e quindi hanno bisogno di aiuto, possono dormire e trovare anche del cibo!»
Candidamente mi chiede, senza rifletterci troppo: «Ma queste persone hanno una brutta faccia? Fanno paura? Ti fanno male?». 
Le sue domande mi lasciano interdetta, ma cerco di non mostrarlo, le sorrido e le rispondo con molta calma che le persone che frequentano il dormitorio non fanno nessuna paura, anzi spesso la provano e che non fanno del male, forse sono loro ad averlo subito. Soprattutto, però, cerco di spiegarle che non deve avere paura delle altre persone, soprattutto a dieci anni.
Ancora le dico che non si accettano le caramelle dagli sconosciuti ma che, nei confronti del mondo, è giusto avere fiducia. Proseguo dicendole che anche io posso avere una brutta faccia quando sono stanca o quando mi capitano avvenimenti spiacevoli, ma che per questo non deve avere paura di me.
"Non avere paura, bimba mia!"

Mi sorride, mi abbraccia decidendo che anche lei da grande vorrà lavorare con le persone.

Quello che è accaduto venerdì mi porta sicuramente a riflettere, a farmi domande a scuotere la testa arrendevolmente di fronte a domande simili, soprattutto quando è un bimbo di dieci anni a porle.
Sicuramente vive in un mondo che non è possibile definire tranquillo, ma quella sensazione di pericolo non può albergare in un cuore "piccino", i "grandi" di domani devono crescere con la speranza e la serenità altrimenti il nostro mondo perderà tutti i suoi colori.

Chiara

mercoledì 25 luglio 2012

Datemi una leva e vi solleverò il mondo.

"Lulù, sei felice che a settembre andrai al mare?"
"Sì, che sono felice!"
"Andiamo a prendere l'occorrente che ci serve, allora. Un costume prima di tutto, vero?"
"Sì!"
"Come lo vuoi questo costume, di che colore?"
"Azzurro, mi piace azzurro!"
"Allora lo prendiamo azzurro!"
"Ma anche rosso mi piace, lo voglio rosso!"
"Chiedilo Lulù il costume rosso, tu chiedilo e vedrai!"

Arriviamo al negozio. Luci, colori, tantissime persone. Shopping!
"Ma siamo in paradiso?" 
Una domanda che fa stringere il cuore ed al contempo pensare che, non c'è soldo, non c'è lavoro, non c'è nulla che regge il confronto con il sorriso di chi, in vita sua, non ha mai visto ed esplorato un negozio.
Un negozio, figuriamoci il mondo, no?

"Lù, vieni che prendiamo il costume!"
Passo passo...trovo la taglia ed il colore (rosso).
"Sì che siamo in paradiso i desideri si avverano!"
Prova costume "Lù, è il tuo, ciapa sù!"

E di fronte alla soddisfazione per aver acquistato un costume rosso con le conchiglie, io che posso fare, che posso dire?
....che quel costume rosso se lo metterà e per la prima volta vedrà il mare!

Credo che questa giornata, queste poche parole debbano farci riflettere e non poco.
Guardiamoci attorno, cos'abbiamo? Cosa ci manca? Il valore delle cose materiali lo conosciamo? E l'importanza di quelle non materiali? Lo abbiamo fatto nostro o dobbiamo fare un piccolo ripasso?
Perchè se io ho un paio di scarpe in più, mi guardo attorno e so a chi darle, aprendo la mia scarpiera e pensare a chi, in estate, mi cammina ancora con gli stivali da pioggia perchè non ha altro.

Un sorriso, gli occhi che ridono, un "grazie", l'entusiasmo, la genuinità...queste cosine, sì, che mi fanno andare a dormire la sera con il cuore più leggero.
Non posso salvare il mondo, ne sono consapevole, ma posso impegnarmi per rendere quello che mi circonda più vivibile e più umano.

Chiara

mercoledì 11 luglio 2012

Li crediamo "piccoli", ma sono loro i veri "grandi".

Se devo pensare ad una delle cose più belle al mondo, una fra queste, è di sicuro il sorriso di un bambino.
Mi è difficile restarne indifferente, così come mi è difficile non riuscire a sentire una stretta al cuore, quando, con  dolcezza e purezza - disarmanti - un bambino mi mostra il mondo.
Sentire raccontare "l'amico" con quella vocina ancora tenera, vedere l'impegno serio ed intenso nel costruire una spada col cartoncino con manine ancora piccine (e contribuire nel renderla la spada più forte fortissima al mondo) ed imparare una filastrocca "petto, mano, bocca shhhhhhhh", sono piccoli pezzi di un mosaico, un mosaico che mai andrebbe distrutto, mai andrebbe rovinato. Preservato con cura e con amore.

"Vuoi vedere che ti faccio una magia?"
"Davvero me la fai?"
"Certo!!" e con pochissimo sforzo scarto la cannuccia di un succo che non voleva saperne di uscire.
"Ecco, hai visto, magia magia e la cannuccia eccola qui!"
"Sei una magaaaaaa, grasssie!" (Ci mancano i denti davanti)..e vedere che, adesso, quella cannuccia non vuole entrare nel contenitore per far bere il succo.
"Ma...devo far un'altra magia?"
"Sì, per favore" e mi allunga succo e cannuccia.
"Uno, due, tre!", basta allargare un sorriso, premere decisa e forare la carta di protezione e la cannuccia entra. "Fatto, altra magia, adesso puoi bere, tranquillo"
Occhietti spalancati, come se...davvero avessi fatto una magia. Da fan di Harry Potter qualcosa avrò imparato, ma..
 "Ti manca il mantello ed il cappello!"
"Ahià ahià...ma vedi, io non li metto perchè sennò tutti vogliono le mie magie, e se tutti le vogliono poi è troppo facile!"
Attimo di silenzio e riflessione "Vero! Allora tu a pranzo ti siedi vicino a me!"

Siamo stati tutti bambini, ed io, voglio ancora esserlo.
E lo sono. 
Siamo stati tutti bambini, perchè non esserlo ancora un pò, qualche ora al giorno. Cogliere il bello, afferrare il dolce, respirare il tenero.
C'è ingenuità e sincerità nelle loro parole.
C'è purezza e delicatezza nei loro pensieri.

Li crediamo "piccoli", ma sono loro i veri "grandi".

Chiara


martedì 26 giugno 2012

Riflessioni sparse.

Sì, col punto finale dopo sparse.
Accadono troppe cose durante una giornata, ognuna di queste meriterebbe una riflessione od un pensiero.
E' bene fermarsi e meditare.
Non intendo sdraiarsi e pensare a spiagge incontaminate, il rumore del mare e di gabbiani. Voglio dire meditare su quello che accade per poterne ricavare un senso, per poter trovare una soluzione o forse due, per poter sapere muovere un passo davanti all'altro - deciso e convinto.
Si piange, si urla, si ama, si bacia, ci si arrabbia col mondo ed il mondo si arrabbia con noi, cadiamo in terra così tante volte che, quasi, sarebbe più facile restare in terra e conoscere a fondo il sapore del cemento e della polvere. 
Sì, ma a che pro?
Sicuramente assaggiare il gusto di cemento e polvere non è piacevole, ma riuscire a puntare nuovamente le mani e rialzarsi ha un immenso valore, ed è questo valore quello che deve darci la forza di proseguire.

Proseguire e riflettere. 
Riflettere e proseguire.

Quanto lo facciamo?
Siamo disposti a farlo?
Quale motivazione diamo a quello che ci accade?

A mio avviso non sono domande così banali e scontate, anzi sono domande difficili e la loro messa in atto lo è ancor di più.
Trovare un senso, il positivo e la forza non sono cose che ci insegnano sui banchi di scuola ma, è la scuola della vita che ci permette di allenare questa nostra capacità.

Affiniamola.
Non lasciamo spazio alla disperazione.

C'è un mondo che respira, c'è una giornata da vivere e meritiamo - tutti - di non perdere la partita.

Chiara